Gay & Bisex
Il mio primo vero...amore (parte 3)
04.01.2021 |
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"Si staccò un secondo, riprese più deciso, mi baciò, lo baciai, aprimmo la bocca, le lingue iniziarono a intrecciarsi con passione, avidamente..."
Arrivati in macchina, non potei non guardare Alessandro mentre si allacciava la cintura e dalla tuta notai, ancora una volta, la forma del pacco in bella vista. Stavolta mi accorsi che lui aveva notato il mio sguardo su di sé, e accennò un mezzo sorriso sornione. - Che figura del cavolo, pensai, diventando di mille colori. Alessandro avviò la macchina e mi chiese indicazioni per raggiungere casa mia. Il traffico rallentò la corsa, allora lui ne approfittò per chiedere se ero stato bene con loro aggiungendo che aveva notato una frase che lo aveva colpito: il complimento, cioè, che avevo fatto sulla serenità del rapporto tra di loro. Mi chiese se a casa mia non fosse così. Ed io allora, prendendo coraggio, risposi che non avevo molto dialogo con i miei per via di un blocco mio personale e che avrei voluto avere un padre come lui. Ma subito voltai lo sguardo, come per vergogna. Alessandro allora mi prese il viso con la mano e mi chiese di guardarlo: - Ascolta Andrea, non avere fretta di cambiare le cose, non è facile costruire un percorso, ma sappi che ti ho letto dentro appena ti ho visto e se ti va, io sono disponibile a parlare con te di quello che vuoi. Non sono qui a giudicarti né a imbarazzarti. Mi piaci come ragazzo, sei dolce e leale, forse troppo per chi non capisce la tua sensibilità. Non so cosa mi prese, ma a quelle parole, chiesi se potevo fargli compagnia durante le spese che doveva fare, con un cenno di lacrime che gonfiavano gli occhi. Mi disse di sì e che anzi, se mi avesse fatto piacere, subito dopo mi avrebbe tenuto compagnia per parlare, senza fretta. Accettai e così finì i suoi giri mentre io lo aspettavo in macchina. Dal tabaccaio poi ritornò con una barretta di cioccolato dicendo che quella mi avrebbe messo il buon umore, io gli sorrisi e lo ringraziai per la gentilezza e mentre allungavo la mano per prendere la barretta, lui la ritirò sorridendo: - Ah, ah! Solo se mi dai del tu! Io scoppiai a ridere e accettai. Allora mi diede la barretta e mi accarezzò i capelli. Era meraviglioso per me, stavo vivendo un sogno pur non avendo concretizzato chissà cosa, ma la sua serenità mi tranquillizzava e poi, cavolo, se era bello! Girammo a vuoto in auto poi si fermò nei pressi di un parco a fare una telefonata di lavoro. Scese dall'auto ed io lo aspettai. Tornato dentro, mi chiese se stessi meglio, io dissi di sì e che, anzi, era stata una tra le più belle giornate della mia vita e non solo per il pranzo. Lui, dolcissimo, mi accarezzò il viso e mi portò al suo petto. Era un segnale? Voleva che prendessi l'iniziativa? Mi feci coraggio: - Ora o mai più, pensai. Alzai la testa e gli diedi un bacio sulla guancia, ma subito dopo gli girai il viso e tentai di baciarlo. -No, Andrea cosa fai! Il mio viso si fece scuro, non riuscii neanche a scusarmi. Lui aggiunse: - Ascolta Andrea non fraintendere, non mi scandalizza la cosa, te l'ho detto, ho capito subito, ma ti rendi conto di quello che stavi per fare? Qualcosa che ti avrebbe fatto stare male per tutta questa situazione. E poi non dovresti farlo con qualcuno della tua età a cui tieni molto? E so che non può essere Roberto perché etero. Io e lui ne abbiamo parlato molte volte, gli ho parlato di bisessualità dicendogli anche che a me durante la leva militare è successa una cosa fortuita con un commilitone, proprio per fargli capire che non c'è nulla di male e che a me non sarebbe cambiato nulla, in caso a lui fossero piaciuti i ragazzi.
