Gay & Bisex
L’arrivo a sorpresa di Ahmed
23.07.2026 |
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"Mi fece chinare sul suo cazzo, obbligandomi a leccargli la cappella gonfia e le palle pesanti e a masturbarlo con la mano mentre Tariq mi riprendeva da dietro, pompandomi il culo con spinte..."
Ahmed entrò. Alto, spalle larghe, muscoloso, barba corta e occhi neri intensi. Mi guardò sorpreso.Tariq, con tono naturale:
«Ahmed, questo è Giorgio, un amico. L’ho incontrato sul bus.»
Si scambiarono uno sguardo complice. Tariq disse qualcosa in arabo, breve e basso. Ahmed annuì, un sorriso predatorio gli illuminò il viso. Aveva capito perfettamente.
«Resta per una birra, Giorgio. Non scappare subito» disse Ahmed con voce profonda.
Ci sedemmo. La tensione elettrica cresceva. Ahmed mi sfiorava la coscia con la mano. Tariq sorrideva. Dopo pochi minuti Ahmed mi aprì i pantaloni mentre Tariq si alzava e si metteva dietro di me. Mi posò le mani pesanti sulle spalle, stringendole forte, come a dire “ora ti facciamo la festa e non puoi dire di no”. Non mi baciò, non mi accarezzò. Solo possesso.
Mi spogliarono rapidamente. Mi misero in ginocchio sul tappeto. Ahmed tirò fuori un cazzo ancora più grosso e spesso del fratello. Mi sputò direttamente in bocca, mi afferrò la testa con tutte e due le mani e me lo spinse in gola con forza brutale. Mi scopava la bocca senza pietà, affondi profondi che mi facevano lacrimare e soffocare. Intanto Tariq si era inginocchiato dietro di me, mi aveva aperto le natiche e mi aveva infilato il suo cazzo nel buco, già largo dalla scopata precedente,con un colpo deciso.
Si alternavano con voracità e senza schema fisso. Dopo qualche minuto Ahmed uscì dalla mia gola, si sdraiò sul divano e mi tirò verso di sé. Mi fece chinare sul suo cazzo, obbligandomi a leccargli la cappella gonfia e le palle pesanti e a masturbarlo con la mano mentre Tariq mi riprendeva da dietro, pompandomi il culo con spinte regolari e profonde. Sentivo le mani di Tariq stringermi forte i fianchi, tirandomi contro di sé a ogni affondo, mentre la lingua scivolava sulla cappella di Ahmed, assaporando il suo sapore forte e leccando ogni goccia di precum.
Poi invertirono: Tariq si sdraiò sul divano, le gambe aperte, e io mi dedicai al suo cazzo spesso, leccando e succhiando la cappella mentre Ahmed mi penetrava da dietro con forza crescente, le mani grandi che mi afferravano le spalle per tenermi fermo e spingermi contro il fratello. Il possesso era totale: uno mi usava la bocca per il piacere lento e viscido, l’altro mi sfondava il culo con spinte possessive.
Mi girarono di nuovo. Mi misero a quattro zampe sul tappeto. Ahmed mi prese il culo, martellandomi con affondi violenti che mi facevano tremare, mentre Tariq si inginocchiava davanti a me e mi scopava la bocca con ritmo più calmo ma profondo. Le loro mani mi dominavano ovunque: sui fianchi, sulla nuca, sulle spalle.
Mi sollevarono tra loro. In piedi, Tariq mi penetrò da dietro mentre Ahmed mi teneva le gambe aperte e sollevate. Cerco di entrare anche lui ma implorai di no, era troppo, rischiavo rimanere sfondato a vita.
Poi mi riportarono sul divano: Ahmed sdraiato sotto di me che mi impalava dal basso, Tariq in piedi che mi usava la gola. Cambiavano continuamente, alternandosi tra i buchi, usandomi come un oggetto caldo e disponibile per il loro piacere.
La tensione arrivò al culmine. Mi rimisero in ginocchio tra loro due. Ahmed mi prese la gola, spingendo fino in fondo e tenendomi lì senza respiro mentre Tariq mi martellava il culo con affondi bestiali.
«Insieme» ringhiò Tariq.
Vennero contemporaneamente. Ahmed mi tenne il cazzo piantato fino in fondo alla gola, svuotandosi direttamente dentro di me mentre io soffocavo, gli occhi spalancati. Nello stesso momento Tariq mi riempì il culo con fiotti caldi e potenti, spingendo fino alle palle e rimanendo piantato dentro. Il mio corpo esplose: venni senza toccarmi, schizzi violenti mentre venivo usato come un buco da entrambi i fratelli.
Solo dopo lunghi secondi si ritirarono. Ero distrutto, coperto del loro odore e dei loro fluidi, ma profondamente soddisfatto.
Ci scambiammo i numeri. Ahmed mi diede una pacca possessiva sul culo.
«La prossima volta resti di più.»
Uscii da quell’appartamento con le gambe molli e la certezza che sarei tornato presto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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