Gay & Bisex
Sborra e sangue
27.10.2026 |
1.771 |
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"Luca chiuse gli occhi e pensò che forse, con il tempo, avrebbe smesso anche di contare le settimane..."
La stanza era calda, troppo calda per ottobre. Fuori Brașov era già buio e il vento sbatteva contro le finestre del piccolo hotel. Dentro, l’uomo che aveva conosciuto al bar lo stava spingendo contro il muro con una mano larga sulla gola, non abbastanza forte da far male, abbastanza da far capire chi comandava.
Si chiamava Andrei. Alto, spalle larghe, barba corta e occhi scuri che non sbattevano quasi mai le palpebre. Aveva l’odore di fumo e di pelle pulita. Luca aveva già la camicia aperta e i jeans abbassati fino a metà coscia. Il cazzo di Andrei premeva contro il suo stomaco attraverso i pantaloni, duro, grosso, caldo.
«Girati», disse Andrei.
Luca obbedì. Sentì le mani di Andrei aprirgli le natiche senza troppi riguardi, due dita grosse che scivolavano dentro di lui con poco preambolo, solo saliva e pressione. Bruciò, poi il bruciore si trasformò in quella sensazione piena e sporca che gli faceva piegare le ginocchia. Andrei lo scopò con le dita per un minuto intero, lento e profondo, finché Luca non iniziò a gemere contro il muro.
Poi le dita uscirono. Il cazzo gli entrò in un colpo solo. Grosso. Luca urlò piano. Andrei iniziò a scoparlo subito, spinte lunghe e pesanti. Il suono della pelle che sbatteva era forte nella stanza silenziosa.
«Così. Ti piace quando ti riempio.»
Ogni spinta gli spingeva il cazzo contro la parete. Si sentiva aperto, usato. Andrei gli afferrò i capelli e gli tirò la testa indietro, scopandolo più forte. Poi rallentò, uscì quasi del tutto e rientrò con una spinta lenta e crudele. Gli leccò il collo, la lingua calda e ruvida. I denti sfiorarono la pelle.
«Stai fermo.»
I denti affondarono. Non un morso giocoso. Il dolore fu acuto. Andrei continuò a scoparlo mentre beveva, le spinte più lente e profonde. Il sangue scese caldo lungo il collo di Luca. Venne così, senza toccarsi, il corpo che si contraeva intorno al cazzo di Andrei. Andrei venne sepolto fino in fondo, i denti ancora nella carne.
Quando si staccò, il collo di Luca pulsava. Andrei si pulì la bocca e si rivestì in silenzio.
«Domani parti.»
Luca annuì. Andrei uscì senza guardarsi indietro. Luca si toccò il collo. Le dita tornarono rosse. Sotto il bruciore c’era qualcosa di più caldo che già gli faceva venire voglia di essere toccato di nuovo.
Il volo da Bucarest a Chicago durò undici ore. Quando atterrò, la luce del sole gli bruciava gli occhi. Si mise gli occhiali da sole e non se li tolse fino a casa.
I primi due giorni fu solo stanco. Dormiva di giorno, si svegliava con la bocca secca e un’erezione che non passava. La ferita sul collo era quasi chiusa. La toccava spesso e ogni volta sentiva un brivido che gli scendeva dritto fino al cazzo.
La terza notte uscì. Scaricò Grindr e scrisse solo “succhio, ora”. Il primo che rispose aveva trentacinque anni. Luca si inginocchiò e glielo prese in bocca. Ogni volta che la cappella gli scivolava sulla lingua qualcosa dentro di lui si calmava. Quando l’uomo venne, Luca bevve tutto. Lo sperma gli scese nello stomaco come qualcosa di denso e vivo. Uscì che non aveva più quel vuoto. Si sentiva pieno. Lucido.
Il giorno dopo la luce gli fece male davvero. Di notte uscì di nuovo. Due uomini diversi. Ogni volta lo sperma lo calmava. Senza, il vuoto tornava più forte, con un formicolio sotto la pelle.
La quinta notte, in un vicolo, mentre succhiava un tipo alto, sentì i denti che gli prudevano. Tutti i denti. Un prurito caldo. Quando l’uomo venne, Luca bevve, ma non gli bastò. Il vuoto non si chiuse del tutto. Tornò a casa con le mani che tremavano. Allo specchio gli occhi erano più scuri. Capì. Lo sperma lo teneva in piedi. Ma il corpo voleva sangue.
Passarono altri quattro giorni. Continuò a uscire. Tre, quattro uomini. Lo sperma lo calmava per qualche ora, poi tornava. La fame di sangue arrivò come un crampo. Uscì alle due di notte senza aprire l’app. Camminò. Lo trovò vicino a una fermata deserta. Un uomo sulla quarantina, solo. Luca lo spinse nel vicolo. La bocca trovò il collo. I denti affondarono. Il sangue uscì caldo e denso. Bevve a grandi sorsi finché il corpo non smise di muoversi.
Quando finì, il vuoto era sparito. Si sentiva pieno in un modo che lo sperma non gli aveva mai dato. Capì che avrebbe dovuto farlo di nuovo. Una volta a settimana. Il corpo glielo avrebbe detto.
Tornò a casa. Allo specchio gli occhi erano diversi. Si sdraiò e per la prima volta dormì senza sognare.
Il giorno dopo dormì fino a tardo pomeriggio. Si svegliò con il cazzo duro. Il sangue aveva tolto il dolore, ma non la fame di sperma. Uscì alle undici.
Il primo lo trovò su Grindr. Si inginocchiò e succhiò finché l’uomo non gli venne in gola. Deglutì tutto. Non gli bastò.
Il secondo lo trovò in un bagno. Si piegò in avanti, l’altro lo scopò forte, una mano sulla nuca. Quando venne dentro di lui, Luca si girò e glielo ripulì con la bocca.
Il terzo lo prese in macchina. Gli salì sopra e si mosse finché entrambi non vennero. Tre uomini. Lo sperma gli bruciava in gola e nel culo. Il vuoto era quasi chiuso. Quasi. Sulla via del ritorno sentì di nuovo quel crampo basso. Il sangue gli era durato poco.
Passarono tre settimane. Smise di contare i giorni. Di giorno restava in casa. Di notte usciva. Sempre. Tre, quattro, cinque uomini. Bocche, cazzi, sperma. Ogni volta lo calmava per qualche ora. Il sangue lo prendeva una volta ogni sei o sette giorni. Sceglieva persone sole. Beveva finché il battito non si fermava.
Una notte, dopo aver bevuto, non tornò subito. Andò in un parco. Un uomo seduto su una panchina lo seguì tra gli alberi. Luca si inginocchiò e glielo prese in bocca. Succhiò lento, la bocca ancora sporca di sangue secco. Quando venne, bevve tutto. Per la prima volta le due cose si mescolarono senza conflitto. Si sentiva pieno. Completo.
Tornò a casa. Si toccò il collo. La cicatrice non pulsava più. Allo specchio gli occhi erano scuri e fermi. Non c’era più paura. Non c’era più la speranza che passasse. C’era solo la routine: la notte, i cazzi, lo sperma, e ogni tanto il sangue.
Si sdraiò. Fuori la città continuava a muoversi. Luca chiuse gli occhi e pensò che forse, con il tempo, avrebbe smesso anche di contare le settimane. Il sole sarebbe sorto tra poche ore. Lui avrebbe chiuso le tende. E la notte dopo sarebbe uscito. Di nuovo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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