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La soddisfazione del rugbista
15.10.2025 |
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"Il ragazzo ansimò, la bocca gonfia e il viso lucido di umidità, ma Marco lo guardò con un ghigno..."
Marco rientrò in casa sbattendo la porta con una violenza che fece tremare i vetri. Era appena tornato da una partita di rugby feroce, il suo corpo massiccio e muscoloso ancora coperto di fango, sudore e lividi. Alto quasi due metri, con spalle larghe come una porta e bicipiti gonfi che sembravano pronti a scoppiare, pesava oltre cento chili di pura potenza. Il suo petto villoso era intriso di sudore, e le sue cosce enormi, modellate da anni di placcaggi e corse, si tendevano sotto i pantaloncini da rugby logori e macchiati. Non si era lavato, ovviamente – adorava quella sensazione animale, quel puzzo di maschio alfa che lo faceva sentire invincibile.In soggiorno, seduto sul divano, c’era Luca, il suo ragazzo più giovane e minuto. Luca aveva vent’anni, un fisico snello e delicato, con braccia sottili e un viso da angelo innocente. Era l’opposto di Marco: fragile, timido, con un culo sodo ma piccolo che Marco adorava dominare. Luca alzò lo sguardo, arrossendo all’istante quando vide il colosso entrare, puzzolente e sporco.
“Alzati, puttanella,” ringhiò Marco con la sua voce profonda e rude, afferrando Luca per i capelli e tirandolo in piedi. “Papà è tornato e ha bisogno di essere pulito. Con la tua lingua da troietta.”
Luca gemette piano, ma non resistette – sapeva che non aveva scelta. Marco lo spinse contro il muro, schiacciandolo con il suo corpo enorme. Il sudore gocciolava dal collo di Marco, un odore acre e muschiato che invadeva le narici di Luca: un misto di erba, terra, sudore maschile e quel retrogusto salato di fatica. Marco indossava un sospensorio sotto i pantaloncini, uno di quelli vecchi e logori, intriso di sudore dopo ore di partita. Il tessuto era appiccicoso, macchiato di pre-cum e sudore, e conteneva a stento il suo cazzo mostruoso: venticinque centimetri di lunghezza quando eretto, spesso come un polso, con vene pulsanti e un glande grosso e violaceo che sembrava pronto a sfondare tutto.
Marco si tolse la maglia da rugby, rivelando il torso scolpito e peloso, bagnato di sudore. “Lecca, cazzo,” ordinò, afferrando la nuca di Luca e spingendogli la faccia contro il suo petto. Luca aprì la bocca, la lingua che sfiorava la pelle salata, leccando via il sudore che colava tra i pettorali. “Più forte, succhia come una vacca,” grugnì Marco, tirando i capelli di Luca per guidarlo. Luca obbedì, la lingua che tracciava linee umide sui muscoli, succhiando i capezzoli duri e sporchi, ingoiando quel sapore amaro di maschio non lavato.
Marco rise, una risata crudele e profonda. “Brava la mia puttana. Ora le ascelle.” Sollevò un braccio enorme, esponendo l’ascella folta di peli neri, intrisa di sudore puzzolente – un odore forte, quasi animale, come di formaggio rancido misto a muschio. Luca esitò un secondo, ma Marco gli schiaffeggiò la faccia con l’altra mano. “Lecca, o ti rompo il culo a secco.” Luca affondò il naso lì dentro, inalando quell’odore opprimente, la lingua che lambiva i peli bagnati, succhiando il sudore come un assetato. Marco gemette di piacere, il suo cazzo che si induriva nel sospensorio, premendo contro la coscia di Luca.
Soddisfatto, Marco lo spinse in ginocchio. “Ora il pezzo forte.” Si abbassò i pantaloncini e il sospensorio, liberando il suo cazzo enorme che schiaffeggiò la faccia di Luca. Era già semi-eretto, puzzolente di sudore e piscio residuo, con le palle grosse e pelose che penzolavano pesanti, appiccicose di umidità. “Succhia le palle prima,” ordinò Marco, afferrando la testa di Luca e spingendola tra le sue cosce. Luca aprì la bocca, leccando quelle sfere salate, ingoiando peli e sudore, mentre Marco lo teneva fermo con mani di ferro.
Ma non era finita. Marco si girò di scatto, il suo culo enorme e muscoloso che si piantava proprio davanti alla faccia di Luca. Era un culo da rugbista vero, sodo e peloso, con ciuffi di peli neri appiccicati dal sudore e dal fango della partita. Le chiappe erano arrossate dai placcaggi, macchiate di terra secca e umida, e tra di esse si nascondeva quel buco anale stretto ma invitante, circondato da peli bagnati che emanavano un odore fortissimo, quasi soffocante. Era un puzzo primordiale, animale: sudore anale accumulato per ore sotto il sole, misto a scoregge trattenute durante il gioco, un retrogusto amaro e di muschio maschile, con quel tocco salato di fatica che ti prendeva alla gola. L’intimo che Marco aveva indossato – quel sospensorio vecchio e logoro, ora buttato a terra – aveva solo peggiorato le cose, intrappolando l’umidità e l’odore come una sauna sporca.
