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Gay & Bisex

Le avventure di Mikis (2): Il vecchio pastore


di RmNord
09.08.2026    |    87    |    5 9.5
"I suoi maschi coglioni sbattevano sulle chiappe di quel culetto giovane e preparavano il carico che avrebbe donato fra poco alla sua preda..."
Dedico la traduzione di questa seconda avventura di Mikis in particolare a Duccio (nome di fantasia), augurandogli che possa trovare con serenità la sua strada nel mondo dell’amore e dell’eros.
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Mikis si guardò intorno: si trovava in un fitto bosco. Aveva fatto un’escursione con due suoi compagni d’università e le loro ragazze. Dopo un po’ le coppie si erano allontanate in direzioni diverse e lui era rimasto da solo. Non si aspettava che la sua prima uscita dalla città sarebbe andata a finire così.

Deluso, se ne andò di corsa verso il bosco. Si allontanò senza una mèta e assai presto si trovò interamente solo, ormai perso nel bosco. Si fermò boccheggiante e si sedette per godersi i suoni della natura. Sentì un belare di agnelli, non sembrava lontano. Si girò correndo in quella direzione e poco dopo si ritrovò davanti a un recinto per il bestiame con una grande capanna di legno. Avvicinandosi lentamente scorse il pastore che in quel momento stava nutrendo le sue bestie. Se ne intravedeva appena la testa al di sopra dell’incannucciata del recinto.
Si avvicinò con audacia. Il pastore, che era al contempo taglialegna, aveva vissuto lì per molti anni con sua moglie, ma da cinque anni era ormai vedovo. Non scendeva neppure al paese vicino, da dove proveniva; viveva nel bosco come un eremita. Due volte l’anno arrivava una squadra di braccianti di un’azienda a prendere la sua produzione e in cambio lo rifornivano di viveri. Non gli interessavano le comodità, faceva una vita dura, piena di lavoro. Del resto il clima nel bosco era mite per tutto l’anno e quindi non vi era neppure necessità di abiti pesanti.

- Buongiorno, nonno! C’è un po’ d’acqua? Ho una sete terribile.
All’udire quella voce inaspettata il pastore sobbalzò e si girò verso il giovane. Si guardarono l’un l’altro, misurandosi con lo sguardo, come avviene all’incontro di due sconosciuti.
Il pastore era un uomo alto di mezz’età, intorno ai 55 anni; portava dei pantaloni da lavoro ampi e consunti ed era nudo dalla vita in su. Il suo corpo, sudato e imponente, con muscoli enormi e molto villoso, contrastava con il resto del suo aspetto, che mostrava chiaramente la sua età: il viso dalla carnagione scura, rugoso, non rasato, con due occhi appesi, come due asole infilate in fitte sopracciglia grigiastre. Sopra al labbro superiore un folto baffo a manubrio non curato, con le estremità verso il basso, e una grande pelata sul cranio lucido completavano l’immagine del pastore.
Dall’altra parte Mikis, un giovane virgulto diciottenne, dalla corporatura piccola e corpo delicato, traboccante di freschezza e giovinezza.

Il pastore gli diede il benvenuto e lo fece entrare nella capanna, dove il ragazzo si dissetò bevendo acqua fresca dall’unica brocca che vi era all’interno. La conversazione non tardò ad iniziare.
- Sei la prima persona che entra in casa mia negli ultimi cinque anni, da quando vivo qui solo – disse il pastore con un velo di nostalgia. – Come sei arrivato dalle mie parti?
- Sono venuto in gita con alcuni amici. Mi sono allontanato camminando e mi sono perso – rispose Mikis.
- Ti staranno sicuramente cercando – commentò il pastore.
- Mah!, è ancora presto. Ora saranno occupati con le loro ragazze; a tutto penseranno tranne che a me. Credo che entro il pomeriggio li avrò raggiunti – azzardò il giovane.

