Gay & Bisex
La confessione
04.08.2025 |
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"Quando sentì bussare, aprì la porta, mostrando la scena in cui il mio culo era completamente aperto dal suo cazzo, ancora impalato dentro di me..."
- Seguito del racconto precedente "L'escursione al lago" -Dopo l'incredibile gita al lago per la squadra di calciatori, compresi maggiormente ciò che mi appagava a livello sessuale. Ponevo maggiore attenzione a chi, magari, accompagnavo per escursioni, ma non ci furono altre occasioni come quella, neanche con soggetti singoli in vacanza in zona.
Un giorno mi chiamò l'albergatore, poichè aveva bisogno di una mano per un lavoretto.
Mi salutò dicendomi: "Ciao Fra, stavolta niente passeggiate nei boschi o simili, ho da chiederti un favore importante, che ovviamente ti verrà retribuito."
"Dimmi tutto boss. Di che si tratta?" risposi.
Mi spiegò mentre mi accompagnava in un'altra zona dell'albergo: "Ho fatto dei rinnovi nei locali dell'albergo, soprattutto della zona ristorante. Tavoli e sedie nuovi, quelle che c'erano prima erano ormai arrivate al capolinea, oltre a essere un pugno in un occhio a livello di estetica. Ho già sistemato il mobilio nuovo, ma devo liberarmi del vecchio."
"Ok, va portato in discarica?" gli chiesi, anche se non avevo idea di dove fosse la discarica nella nostra zona.
"No no, mi ha fatto richiesta la parrocchia per poter arricchire l'oratorio di attrezzatura. Meglio regalarla che buttarla via, in fin dei conti è ancora utilizzabile." mi precisò il capo.
"Giustamente, bella idea." concordai.
Mi spiegò meglio la situazione: "Ecco, dato che non posso lasciare qua i clienti, volevo chiederti se potevi consegnare questa roba al parroco. Non è moltissima, sono neanche una decina di tavoli e saranno una ventina di sedie. Il motocarro è già carico, bisogna solo portarlo là e scaricare tutto. Tanto sei patentato e il tragitto è molto breve. Ci stai?"
Risposi senza esitazione: "Certo, nessun problema. Lo prenderò come esercizio stile palestra, mi farà bene."
Mi accordai sul giorno di consegna e tornai a casa.
Il pomeriggio concordato arrivai all'albergo. Salutai il capo e andai al posteggio sul retro, dove mi attendeva il motocarro carico dei mobili. Effettivamente la durata del viaggio fino al campo dell'oratorio fu molto breve, seppur con la lentezza tipica di questi mezzi da carico.
Posteggiai e scesi, in attesa di qualcuno che mi desse indicazioni su dove scaricare la roba.
Si avvicinò un ragazzo, in t-shirt e bermuda, salutandomi da distante: "Ciao! Ben arrivato."
Risposi: "Ciao, grazie. Sai dove posso trovare il parroco? Devo consegnare questi mobili, arrivo dall'albergo del paese."
Mi rispose sorridendo: "Ah, bene! Ti aspettavo, sono io il parroco. Piacere, don Roberto."
Mi sentii uno stupido e gli risposi: "Ah, scusami, pensavo fossi uno dei ragazzi dell'oratorio."
"In effetti l'abbigliamento non è proprio consono per me, ma con questo caldo ed essendo in un posto piccolo, mi permetto di stare un po' più in borghese" rispose ridendo, poi aggiunse "Sembro davvero così giovane vestito così?"
Risposi con un po' di titubanza: "Beh, sì. Non so quanti anni tu abbia, ma sembri molto giovane."
"Ti ringrazio, quanti anni pensi io abbia?" disse con un sorrisetto.
Lo squadrai un attimo da capo a piedi: capello scuro con taglio moderno, niente barba, fisico molto tonico, non tanto alto ma ben proporzionato, braccia e gambe di chi si tiene allenato in qualche modo. Difficile capire una età precisa. Ma feci un tentativo: "Eeehmmm... 24? 25?"
Il prete fece un bellissimo sorriso verso di me e rispose: "Magari fosse quella l'età! No, ho trent'anni compiuti da pochi mesi purtroppo. Però ti ringrazio!"
Lo guardai perplesso e dissi: "Perchè dici purtroppo? Te li porti molto bene, pensavo fossi più giovane."
Mi rispose: "Perchè è bello essere giovani come te. Immagino tu non abbia più di vent'anni, giusto?" domandò guardandomi negli occhi. "Esatto, ne ho 18" affermai guardando di rimando nei suoi occhi.
"Ecco. Fortunato te, sei nell'età più bella, per tante cose!" disse con una espressione inequivocabile.
Prima che potessi replicare, aggiunse "Ma per parlare c'è tempo dopo. Ti aiuto con questi mobili, da solo rischi di farti male."
Iniziammo a scaricare tutto, trasportando tavoli e sedie all'interno di un salone facente parte dell'oratorio. Essendo solo in due ci volle parecchio, con non poca fatica dato anche il sole cocente addosso.
Finalmente finimmo il trasloco, affaticati ma soddisfatti del risultato. L'ambiente era cambiato notevolmente, rendendolo molto più accogliente.
"Non sembra neanche il posto di prima" dissi "Ora è molto più bello"
"Vero, mi fa piacere che dia questa idea. Frequenti spesso l'oratorio?" mi chiese il sacerdote
Risposi abbassando un po' lo sguardo: "A dire il vero no, non ultimamente. Frequentavo maggiormente da bambino, sia oratorio che la chiesa. Ma crescendo mi sono un po' allontanato."
"Magari ti sei allontanato fisicamente da certi ambienti, ma come persona sono dell'idea che non ti sei perduto del tutto" mi disse appoggiandomi una mano sulla spalla "Per il modo che hai di fare e per come parli agli altri, c'è ancora qualcosa in te che potrebbe farti tornare in luoghi come questo.".
Lo guardai negli occhi. "Tu pensi che sia così? Ma sono stato davvero troppo tempo lontano, probabilmente se metto piede in chiesa vengo fulminato sul posto" dissi ridacchiando. Sorrise alla battuta anche il giovane "Beh, non credo ci sia questo rischio, anche perchè chi vuole ritornare e farsi perdonare, è sempre ben accetto. Vorresti provare a riprendere un certo cammino? Non ti costa nulla in fin dei conti."
Riflettei qualche secondo, poi gli dissi: "Si potrebbe fare, certo. Cosa dovrei fare?"
"Vieni, basta semplicemente confessarsi e ricevere l'assoluzione. Così riparti da zero. Da quanto tempo non ti confessi?" mi chiese mentre si dirigeva verso la porta.
"Ehm... a dire il vero, non me lo ricordo neanche..." dissi vergognandomi.
"Nessun problema, non c'è scadenza nel voler risolvere le cose." disse, e mi accompagnò fino dentro la chiesa.
I nostri passi rimbombavano nel totale silenzio del tempio. Prendemmo una navata laterale fino a raggiungere un confessionale, classico, in legno. Mentre don Roberto si preparò per sedersi all'interno e chiudendo la porticina, io mi inginocchiai laterlamente di fronte alla feritoria. Quanto sentii il rumore della finestrella interna aprirsi, capii che eravamo pronti.
Facemmo i gesti iniziali di croce e mi sussurrò: "Dimmi pure tutto ciò che vuoi, quello che senti come un peso dentro di te."
Memore dei tempi del catechismo, feci il classico elenco di peccati, dalle parolacce fino al non andare a messa la domenica e al non dire le preghiere. Quando esaurii di rispondere, prese la parola lui. "Ok, c'era un po' di roba arretrata" disse come battuta, facendo ridere entrambi, poi proseguì: "Però sento che qualcosa ancora ti sta tenendo bloccato, che non ti fa raggiungere la totale serenità. Qui puoi dirlo senza problemi, siamo in confessione, ogni cosa detta resta solo tra me e te."