“Rimming, troia del cazzo,” ringhiò Marco con la voce rauca, afferrando la testa di Luca con entrambe le mani enormi, le dita che si intrecciavano nei capelli del ragazzo come catene. “Lecca il mio buco sudato, puliscilo con quella lingua da puttana. Voglio sentirti succhiare via tutto lo schifo della partita.” Luca provò a ritrarsi, il naso già invaso da quell’odore opprimente che gli faceva girare la testa, un misto di sudore stantio e quel sottofondo terroso che ti faceva venire i conati. Ma Marco non gli diede scampo: spinse i fianchi indietro con violenza, schiacciando il viso di Luca proprio in mezzo alle chiappe, seppellendolo in quel calore umido e peloso.
Luca ansimò, la bocca schiacciata contro la pelle calda, e non ebbe altra scelta che aprire le labbra. La sua lingua sfiorò per prima i peli esterni, bagnati e salati, leccando via gocce di sudore che colavano dalle chiappe. “Cazzo, sì, lecca lì,” grugnì Marco, stringendo la presa sulla testa di Luca come una morsa d’acciaio, impedendogli di muoversi anche di un millimetro. “Succhia quei peli sporchi, ingoia il mio sudore da maschio.” Luca obbedì, la lingua che tracciava cerchi lenti intorno all’ano, raccogliendo quel sapore amaro e appiccicoso, un misto di sale e muschio che gli riempiva la bocca. L’odore era ovunque ora, gli entrava nei polmoni, lo faceva tossire piano contro la pelle di Marco, ma questo sembrava solo eccitarlo di più.
“Più dentro, troietta,” ordinò Marco, divaricando leggermente le gambe per esporre meglio il buco. Spinse la testa di Luca con più forza, costringendolo a premere il naso proprio sull’ano peloso. “Lingua dentro il mio culo, cazzo! Voglio sentirla spingere e pulire tutto.” Luca esitò un secondo, ma un ringhio minaccioso di Marco lo spinse ad agire: infilò la punta della lingua nel buco stretto, caldo e pulsante, penetrandolo piano. Era umido lì dentro, scivoloso di sudore e residui della giornata, e Luca sentì il sapore intensificarsi – salato, acido, con un tocco di amaro che gli fece venire le lacrime agli occhi. Marco gemette forte, un suono gutturale e animalesco, e iniziò a muovere i fianchi, scopando praticamente la faccia di Luca con il culo. “Sì, così, succhia più forte! Lecca via quel sudore dal mio buco, puttana. Senti come puzza? È tutto per te, ingoialo.”
Luca accelerò, la lingua che entrava e usciva dal buco anale, leccando le pareti interne, succhiando via il sudore e i peli che si staccavano. Il viso era completamente sepolto ora, le guance schiacciate contro le chiappe sudate, il naso premuto contro l’ano che pulsava. Marco lo teneva bloccato, le mani come tenaglie, e rideva crudele mentre sentiva la lingua del ragazzo lavorare. “Brava la mia troia, lecca profondo. Senti quel sapore? È il mio culo da rugbista, non lavato da ore. Succhia come se fosse il tuo cazzo preferito.” Luca gemette contro la pelle, il suo stesso cazzo che si induriva nonostante l’umiliazione, inalando quell’odore soffocante che lo avvolgeva come una nebbia. Marco continuò a spingere, costringendolo a rimming sempre più intenso, la lingua che scavava dentro, pulendo ogni piega, ingoiando sudore e saliva mista.
Passarono minuti così, con Marco che grugniva ordini volgari – “Lecca più veloce, cazzo!”, “Succhia il mio buco come una vacca!”, “Ingoia tutto, puttana!” – e Luca che obbediva, la faccia rossa e bagnata, coperta di sudore altrui. Alla fine, Marco lo lasciò andare solo quando fu soddisfatto, tirando via la testa di Luca con un gesto rude. Il ragazzo ansimò, la bocca gonfia e il viso lucido di umidità, ma Marco lo guardò con un ghigno. “Non male, troietta. Ora preparati per il resto.”