Io ero basito a sentire lui confidarmi che fosse probabilmente bisessuale. E anche se scoraggiato dal suo richiamo a fermarmi, decisi di insistere a modo mio: - Alessandro, so che è tutto assurdo e capisco il tuo discorso corretto da padre, ma tu mi hai colpito per la tua bellezza disarmante, la protezione che mi trasmetti e l'apertura mentale che possiedi. E poi vorrei chiederti una cosa con la massima lealtà: ti piaccio fisicamente almeno? Lui rimase in silenzio un attimo poi disse:- Non è quello, è innegabile, sei un bel ragazzo, anzi se fossi coetaneo al posto di Roberto, sicuramente scoprirei qualcosa in più di te che un po' mi affascina, sarà il tuo sorriso, il modo di porti con delicatezza e rispetto...ma il punto è...- Il punto è, lo interruppi- che sento un'attrazione fortissima per te, Alessandro, e anche se non dovrei dirlo, ho una voglia matta di baciarti per cui ti prego, riportami a casa così finisce questo momento imbarazzante ed emozionante come non mai. Ho fatto solo una bruttissima figura, lo so, ma mi hai fatto capire che bisogna provare ad esprimersi e lo sto facendo. Perdonami.
Accese l'auto, poi la spense dopo un attimo: - Cazzo, Andrea, cosa mi hai fatto! Lo guardai in basso, era in tiro di brutto, ma evidentemente non voleva compromettersi. Erano quasi le otto, dovevo rientrare. Mi guardò con indecisione, sapevo che se avessi riprovato a baciarlo, non avrebbe resistito.
-Baciami, Alessandro e fammi provare l'emozione più bella che aspettavo da tanto e poi se vorrai sparisco per sempre senza chiederti più nulla. Mi riprese il viso con la mano, mi accarezzò la bocca col dito e mi disse: - Sei proprio sicuro che vuoi che lo faccia? Io annuii leggermente, lui si avvicinò delicatamente, appoggiò la sua bocca sulle mie labbra che erano ormai asciutte per l'emozione, il cuore impazziva. Il mio cazzo era duro che sembrava esplodere. Alessandro aprì leggermente la bocca io feci altrettanto. Si staccò un secondo, riprese più deciso, mi baciò, lo baciai, aprimmo la bocca, le lingue iniziarono a intrecciarsi con passione, avidamente. Mi stava baciando come un maschio, sapeva di maschio, il suo sapore era buono, dolce, ma maschio. La sua lingua mia avvolgeva. Non riuscivamo a staccarci, iniziò una limonata pazzesca. Intanto io gemevo delicatamente e lui ricambiava. Si fece scappare un piccolo -Sì- mentre gli avevo preso il viso con le mani. Poi presi a mordicchiarlo leggermente, il labbro, il mento, poi di nuovo la bocca. Ci staccammo. Gli chiesi se gli era piaciuto, perché a me aveva mandato in estasi. Lui rispose sorridendo:
- Direi di sì, mostrandomi con gli occhi la sua tua. Era gonfissimo, doveva avere una mazza esagerata sotto quel rigonfiamento. L'uccellone di un bel "daddy" vissuto. Notai che si era addirittura leggermente bagnato, mi disse che era una sensazione non provata da tempo. Lo accarezzai, volevo sentirlo in mano, ma lui mi fermò. Erano quasi le otto e mezza, troppo tardi per proseguire. Io capii e non mi opposi. Mi portò a casa e mi disse che ora era nelle mie mani se avessi voluto metterlo nei casini. Gli dissi di stare tranquillo e che se lui avesse preferito, avremmo cancellato tutto l'accaduto e non sarei più andato a studiare a casa. Mi disse di continuare l'amicizia con Roberto e aggiunse che era stata una serata emozionante anche per lui.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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