Il vecchio pastore fissò lo sguardo sul suo corpo delicato. Indossava una maglietta a maniche corte e dei pantaloncini aderenti che evidenziavano il suo culetto sodo. Lo presero improvvisamente delle fantasie “spinte”. Era molto tempo che non fotteva ma si sentiva ancora assai vivace dentro di sé. Il giovane appariva come manna dal cielo: solo a pensarci prese a tormentarlo un desiderio erotico. Fu allora che decise di mettere in atto un piano di seduzione dell’ignaro giovane.
Mikis percepì il cambiamento nello sguardo dell’uomo, che si era fatto più acuto e indagatore. Lo stava squadrando dalla testa ai piedi. Provò imbarazzo, ma non paura. Dopo l’avventura con il tassista era ormai pronto a tutto.

- Tu non hai una ragazza? – chiese improvvisamente il pastore.
- No – rispose distrattamente Mikis. – Penso sia ancora presto, al momento la cosa non mi interessa.
- Strano. Alla tua età io avevo scopato la metà delle donne del mio paese. Con un uomo ci sei mai andato? – interrogò di nuovo, sfacciatamente, il ragazzo.
Mikis si riprese velocemente dalla sorpresa e decise di continuare il gioco a parole. Si sarebbe arrischiato a sorprenderlo anche lui rendendogli pan per focaccia. Tirò fuori il suo sguardo più innocente per vedere la sua reazione.
- Due mesi fa, mentre venivo in città con il tassì, mi ha violentato il tassista. Da allora non ho avuto altri rapporti.
Gli occhi del vecchio ebbero un lampo. “Se si è fatto chiavare una volta, lo farà volentieri anche la seconda” – pensò, certo di avere davanti a sé la preda ideale per una scopata. Allora azzardò ancor di più.
- Non ti è piaciuto? – ribatté allora al ragazzo.
- Per niente. Era un buzzurro e mi ha fatto male. Mi ha scopato due volte nella stessa serata: è stato una bestia. Mi ha spanato il culo con quel cazzone che aveva – continuò con provocante sincerità Mikis, scegliendo con attenzione le parole per mettere in imbarazzo l’uomo.

Il pastore era ormai certo che tra poco il giovane sarebbe caduto tra le sue mani. Per esperienza percepì la sua disponibilità e mise astutamente in atto il suo piano. Avrebbe effettuato un movimento di accerchiamento. Cambiò quindi argomento.
- Mi permetti di fare una doccia? Perché lavorando ho sudato – annunciò inaspettatamente al giovane.
- Ma certo! Fa’ quel che vuoi – disse con apparente innocenza, mentre dentro di sé pensava “Dove vuole andare a parare il vecchio? Non ho assolutamente voglia di scopare”.
Il pastore si tolse gli indumenti con un unico movimento, gettando le sue nudità di fronte agli occhi di Mikis: corpo peloso, eccitante, con un cazzo enorme barzotto e due grandi coglioni nello scroto rugoso. Il giovane non riusciva a distogliere gli occhi da quella vista, sentì una strana vampata di calore. La sua prima esperienza avuta con il tassista gli si ripresentò davanti e avrebbe tanto voluto dimenticarla!

Il vecchio individuò immediatamente l’interesse del giovane con un’occhiata di sfuggita. “Siamo sulla buona strada” – pensò e sorrise dentro di sé. Continuò a lavarsi sfoggiando quanto più possibile i suoi nudi attributi. Finì, si asciugò e indossò dei boxer larghi. Iniziò a mettere a posto con noncuranza le cose che aveva intorno, mentre nella stanza imperava un curioso silenzio e senso di imbarazzo. Quando iniziò a intrecciare dei nodi per appendere i formaggi di sua produzione, Mikis colse l’opportunità per rompere quel fastidioso silenzio.
- Come fai a fare quei nodi? – chiese con affettato interesse.
- Vieni qui che te lo mostro – rispose il pastore, ritenendo che fosse arrivato il momento per passare all’attacco, e gli indicò di sedersi di fronte a lui sulla sua stessa coscia.
Il giovane si avvicinò con esitazione, ma il vecchio lo afferrò con il suo braccio robusto e se lo mise a sedere sul ginocchio, tra le gambe, cominciando a mostrargli l’elaborato nodo. Il contatto con quel corpo giovanile diede fuoco alla miccia. Il piccolo faceva finta di non rendersene conto; ben presto però acclarò come dentro ai boxer il cazzo dell’uomo si fosse gonfiato. “Aia! Ci risiamo”, pensò tornando con la memoria alla sua chiavata selvaggia con il tassista. Ora temeva che a causa dalla forzata astinenza il vecchio potesse farsi altrettanto pericoloso. Cercò di non mostrare la sua paura, ma il cuore gli batteva forte.

