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Gay & Bisex

Identità 2.0


di honeybear
01.07.2026    |    1.767    |    1 8.9
"La sborra che mi riversa dentro è calda, densa… Ma soprattutto tanta! Come se quella fosse stata la sua prima volta dopo chissà quanto tempo..."
Ogni sera compio lo stesso rituale.
Chiudo la porta dello studio, lascio che il resto della casa scompaia nel silenzio e accendo il computer. Lo schermo si illumina prima del mio volto. È sempre stato così. Come se fosse lui a osservare me. Un me che, nel corso della serata, può smettere la maschera indossata fino a quel momento: serio e diligente professionista, padre di famiglia e marito devoto.
Mi libero perciò di tutto il superfluo anche nell’abbigliamento: infilo uno dei perizomi sottratti a mia moglie e mi tengo accanto il dildo gelosamente celato a sguardi indiscreti. Subito inizio a sentire quel piacevole solletico intorno al buchetto peloso: il filo sintetico è strettissimo nel solco dei glutei. Lo tiro ancora di più da sotto lo scroto depilato per farlo aderire meglio...
Ecco, ora sono pronto per entrare nell’arena della nota applicazione d’incontri e far galoppare la mia immaginazione che è sempre stata un po’ il mio rifugio.
I profili si aprono uno dietro l’altro e per me è un susseguirsi di swipe a destra (non m’interessa), a sinistra (pochi like) e stelline di vario colore (pochissimi superlike)...
Non cerco necessariamente un incontro. Cerco una possibilità. Un volto sul quale proiettare i miei pensieri, condividere le mie fantasie.
Vedo un ‘Mi piace’ al mio profilo: si apre la chat con Koram…
Un rapido sguardo allo scarno profilo (nessuna foto del volto, ma ci sta) e poi via al match telegrafico.
Scrive poco, ma ogni risposta sembra arrivare un istante prima che io formuli la domanda successiva. È come se sapesse già cosa vorrei dire...
“Abito qui vicino”.
Tre parole.
Nient'altro.
Continuiamo a scriverci per diverso tempo. Non ricordo esattamente di cosa. Ricordo soltanto la sensazione di conoscerlo da sempre.
Quando propone di vederci, il buon senso prova a fermarmi.
La curiosità è più veloce.
Afferro gli indumenti abbandonati a terra; li indosso freneticamente lasciandomi addosso il perizoma; uno sguardo al dildo… E poi via di corsa, in preda alla più frenetica eccitazione.
Durante il viaggio che separa la breve distanza tra noi, continuo a controllare il navigatore, pur conoscendo bene quella strada. Il telefono vibra.
“Non dovrebbe mancarti molto…”
La sua voce è sorprendentemente tranquilla, quasi monotona.
“Infatti. Sto arrivando!”
“Lo so!”
La chiamata termina.
Quelle due parole, che credevo di non aver registrato, si riproporranno nella mia mente molto più del previsto…
Il parcheggio è deserto, del resto il centro direzionale funziona praticamente solo la mattina.
L'unica automobile presente ha i fari spenti.
L'uomo al volante non scende. Rimane immobile ad aspettarmi. Quando mi avvicino, abbassa appena il finestrino.
“Pensavo ci avresti messo di più!”
Sorrido tendendogli la mano:
“Sono Marco, piacere! E tu sei…”
“Per te sempre Koram...” risponde lapidario. La sua prudenza è in effetti comprensibile: forse il suo vero nome non è così comune come il mio e mantenere quella sorta di anonimato può essere una forma di tutela da eventuali sorprese. A me non era mai accaduto nulla, ma qualcuno dei miei sporadici incontri non era stato altrettanto fortunato
Tuttavia lo osservo con attenzione.
Non riesco a capire se il suo volto in penombra mi è in qualche modo familiare oppure se sia la mia memoria a cercare inutilmente un collegamento. Ma sono troppo intrigato dalla situazione per farmi altre superflue seghe mentali… Forse a breve inizieranno quelle vere e magari qualcosa di più!
“Togliti il dildo di tasca e poi girati! Abbassati i pantaloni, voglio vedere come ti sta il perizoma!”
Ubbidisco turbato: come sa del dildo?
Ah già, è scritto sul profilo che mi piacciono i sex toys!
C’è comunque qualcosa di ancor più disturbante in ciò che sta accadendo: la situazione vissuta è esattamente una delle mie fantasie. Ma lui come la conosce? E soprattutto, come sa che indosso un perizoma? Non c’era stato il modo e il tempo di scriverglielo…

‘Lo so’

Il dito che inizia a rotearmi intorno all’ano mi distoglie dagli inquietanti pensieri. È umido l’indice e si muove agile intorno a quelle fragili pieghe che poco dopo allarga insieme al medio continuando a lavorarmi dall’interno.
Spinte leggere ma continue… Come piace a me!
“Aaahhh… Per favore, non fermarti!”
Ed in effetti non si ferma. Il lavoretto dura fino a che non decide di uncinare il sottile filo nero tra le chiappe. Lo tira all’inverosimile per poi mollarlo di colpo. La pressione sul mio cazzo ormai duro provoca un misto di dolore e piacere. Anche in questo caso lo prego di non smettere. E anche in questo caso la mia mente è attraversata dalla solita sensazione di turbamento.

