Gay & Bisex
La mia verità
12.07.2025 |
2.684 |
8
Bruxelles. Una sera qualsiasi voglia di trasgredire ricerca Internet sauna gay, leggo le recensioni mi affido all’istinto.
L’ingresso è come tanti: silenzioso, anonimo. Un asciugamano, un braccialetto. E poi quel calore, quel vapore che ti avvolge subito e ti toglie i contorni. Dentro, il tempo non esiste più.
La prima stanza era il bagno turco. Appena entrato, mi sono seduto vicino a un uomo. L’ho toccato. Ha reagito. Mi sono inginocchiato. Il suo cazzo mi è entrato in bocca e in quel momento ho smesso di pensare. L’odore era forte, un misto di pelle, sudore, qualcosa di animale. Mi confondeva e mi accendeva allo stesso tempo. Cazzo in gola, mente spenta. Ero in trance.
Poi è entrato un altro. Mi ha messo il cazzo in mano, ha cominciato a baciare l’uomo che stavo succhiando. Si limonavano, sniffavano popper. Io ero in mezzo, il loro strumento. Uno mi scopava da dietro, l’altro mi scopava la bocca. Ed era perfetto così. Non parlavo. Non pensavo. Godevo.
Ero la loro troia.
Quando hanno finito, se ne sono andati. Nessuna parola. Nessuno sguardo. Solo passi nel vapore.
Io avevo ancora fame.
Ho girato tutti i piani. Tocchi, baci, pompini. Senza pause. Senza volti. Solo cazzi e voglia. Mi sono spinto fino al terrazzo. Sfinito, mi sono sdraiato nudo su un transat. Il cazzo ancora mezzo duro, la testa piena e vuota allo stesso tempo.
Poi sono arrivati altri uomini. Mi guardavano, parlavano. Mi desideravano.
Mi sono girato. Ho messo il culo in mostra. Mi hanno preso.
Erano in tre. Li ho soddisfatti tutti. Uno dietro, uno davanti, uno che mi mordicchiava le spalle. Mi venivano in bocca uno dopo l’altro, e io bevevo tutto. Senza staccarmi. Senza pensare. Ogni goccia mi confermava chi ero.
Più mi venivano dentro, più diventavo troia.
Pensavo fosse finita. Tre ore di sesso. Sudore, sperma, respiro rotto. Ma scendendo di nuovo giù, alle docce, l’ho visto.
Un uomo di colore. Alto, largo, il cazzo già mezzo duro. Mi ha guardato, e io ho capito.
Mi ha preso e mi ha girato. Mi ha scopato contro il muro.
Forte. Profondo. Ritmico.
Mi apriva senza chiedere, come se fossi fatto per lui. E forse lo ero.
Mi ha tenuto per i fianchi, mi ha dominato. Ogni colpo mi faceva tremare, ogni affondo mi svuotava e mi riempiva insieme.
Mi scopava davvero.
Il suo amico guardava, si toccava.
Ero lucida. Ero sveglia. E volevo tutto.
Ero il loro giocattolo. Ma per scelta.
Quando hanno finito, mi sono venuti in gola. Di nuovo. Ho preso tutto. Ancora.
E ho capito.
Mi è tornata in mente Linz.
Altra sauna. Altra notte. Altro blackout. Anche lì avevo perso i freni, ero diventata troia. Mi sono sempre chiesto il perché.
Poi lì, a Bruxelles, la risposta è arrivata.
Non era la droga. Non era il popper.
Era il cazzo.
Quando li sniffano attorno a me, è come se lo facessi anch’io. Come se quel confine tra loro e me si annullasse.
E allora ho aspettato un’occasione.
Solo cazzo, carne, istinto.
E mi sono scoperta.
Sì, sono troia. Anche senza nessuno che tira.
Sono troia perché il cazzo mi fa uscire. Mi accende. Mi rivela.
L’ingresso è come tanti: silenzioso, anonimo. Un asciugamano, un braccialetto. E poi quel calore, quel vapore che ti avvolge subito e ti toglie i contorni. Dentro, il tempo non esiste più.
La prima stanza era il bagno turco. Appena entrato, mi sono seduto vicino a un uomo. L’ho toccato. Ha reagito. Mi sono inginocchiato. Il suo cazzo mi è entrato in bocca e in quel momento ho smesso di pensare. L’odore era forte, un misto di pelle, sudore, qualcosa di animale. Mi confondeva e mi accendeva allo stesso tempo. Cazzo in gola, mente spenta. Ero in trance.
Poi è entrato un altro. Mi ha messo il cazzo in mano, ha cominciato a baciare l’uomo che stavo succhiando. Si limonavano, sniffavano popper. Io ero in mezzo, il loro strumento. Uno mi scopava da dietro, l’altro mi scopava la bocca. Ed era perfetto così. Non parlavo. Non pensavo. Godevo.
Ero la loro troia.
Quando hanno finito, se ne sono andati. Nessuna parola. Nessuno sguardo. Solo passi nel vapore.
Io avevo ancora fame.
Ho girato tutti i piani. Tocchi, baci, pompini. Senza pause. Senza volti. Solo cazzi e voglia. Mi sono spinto fino al terrazzo. Sfinito, mi sono sdraiato nudo su un transat. Il cazzo ancora mezzo duro, la testa piena e vuota allo stesso tempo.
Poi sono arrivati altri uomini. Mi guardavano, parlavano. Mi desideravano.
Mi sono girato. Ho messo il culo in mostra. Mi hanno preso.
Erano in tre. Li ho soddisfatti tutti. Uno dietro, uno davanti, uno che mi mordicchiava le spalle. Mi venivano in bocca uno dopo l’altro, e io bevevo tutto. Senza staccarmi. Senza pensare. Ogni goccia mi confermava chi ero.
Più mi venivano dentro, più diventavo troia.
Pensavo fosse finita. Tre ore di sesso. Sudore, sperma, respiro rotto. Ma scendendo di nuovo giù, alle docce, l’ho visto.
Un uomo di colore. Alto, largo, il cazzo già mezzo duro. Mi ha guardato, e io ho capito.
Mi ha preso e mi ha girato. Mi ha scopato contro il muro.
Forte. Profondo. Ritmico.
Mi apriva senza chiedere, come se fossi fatto per lui. E forse lo ero.
Mi ha tenuto per i fianchi, mi ha dominato. Ogni colpo mi faceva tremare, ogni affondo mi svuotava e mi riempiva insieme.
Mi scopava davvero.
Il suo amico guardava, si toccava.
Ero lucida. Ero sveglia. E volevo tutto.
Ero il loro giocattolo. Ma per scelta.
Quando hanno finito, mi sono venuti in gola. Di nuovo. Ho preso tutto. Ancora.
E ho capito.
Mi è tornata in mente Linz.
Altra sauna. Altra notte. Altro blackout. Anche lì avevo perso i freni, ero diventata troia. Mi sono sempre chiesto il perché.
Poi lì, a Bruxelles, la risposta è arrivata.
Non era la droga. Non era il popper.
Era il cazzo.
Quando li sniffano attorno a me, è come se lo facessi anch’io. Come se quel confine tra loro e me si annullasse.
E allora ho aspettato un’occasione.
Solo cazzo, carne, istinto.
E mi sono scoperta.
Sì, sono troia. Anche senza nessuno che tira.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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