Gay & Bisex
Una meritata doccia…in tre!
16.10.2025 |
2.025 |
3
"Stacco il dildo più piccolo e lo attacco al pavimento della doccia, la sua ventosa che aderisce con un suono deciso..."
Questo è un racconto reale. Di me dopo una giornata abbastanza “dura” e di come ho sciolto la mia tensione. È successo ieri sera. La giornata è stata un vero disastro. Una di quelle in cui il mondo sembra prendersela con te: il lavoro che ti soffoca, le scadenze che ti inseguono, e una tensione che mi ha irrigidito ogni muscolo. A 39 anni, so come lasciarmi andare, ma oggi voglio qualcosa di più, qualcosa che mi travolga e mi restituisca a me stesso. Chiudo la porta di casa, e il silenzio mi accoglie come un invito. Finalmente solo. Finalmente libero.
Mi dirigo verso il bagno, il mio rifugio. Mi spoglio lentamente, lasciando che ogni indumento cada sul pavimento, liberandomi da ogni peso. Accendo la doccia, e l’acqua calda inizia a scorrere, riempiendo la stanza di vapore denso e sensuale. Ma non è solo l’acqua che voglio. Apro il cassetto dove tengo i miei due complici di piacere: due dildo realistici, ciascuno con un carattere unico.
Il primo è grande, imponente, lungo circa 20 centimetri, con una circonferenza che riempie la mano e trasmette potenza. La sua superficie è liscia ma venata, con un realismo che mi fa quasi tremare. Ha una ventosa robusta alla base, pronta ad aderire ovunque io voglia. Il secondo è più piccolo, lungo circa 15 centimetri, con una curvatura perfetta che sembra fatta per colpire i punti giusti. Anche lui ha una ventosa, e il suo design è più snello ma altrettanto dettagliato, con una testa pronunciata che invita a giocarci.
Li prendo in mano, uno per ogni mano, e li osservo sotto la luce soffusa del bagno. C’è qualcosa di crudo e selvaggio in loro, un’energia che mi fa sentire in controllo. Ma voglio renderli miei, voglio dargli un sapore che li trasformi in un’estensione del mio desiderio. Mi posiziono sopra di loro e lascio che un flusso caldo e intimo della mia urina li bagni. È un gesto istintivo, quasi primitivo, che aggiunge un sapore maschio, un’intensità che mi accende. Ora hanno un gusto, un odore, qualcosa di vivo e mio.
Attacco entrambi i dildo al vetro della doccia, uno accanto all’altro, all’altezza della mia bocca. Entro nella doccia, l’acqua mi scivola sulla pelle, scaldandomi i muscoli tesi. Il vapore rende tutto più morbido, più sensuale. Mi avvicino al più piccolo, lo sfioro con le labbra, assaporando il gusto salato che ho lasciato su di lui. Lo prendo in bocca, lentamente, lasciando che la sua curvatura scivoli sulla mia lingua. Poi passo al più grande, la sua imponenza che mi riempie la bocca. Lo spingo più a fondo, sentendolo premere contro la gola. Un conato mi sorprende, un riflesso istintivo, e la saliva mi inonda la bocca, rendendo tutto più scivoloso, più intenso. Torno al più piccolo, succhiandolo con avidità, poi tento l’impossibile: avvicino i due dildo e cerco di prenderli entrambi in bocca. La sensazione è travolgente, le loro forme che si contendono lo spazio, premendo contro la mia lingua e la gola. Un altro conato, più forte, e la saliva mi cola lungo il mento, mescolandosi all’acqua della doccia. Uso la saliva per lubrificarmi il buco, ci infilo facilmente due dita e mi esploro. È crudo, disordinato, e mi eccita da morire.
Cambio posizione. Stacco il dildo più piccolo e lo attacco al pavimento della doccia, la sua ventosa che aderisce con un suono deciso. Il più grande resta sul vetro, all’altezza perfetta per la mia bocca. Mi inginocchio, l’acqua che mi accarezza la schiena, e lascio che il dildo sul pavimento mi penetri lentamente, la sua curvatura che trova subito i punti giusti. Lo sento scivolare dentro di me, caldo, perfetto, mentre mi chino verso il dildo grande sul vetro. Lo prendo in bocca, spingendolo a fondo, sentendolo premere contro la gola. Un altro conato, la saliva che mi riempie la bocca, e il ritmo dei miei fianchi che si muovono sul dildo più piccolo diventa più intenso. Poi scambio i due: stacco il grande e lo fisso al pavimento, mentre il più piccolo va sul vetro.
Ora è il grande a penetrarmi, la sua circonferenza che mi riempie completamente, mentre succhio il più piccolo, la sua testa pronunciata che scivola sulla mia lingua, provocandomi altri conati e un’esplosione di saliva che rende tutto più scivoloso, continuo ad usarla per lubrificarmi, mi eccita tantissimo, lo faceva sempre un mio amante, diceva che così facendo non ingoiavo lubrificante commerciale.
Cambio ancora. Attacco il dildo grande al vetro, all’altezza perfetta per penetrarmi, e il più piccolo al pavimento, pronto per la mia bocca. Mi posiziono in modo che il grande mi prenda con decisione, ogni centimetro che mi riempie e mi fa gemere. Mi chino verso il pavimento, succhiando il più piccolo, il suo gusto salato che mi manda in estasi. Lo spingo a fondo, sentendolo premere contro la gola, e i conati tornano, la saliva che mi cola lungo il mento, mescolandosi all’acqua. Il ritmo dei miei movimenti diventa più veloce, più disperato, come se stessi inseguendo il piacere stesso.
Infine, decido di spingermi oltre. Stacco entrambi i dildo e li attacco al pavimento, uno accanto all’altro. Mi posiziono sopra di loro, lasciando che mi penetrino entrambi, uno davanti, l’altro dietro. È intenso, quasi al confine del sopportabile, ma il piacere è travolgente. Muovo i fianchi, trovando un ritmo che mi fa perdere il controllo, i miei gemiti che si mescolano al suono dell’acqua. Il piacere si accumula, una tempesta che non posso fermare…l’esplosione.
L’orgasmo mi travolge, potente, devastante, un’onda che mi fa tremare ogni muscolo. Vengo copiosamente, un grido roco che mi sfugge mentre il piacere mi consuma completamente. Resto lì, ansimante, sotto l’acqua che continua a scorrere, con i due dildo ancora attaccati al pavimento, testimoni silenziosi del mio abbandono.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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