Il vecchio si strofinava maldestramente su di lui. Muovendo le braccia, simulando di farlo per mostrargli il nodo, lo abbracciava e lo stringeva su di lui quasi soffocandolo. Mikis si manteneva per quanto possibile immobile, mostrando un finto interesse a tutto quello che gli esibiva il vecchio, simulando di non avvertire la sua eccitazione erotica. A un certo punto, per reggersi si appoggiò alla coscia dell’uomo. Con sua grande sorpresa toccò un pisello gigantesco che, per la voglia, strinse. Era fuoriscito dai boxer a causa della sua grandezza. Mikis sobbalzò come colpito da una scossa elettrica. Il pastore lo afferrò stretto e lo immobilizzò tra le gambe.
- Perché ti spaventi? Non mi hai detto che ti hanno già scopato? Non vuoi che giochiamo un po’?
- Per favore, non mi chiavare, non mi va! – lo pregò il piccolo.
- Non avere paura. Non succederà nulla che tu non voglia – lo rassicurò il vecchio.
- Ti ringrazio – mormorò Mikis, tranquillizzato dalle parole rassicuranti dal pastore.
- Me lo fai almeno un bocchino? - lo prese lui in contropiede.

Mikis capì che i margini si stavano restringendo. Lo colse un senso di scoramento. Il vecchio si fece più audace. Si sfilò le mutande lanciandole lontano, costrinse il giovane a inginocchiarglisi davanti e gli indirizzò la testa sul suo pisello. Mikis non poteva tirarsi indietro e ben presto si trovò con il cazzo del pastore in bocca. Era enorme, riusciva a fatica a prenderlo in bocca, sbattuta con forza dall’uomo irrefrenabile, il quale grugniva di piacere. Mikis ce la mise tutta per soddisfarlo, sperando di riuscire a contenere così il suo assalto.
Il cazzo del vecchio aveva fatto della boccuccia del ragazzo il suo nido e ne entrava e usciva come lo stesse di fatto fottendo. “Al piccolo piacerà”, pensò, inondato da un’eccitazione sempre maggiore. “Tra un po’ lo sfondo. Devo scopare al più presto” mormorava tra sé impaziente, volendo riguadagnare il lungo tempo di forzata astinenza.
Il piccolò continuò stoicamente a leccare il pisello gonfio: lo ciucciava con le labbra, gli succhiava l’uretra, gli baciava le palle e gli mordicchiava leggermente lo scroto. Il vecchio, preso da un’indicibile piacere mugolava ed emetteva parole sconnesse.
- Mmmm... Sei un esperto, malandrino, e mi fai pure la verginella! Vedo che conosci dei trucchetti incredibili, eh? La tua bocca mi fa impazzire. Aaah…
E improvvisamente ripetuti fiotti di caldo sperma cominciarono ad eruttare nella bocca del giovane, che li accoglieva con piacere inghiottendoli e unendosi al gioco erotico. Si era eccitato anche lui: dentro ai suoi boxer aveva il cazzo ormai pienamente eretto. Con lo sperma ancora in bocca si girò per mettersi di fronte al vecchio boccheggiante e stremato, giunto al settimo cielo. Questi sorrise al giovane, lo tirò su con le sue braccia muscolose e lo chiuse in un abbraccio, sigillandogli la bocca con un bacio passionale. La sua lingua affondò nella bocca del piccolo e incontrò quella dell’altro, mischiandosi in un un gioco pazzesco; la loro saliva si mischiò: amoreggiavano ormai senza freni.

