Gay & Bisex
Bulle e pupi
Nobilis69
30.06.2026 |
721 |
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"Io sono gay e sono anche perdutamente innamorato di te, caro il mio colosso di Rodi..."
Storia di fantasia, ma riferita a tante situazioni che i nostri ragazzi spesso vivono.Ah, non mi sono sbagliato nel titolo. È una parodia voluta di Bulli e pupe...
Buona lettura.
Il protagonista di questa storia è Stefano, un giovane di 26 anni alto, bello, corpulento, moro, con un bel viso sorridente. Solo lo sguardo tradiva talvolta una certa tristezza di fondo, che lui però nascondeva con una spiccata esuberanza. Mediamente sportivo (giocava a rugby fin dalle elementari) e studente sui generis.
La sua famiglia era molto attenta verso entrambi i figli. Stefano aveva una sorella più grande che era l'antitesi di lui: bella, slanciata e attraente, con un fisso codazzo di spasimanti che lei si divertiva a prendere e mollare.
Stefano, invece, qualche preoccupazione ai suoi l'aveva data.
Facciamo un passo indietro.
Stefano era sempre stato vittima del suo aspetto, con conseguenti prese in giro fin dai tempi dell'asilo.
"Ciccione!" gli dicevano.
"Sembri un elefante".
Stefano ne soffriva, si vedeva, ma, da buon rugbista, andava avanti. Le maestre delle elementari, invece di sostenerlo e di redarguire chi lo prendeva in giro, lo sgridavano perché mangiava troppo.
Ma Stefano lo faceva per sfogo. In quel momento non aveva altro che il cibo.
A casa i suoi genitori tentavano tutti i giorni di parlarci, di capire i motivi di quel suo malumore, ma lui non si apriva.
Alle medie le cose non migliorarono.
Anzi, cominciarono a sbeffeggiarlo anche le ragazzine che, si sa, a quell'età sono più avanti dei maschi.
L'unico che lo difendeva era Sandro. Era il suo migliore amico. Si erano conosciuti da microbi all'asilo nido ed insieme erano arrivati fino alle medie. Anche i loro genitori erano nel tempo diventati amici. Qualche volta avevano anche fatto le vacanze insieme.
Sandro era l'antitesi di Stefano: anche lui alto, biondino e magrissimo. Qualcuno li aveva definiti "il carnevale e la quaresima".
Si separarono alle superiori: studi scientifici per Stefano, classici per Sandro.
Nella classe di Stefano c'erano alcuni maschietti ex compagni delle medie e alcune ragazze che Stefano comunque conosceva.
I suoi genitori non erano felicissimi di questa cosa. Temevano infatti che riprendessero le prese in giro. D'altro canto pensavano anche che Stefano, crescendo, imparasse a difendersi e che potesse quindi integrarsi.
Quest'ultimo fu un grosso errore di valutazione.
Il bullismo vero arrivò con tutta la sua devastante violenza.
Le peggiori erano le ragazze, "le bulle", che gliene facevano di tutti i colori. Lo avevano ostracizzato, messo ai margini. Addirittura Stefano aveva scoperto che esisteva una chat parallela della classe su WhatsApp dove, oltre a fissare uscite a cui lui non era mai invitato, l'argomento principale era proprio lui. Gli aggettivi, di tutti i tipi, si sprecavano. Da qualche tempo avevano preso anche a chiamarlo frocio.
Ma siccome "le bulle" erano anche stronze, per tutti quegli scherzi in cui era necessaria una forza o una mano diversa si affidavano ai maschi, "i pupi".
Ecco le magliette strappate, i disegni sui pantaloni, la colla sulla sedia e via discorrendo.
Stefano soffriva molto, ma si sfogava con il rugby.
Una domenica pomeriggio squillò il cellulare del padre di Stefano.
"Enzo, ciao, sono Maria, la rappresentante di classe. Ti disturbo?"
"Ciao Maria! Assolutamente nessun disturbo. Che succede?"
"Senti, ti chiamo per Stefano".
"Oddio! Che ha combinato?"
"Nulla. Solo che Camilla, mia figlia, mi ha fatto leggere un messaggio che Stefano le ha mandato. Nel messaggio c'è scritto che è stanco di tutto quello che succede in classe e che quando vede una finestra aperta gli viene voglia di buttarsi di sotto. Te lo dovevo dire, Enzo. Prova a parlarci. Io ho capito da Camilla che alcune tra le ragazze sono veramente pessime. Ma questo è grave".
"Grazie Maria", disse Enzo con un filo di voce.
Enzo chiamò Stefano e ci parlò. Stefano, in lacrime, confermò tutto, anche quello che aveva scritto a Camilla.
La mattina dopo Enzo, incazzato nero, andò a scuola e fece una sfuriata al preside e a un paio di insegnanti, chiedendo loro se si fossero almeno accorti di qualcosa.
Chiaramente la scuola mise in atto tutto ciò che era previsto: incontri con gli studenti, colloqui con lo psicologo, lo sportello d'ascolto ecc., con il risultato finale di mettere il povero Stefano ancora più alla berlina.
Intanto lui si sfogava con Sandro. Si incontravano e passavano lunghi pomeriggi a giocare alla Play e a parlare. Uno di quei pomeriggi Stefano si sfogò:
"Sandro, io non ce la faccio più. Non so come uscirne. L'unica è che mi ammazzi. A che serve uno come me?"
