Gay & Bisex
L'escursione al lago
24.07.2025 |
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"Continuavo ad essere il punto centrale delle loro voglie, ma quasi addosso iniziavano a spompinarsi e scoparsi anche tra di loro, chi a coppie e chi a gruppi, lasciandosi andare a ogni tipo di..."
Se prendiamo il periodo estivo e lo sommiamo a una giovane età con un luogo quasi sperduto tra le montagne, il risultato è inesorabilmente una gran rottura di palle. La noia la farebbe da padrona, le giornate sembrerebbero lunghe il doppio e non noteresti differenze tra le stagioni calde e fredde se non per la differenza di attività e per il fatto che c'è la scuola a dare un po' di movimento.Ora scuola non c'è, gli amici sono sparpagliati in giro tra seconde case e vacanze e l'unica soluzione per occupare il tempo è cercare qualche lavoretto, ora che è anche più semplice avendo raggiunto la maggiore età che semplifica tante questioni burocratiche.
Anche se il paese è arroccato alle pendici delle catene montuose, il lavoro non manca data la grande possibilità di fare escursioni nei dintorni. Ed eccomi qui, ad accordarmi con il proprietario di uno dei pochi alberghi del paese, per fare da guida a chi vuole visitare le zone circostanti, soprattutto per raggiungere il piccolo lago che si trova al di là di un passaggio tra le montagne in un sentiero abbastanza semplice da percorrere. Un semplice lavoro a chiamata, tanto di tempo libero ne ho da vendere.
E come era prevedibile, le settimane diventano finalmente interessanti accompagnando ogni tanto singoli appassionati di montagna, coppie in vacanza, piccoli gruppi di famiglie e semplici turisti curiosi di vedere e fotografare quella natura che spesso le grandi città fanno dimenticare.
Oltretutto, a parte il fattore guadagno per questa attività, per me ogni escursione è un motivo per riempire il tempo, e poi anche per approfittare, una volta raggiunto il lago, per un bagnetto ristoratore e per riposare e prendere il sole in attesa di riportare i vari viaggiatori all'albergo.
La situazione più assurda, bella e goduriosa vissuta, e che mi ha fatto iniziare ad avere attenzioni verso il mio stesso sesso, è successa verso fine luglio, in un periodo abbastanza tranquillo per il paese e per l'albergo dove lavoro. Mi chiamò il proprietario un pomeriggio: "Francè, ho bisogno di te tra un paio di giorni. Sei libero?"
"E dove vuoi che vada, lo sai che ho tutto il tempo libero che vuoi."
"Molto bene. Stavolta è un po' impegnativa come cosa, ma penso te la potrai cavare come sempre. C'è da portare un gruppo a far visitare il lago."
"Ok, nessun problema, ho già portato dei gruppi."
"Sì, ma questo è diverso: è una squadra di calcio, è in trasferta per delle partite e fanno una giornata di riposo qui."
"Squadra di calcio, quindi sono una decina di adulti, giusto?"
"Sì, sono una decina, ma non adulti. Si tratta di una squadra under 21, quindi ragazzi all'incirca della tua età. Potrebbe esserci solo la difficoltà di doverli controllare che non facciano cazzate."
"Vabbè, ma ci sarà anche l'allenatore a tenerli a bada, non vedo dove sta il problema."
"Il problema è proprio quello: l'allenatore è presente, ma è infortunato a una caviglia. Sarà in albergo, ma per ovvie ragioni non può fare la passeggiata con voi. Quindi dovrai occuparti tu del gruppo."
"Ah. La responsabilità è parecchio alta, saranno un gruppo di scalmanati. Se qualcuno si fa male possono essere cazzi amari, la vedo rischiosa come cosa, quindi..."
"Ti pagherò un sovrapprezzo per questa escursione. Un extra per ogni persona accompagnata."
"...quindi, a che ora e quando mi devo far trovare da te?"
