Gay & Bisex
Una doccia bollente (1) Sconfinamento
06.07.2026 |
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"Alla vista di questi due pezzi di ragazzo il mio pisello cominciò a eccitarsi nel palmo della mano..."
Anche questo racconto è una mia traduzione dall’originale scritto in greco dello stesso autore di “Il nuovo compagno d’appartamento” che ho già pubblicato in quattro parti. Questo è molto più corto ed è l’unico altro scritto nel 2003 prima che il suo autore si perdesse nella galassia della rete. Dal suo indirizzo di posta elettronica deduco che avesse all’epoca 29 anni.---------
Negli ultimi mesi è scoppiata una sorta di guerra informale tra le due ali del terzo piano della Casa dello studente dell’Istituto tecnologico superiore (ITS). Noi di questa parte chiamiamo quelli che abitano nell’altra ala “i Neri”, mentre per loro noi siamo “i Rossi”. Tutti ovviamente sapevamo che molti Rossi erano amici con Neri, ma era vietato parlare con qualcuno dell’altra ala.
Sono tre anni che vivo nella Casa dello studente. Sono alto un metro e ottantacinque, peso settantacinque chili e ho una corporatura normale. Nulla in me lascia intendere il mio grande segreto: sono gay. Potrete quindi facilmente immaginare che tortura debba subire ogni volta che mi vedo passare davanti tutti quei boni dal culo sodo. O quando ho la fortuna di incontrarne qualcuno nel corridoio che torna dalle docce con un asciugamano avvolto intorno alla vita. Subito mi cade l’occhio sul rigonfiamento che si disegna tra le loro gambe e me li immagino nudi mentri si stanno facendo la doccia. Mi sono masturbato molte volte nelle docce e mi eccita moltissimo pensare che vengo lì dove si fa la doccia un fico o che magari ci si è masturbato lui stesso pochi minuti prima di me.
È proprio da una doccia che nasce questa storia. Mi stavo preparando per andare a fare la mia doccia serale, dopo aver passato l’intero giorno a strofinarmi e masturbarmi il pisello, fermandomi poco prima di venire per tenermi il meglio per la sera. A questo punto aggiungo che il mio cazzo è lungo 15 centimetri, bello grosso, con una vena che inizia dalla base e arriva sino alla grande cappella rosa. Alla base pendono due coglioni duri che depilo regolarmente, come anche il mio culetto.
Dopo essermi spogliato e infilato un paio di pantoloncini, entrai dunque nelle docce. Erano le due e mezza di notte, era quindi proco probabile che vi avrei trovato qualcuno. Lasciati sul bordo i miei flaconi e la spugna, aprii il rubinetto per far scorrere l’acqua calda. Ho aspettato per circa cinque minuti, ma niente da fare: eravamo un’altra volta senza acqua calda! Ci rimasi davvero male, non solo perché non ero riuscito a farmi la doccia, ma perché la... “preparazione” di tutta la giornata era andata sostanzialmente sprecata. Ripresi le mie cose e mi diressi verso la mia camera.
Poco prima di entrare, guardai verso il fondo del corridoio e vidi il bagno dell’altra ala, quella dei Neri. Non si sentiva alcun rumore e le luci erano tutte spente. Allora mi venne in mente una cosa che mi fece subito indurire il pisello sotto i pantaloncini: mi sarei fatto la doccia nel bagno dei Neri! Non solo sarei finalmente riuscito finalmente a lavarmi, ma avrei anche avuto la possibilità di venire dove si lavavano i Neri. E in particolare il loro “capo”, Vassilis, non particolarmente alto, ma con un fisico molto atletico e un bel culo sporgente. Era un pezzo che l’avevo adocchiato, lui e il suo amico Akis; quest’ultimo era invece alto, robusto, con capelli lunghi e un culo incredibilmente sodo. Erano due tra i ragazzi più attraenti ed eccitanti di tutto l’ITS.
Per non farla lunga, mi incamminai dunque pian piano verso le docce dell’ala opposta. Passando davanti alle stanze non sentii né rumori né voci, quindi supposi che stessero tutti dormendo. E questo mi diede coraggio: entrai nel bagno e mi diressi verso l’ultima doccia. Lasciai le mie cose, mi tolsi i pantaloncini e aprii il rubinetto. Nell’aspettare che l’acqua uscisse calda, dedicai qualche attenzione al mio pisello, che non ci mise molto ad eccitarsi. Lo presi con la mano destra e cominciai a massaggiarlo lentamente, mentre la mano sinistra era scesa in basso, strofinando forte tra le due natiche. Poi la mano destra prese a far su e giù sul cazzo, che ormai aveva tirato fuori per bene la cappella. Me lo chiusi nel palmo strofinandolo forte, mentre le dita dell’altra mano avevano scansato le due natiche ben sode per massaggiare il mio buchetto.
Non era passato neppure un minuto da quando avevo iniziato a masturbarmi e mi stavo avvicinando all’orgasmo. Mi fermai subito ed entrai nella doccia: la sensazione dell’acqua mi calmò in qualche modo il pisello. Ero già in bagno da una decina di minuti quando improvvisamente sentii una porta aprirsi e dei passi che venivano verso il bagno: rabbrividii, letteralmente.
Per fortuna, chiunque fosse, si era diretto verso i bagni. Dalla paura non riuscivo neppure a capire quanti fossero. L’unica cosa che volevo era non farmi beccare proprio lì.
Il rumore dello sciacquone mi distolse dai miei pensieri. Mentre sentivo dei passi avvicinarsi verso la porta, tirai un po’ la tenda per riuscire a vedere se venissero verso le docce oppure se ne andassero. Grande sbaglio! Per errore spinsi con la mano lo sciampo che cadde giù con un grande “BAM!”. I passi si fermarono immediatamente e cominciarono poi ad avvicinarsi sempre più alle docce. Avrei voluto che la terra si spalancasse per inghiottirmi.
«Chi c’è?», chiese una voce. Ovviamente non risposi.
«Chi sei?», chiese di nuovo la voce.
«Se sei un Nero, dì la parola d’ordine!» Hanno pure una parola d’ordine, pensai mentre entravo nel panico. Ovviamente non risposi neppure questa volta.
«Di’ la parola d’ordine!», rispose l’altra voce che si faceva sempre più vicina e che mi parve ben nota. Prima che potessi reagire la tenda era scomparsa e davanti a me stavano Vassilis e Akis. Le mie mani si abbassarono automaticamente a coprirmi il pisello.
«Tu chi sei?», chiese Vassilis. Non sapevo cosa dire.
«Ma cazzo! – buttò lì Akis – è uno dei Rossi. L’ho visto molte volte dall’altra parte.»
«E così sei un Rosso, eh, pisellino mio?», disse con tono ironico Vassilis. «E che cazzo ci fai qui?» Solo a quel punto trovai il coraggio di parlare e solo allora notai che indossavano solo i loro boxer.
«Volevo farmi una doccia e sono venuto qui perché da noi non c’è l’acqua calda», risposi con la maggiore disinvoltura possibile.
«E per che cazzo l’hai preso questo posto? – rispose Akis – Per i bagni pubblici? Che chiunque entra ed esce quando gli pare?» Per tutto il tempo in cui Akis parlava, io osservavo i loro corpi. Vassilis, anche se basso, aveva un corpo gonfio, con la pelle bianca e senza alcuna traccia di peli. Il petto era forte e i suoi addominali erano sodi sino a dove iniziavano i boxer. Quello che mi fece impressione era il rigonfiamento sotto ai boxer. