Gay & Bisex
Una doccia bollente (2) La punizione
16.07.2026 |
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"Aprii la bocca permettendogli di affondare la sua bestia sino in gola, mentre i suoi coglioni mi sbattevano sul mento..."
«Non credi che dovresti pagare per questa tua infrazione?»«Pagare come? Ho chiesto scusa, che altro devo fare?»
«Beh, qualcosa puoi fare...», disse Akis.
«Sì, vabbè!», risposi e feci per andarmene velocemente. Akis però si parò davanti a me, mi prese dalla spalla e mi fece inginocchiare. Vassilis si era messo dall’altro lato, tanto vicino che sentivo i suoi coglioni sbattermi sulla spalla.
«È tutta la giornata che ho voglia, cercavo proprio un’opportunità per svuotarmi. E tu, Vassilis?», gli chiese Akis, cominciando a massaggiarsi il pisello.
«Anch’io, me lo sono menato tre volte oggi, ma non bastano. Non abbiamo neppure una fichetta da scopare, cazzo!»
«Non importa. Ci farà un bel servizio il nostro amico qui.»
Non credevo alle mie orecchie. Cercai di alzarmi, ma mi si erano appoggiati addosso con tutto il peso.
«Da bravo ragazzo qual sei, ci tirerai fuori il pisello e ce lo luciderai a specchio con la bocca. E se quando avrai finito non saremo ancora venuti, ci penserà il tuo culetto a pagare pegno: te lo sfonderemo quel buco. E se è così stretto come ho visto, sarà come scopare una fica bella chiusa. Quindi non perdere tempo: mettiti al lavoro!», disse e si avvicinarono ancora di più portando i loro cazzi a qualche centimetro di distanza dal mio viso. Non riuscivo a credere a quel che stava succedendo: avevo davanti a me i piselli dei due fichi più fantastici dell’ITS e non avevo intenzione di perdere quest’opportunità.
Quello di cui mi resi conto ora, dopo essermi inginocchiato davanti a Vassilis, era di quanto fosse pelosissimo dalla vita in giù, nonostante nella parte superiore del corpo fosse quasi glabro. Le cosce dure erano ricoperte di un fitto tappeto di peli che le rendevano ancor più eccitanti. Ci misi sopra la mano e mi dedicai prima a lui, senza sfilargli il boxer. Non ebbe neppure il tempo di eccitarsi, che il palmo della mia mano si era già riempito con i suoi coglioni: li sentivo caldi e pesanti in mano e non vedevo l’ora di gustamerli. Non ci mise molto comunque a eccitarsi e sentivo già il suo pisello che mi si intostava in mano. Senza mollare i suoi enormi coglioni, provai a prendergli anche il pisello, ormai abbastanza eccitato e che aveva cominciato a tirare da sotto il boxer.
In tutto ciò Akis non era rimasto con le mani in mano. Si stava massaggiando con tanta forza il pisello che la cappella gli era uscita dal boxer e strusciava sulla sua gamba. Allora glielo presi subito in mano e cominciai a masturbarlo stringendolo con la mia mano: più o meno 19 centimetri e duro come il ferro.
«Sicché ti piace giocare con i piselli altrui, vero frocione? – disse Vassilis – Adesso te lo do io un giocattolo che non scorderai facilmente. Sbottonami i boxer – mi disse – e tiralo fuori.»
Non me lo feci ripetere due volte: affondai la mano nei boxer e gli presi il cazzo. Stavo quasi per venire. Lo tirai fuori piano piano e rimasi letteralmente a bocca aperta. Davanti a me avevo un cazzone grossissimo, non molto lungo, con una cappella enorme e due coglioni pesanti. Avvicinai la bocca, la spalancai ancor di più perché non riusciva a entrarci e ce lo chiusi dentro. La sensazione fu stupenda. Lo tenni così per qualche secondo e poi cominciai a muovere la testa avanti e indietro prendendo ogni volta quanto più mi riusciva di quella bestia enorme.
Tutto preso da Vassilis, avevo totalmente dimenticato Akis. Tirando fuori il cazzo dell’altro dalla mia bocca, pur continuando a menarglielo, mi tuffai allora con la faccia sotto al cazzo eccitato di Akis per annusargli i coglioni. Mi resi immediatamente conto di come quel giorno se lo fosse masturbato davvero tre volte, perché i boxer emanavano un odore di sperma rappreso.
«Leccami il cazzo, frocione. Ti sfonderò la bocca col mio pisellone.» Con la mano gli tirai giù il boxer sino alle caviglie e mi balzò immediatamente davanti il suo pisello: lungo quasi venti centimetri, duro, pieno di vene e con una cappella scura. Lo presi dalla base, stringendolo, e me lo infilai in bocca. A fatica entrò sin quasi a poco sotto la cappella: era enorme. Ma Akis aveva altro in testa. Si avvicinò e prendendomi la testa con le mani cominciò a scoparmi la bocca con il cazzo.
«Non avevi mai preso un cazzone del genere, vero troia? Apri la tua boccuccia per fartela sfondare per bene.»
