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Il risveglio del corpo
Kimboy74
02.07.2026 |
1.609 |
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"Accettare di essere passivo, di essere usato e riempito, era diventato il tuo modo di sentirti vivo..."
## Il risveglio del corpoTi ricordi quel momento con una chiarezza quasi dolorosa. Eri solo, fresco di separazione. Tua moglie era andata via con un altro e la ragazza che avevi provato a frequentare subito dopo ti aveva mollato senza troppi giri di parole. La solitudine pesava come un macigno; fu allora che ti iscrivesti a quel sito. Il profilo di Giovanni comparve quasi subito: simpatico, diretto. Qualche messaggio per studiarsi, poi la sua proposta di andare al cinema.
Seduti in sala, con le luci basse e le immagini che scorrevano sullo schermo, non ci volle molto. Giovanni si chinò, aprì la zip e ti prese in bocca. Le sue labbra calde si chiusero intorno al tuo cazzo, la lingua a premere sotto la cappella con un ritmo costante, ipnotico. Cercasti di trattenere i gemiti nel buio, ma venisti nella sua gola, pulsando forte, mentre lui ingoiava tutto senza staccarsi.
A casa sua, tre bicchieri di amaro dopo, la testa ti girava. Ti appoggiasti al tavolo della cucina per non perdere l'equilibrio. Giovanni si mosse dietro di te, ti abbassò i pantaloni e ti aprì le natiche con le mani. Senza chiedere, senza avvertire, spinse la sua durezza dritto nel tuo culo. Il primo centimetro fu uno strappo secco, poi il resto scivolò dentro in un colpo solo, accompagnato dalla pressione del suo bacino.
Ti scopò contro il tavolo, colpi profondi che ti facevano tremare le ginocchia. Ogni spinta ti riempiva, la sua cappella sfregava contro un punto interno che non sapevi nemmeno di avere. Il tuo cazzo, ancora mezzo molle, cominciò a gocciolare sul pavimento. Quando Giovanni aumentò il ritmo, affondando fino alle palle, urlasti e venisti di nuovo, schizzando il linoleum senza nemmeno toccarti.
Avevi quarantacinque anni e in quel preciso istante comprendesti la tua natura passiva. Non era una scelta intellettuale, ma una scoperta anatomica: il tuo corpo rispondeva solo così, venendo aperto e riempito. Da allora l'attrazione per le donne rimase — i seni, le curve, il profumo — ma se mancava quella penetrazione la libido si spegneva, lasciandoti in una sorta di astinenza che potevi placare solo cercando di nuovo quel possesso.
Giovanni rimase dentro di te anche dopo essere venuto, tenendoti fermo mentre il suo seme ti colava lungo le cosce. Ti aiutò a rialzarti, ti pulì goffamente con un tovagliolo, poi vi sedeste a finire l'amaro in silenzio. Nessuno dei due disse nulla di importante, ma entrambi sapevate che qualcosa era cambiato per sempre.
### La notte e il giorno dopo
Quella sera, però, era solo l'inizio. Dopo il secondo bicchiere, Giovanni ti guardò con un mezzo sorriso: «Resta qui a dormire». Non rispondesti subito, ma il modo in cui il tuo culo pulsava ancora, improvvisamente vuoto, ti spinse ad annuire.
In camera da letto, le parti si invertirono. Lui si sdraiò sulla schiena e ti fece cenno di salire. Questa volta fosti tu a impalarti sul suo cazzo, abbassandoti lentamente, stringendo i denti finché non lo sentisti interamente dentro. Le cosce ti tremavano mentre ti muovevi su e giù. Giovanni ti teneva per i fianchi, guidando il tuo ritmo, spingendoti giù con forza quando voleva affondare di più. Ogni volta che premeva contro la prostata, il tuo cazzo si induriva da solo, gocciolando sul suo addome. Cavalcasti quella consistenza fino a venire per la terza volta, esausto, unicamente grazie a quel movimento interno. Lui rise piano, ti girò sulla schiena e ti scopò ancora, stavolta con colpi lunghi e lenti, fino a riempirti di nuovo. Ti addormentasti con lui ancora dentro, il suo braccio stretto intorno alla vita e il suo respiro caldo sul collo.
Il mattino dopo il risveglio fu altrettanto fisico. Ti ritrovasti con la sua bocca sul cazzo, un calore leggero mentre le sue dita ti aprivano e ti preparavano a riceverlo di nuovo. Ti prese da dietro, afferrandoti per i capelli e inchiodandoti al materasso. Ogni spinta ti strappava un gemito, le dita aggrappate alle lenzuola. Quando venne, ti tenne fermo per non farti sfuggire il calore che ti colava lungo le gambe, per poi girarti e leccarti fino a farti venire un'ultima volta nella sua bocca.
### La costante
Da quel momento Giovanni diventò la tua valvola di sfogo, l'appuntamento fisso con la tua parte più profonda. Ogni volta che la tensione si accumulava e il desiderio di essere aperto diventava insostenibile, bastava un messaggio. A volte veniva da te, altre andavi tu da lui. Una volta ti scopò nel bagno di un bar, spingendoti contro il lavandino mentre la gente fuori parlava a pochi centimetri dalla porta. Un'altra volta ti legò i polsi alla testiera del letto, montandoti per ore in un'alternanza di colpi lenti e affondi violenti, finché non perdesti il conto degli orgasmi mentali e fisici avuti senza alcun contatto manuale.
Il tuo culo era diventato il centro di gravità del tuo piacere. Giovanni lo sapeva e si prendeva cura di quella necessità con regolarità, esplorando ogni sfumatura del possesso: a volte dolce e quasi premuroso, a volte duro, brutale, lasciandoti sempre pieno del suo seme e con le gambe incapaci di reggerti. Quel dolore iniziale, ormai lo sapevi, era solo la chiave d'accesso a un piacere che azzerava il resto del mondo. Accettare di essere passivo, di essere usato e riempito, era diventato il tuo modo di sentirti vivo. E non lo avresti cambiato con nient'altro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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