Quella mattina arrivai abbastanza presto in albergo per avere eventuali indicazioni extra dall'albergatore, il quale mi fornì un elenco dei partecipanti alla spedizione. Tra giocatori effettivi e riserve il gruppo sarebbe stato formato da 14 ragazzi. Scorrendo l'elenco guardavo le loro date di nascita, erano ragazzi tra i 18 e i 21 anni, non sarebbe quindi stato un problema dialogare con loro essendo vicini a livello generazionale. Come ultime indicazioni mi disse di portarli fino al lago, lì stare tranquillamente anche un'oretta o due per riposarsi e poi riportarli indietro. Il tutto nell'immediato dopo pranzo, dato che in quel momento stavano giocando a calcio nel campo del paese.
Mi preparai lo zaino con lo stretto necessario per l'escursione, quindi una borraccia, il mio coltellino multiuso per ogni evenienza, il piccolo kit di pronto soccorso per sicurezza, e cose extra per me, ovvero il solito asciugamano per il post bagno nel lago e per prendere la mia dose di sole giornaliera sdraiato sul prato vicino. Calcolai i tempi di percorrenza, in tre ore comode avremmo fatto tutto, e quindi attesi il momento per fare la mia parte di guida escursionistica.
La squadra arrivò dal campo di gioco per il pranzo in albergo, dandomi modo di conoscerli prima.
"Ragazzi" disse il loro allenatore appoggiato alle stampelle "Oggi pomeriggio avrete possibilità di tenervi sempre in forma con una piccola escursione fino a un bellissimo lago qui vicino. Lui è Francesco, vi accompagnerà in questa passeggiata. Mi raccomando, non potendo venire con voi, state alle regole sue, è importante che non facciate cazzate rischiando di farvi male." Poi si rivolse a me: "Francesco, hai il permesso di gestirli come meglio vuoi, se devi andarci giù duro, non avere pietà." concluse ridendo. Li guardavo negli occhi, erano i tipici adolescenti tutto pallone e figa, con modi di fare un po' spavaldi ma che non potevano nascondere il loro essere comunque dei giovani. Quasi tutti con taglio di capelli uguale, come è tipico, però con alcuni volti già con tratti da adulti, qualche peluria qua e là, occhi penetranti e fisici comunque formati da tanto sport.
L'allenatore lì spedì a fare una doccia nelle proprie camere per poi scendere a pranzo. Per esperienza, mangiai il giusto per non essere troppo appesantito successivamente, e fu la linea che seguirono anche i calciatori, probabilmente abituati essendo quasi sempre in allenamento.
Presi gli zaini e tutto il necessario, ci radunammo all'ingresso dell'albergo pronti a partire. Diedi le mie indicazioni: "Ciao ragazzi, come ha detto il vostro allenatore, io sono Francesco, sono la guida di questo albergo e vi accompagnerò fino al caratteristico laghetto a poca distanza oltre il bosco da quella parte. Sono quasi di classe con voi avendo da poco 18 anni, quindi non fatevi problemi se avete domande o altro lungo il percorso. L'importante è che non corriate, non vi spintonate tra di voi e che seguiate passo passo il percorso. Non è nè difficile nè faticoso, però quando si è in montagna ogni sasso può essere una insidia, anche solo per una semplice storta. Andiamo in fila indiana e non restate troppo indietro. Possiamo partire!". Mi misi in cima al gruppo e ci iniziammo ad addentrare lungo il sentiero che portava al bosco.
La durata media, a passo normale, per arrivare fino al lago era tra la mezz'ora e i tre quarti d'ora, e dato che non volevo perdere nessuno lungo il percorso, ce la prendemmo con più calma possibile.
Controllavo i ragazzi, per fortuna abbastanza tranquilli tra risate, schiamazzi, ogni tanto canzonacce di gruppo e soste per osservare magari qualcosa di particolare come qualche insetto o degli scorci tra i rami verso il paese, oltre che a video e selfie per pubblicare storie e reel sui loro social. Sembravano non accusare alcuna fatica dalla camminata, neanche in quei pochi tratti un po' più difficoltosi tra qualche roccia sporgente dal terreno o qualche tronco da dover scavalcare.