Mentre diceva questo era inevitabile pensare alle scene di qualche settimana prima, l'orgia avvenuta al lago, il piacere di essere scopato da altri maschi, l'aver soddisfatto tutti i calciatori uno a uno anche sotto la doccia, l'avere sempre voglia di cazzo e il sentirmi attratto verso gli altri maschi. Ero titubante, ma forse aveva ragione lui, forse poi sarei stato meglio.
Presi un grosso respiro e sussurrai alla grata: "Si è vero, c'è ancora una cosa che non riesco a togliermi dalla testa e non so neanche se mi sta facendo del male oppure no."
Il parroco comprese la serietà della cosa dal tono della voce e disse "Non ti preoccupare Francesco, sono qui apposta per darti il sostegno che ti serve. Dimmi tutto."
E iniziai a raccontare la vicenda vissuta con la squadra di calcio. Spiegai tutto nel dettaglio, per la paura di dimenticare qualcosa di importante che potesse servire ad aiutarmi. Parlai ininterrottamente per almeno dieci minuti.
"E poi, quando tornammo da questa escursione, successe qualcosa anche dopo." proseguii, e nel riprendere un attimo fiato e riunire i pensieri, sentii come un affanno provenire dall'interno del confessionale.
"Don... tutto bene?" chiesi, e lui rispose in modo affrettato "Si si, vai avanti. Continua".
Proseguii nel mio racconto, spiegando cosa successe poi nelle docce, sentendo sempre ogni tanto qualche rumore provenire dall'interno. Alla fine arrivai alla fine della mia confessione: "E quindi da quella volta lì, sento una attrazione molto forte verso l'altro sesso, sono sempre in cerca di qualche altra esperienza, forse perchè mi sento appagato e perchè fondamentalmente mi piace. Che posso fare?".
Dall'interno i rumori si attenuarono, e con un leggero tremolio nella voce mi disse: "Non c'è nulla di sbagliato, può capitare che si voglia scoprire lati di sè poco conosciuti e, di conseguenza, voler fare delle esperienze per capire meglio sè stessi. Non è una cosa errata, anzi, è segno di maturità e di consapevolezza. Tu senti tutt'ora questo desiderio?"
"Si don, praticamente ogni giorno" gli dissi.
Mi chiese con fermezza: "Ogni giorno? Anche... oggi?"
Respirai, e con coraggio gli risposi: "Sì, anche oggi"
Scese un breve silenzio. Poi disse: "Va bene, vediamo di darti l'assoluzione. Alzati e vieni davanti alla mia porticina."
Perplesso, mi alzai e arrivai davanti all'ingresso del confessionale. La porta si dischiuse lentamente e spuntando il volto del prete, un po' imperlato di sudore, disse "Sei pronto a ogni penitenza per ricevere l'assoluzione?"
Risposi: "Si certo, parlare di tutto questo mi ha fatto sentire meglio, è giusto ricevere quello che merito e vorrei il perdono."
Il suo volto si trasformò in un ghigno. "Bene, allora preparati per la tua penitenza" disse.
Aprì la porta quel tanto che bastava per farmi vedere all'interno lui seduto con i pantaloni e le mutande calate alle caviglie e un bel cazzo duro sotto il movimento della sua mano. Rimasi sbigottito, ma giusto il tempo per vedere una sua mano appoggiarsi sulla mia spalla, spingermi a inginocchiarmi e a portarmi in avanti verso il suo bastone. "Dai, succhialo." disse.
E sotto i suoi ordini, presi a leccare e succhiare quel bellissimo pezzo di carne. Sarà stato sui 18 centimetri, non tanto largo, ma bello incurvato verso l'alto. "Bravo, così. Ti piace davvero il cazzo, dalla tua confessione sembrava solo un pensiero. Succhia per bene, dai." disse mettendomi una mano sulla testa e muovendo il bacino verso la mia gola, scopandomela.