‘Lo so’

Di nuovo la ignoro perché una pacca sul culo mi obbliga ora ad esibire il mio uccello allo sconosciuito.
La mano scorre sull’esile triangolino dietro cui il cazzo è imprigionato. L’accarezza a lungo scostando leggermente il pizzo per far uscire il prepuzio che scappella mostrando la cappella umida. S’infila un paio di dita in bocca e poi le avvicina iniziando a girarci intorno a partire dalla base per arrivare all’orifizio in cima da cui escono le prime gocce dei miei umori. Le raccoglie e le spalma sulla pelle viola e sensibile.
Un brivido mi percorre la schiena e devo appoggiarmi al tettuccio della macchina per mantenere l’equilibrio.
Finisce di estrarre il membro per potersi concentrare sul pelo pubico che sporge oltre l’indumento.
“Che aiuola curata!” ironizza prima di dare uno strappo deciso e rompere il tanga.
Ora il mio uccello è completamente libero. Svetta dinanzi al suo viso reclamando attenzioni. Lo afferra saldamente con una mano e comincia una sega lenta che scorre per tutta la lunghezza dell’asta fradicia.
I gemiti lasciano il posto a dei mugolii sempre più acuti.
“Grida pure! – m’invita – Tanto non ti sentirà nessuno. Anzi meglio, prendi il dildo e succhialo… Succhialo come se fosse il mio cazzo!”
Mi allontano giusto il tempo di recuperare il gioco in macchina.
Al mio ritorno scorgo la sua patta finalmente aperta.
Faccio per allungare la mano e afferrarla ma me lo impedisce proseguendo il suo lavoro meticoloso e instancabile mentre io fotto con la bocca il fallo in silicone. Mi sto disconnettendo dal mondo ormai sempre più compreso da un’altra delle mie fantasie…

‘Lo so’

Mai nessuno prima mi ha fatto godere in quel modo e ancora non si accenna a scopare. Ci provo io:
“Io… - iniziai – Io...”
Mi guarda.
“Io vorrei… Scopare… Scopami…”
La mia richiesta cade nel vuoto: lui continua impassibile il suo gioco: usa la base nascosta tra i peli del pube come perno per far fluttuare la mia erezione
Lo sportello si apre infine con violenza. Faccio appena in tempo a ritrarmi prima di essere colpito.
Si sdraia sul sedile posteriore e finisce di levarsi pantaloni e boxer.
Le intenzioni sono chiare. Dandogli le spalle mi accomodo sopra di lui a gambe spalancate e mi lascio con calma impalare da quel meraviglioso bastone centimetro per centimetro fino a che non lo accolgo tutto.

‘Lo so’

Qualche istante per abituarmi all’ospite ed inizio a muovermi dapprima piano e poi sempre più veloce cavalcandolo con tutta la furia e il desiderio fino a quel momento repressi.
Una doppia pacca sul culo mi dice che è il momento di cambiare posizione.
Mi sfilo e riprendendo la cavalcata di quel meraviglioso uccello. Mentalmente lo ringrazio perché voglio vederlo mentre gode e voglio regalare al suo torace liscio la mia crema.
Ecco che interrompe le mie spinte.
Mi solleva le chiappe ed inizia a dondolare il suo bacino in ogni direzione.
Pochi colpi e arriviamo a fine corsa.
Ruggisce furioso e appagato.
La sborra che mi riversa dentro è calda, densa… Ma soprattutto tanta! Come se quella fosse stata la sua prima volta dopo chissà quanto tempo. Mi resta dentro fino a che non gli torna moscio.
Smonto cercando di trattenere il suo seme dentro il mio sfintere abusato, anche se qualche goccia mi cola già lungo le gambe.
Recupero facilmente ciò che resta del perizoma che uso per coprirmi alla bell’e meglio mentre vado in cerca dei pantaloni che impiego invece qualche istante a ritrovare.
Vestiti anche quelli mi volto per tornare verso le nostre auto.
La sua è scomparsa.
Eppure non mi è sembrato di sentire il rombo del motore…
Raccolgo il dildo abbandonato a terra e mi dirigo alla mia per cercare il cellulare: non so bene cosa sto per scrivergli, ma porca puttana, non si pianta in asso una persona in questo modo senza nemmeno un saluto…
Cerco la conversazione sull’applicazione.
Non c'è più.
Nessun messaggio. Nessuna chat. Nessun like…
Nessun contatto.
Sento un nodo stringermi lo stomaco.
Una folata di vento mi colpisce il viso.
Faccio pochi passi… Per cercare chi? Cosa?
Il telefono vibra.
Una nuova notifica.
Nessun mittente.
Solo una frase.
"Le fantasie non sono mai innocenti. Prima o poi chiedono di essere vissute."

Da quella notte non ho più cercato Koram.
Eppure, ogni sera, quando il computer carica la nota applicazione, un profilo compare prima di tutti gli altri.
È sempre vuoto.
Nessun nome.
Poche immagini a cazzo.
Solo il cursore che lampeggia.
Aspetta che sia io a scrivere per primo.
Ma non l'ho mai più fatto.
Perché c'è una domanda che continua a tormentarmi: se quella notte ho davvero incontrato uno sconosciuto... Perché, ogni volta che chiudo gli occhi, il volto che ricordo è il mio?

Marco… Koram…
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