Le mani del pastore scesero allora sui fianchi del ragazzo e poi sulle sue natiche. Gli abbassò i pantaloncini discoprendo un culetto sodo e ben pronunciato. Non gli ci volle molto a trovare la fessura con il pollice. Gli strofinò il buco affondando leggermente il dito nell’ano. Il ragazzo si rese conto di essere vulnerabile, ma il desiderio contrastava con la logica. Tentò di allontanarlo con la mano.
- No, per favore, limitiamoci a sfregamenti e baci – lo supplicò.
- Dài, piccolo, lo so che lo vuoi, non fare resistenza. Ti scalderò un po’.
Con una mossa brusca se lo tirò su di sé e lo stese sul letto. Mise il giovane con la testa verso il basso per un altro bocchino al suo cazzo di nuovo già gonfio, mentre lui cominciò a leccare il buco del culo del giovane. La lingua insalivava senza sosta la fessura e l’ingresso dell’ano: i baffi folti strusciavano sulle sue natiche facendogli il solletico e alimentando sempre più il suo desiderio. Quando l’uomo, esperto, ritenne di aver lubrificato la zona per bene, tirò il ragazzo su di sé e gli stampò un altro bacio passionale sulla bocca.
Il suo pisello enorme, con la cappella rosso fuoco, entrò subito in servizio cominciando a cercare l’agognato buco del culo. Il ragazzo, preso tra l’inatteso desiderio e la paura di essere scopato di nuovo, protestava senza speranza.
- Ti prego, non andare oltre – lo supplicava. Inutilmente però: il vecchio procedeva imperterrito. Lo mise a sedere sul suo pisello affamato e ce lo sfregò sopra per un po’. Immobilizzò le cosce della sua preda affinché fossero quanto più aperte possibile e lo rassicurava sapientemente.
- Non avere paura, non è niente! Lo sai già anche tu.
- Ce l’hai enorme. Mi sfonderai il culo – urlava il ragazzo impaurito.
- Strilla pure quanto vuoi, tanto siamo soli e così non farai altro che eccitarmi ulteriormente – disse il vecchio ridacchiando e allargando ulteriormente le natiche del ragazzo.

Lo infilò d’un colpo. Una penetrazione brutale dettata da anni di astinenza. Lo travolse una gioia selvaggia per la conferma della sua virilità. Il ragazzo urlò dal dolore. Quel cazzo enorme faticava ad adattarsi al suo culetto stretto: lo sfintere era pericolasamente teso.
Lo stallone arrestò la sua penetrazione impetuosa. Riempì di baci il ragazzo e passò le sue labbra su tutto quel viso giovanile mordicchiandolo qua e là. Era davvero esperto. Contemporaneamente, tra i rantoli della libidine sussurrava tutte le sdolcinatezze del mondo frammiste a sconcerie nell’orecchio dello studente agitato.
- Che culo che hai! Imparagonabile anche alla fregna più bella. Ragazzo mio, sei una tentazione vivente. Ti piace il mio cazzo? Ti scopo bene?
- Ti prego, esci, non ce la faccio più. Mi spaccherai in due con la velocità che hai preso.
- Sì, piccolo mio, ti spacco il culo e ti piace. Di’ al tuo nonnino che ti piace come ti scopo. Non sono l’uomo dei tuoi sogni? Ci siamo incontrati tardi, non perdiamo altro tempo! Fatti scopare e goditela.

Lo stallone, abbracciata forte la sua preda, la sbatteva indisturbato come un maschio purosangue. Il suo pisello potente stava facendo davvero un buon lavoro, sistemato com’era nel culo stretto del giovane. Questi, ormai abituato al cazzone del suo scopatore, sentiva il piacere crescere e crescere: l’eccitazione lo stava travolgendo.
- Vegliardo… schifoso… Mi scopi… Ti voglio, tanto… Lo controlli bene il tuo pisello… Ne devi aver fatte di scopate nella tua vita… Aaah… Ti voglio dentro di me, dentro… Spaccami il culo, vecchio, con tutta la forza che hai, fammi prendere fuoco al culo… Aaah, dio mio, che cazzo che hai! Mi fai impazzire...
- Ti piace, frocetto, eh? Ti piace essere fottuto! Te lo apro in due il culo, te lo slabbro quel buco di culo col mio cazzone: io il vecchio stallone, tu il frocetto. Io chiavo e tu ti fai chiavare – urlava ormai ansimando il pastore, sbattendogli dentro con forza la base del suo cazzo gigante. I suoi maschi coglioni sbattevano sulle chiappe di quel culetto giovane e preparavano il carico che avrebbe donato fra poco alla sua preda.
- Aaah! Non ce la faccio più – strillava ebbro di piacere Mikis. – Smettila, ti prego, sto per svenire!… Vieni, vecchiaccio, abbi pietà!…
- Aaaah… Vengooo!…. – esclamarono entrambi contemporaneamente.
Fiumi di sperma si riversavano da tutti e due i cazzi. Il giovane accoglieva le ondate infinite di caldo sperma del suo vecchio stallone sin nel profondo delle sue viscere, cosa che accresceva la sua eccitazione espellendo anch’egli il suo carico tutt’intorno.

