La seconda volta: il tastierista
Per racimolare qualche spicciolo, mentre studiavo all'università, facevo il fonico di palco. Accompagnavo una band rock in giro per l'Italia per le loro date e, macinando chilometri insieme tra furgoni e soundcheck, eravamo diventati molto amici. Di solito condividevo la stanza d'albergo con uno o due di loro. Una sera, dopo un concerto a Bologna, i ragazzi della band avevano decisamente esagerato con le bevute nel backstage: a fine serata erano tutti piuttosto ubriachi. Il manager aveva quindi caricato i più cotti sul pulmino, mentre io mi ero messo alla guida del furgone con la strumentazione.
A farmi compagnia sul sedile del passeggero c'era il tastierista, Alex, con cui avrei condiviso la stanza. Alex era il più figo del gruppo, il tipico frontman mancato su cui le fan mettevano sempre gli occhi addosso: alto quanto me, un gran bel fisico e un carisma naturale. Quella sera era un po' brillo, ma non più di tanto, sicuramente il più lucido tra i musicisti.
Il tragitto verso l'hotel è durato una mezz'ora abbondante, dato che la struttura si trovava un po' fuori città. Durante la guida abbiamo parlato prima del concerto, delle risposte del pubblico e dei suoni, per poi passare a discorsi più leggeri. A un certo punto, Alex si è messo a raccontare un episodio risalente all'estate precedente, quando aveva svolto il servizio civile. Con lui c'era un ragazzo dichiaratamente gay con cui aveva stretto un'ottima amicizia. Mi ha raccontato che l'ultimo giorno di servizio insieme, dopo che le responsabili avevano organizzato un rinfresco e si era bevuto qualche bicchiere di spumante, erano rimasti da soli nelle stanze degli obiettori. Lì, quel ragazzo aveva tentato un approccio molto delicato, baciandolo sulle labbra e accarezzandogli il torace. Alex mi ha spiegato di non essersi affatto offeso, ma di aver declinato l'invito dicendogli chiaramente di non essere gay.
«Poi però,» ha aggiunto voltandosi a guardarmi, «in questi mesi mi sono chiesto spesso come sarebbe stata quell'esperienza. Un po' mi sono pentito di non aver provato.»
Mentre lo diceva, recitava la parte di quello più brillo di quanto non fosse in realtà, come se stesse cercando di studiare la mia reazione di traverso. Io sono sprofondato in un imbarazzo totale. Il cuore ha preso a battere all'impazzata e le mani sul volante si sono fatte umide. Continuavo a chiedermi se Alex mi stessi parlando di quella storia perché sospettava qualcosa sui miei gusti o se avesse intuito la mia esperienza passata. Non sapevo letteralmente cosa dire.
Fino a che Alex mi ha chiesto a bruciapelo: «A te è mai capitato?».
«No...» ho risposto, ma la voce mi è uscita strozzata, stentando a superare la gola.
Alex allora mi ha incalzato con un sorriso malizioso: «Sì che hai già provato, si vede».
Ho cercato di rispondere a tono, facendo la voce più ferma possibile: «No, ti dico di no». La conversazione si è chiusa lì e per il resto del viaggio abbiamo guidato in silenzio.
Arrivati in albergo, ci siamo diretti in camera. Ho finto di essere stanchissimo, sperando di accelerare i tempi e infilarmi sotto le coperte, ma dentro di me ero profondamente turbato. Ero nettamente eccitato da tutta quella situazione, ma non volevo assolutamente darlo a vedere, terrorizzato dall'idea di uscire allo scoperto con un compagno di tour.
Alex sembrava non pensarci più: si è spogliato ed è rimasto a girare mezzo nudo per la stanza con totale disinvoltura. Io ho fatto di tutto per nascondere l'erezione che non accennava a calare. Mi sono infilato rapidamente nel letto, tirando le coperte fino al petto, e ho aspettato che lui spegnesse la luce. Ma all'ultimo momento, con tutta la calma del mondo, Alex si è fermato vicino al mio letto e mi ha detto: «L'ho visto che sei eccitato».