"Ora ti meno! Che cazzo dici? Ammazzarti? E poi?"
"Lo so, hai ragione, ma non ce la faccio più. Non riesco più neanche a studiare. Spero che mi boccino. Almeno cambio classe. Le bulle non mi lasciano vivere. E gli altri... beh, vanno dietro a loro. A scuola poi, dopo la risciacquata che ha fatto mio padre, sono additato da tutti, ragazzi e professori. Vorrei sparire...".
"Cazzo, Stefano... che situazione di merda. Vieni qua...".
E Sandro lo abbracciò. Fu un abbraccio caldo, potente, forte. Stefano si sentì veramente accolto tra quelle braccia, forse per la prima volta davvero capito.
Quando tornò a casa ripensò a quell'abbraccio. Nei suoi sedici anni si rendeva conto che qualcosa si era mosso dentro di lui.
A quell'abbraccio ne seguirono altri e tutte le volte Stefano sentiva che ne aveva sempre più bisogno; era quello il momento in cui si ritrovava davvero.
Arrivò la fine dell'anno scolastico e Stefano fu bocciato. Aveva praticamente smesso di studiare e la conseguenza fu fatale.
Quando uscirono i quadri chiamò Sandro:
"Ci sono riuscito! Bocciato a secco! Dobbiamo festeggiare!"
"Vai! Passo a prenderti con lo scooter! Andiamo a farci un bagno al lago!"
Arrivarono al lago. Era un giorno feriale e quindi era deserto.
"Cazzo, Sandrino, non ho il costume...".
"Neanche io. Chi se ne frega...".
Si spogliarono nudi e fecero il bagno. Mentre erano in acqua:
"Ahhh, cazzo, come si sta bene...", disse Sandro.
"Davvero. Tutti i casini lontani. Solo noi e questo posto. Fantastico...".
Sandro si avvicinò e gli salì sulla schiena abbracciandolo da dietro.
"Sandro! Che cazzo hai davanti? Un bastone?"
"No, scemo... è il mio cazzo duro".
"Mah... come... ti sei eccitato?"
"Inutile che fai lo stronzo con me. Anche tu sei duro...".
Effettivamente anche Stefano aveva una mal nascondibile erezione.
"E quindi cosa significa?"
"Significa che ci siamo eccitati. Tutto qui".
"Posso dirti una cosa, Sandro? Durante questi mesi i tuoi abbracci erano l'unica consolazione che avevo. Mi sei stato e mi sei accanto, e questo per me è molto importante".
"Posso dirtela io una cosa? Tu non hai idea di quello che ho passato io. Ho temuto più di una volta che tu facessi qualche sciocchezza o peggio. L'idea che tu potessi non esserci più mi terrorizzava. L'idea della mia vita senza te è inaccettabile".
"Mi stai dicendo quello che penso, Sandrino?"
"Sì, Stefano. Io sono gay e sono anche perdutamente innamorato di te, caro il mio colosso di Rodi. Lo sono da un po' di tempo. All'inizio pensavo che fosse solo la nostra amicizia, ma piano piano è uscita la consapevolezza che senza di te la mia vita non ha senso. E ora sono qui, a cazzo duro, abbarbicato alla tua schiena con una gran voglia di baciarti".
Stefano si rigirò all'improvviso, scaraventandolo in acqua. Lo afferrò e, con tutta la forza che aveva, lo abbracciò e lo baciò.
"Lo sapevo, me lo sentivo dentro che in quegli abbracci c'era qualcosa di più...!"
E ripresero a baciarsi.
Uscirono dall'acqua e si stesero al sole. Limonavano a tutto spiano mentre con le mani si toccavano i membri affamati.
"Ti voglio, Stefano. Ti prego, scopami".
Stefano non si fece ulteriormente pregare. Si mise di schiena e fece salire Sandro su di lui. Dopo l'inevitabile dolore della perdita della verginità, Sandro cominciò a cavalcarlo come solo a quell'età è possibile. Era in estasi con tutto il cazzo di Stefano dentro.
Vennero praticamente insieme.
Dopo restarono abbracciati al sole a giocare ed esplorare i loro corpi in tutti i modi possibili, finché i loro membri non furono di nuovo pronti. Fu il turno di Stefano a perdere la verginità con Sandrino che lo scopò a pecora. Stefano non credeva di poter godere così tanto e venne senza toccarsi mentre Sandro lo pompava ancora, fino alla potente sborrata finale.
Si ributtarono in acqua e fecero un bagno fantastico.
"Vorrei che questo giorno non finisse più...", disse Stefano.
"Anche io...", disse Sandrino.
Sono passati circa 10 anni da quella rivelazione.
Stefano cambiò scuola e tutto filò liscio. Quando furono maggiorenni fecero coming out con le rispettive famiglie e con i loro amici. Erano diventati una coppia solida. Nel frattempo Stefano aveva lavorato molto su se stesso, diventando un bellissimo ragazzo. Era un piacere vederli insieme.
Una sera, mentre erano alla Play, Sandro disse:
"Non posso pensare che potevi essere morto a causa di quella gente...".
"Ma non sono morto. E ora insieme siamo più forti di tutti. Loro sono solamente delle bulle e dei pupi. Che vadano tutti a quel paese!"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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