Gay & Bisex
Il sole dei Lidi di Ravenna
GordonLink
18.04.2026 |
4.643 |
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In quell'angolo di Romagna, nascosti dal muro di aghi di pino e protetti dal canto delle cicale che andava spegnendosi, i due uomini si lasciarono andare..."
Il sole dei Lidi Ravennati stava lentamente affondando dietro le vette dei pini, trasformando la pineta in un labirinto di ombre lunghe e profumi intensi. L’aria era densa di resina, aghi secchi e quell’odore di mare che resta addosso alla pelle dopo una giornata di scirocco.Marco camminava con passo pesante ma sicuro, la camicia di lino aperta che faticava a contenere la sua fisicità prorompente. A sessant'anni, Marco non cercava di nascondere nulla: era un uomo solido, dal ventre pronunciato e il petto ampio, coperto da un fitto tappeto di peli brizzolati che risalivano fino alla gola, fondendosi con una barba corta, sale e pepe, curata con estrema attenzione.
Fu in uno spiazzo più riparato, dove il sentiero si stringeva, che incrociò Stefano.
Stefano, quarantacinque anni, era l'esatto opposto. Appoggiato a un tronco di pino, sembrava una statua classica dimenticata tra la vegetazione. La sua pelle era glabra, perfettamente liscia e ambrata dal sole, tesa sopra muscoli scolpiti da anni di dedizione in palestra. Indossava solo un costume attillato che lasciava poco all’immaginazione, mettendo in risalto la durezza dei marmi del suo corpo.
Quando i loro sguardi si incrociarono, il tempo sembrò fermarsi. Non era solo l'amicizia a vibrare nell'aria, ma una fame antica, mai del tutto saziata.
"Ti sei perso, Marco?" chiese Stefano, con un sorriso che gli accese i lineamenti decisi.
"Direi che ho finalmente trovato la strada giusta," rispose Marco, la voce che usciva bassa, profonda, come un rombo che sembrava vibrare direttamente nel petto di Stefano.
Si avvicinarono finché l’odore del sudore di Marco – un profumo maschio, di tabacco e dopobarba – non avvolse Stefano. Marco allungò una mano grande, segnata da qualche ruga ma ferma, e la posò sul petto liscio dell'amico. Il contrasto era quasi violento: il palmo ruvido di Marco contro la setosità della pelle di Stefano; il brizzolato scuro delle braccia villose di Marco che sfiorava la perfezione scultorea e glabra dell'altro.
Stefano sussultò. Quel tocco così carnale, così vero, lo faceva sentire vivo come non mai. Afferrò Marco per i fianchi, le sue mani scomparendo quasi nella morbidezza solida dei fianchi dell'amico, tirandolo a sé.
"Mi fai impazzire quando fai così," sussurrò Stefano, premendo il viso contro il collo di Marco, perdendosi nella sensazione dei peli ispidi della barba che gli irritavano piacevolmente la pelle del collo.
Marco gli prese il volto tra le mani, obbligandolo a guardarlo. "Tu sei perfetto, Stefano. Ma la perfezione ha bisogno di qualcuno che sappia come maneggiarla."
In quell'angolo di Romagna, nascosti dal muro di aghi di pino e protetti dal canto delle cicale che andava spegnendosi, i due uomini si lasciarono andare. Non c’erano più l'età o i canoni estetici, solo il calore di due corpi che si completavano nel loro essere opposti: la forza matura e villosa di Marco che accoglieva e dominava la bellezza elastica e levigata di Stefano, mentre l'ombra della pineta diventava il loro complice più fedele.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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