Dopo minuti di tortura umiliante, Marco era pronto. Tirò Luca in piedi, lo gettò sul divano a pancia in giù e gli strappò i pantaloni. Il culo di Luca era piccolo e stretto, rosa e invitante. Marco sputò sul suo cazzo enorme, lubrificandolo con saliva mista a pre-cum, e senza preavviso lo spinse dentro. Luca urlò di dolore e piacere mentre quel mostro di venticinque centimetri lo apriva in due, centimetro dopo centimetro, rude e senza pietà. “Prendilo tutto, cazzo,” ringhiò Marco, afferrando i fianchi di Luca e pompando con violenza, le palle che sbattevano contro il culo del ragazzo.
Il sesso fu brutale: Marco lo scopava come un animale, in quella posizione a pecorina sul divano, con Luca a pancia in giù e le ginocchia piegate, il viso premuto contro i cuscini. Marco lo teneva fermo con una mano sulla nuca, schiacciandolo giù come un cane sottomesso, mentre con l’altra gli tirava i capelli per arcuargli la schiena, esponendo meglio quel culo stretto. “Senti come ti sfondo, eh? Il mio cazzo da rugbista ti sta distruggendo,” grugnì, spingendo con colpi profondi e violenti, entrando fino in fondo ogni volta, le vene pulsanti che sfregavano contro le pareti interne di Luca, dilatandolo al limite. Luca gemeva e piangeva, il suo corpo minuto che tremava sotto il peso del colosso, ma il suo cazzetto duro sfregava contro il tessuto del divano, tradendo l’eccitazione. Marco accelerava il ritmo, sudando ancora di più, gocciolando sul corpo di Luca, e ogni tanto gli dava schiaffi secchi sul culo, lasciando impronte rosse sulla pelle pallida. “Urla per me, puttana. Dimmi quanto ti piace essere trattato come una troia da rugby.” Luca obbedì, gemendo frasi spezzate tra i singhiozzi: “Sì, papà… sfondami… fai male ma è buono…” Marco rise, aumentando la violenza, scopandolo con spinte che facevano cigolare il divano, il suo cazzo che entrava e usciva con suoni umidi e osceni, lubrificato dal sudore e dal pre-cum. “Vieni per me, troia,” ordinò, e Luca esplose in un orgasmo tremante, sborrando sul divano sotto di sé. Marco lo seguì poco dopo, ruggendo mentre scaricava fiotti caldi e densi di sborra dentro di lui, riempiendolo fino all’orlo, il seme che colava fuori dal buco dilatato.
Alla fine, Marco si ritrasse, il cazzo ancora gocciolante, e diede una pacca rude sul culo di Luca. “Brava puttana. Ma non abbiamo finito.” Afferrò Luca per un braccio e lo trascinò in bagno, spingendolo sotto la doccia. “Ora lavami, troietta. Puliscimi come si deve.” Aprì l’acqua calda, il vapore che riempiva la stanza, e si piantò lì, nudo e imponente, con il corpo ancora sudato e sporco. Luca, esausto ma obbediente, prese il sapone e iniziò a insaponargli il petto villoso, le mani che scivolavano sui muscoli, lavando via il fango e il sudore della partita. Marco gemette di piacere, guidando le mani di Luca più in basso, facendogli lavare le palle pesanti e il cazzo semi-eretto, che si induriva di nuovo sotto il tocco. “Brava, succhia via lo sporco,” ordinò, spingendo Luca in ginocchio per fargli lavare le cosce e il culo.
Ma Marco aveva altro in mente. Tirò su Luca, lo girò di spalle e lo piegò in avanti contro le piastrelle bagnate. “Apri quel culo, puttana,” ringhiò, divaricandogli le chiappe con le mani rudi. Luca tremò, il buco ancora dilatato e gocciolante di sborra dalla scopata precedente. Marco puntò il suo cazzo enorme contro l’ano e, invece di scoparlo, rilassò la vescica. Un getto caldo e potente di piscio schizzò fuori, inondando il culo di Luca, riempiendolo come un enema dorato. “Senti la mia piscia calda dentro di te, troia? Ti sto marcando come la mia cagna.” Luca gemette forte, il piscio che lo riempiva, mischiandosi alla sborra residua, un calore umiliante che gli gonfiava la pancia. Marco continuò a pisciare, spingendo il getto profondo, fino a quando Luca non poté più trattenere.
“Adesso svuotati sul mio petto,” ordinò Marco, girando Luca e spingendolo contro di sé. Luca, con le lacrime agli occhi per l’umiliazione, si accovacciò leggermente e lasciò andare: un misto di piscio, sborra e saliva colò fuori dal suo culo, schizzando sul petto muscoloso di Marco, scorrendo tra i peli e i muscoli. Marco rise, strofinando il liquido appiccicoso sulla pelle di Luca con le mani. “Brava la mia puttana. Ora sei pulito dentro e fuori.” Luca giaceva lì, esausto e soddisfatto, sapendo che era solo l’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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