Pompai per un po', sembrava non gli bastasse mai. Dopodichè, mi fece alzare e disse "Ti ho detto che prima ti avrei dato sostegno, è il momento di sostenerti". Mi slacciò i pantaloni e li fece scendere, ebbe un sorriso quando vide che sotto non portavo le mutande. "Da quell'esperienza, non le porto quasi mai" dissi un po' imbarazzato. "E fai più che bene" rispose ridacchiando.
Mi trascinò a sè e mi fece entrare dentro il confessionale, chiudendo la porticina dietro di noi.
Mi prese per le chiappe facendomi allargare le gambe e facendomi poggiare il buchino alla punta bella umida del suo cazzo.
"Sarò fisicamente il tuo sostegno ora, vedrai che poi starai meglio" disse, e mentre mi iniziò a limonare in modo forsennato e passionale, mi fece scendere piano piano sul suo cazzone.
Sentivo la cappella aprire la mia rosellina, ebbi un sussulto quando l'intera corona oltrepassò l'anello anale, ma continuai a scendere finchè non sentii le sue palle belle grosse e piene toccare il mio culo. Era tutto dentro.
Feci un grosso sospiro, lui sussurrava "Sì che bello, cazzo!" e iniziò a farmi fare su e giù, facendomi sentire tutto dentro.
Adoravo quella posizione, era la stessa che feci col capitano della squadra di calcio sotto la doccia, con lui sdraiato per terra e io impalato su di lui.
Il prete si spogliò del tutto e fece lo stesso con me, sempre scopandomi senza mai fermarsi. Mi disse tra un bacio e l'altro: "Da quando sei arrivato stamane avevo capito che fossi una troietta vogliosa di cazzo. Ma ora che sei tornato sulla giusta via, potrai averlo ogni volta che vuoi, senza finire nel peccato del desiderio. Ti piace il mio cazzo? Eh? Lo senti tutto?"
"Si si, mi piace. Lo adoro. Lo voglio, dai, scopami!" dissi stravolto dalla goduria.
Mentre eravamo nel pieno dell'amplesso, sentimmo bussare alla grata del confessionale. Ci fermammo, il don mi fece segno di non fare alcun rumore, aprì la finestrella e chiese "Si? Cosa desideri?".
"Padre, ho bisogno di confessarmi". Riconobbi la voce dall'altra parte, si trattava di Federico, il figlio del panettiere del paese. Aveva 19 anni, ci conoscevamo di vista ma senza aver mai avuto rapporti particolari.
"Dimmi figliolo, qua puoi dire tutto ciò che senti di voler dire", gli rispose il sacerdote mentre riprese lentamente a scoparmi, per evitare di fare rumore.
Il ragazzo iniziò a spiegare: "Ecco, sono tormentato da un po' di tempo. Ho visto una cosa e da allora non riesco a togliermela dalla testa. E non so cosa fare."
"Che cosa hai visto che ti turba così tanto?" domandò incuriosito il prete.
Federico proseguì: "Ecco, giorni fa, stavo in giro nel bosco a cercare funghi, quando vidi una scena assurda. Al lago, c'erano diversi ragazzi, ed erano... tutti nudi e... e... stavano facendo sesso tra di loro. Soprattutto, stavano facendo cose a un ragazzo che conosco, è qui del paese..."
"Di chi parli? Chi hai visto?" chiese il parroco, che accelerò un pochino preso dalla conversazione piccante che riguardava, ovviamente, il sottoscritto.
Rispose il giovane senza prendere fiato: "Francesco, il faccendiere dell'albergo. Tutti hanno avuto rapporti con lui, e... sembrava gli piacesse... ho guardato tutto e poi sono scappato via..."
"E quindi, ti ha turbato aver visto questa situazione?" gli chiese il confessore.
Con un attimo di titubanza, Federico rispose: "No, da allora ogni volta che vedo Francesco, ecco, qualcosa si smuove in me... diciamo che avrei voluto essere uno di quei ragazzi in quel momento... credo di avere degli impulsi sessuali verso di lui. Che posso fare padre? Questa cosa è grave?"