Ogni tanto allungavo l'orecchio per sentire cosa dicevano tra loro, e oltre a battutacce, discorsi da adolescenti e scambi di opinioni su cose viste dai loro cellulari, ogni tanto qualcuno lanciava qualche parola agli altri riguardo le loro eventuali fidanzate, o perculate su chi magari ce l'aveva piccolo o su chi non aveva nessuna se non la loro mano per soddisfarsi. Insomma, solite scemate da adolescenti in piena manifestazione ormonale. Manifestazione che si sentiva anche nell'ambiente, anche se precedentemente docciati tutti, il tipico odore di sudore misto a ormoni aleggiava in mezzo a tutti, neanche le brevi brezze di vento riuscivano a togliere questo afrore.
Finalmente, dopo quasi un'ora, arrivammo alla nostra meta. Una volta giunti all'apice del bosco, il sentiero scende e l'intreccio di rami si apre mostrando questo specchio d'acqua di forma quasi circolare. Il termine lago è errato, pur essendo ormai noto così da tutti, dato che è alimentato da una sorgente che sgorga dalle rocce vicine, di un'acqua molto dissetante.
Arrivati vicino alla riva del laghetto, raduno i ragazzi vicino a me, prima che si sparpaglino per conto proprio, per alcune comunicazioni decise prima con il loro allenatore.
"Allora ragazzi, abbiamo raggiunto la nostra meta, spero la camminata sia stata di vostro gradimento. Prima di lasciarvi liberi, ho alcune cose da dirvi: staremo qui un paio d'ore più o meno, e in questo tempo potete fare ciò che volete, ovviamente nei limiti di questa zona. Non ho intenzione di passare la giornata a recuperarvi sperduti chissà dove." dissi tra le risatine di tutti. "Potete fare il bagno nel lago se volete, non è profondo e non ci sono pericoli, occhio solo alla temperatura dell'acqua. Potete stendervi a riposare, potete giocare a pallone, insomma, fate ciò che volete senza fare troppo casino, siamo pur sempre in un ambiente naturale e chi popola questi luoghi non ama il caos. Tutto chiaro?" conclusi con un "SI!" urlato all'unisono dalla squadra.
Da quel momento, i ragazzi si posizionarono in diversi punti della zona, chiacchierando tranquillamente, ognuno posizionando il proprio zaino a terra.
Io mi misi nel mio consueto punto, a ridosso del lago, vicino a una grossa pietra mezza scoscesa, comoda come schienale stando seduti a terra per prendere il sole e fare ottime penichelle. Oltretutto avevo una comoda visione sulla zona un po' più ampia del prato, così da poter buttare un occhio ogni tanto su cosa facevano gli altri. Notai diversi stendere asciugamani a terra e sdraiarsi per chiacchierare o per usare il telefono, altri invece si preparavano per qualche tuffo in acqua, togliendosi le magliette e i pantaloncini, restando in mutande. Una bella visione devo dire, i frutti di lunghi allenamenti e partite si notavano in ogni muscolo delle braccia, dai petti ben delineati e gli addominali in evidenza. Seppur di giovane età, avevano tutti dei fisici da adulti ben formati.
Vedendo la situazione tranquilla, mi rilassai anche io, pronto al mio bagno di sole quotidiano, mettendomi anche io solo in mutande, dato che quando i raggi arrivano diretti, sono molto forti, facendo facilmente sudare tutto il corpo. Appoggiato con la schiena alla roccia, lasciai che il calore solare mi portasse a chiudere gli occhi per fare un breve sonno ristoratore. Nel mentre, potevo sentire i ragazzi attorno nei dialoghi tra loro, captando frasi qua e là.
"Dai scemo! Buttati anche tu! Hai paura?"
"Ale, passami un po' il telefono che devo vedere una cosa."
"Bro, ti ho detto che quando torniamo a casa, la tipella me la dà eccome, si vede troppo che ha voglia."
"Minchia raga! Ma quanto è fredda? Cazzo!"
E intanto la sonnolenza si faceva strada...
"Fra, ti si vede tutto... copriti dai... ahahahah..."
"Ma tu ti depili... non potrei mai... alle tipe piace..."
"Non so voi, ma in sti giorni... non vengo da parecchio..."
"Ehi bro... là sotto, tieni a bada... dai che spunta dall'elastico..."
Sempre più strada...