Non potevo fare diversamente. Aprii la bocca permettendogli di affondare la sua bestia sino in gola, mentre i suoi coglioni mi sbattevano sul mento. Stavo per soffocare: il tipo si comportava come se stesse scopando una fregna. Improvvisamente smise di muoversi e con un’ultima spinta mi affondò interamente il cazzo in bocca tenendocelo e rigirandocelo dentro muovendo solo i fianchi. Il mio naso affondava ormai tra i suoi peli del pube, con la mia bocca quasi slargata: stavo per impazzire dalla libidine.
«Ehi, cazzo, lascia qualcosa anche per noi!», esclamò Vassilis, che avevo lasciato a lamentarsi in disparte. Allora Akis tolse lentamente il cazzo dalla mia bocca facendo colare dalla sua cappella un po’ di liquido preseminale che mi si incollò sulle labbra. Vassilis si era già tolto i boxer e tenendo aperte le gambe i suoi coglioni sembravano ancora più grandi. Palpavo con le mani le sue cosce sode e pelose e mi infilai con la testa da sotto, aprii la bocca e mi ci misi dentro una delle sue palle. Comincia a ciucciarla, a leccarla con la lingua mentre Vassilis masturbava il suo grosso palo sbattendomelo sul volto. Mi spinsi con la mano anche l’altra palla in bocca: devo averlo eccitato perché gli sfuggì un gemito.
«Li sai tutti i trucchi, vero, frocione? Tranquillo, ché ci penserò io a sistemarti!», disse e tirandomi via la faccia dai suoi coglioni mi infilò il cazzo in bocca. Lo tastai e poi cominciai a fargli un bocchino. A un certo punto, quando la bocca si era ormai abituata alla taglia del suo pisello, me lo infilai dentro per intero fino alla radice. Con la lingua giocavo con la sua cappella, mentre con le mani massaggiavo i suoi grossi coglioni. L’eccitazione era cresciuta e lo sentivo gemere.
«Ecco, così, prendilo tutto, rotto in culo, aaah...»
Avevo il naso tra i suoi peli pubici, mentre con le mani gli tastavo le chiappe: ebbi l’impressione che questa cosa non gli piacesse, ma perso nelleccitazione la sola cosa che voleva era infilare il pisello da qualche parte. Cominciai così a strizzarle, aprirle e massaggiarle mentre il cazzo gli spariva nella mia bocca.
A quel punto sentii qualcosa che mi toccava la guancia. Lasciando il cazzo di Vassilis, vidi che Akis si era avvicinato e mi voleva infilare anche lui il cazzo in bocca. Lo presi e lo avvicinai quel tanto che mi permettesse di leccare tutti e due i piselli: nella mia bocca si alternavano ora il cazzo lungo e duro di Akis, ora il cazzo massiccio di Vassilis.
Dopo aver portato così vicino i loro piselli, provai a infilarmeli entrambi in bocca. Tirandoli un po’ più vicino a me, aprii la bocca e infilai le due cappelle che ci entravano a mala pena. Però alla vista di quelle due cappelle mi venne un’idea: le tirai ancora un po’ e cominciai a strofinarle tra loro. Non ero però il solo a divertirmi con quel che stava avvenendo. I due bonazzi si erano eccitati tantissimo al contatto mai provato con un altro cazzo e il loro respiro si era diventato più profondo, mentre dalle loro bocche uscivano dei piccoli “aaah…”
«Ecco, sì, lecca i nostri cazzoni!», disse Akis e portò il pisello ancora più vicino, consentendo alla mia lingua di leccare ora una cappella, ora l’altra. Il cazzo di Akis era arrivato quasi in mezzo a quello di Vassilis e senza pensarci due volte lo tirai e lo appoggiai sui suoi coglioni: ecco fatto! I due bonazzi sembravano aver preso fuoco e cominciarono a gridare dalla libidine.
«Sì, così… aah, più forte! Massaggiami i coglioni, sì...»
La cappella di Akis era scomparsa tra gli enormi coglioni di Vassilis, mentre io non smettevo di strofinarcelo sopra leccandogli i coglioni. Poco dopo Akis, eccitato come un folle per il contatto con i coglioni caldi e massicci dell’amico, cominciò a muovere il cazzo avanti e indietro, come prima quando mi scopava la bocca.
«Cazzo, ma che coglioni che hai! È come se lo strofinassi su una fichetta calda… quanto mi eccitano!!!», ascoltai dire stupefatto da Vassilis.
«Così, dài! Scopameli con il tuo cazzone, strofinameli, aaah... Mamma mia, ma che bestia che hai!», rispose Vassilis. Per un attimo non capii più niente, poi mi resi conto che i due bonazzi stavano impazzendo dall’eccitazione.
Con il movimento che scopava i coglioni di Vassilis Akis faceva avanzare il cazzo ancor di più, premendo la cappella gigante e facendola sembrare ancora più grande. Dopo qualche secondo ce l’avevo in bocca e la mia lingua si mise al lavoro; esattamente lì sotto il cazzone di Akis continuava a scopare i coglioni di Vassilis. Passammo almeno dieci minuti così, quando Vassilis tirò fuori il cazzo dalla mia bocca e lo prese in mano; lo stesso fece anche Akis. Cominciarono a masturbarsi come matti, mentre io non li toccai neppure per un attimo. Ero deluso dalla fine ormai così prossima di quel bel sogno.
Ma quello spettacolo di ragazzi avevano altro in testa...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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