Sono rimasto immobile per qualche secondo, bloccato dalla vergogna e dal panico. Poi mi sono voltato verso di lui per rispondergli qualsiasi cosa pur di smentire, ma l'impatto visivo mi ha gelato le parole in bocca: Alex era seduto sul bordo del suo letto, con la mano infilata nelle mutande e il membro che spuntava fuori, durissimo.
A quel punto ogni difesa è crollata. «Ho provato una volta,» ho mormorato.
Sono uscito dalle coperte e mi sono seduto accanto a lui sul suo letto. Ci siamo cercati e ci siamo baciati a lungo, un bacio caldo e senza più le barriere dei minuti precedenti. Alex ha allungato una mano e me l'ha sfiorato; d'istinto non ho potuto fare a meno di prendergli il membro in mano e iniziare ad accarezzarlo.
«Prendimelo in bocca,» mi ha detto a bassa voce.
Mi sono chinato e l'ho fatto, dolcemente. Poi mi sono messo completamente in ginocchio tra le sue gambe e ho continuato a succhiarlo con ritmo regolare.
«Cavolo, sei bravissimo,» ha sussurrato Alex mettendomi una mano tra i capelli. Dopo un po' ha spinto leggermente indietro il bacino: «Piano... così mi mandi di fuori, mi fai venire».
Ma ero troppo eccitato per fermarmi. Ho continuato a succhiare intensamente, mentre con una mano avevo iniziato a toccarmi da solo. Pochi istanti dopo, Alex è venuto direttamente nella mia bocca, proprio mentre io raggiungevo l'apice godendo addosso a me stesso.
Appena finito, sono corso in bagno per sputare tutto nel lavandino e sciacquarmi il viso. Quando sono rientrato in stanza, Alex mi ha guardato dal letto e con un sorriso mi ha detto: «Abbiamo fatto un gran casino... ma è stato bellissimo». Si è alzato, mi ha dato un bacio sul collo e ha aggiunto: «Ho fatto bene a insistere; lo sapevo che ti andava di farlo».
Ci siamo preparati per andare a dormire definitamente. Stavo per rimettermi nel mio letto singolo, ma Alex mi ha fermato: «Vieni di qua, il mio è più grande».
Mi sono spostato da lui. Ci siamo messi a conchiglia, con me davanti e Alex che mi abbracciava da dietro, tenendomi stretto a sé. Dopo un po' ho sentito chiaramente che Alex era di nuovo duro contro le mie natiche.
«Vorrei provare anche il culetto,» mi ha detto all'orecchio.
«Ok,» ho risposto a voce bassissima.
Alex ha allungato il braccio verso il comodino, ha preso un preservativo e un tubetto di gel preparandosi rapido. Si è posizionato dietro di me e ha provato a entrare, incontrando una certa resistenza iniziale. L'ho aiutato guidandolo con la mano e tirando leggermente in su il sedere per facilitargli l'angolo. L'amplesso è iniziato lentamente, per poi prendere un ritmo sempre più sostenuto e profondo.
«Sei fantastico... lo sapevo... è bellissimo scoparti il culo,» mi diceva tra i respiri affannati.
Dopo qualche minuto di spinta continua, ha accelerato il passo: «Oddio, vengo, vengo...».
In quel preciso istante ho sentito un'ondata di piacere caldissimo partire direttamente da dietro e propagarsi lungo tutta la colonna fino alla punta del mio pene, che continuava a strusciare contro il lenzuolo; sono venuto di nuovo copiosamente, mentre sentivo Alex scaricarsi completamente dentro di me, prima di crollarmi addosso.
Siamo rimasti così per un po’, in assoluto silenzio. Poi lui si è addormentato e io non l’ho voluto svegliare. Sentire il suo respiro sul collo, mentre il sesso e il sedere continuavano a pulsare, era un’emozione che facevo fatica a controllare.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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