"Raga venite qui... pensavo a questa cosa... che ne dite come idea?..."
"In effetti... prima ho visto come guardava... dici che è..."
"Si... secondo me gli piace... e poi almeno la voglia..."
"Solo a parlarne... facciamolo, mi fa male da quanto è duro..."
"Ok..... aspettiamo..... ci divertiremo....."
Immagini scorrevano nella mia mente, momenti di giornate mischiate tra loro, di voci, di volti, di sensazioni. Dei flash direttamente dal subconscio, un vortice di cose che mi portano ad avere un sobbalzo e ad aprire gli occhi. E a non muovermi.
Non comprendo subito cosa succeda, sbatto le palpebre per togliere l'appannamento del sonno e capire come mai non riuscivo a muovermi. E li vidi, due di fianco a me e due in fondo alle gambe, tutti e quattro che tenevano, oguno, un mio arto immobilizzato.
"Ma che... che fate ragazzi? Che succede?" chiedo con la voce ancora impastata
"Tranquillo Francesco, non sta succedendo niente" disse uno di loro con un sorrisetto stampato sul volto "Vedi, noi quando giochiamo a calcio, ci basiamo su determinati schemi, ma anche su come comportarci studiando gli avversari, capendo le loro mosse, il loro stile di gioco.". Provai a muovermi, ma i quattro mi tennero ben saldo. "Ok, dove vuoi arrivare col tuo discorso?" chiesi alterato.
"Voglio farti capire che siamo abituati a capire le intenzioni degli altri. E non è passato inosservato a molti di noi come ci stavi contemplando quando ci siamo spogliati prima, avevi proprio lo sguardo fisso su ognuno di noi. Non è stato complicato capire cosa stessi pensando." rispose chinandosi vicino a me. "Cosa? Ma che dici? Stavo controllando non faceste nulla di insensato, io..." mi bloccò la risposta posando un dito sulle mie labbra. "Queste cazzate le tieni per te. Non sei il primo che fa questa cosa, e abbiamo sempre trovato la soluzione perfetta." I miei occhi esprimevano interrogativi e un po' di timore. Continuò: "Di solito uniamo l'utile al dilettevole, è come un cross ben piazzato. Tu passi la palla e noi la riceviamo per fare gol. Tu ci immagini e desideri con lo sguardo, noi ti accontentiamo togliendoci al contempo la voglia che abbiamo."
Spalancai gli occhi, comprendendo esattamente cosa volesse dire. "D'altronde qua siamo tutti d'accordo." disse, facendomi notare che tutta la squadra era attorno a me.
"Tu, Marco! Da quanto tempo non scopi?"
"E chi se lo ricorda più ormai?" risate da parte di tutti
"Andre? Tu invece?"
"Le seghe contano come scopata?" e giù altre risate
"Vediamo il più rubafighe di tutti, Ahmed. Tu sicuro avrai scopato recentemente"
"Un mese fa secondo te è recentemente?" rispose il ragazzo di origine marocchina
"Beh, come vedi, siamo tutti un po' fuori allenamento su questo settore. E abbiamo deciso che tu sarai il nostro esercizio per recuperare".
Tentai di dire qualcosa, ma una mano mi afferrò le mutande e le strappò letteralmente via, mentre il ragazzo che mi parlò fino a quel momento sostituì la sua mano con il suo cazzo già eretto, schiaffandomelo sulle labbra. "Coraggio, prepara la mia mazza, c'è parecchio da fare oggi".
Sembrava tutto così assurdo, avevo un cazzo sulla faccia, i quattro che mi tenevano fermi avevano evidenti erezioni nelle mutande, mentre tutti gli altri avevano già la biancheria intima alle caviglie ed erano tutti intenti a segarsi. Ecco qui, 14 adolescenti in pieno fermento ormonale, tutti a cazzo duro con la sola voglia di voler sborrare, e il sottoscritto come unico loro sfogo. Ero un po' terrorizzato, ma sentivo anche una forta eccitazione per la situazione. Capii che non avrei potuto mai sovrastare quel gruppo, conveniva dare loro quello che volevano.
