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Gay & Bisex

Rivedo Tariq sulla 90


di gserpe
23.07.2026    |    129    |    0 8.0
"Poi sentii la cappella grossa premere e scivolare dentro, centimetro dopo centimetro, fino a piantarsi completamente..."
Erano passati quasi quattro mesi da quell’incontro folle. Quella sera d’estate salii sulla 90 e lo vidi subito in fondo al bus, seduto con le gambe fieramente spalancate come la prima volta. Tariq.

La tunica bianca gli cadeva morbida sul corpo imponente, il turbante color cammello leggermente spostato, la barba curatissima e quegli occhiali dorati che gli davano un’aria elegante e pericolosa allo stesso tempo. Incrociò il mio sguardo e il suo sorriso si allargò lento, consapevole, con quella nota lasciva che ricordavo perfettamente. Sentii subito un calore familiare salire dal basso.

Mi avvicinai e mi sedetti accanto a lui. L’autobus ondeggiava nella sera calda, l’aria tra noi già elettrica.

«Giorgio… pensavo fossi scappato dopo l’ultima volta» disse con quella voce profonda e sensuale, guardandomi dritto negli occhi.
«Non è facile dimenticarti, Tariq.»

Parlammo a bassa voce mentre il bus procedeva. Mi raccontò della sua famiglia al paese – moglie e due figli piccoli – e di come non volesse tradirla con altre donne.
«Un ragazzo invece… è solo per svuotarmi le palle. Non conta niente.»

Poi, con voce bassa e cruda, mi raccontò di Luca, uno studente:
«Nei bagni dell’Università Statale. Lo incontrai mentre finivo un lavoro di ristrutturazione. Entrò per pisciare e mi guardò il cazzo mentre me lo scrollavo. Due minuti dopo era in ginocchio nel cubicolo, porta chiusa male. Gli tenni la testa ferma con tutte e due le mani e glielo spinsi fino in gola mentre fuori passava gente. Piangeva dal piacere, la saliva che gli colava sul mento. Lo facevo entrare e uscire, sentendo la sua lingua calda che cercava di respirare. Poi lo piegai sul lavandino freddo, gli abbassai i jeans e glielo infilai tutto dentro in un colpo solo. Lo tenni fermo per i fianchi mentre lo sfondavo con spinte profonde e regolari. Sentivo il suo culo stretto stringersi intorno al mio cazzo ogni volta che entravo fino alle palle. Urlava piano, mordendo il braccio per non farsi sentire. Lo riempii due volte quella sera, una in gola e una dentro.»

L’eccitazione era già feroce. Accettai di seguirlo a casa di suo fratello. Il treno che ci portò fuori città, la camminata silenziosa, le scale. Appena chiusa la porta, Tariq mi fu subito addosso.

Mi spinse contro il tavolo della cucina, mi abbassò pantaloni e mutande con gesti decisi. Il suo odore forte mi avvolse. Mi aprì le natiche con le mani grandi e callose, sputò sul buco e ci spinse dentro due dita spesse, girandole, allargandomi senza fretta. Poi sentii la cappella grossa premere e scivolare dentro, centimetro dopo centimetro, fino a piantarsi completamente. Rimase fermo qualche secondo, godendo del calore stretto, poi iniziò a spingere. Colpi lenti ma potenti che mi facevano sentire ogni vena del suo cazzo scuro. Una mano mi stringeva il fianco, l’altra la nuca, tirandomi indietro a ogni affondo.

«Prendilo tutto, Giorgio. Questo buco è mio.»

Mi piegò meglio sul tavolo, una gamba alzata. Le spinte diventarono più veloci, più profonde. Sentivo le sue palle pesanti sbattere ritmicamente contro di me, il suono umido e osceno della carne. Mi portò sul divano, mi mise a quattro zampe e mi prese da dietro afferrandomi forte i fianchi con entrambe le mani. Mi possedeva completamente, tirandomi verso di sé a ogni stantuffata violenta. Dopo quasi quaranta minuti di scopata intensa mi tirò in ginocchio, si segò davanti al mio viso e scaricò schizzi densi e caldi su lingua, guance e mento.

«Ingoia tutto.» Mi spinse il cazzo ancora duro in bocca per farmi pulire e mandare giù ogni goccia.

Mi stavo rivestendo a fatica, ancora con le gambe tremanti. Ero pieno di lui. Ancora eccitato.

Lo stavo salutando, qualche parola di circostanza, ero vicino alla porta, pronto ad andarmene. Quando sentii la chiave girare e la porta aprirsi…..
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