Lo rassicurò il religioso: "Ma no, non è grave. Semplicemente hai degli interessi e delle attenzioni verso di lui, è normale alla tua età."
"E come posso risolvere questa cosa?" chiese il ragazzo quasi con disperazione.
"Beh, un sistema ci sarebbe. Però devi promettere solennemente che non ne dovrai mai parlare a nessuno, sei comunque nella casa del Signore." gli disse serio l'uomo.
"Si si, sarò assolutamente muto! Pur di stare meglio, accetto qualsiasi cosa con totale segretezza!" disse quasi singhiozzando Federico.
Il parroco gli disse: "Bene, allora alzati e vieni davanti al confessionale"
Io lo guardai preoccupato, ma lui mi diede un bacio per tranquillizzarmi. Quando sentì bussare, aprì la porta, mostrando la scena in cui il mio culo era completamente aperto dal suo cazzo, ancora impalato dentro di me.
Federico rimase incredulo, soprattutto quando vide che quello di spalle ero io.
"Forza, spogliati e datti da fare, è la tua occasione" gli ordinò il prete.
Come se fosse pronto da sempre, Federico calò giù gli abiti, si segò facendo diventare duro il suo cazzo sui 16 centimetri, e si avvicinò, toccandomi il culo.
Il sacerdote mi fece piegare addosso a lui prendendomi in un abbraccio e disse "Dai, ficcalo dentro, scopa insieme a me questa puttana. Lui lo vuole".
Come se avesse appena trovato il paradiso, Federico si avvicinò, sputò sul suo cazzo e lo spinse dentro il mio culo. Sentivo la presenza di entrambi i bastoni che riuscivano a muoversi in modo alternato, facendomi impazzire. Iniziai a mugolare senza ritegno.
A sorpresa mi tappò la bocca da dietro Federico, e abbandonando il timore e la timidezza disse "Stai zitta cagna, devi solo prendere i cazzi senza fiatare. Finalmente, da quando ti ho vista trattata come una troia al lago, non vedevo l'ora di poterti scopare. Che culo, sembra una figa!".
E il don, annuendo, disse "Da oggi hai ben due cazzi con cui tenere a bada le tue voglie, il mio e il suo. Potrai soddisfarci singolarmente o insieme, quando vorrai tu o quando te lo diremo noi."
"Si, sono vostro. Scopatemi, voglio la vostra sborra!" dissi senza freni inibitori.
Dal confessionale arrivavano solo i suoni dei nostri sospiri, dei colpi dei loro bacini sul mio culo, degli schiaffi ricevuti da Federico e i vari insulti da parte di entrambi. Il don prese anche a segarmi il cazzo mentre continuava a spaccarmi il culo.
Sentivo i loro sospiri farsi più intensi, stavano per arrivare all'orgasmo.
"Dai, venite! Venite! Riempitemi il culo, sì cazzo!" implorai.
"Si puttanella, ti riempio questa figa anale. Prendi la mia sborra!" gridò sottovoce Federico, e sentii il suo carico di sperma riempirmi lo sfintere. Schizzò parecchiò fino all'ultima goccia.
Con il movimento lubrificato dalla sborra di Federico, il prete accelerò il movimento "Ecco, ti do la mia assoluzione! Prendila tutta, ti ingravido troia! Sborro!" e un altro fiume bianco riempì le mie viscere, mescolandosi a quello di Federico, e colando sul cazzo quasi moscio del ragazzo.
Venni sul petto del don, che raccolse tutto con le dita e se lo gustò con sguardo lussurioso.
"Bene, direi che da oggi entrambi potete trovare serenità ai vostri tormenti." disse il sacerdote "Andate in pace. E che inizi un nuovo periodo di divertimento per tutti e tre".
Inutile dire che mi riavvicinai alla chiesa, ma soprattutto al parroco. E divenni molto amico di Federico.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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