Aprii la bocca, e feci scivolare quel cazzone all'interno, iniziando a succhiarlo e leccarlo. Probabilmente il ragazzo non se lo aspettava, data l'espressione di stupore e poi subito di godimento. "Oh ma guarda qua, il succhiacazzi vuole il cazzo, e lo vuole tanto!" disse. Nel contempo, cercai di sollevare le mani per sfiorare le gambe e l'inguine delle mie catene umane, e compresero che non sarei stato riottoso nei loro confronti. Tolsero il loro peso dalle mie braccia, in questo modo fui libero di portare le mie mani sui loro pacchi molto gonfi. Stessa cosa fecero quelli dalle gambe, togliendosi e alzandomele per portare alla vista il mio buchetto.
"Guarda che bella troietta, avevamo visto giusto che fosse una vogliosa" disse uno di loro mentre mi sfiorava il buco. "A vederlo non è neanche nuovo ad avere qualcosa nel culo" dissero ridacchiando.
Mi ritrovai con due cazzi in mano in azione da sega, un'asta che mi stantuffava la gola e due che lavoravano le mie parti basse, chi leccava il culo e chi mi succhiava il cazzo. Capii in breve tempo che forse, post allenamento, qualcosa succedeva sempre sotto le docce.
I sospiri e il rumore dei cazzi che si scapellavano ormai avevano preso possesso dell'ambiente. Su tutti si sentì principalmente il rumore di colpi di bacino del primo che decise di incularmi, proprio il ragazzo marocchino. "Ah cazzo, questo ha sicuro preso già qualcosa nel culo, senti come gli entra bene!" ansimava mentre teneva larghe le gambe e sbattendomi sempre più forte con la sua bella verga scura, un bel palo sui 19 centimetri. Mi tolsi un attimo i due cazzi che avevo in bocca per incitarlo a fare più forte, poi urlai: "Coraggio ragazzi! Dateci dentro, scopatemi! Usatemi! Lasciatevi andare alle vostre voglie, fate vedere quanto siete porci e desiderosi di sesso!", e ripresi a succhiare i due maschi vicino a me, riportandoli a smorfie di goduria e a incitazioni piene di insulti e bestemmie, tipiche di quelle età.
La radura si era trasformata in una scena di sesso orgiastico, qualsiasi tipo di freno inibitore aveva abbandonato anche i più timidi e pudici. Continuavo ad essere il punto centrale delle loro voglie, ma quasi addosso iniziavano a spompinarsi e scoparsi anche tra di loro, chi a coppie e chi a gruppi, lasciandosi andare a ogni tipo di porcaggine.
"Oddio bro, continua! Dai spaccami il culo, si! si!"
"Godi molto più di quella puttana di tua sorella, minchia hai una figa anale migliore della sua!"
"Bravi, succhiatemelo. Poi voglio i vostri cazzi nel culo, fate come l'altra volta ad allenamento!"
"Cazzo si! Lecca le palle, così! Dai dai che me lo fai venire durissimo!"
Chi era impegnato a fare dei gran 69, chi si inculava a pecorina o a ridosso della roccia, chi cavalcava il proprio compagno e chi stava appoggiato a novanta contro gli alberi. C'erano persino quelli che riempivano in due lo stesso buco, oppure alcuni passivelli intenti a farsi spaccare il culo mentre succhiavano un altro cazzo. Qua e là si vedeva anche qualcuno limonare duro mentre strusciavano i loro cazzi assieme o mentre piantavano delle dita nelle varie roselline.
Sospiri, gemiti, parolacce, sculacciate, colpi di bacino, uno spettacolo davvero unico. Riuscii a intravedere, mentre due mi facevano doppia nel culo, un altro mi scopava la gola e il loro portiere si era impalato sul mio cazzo per scoparsi, che avevano anche iniziato a immergersi nel lago e a scopare in acqua, creando uno sciabordio a ogni affondo con tanto di schizzi d'acqua tutt'attorno.
