Gay & Bisex
La luna non perdona
30.10.2026 |
595 |
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"Ethan sentì il cazzo di Ryan cambiare dentro di lui, diventare più spesso, più caldo..."
Ethan arrivò alla baita quando il sole era già basso. Il sentiero era stato più lungo di quanto Ryan gli avesse detto e le gambe gli bruciavano. Ryan lo aspettava sulla veranda, a piedi nudi nonostante il freddo, con una felpa troppo grande e i capelli ancora umidi dalla doccia. Non sorrise subito. Lo guardò come se stesse controllando che fosse davvero lui.
«Ce l’hai fatta», disse, e la voce gli uscì più bassa del solito.
Dentro faceva caldo. Il camino era acceso e l’odore di legno bruciato si mescolava a quello della pelle di Ryan. Si baciarono contro la porta ancora aperta. Ethan sentì i denti di Ryan sulla labbra inferiore, un morso leggero che durò un secondo di troppo. Quando si staccarono, Ryan gli passò il pollice sul labbro e lo leccò.
«Stanotte non scappare», mormorò.
Ethan rise, nervoso. «E dove dovrei andare?»
Fecero sesso sul divano, con i vestiti ancora mezzi addosso. Ryan lo prese da dietro, lento all’inizio, poi sempre più a fondo. Le mani gli stringevano i fianchi con una forza che Ethan non gli aveva mai sentito. Ogni tanto Ryan si fermava, respirava contro la sua nuca e tremava. Quando venne, non si mosse. Restò dentro di lui, il petto premuto contro la sua schiena, e gli morse la spalla abbastanza forte da lasciare il segno.
«Ryan…»
«Zitto.»
Ethan sentì i denti premere di nuovo, più lunghi. O forse era solo la sua immaginazione. Chiuse gli occhi e venne anche lui, con le dita di Ryan che gli stringevano il cazzo e il fuoco che scoppiettava troppo forte.
La seconda notte Ryan uscì. Ethan lo vide dalla finestra camminare nel prato, a torso nudo, la testa alzata verso la luna. Quando tornò aveva le pupille dilatate e le mani calde, quasi febbrili. Lo spinse sul pavimento davanti al camino senza parlare. Ethan cercò di girarsi, ma Ryan lo tenne fermo con una mano sulla nuca.
«Resta così.»
Il sesso fu diverso. Ryan lo scopava con colpi lunghi e profondi, e ogni volta che Ethan gemeva sentiva le unghie di Ryan graffiargli i fianchi. Non erano più corte. Ethan lo sentì chiaramente: le punte che si allungavano, che gli aprivano la pelle. Il sangue scese caldo lungo la coscia. Ryan lo leccò via senza fermarsi.
«Ti fa male?» chiese, la voce roca.
«Sì.»
«Vuoi che smetta?»
Ethan scosse la testa. Ryan rise, un suono basso che gli vibrò dentro. Lo girò sulla schiena e gli entrò di nuovo, guardandolo negli occhi. Alla luce del fuoco Ethan vide i denti. Non erano più quelli di prima. Ryan se ne accorse e sorrise comunque, e il sorriso gli tagliò il labbro inferiore. Il sangue gli colò sul mento e gocciolò sul petto di Ethan.
«La luna vuole qualcosa», disse Ryan, spingendo più forte. «Se resti, posso dividerla con te.»
Ethan venne con le unghie di Ryan conficcate nelle spalle e la bocca di Ryan sulla sua, piena di sangue. Sentì qualcosa muoversi sotto la pelle di Ryan, ossa che si spostavano. Non scappò.
Quando Ryan venne la seconda volta non si fermò. Il corpo gli tremava, si allargava. Le spalle si fecero più larghe, la schiena si inarcò. Ethan sentì il cazzo di Ryan cambiare dentro di lui, diventare più spesso, più caldo. Cercò di spingerlo via, ma Ryan gli bloccò i polsi sopra la testa con una sola mano.
«Adesso tocca a te», sussurrò contro la sua bocca.
Ethan urlò quando sentì le proprie ossa iniziare a scricchiolare. Il dolore partì dalla spalla dove Ryan lo aveva morso e si diffuse ovunque, bruciante e dolce allo stesso tempo. Ryan continuava a scoparlo, lento ora, quasi tenero, mentre il corpo di Ethan si spezzava e si ricomponeva. Le unghie gli uscirono dalle dita. I denti gli tagliarono le labbra. L’orgasmo arrivò insieme al primo ululato.
Ryan gli leccò il sangue dalla bocca e rise, la voce già non più umana.
«Bravo.»
Fuori la luna era piena e bianca. Dentro la baita i due corpi sul pavimento non erano più quelli di Ethan e Ryan. Si muovevano ancora, lenti, incastrati, e il suono che usciva dalle loro gole non era più un gemito. Era qualcosa di più antico, e di molto più affamato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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