Il suo stallone si calmò sfinito, ma il ragazzo non gli permise di farlo uscire dal suo didietro. Lo abbracciò e lo baciò con dolcezza, con riconoscenza: la scopata di quel giorno lo aveva liberato sessualmente e questo lo doveva proprio a questo vecchio che si rivelò più giovane di qualsiasi altro, ineguagliabile nello scopare.
Si sdraiarono sul letto uno accanto all’altro abbracciati. Il giovane Mikis continuava a baciare e accarezzare il suo vecchio stallone su tutto il corpo. La sua mano agguantava insaziabilmente il cazzo del vecchio, pronto a gonfiarsi di nuovo. Il pastore lo allontanò con dolcezza.
- Non sono giovane come te – gli disse – riposiamoci un po’ prima.

Dormirοno di sasso abbracciati. Mikis si svegliò nel tardo pomeriggio. Accanto a lui il pastore non c’era. Si stirò con soddisfazione sul letto duro e ripensò a quanto era accaduto: si riteneva fortunato ad aver trovato sulla sua strada quell’uomo. La scopata di quel giorno lo aveva aiutato a capire che gli piacevano quelli del suo stesso sesso. Risalendo più indietro alla sua prima esperienza erotica, si rese conto che anche il rapporto sessuale avuto con il tassista gli era fondamentalmente piaciuto e si era più volte colto a rievocare quella giornata.
Il vecchio pastore tardava a farsi vivo. Mikis si rimise i suoi pantaloncini e si preparò a imboccare la strada del ritorno. Di fronte a lui si apriva una Vita Nuova e se la sarebbe gustata fino all’osso. Uscì dalla capanna, scrutò intorno con gli occhi cercando di trovare il pastore. Accanto alla capanna c’era un piccolo magazzino onde proveniva un rumore come di legna tagliata da un’ascia. “Sarà lì” – pensò tra sé e corse verso il magazzino.

Entrando vide il suo vecchio stallone che tagliava legna e la accatastava accanto.
- Devo andare – gli disse sorridente – Voglio ringraziarti per i bei momenti che mi hai donato. Spero che ci rivedremo…
Non fece in tempo a terminare la sua frase. Il vecchio lo afferrò tra le sue braccia vigorose e in un solo movimento gli abbassò i pantaloncini. In silenzio lo appoggiò sopra una catasta di legna e si sfilò anch’egli le mutande. Afferrò con le sue possenti braccia le gambe del giovane, le sollevò in alto e se le avvinghiò ai suoi fianchi.
- Che fai?… - stava per simulare di chiedere Mikis, ma il pastore gli spezzò la frase con un bacio passionale e cominciò ancora un’altra sfrenata scopata così, in piedi; entrambi, senza dire una parola, ansimando e sbuffando inondati dal piacere.
Vennero contemporaneamente, in silenzio come avevano iniziato.

- Grazie – mormorò il giovane, raccogliendo le sue mutande.
- Torna! - disse con fervore il vecchio.

Mikis non rispose, si allontanò senza voltarsi indietro. Aveva fretta di ricongiugnersi con i suoi amici. Per tutto il percorso, nelle mutande fradice per lo sperma del suo vecchio stallone, non fece che rivivere mentalmente – scoppiando di felicità – la sua nuova esperienza erotica.
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