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Gay & Bisex

Il professore d’arte


di Pennello18
04.07.2026    |    128    |    0 8.7
"Francesco prese un bel respiro e con la naturalezza di chi aveva posato molte volte per artisti e scultori, si preparò alla sessione di nudo accademico..."
L’aula di pittura era ormai quasi deserta, l’odore dell’olio di lino e della trementina aleggiava ancora nell’aria, mentre la luce del tardo pomeriggio filtrava dalle grandi finestre, accarezzando cavalletti, tele incompiute e carboncini sparsi sui tavoli.

Marco stava riponendo il materiale quando sentì la voce di Francesco, il suo professore di pittura.

«Aspetta un momento.»

Si voltò, incuriosito.

«Hai una buona mano, ma l’anatomia è ancora incerta, se vuoi migliorare davvero, bisogna imparare a osservare il corpo, non solo a immaginarlo.»

Marco annuì arrossendo un po, era uno dei pochi complimenti che il professore gli avesse mai rivolto. Era dall’inizio dell’anno che Marco aveva un debole per il suo professore.
Francesco si presentava sempre elegante con la sua camicia pulita e quei jeans che gli valorizzavano quel bel pacco, protagonista di seghe serali di Marco, immaginava di toccarglielo mentre lui passava dietro di lui per guardargli i disegni, di palparlo e di sentirlo in indurirsi, immaginava lui che lo prendeva da dietro e… e poi si ridestava dal sogno ad occhi aperti perché un evidente erezione gli si era formata davanti a tutta la classe!

Francesco sistemò un cavalletto al centro dell’aula.

«Siediti, oggi niente fotografie, disegnerai dal vero.»

Il professore si mise in posa con naturalezza, prima seduto su uno sgabello, poi in piedi, modificando lentamente la posizione delle braccia e del busto.

«Non disegnare ciò che credi di vedere» disse. «Disegna ciò che hai davvero davanti agli occhi.»

Marco iniziò a tracciare le prime linee. Ogni tanto alzava lo sguardo, correggeva una proporzione, cancellava un’ombra.

Dopo qualche minuto Francesco rimase in silenzio, osservando il foglio.

«L’anatomia si studia anche senza paura del corpo.»

Il tempo sembrava essersi fermato, l’unico rumore era quello del carboncino che scivolava sulla carta.

Francesco continuava a cambiare leggermente posa, correggendo lui stesso la posizione di una spalla o l’inclinazione del busto.

«Meglio?» domandò.

«Molto meglio.» gli disse guardandolo negli occhi e mordendosi il labbro.

Il professore sorrise appena.

«Vedi? L’arte richiede attenzione, non fretta. Ogni linea racconta qualcosa.»

Marco abbassò il carboncino.

«Credo di aver capito.»

Francesco si avvicinò al cavalletto e osservò il disegno. Per la prima volta dall’inizio dell’anno non trovò subito un difetto da sottolineare.

«Ecco il Marco che aspettavo, e ora proviamo qualcosa di diverso»

Il ragazzo sorrise, rilassandosi.

Il professore tornò verso lo sgabello e si fermò accanto al grande telo bianco piegato sulla sedia.

«C’è un altro esercizio molto utile» disse con tono tranquillo. «Il disegno del nudo l’anatomia non si impara davvero finché non si osserva il corpo senza filtri.»

Marco abbassò per un istante il carboncino, poi annuì.

Francesco prese un bel respiro e con la naturalezza di chi aveva posato molte volte per artisti e scultori, si preparò alla sessione di nudo accademico. Non c’era alcuna teatralità nei suoi gesti: solo la calma di un modello che conosceva il proprio ruolo. Francesco iniziò a spogliarsi, si tolse la camicia, poi i pantaloni e infine si tolse gli slip…fissando Marco negli occhi. Si mise a sedere sullo sgabello e rimase fermo a farmi ammirare.

Finalmente Marco poté vedere il suo bel professore tutto nudo, aveva dentro di sé un mix tra desiderio e imbarazzo.

Marco riprese a disegnare, le spalle, l’inclinazione del torace, le tensioni dei muscoli, il modo in cui la luce definiva ogni forma: tutto appariva improvvisamente più chiaro…disegnò tutto…fino ad arrivare lì.
Il pisello del suo professore.

Rimase incantato nel guardarlo e più passavano i minuti più quel bel pisello cresceva, Francesco stava sempre seduto ma ora si stava eccitando vedendo che Marco gli guardava il suo pisello con desiderio e iniziò a toccarselo.

«Spogliati anche te…fatti osservare tutto».

E Marco non se lo fece ripete due volte. Sì spogliò e rimase anche lui tutto nudo e ormai con il pisello bello duro, si avvicinò al professore. Adesso erano entrambi nudi e si osservavano. Francesco non aveva smesso di toccarsi, il suo pisello era bello grosso e duro con delle palle belle grosse, il tutto incorniciato da un folto cespuglio.

«Toccati anche te». Gli ordinò Francesco.

Marco inizio a masturbarsi.
Erano uno di fronte a l’altro, si guardavano con voglia, ognuno di loro avevano il proprio pisello in mano e si segavano…Francesco iniziò a menarselo più velocemente e ad ansimare più forte.

«Avvicinati…vieni qui». Gli disse.

Marco si avvicinò a lui e Francesco apri ancora di più le gambe, lo accolse in mezzo a sé ed ora i loro cazzi si toccavano. Francesco con una mano prese a segarli entrambi mentre con l’altra palpava il sedere sodo di Marco. Francesco si avvicinò ancora di più a lui e iniziarono a baciarsi, un bacio pieno di voglia e di godimento, restarono attaccati fino ad arrivare al culmine, il primo a venire fu Francesco seguito dopo poco da Marco, entrambi ansimarono molto.
Stremato Francesco abbracciò Marco, gli diede un ultimo bacio e gli disse:

«Era da tanto che ti desideravo».
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