Dopo oltre mezz'ora di inculate, bocchini e seghe, pian piano uno a uno arrivarono all'orgasmo, ma decisero di riservare ogni sborrata solo per me. Di 14 cazzi svettanti, due mi riempirono la gola facendomi bere tutto, in cinque mi riempirono il culo fino a colare senza ritegno, e i restanti sette vollero riempirmi di sperma sulla faccia, sul petto e sul cazzo. Fu un coro quasi all'unisono di "Aaaaahhh! Sborro!", "Tieni puttana, prendila tutta!", "Vengo! Vengo!", "Cazzo si! Apri la bocca!" e altri epiteti e santi buttati giù dal paradiso.
L'ultimo fu il loro capitano, che decise di piantarsi il mio cazzo turgido nel culo. Colpi di bacino mi fecero arrivare all'orgasmo, svuotai i coglioni nel suo culo, mentre lui, segandosi, centrò in pieno la mia faccia e il petto, concludendo con un "Sei proprio una troia pigliacazzi, sei fantastica". Ero esausto, talmente esausto che non ebbi la forza neanche di replicare quando vidi alcuni di loro prendermi di peso e adagiarmi delicatamente in acqua nel lago. La freschezza dell'acqua mi diede l'energia per immergermi e risciaquarmi un po', e per dare refrigerio al mio buco in fiamme. Se non fosse che, a gruppetti, iniziarono a pisciarmi addosso, tenendo i loro cazzi a riposo miravano alla testa, faccia, bocca, non perdendo una singola goccia dorata su di me.
La chiazza di piscio e sborra si allargava pian piano partendo da me, per la prima volta lo specchio sempre limpido del lago portava i segni di un pomeriggio di lussuria.
Ci rivestimmo tutti, ogni tanto palpeggiando qualche culo, ormai ogni muro di vergogna era stato abbattuto, e ci dirigemmo lungo il sentiero per tornare all'albergo.
Seduto vicino l'ingresso, c'era l'allenatore ad attenderci. Ci accolse con un sorriso, chiedendo come era andata la giornata. "Molto bene coach" disse il capitano della squadra "un po' faticosa come giornata, ma molto bella. Vero ragazzi?" si rivolse agli altri, che tra risatine e occhiolini annuirono tutti.
"Bene, l'importante è che vi siate divertiti. Si sono comportati bene?" chiese l'allenatore rivolgendosi a me. "Oh sì, sono stati bravissimi, in tutto e per tutto. Fossero tutti così i gruppi che accompagno!" dissi sorridendo, sentendo diverse mani dietro di me palparmi il culo in segno di approvazione.
Si diressero tutti nelle loro stanze per lavarsi e sistemarsi per la cena. Mentre tutti salivano ai propri alloggi, l'allenatore insistette perchè mi fermassi a cena con loro, in segno di ringraziamento per la gita di oggi. Cercai di rifiutare gentilmente, ma dopo le varie insistenze accettai ringraziando. Calcolando che per la cena non avrei fatto in tempo ad andare a casa per risistemarmi, chiesi al proprietario di poter usufruire del bagno comune posto al piano terra per potermi dare una lavata, tanto un cambio me l'ero portato dietro preventivamente.
Chiusa la porta della doccia, finalmente potei rilassarmi sotto il getto caldo e ripulirmi delle tracce rimanenti del pomeriggio di fuoco. Bussarono alla porta, era l'albergatore: "Frà, prenditela pure con calma che per la cena siamo un po' in ritardo su alcune cose. A dopo." disse. Urlai per superare il rumore dell'acqua un "Ok, grazie!" e tornai a lavarmi.
Sentii bussare nuovamente, probabilmente c'era qualche aggiornamento fresco fresco. "Ehi boss, dimmi. Cosa c'è adesso?" dissi, ma nessuna risposta. "Capo? Mi senti?". Una mano si appoggiò sul mio culo.
Mi voltai, e vidi il volto sorridente del capitano della squadra, nudo, che mi squadrava da cima a fondo. E spostando lo sguardo, oltre la porta aperta, vidi che c'erano tutti gli altri ragazzi.
"Ma cosa..." cercai di dire, ma lui subito mi interruppe: "Ci hanno comunicato che per la cena ci sarà da aspettare, e dato che dobbiamo fare tutti la doccia, non volevamo lasciarti del tutto solo.".
Fu una attesa lunga, ma molto, molto piacevole.
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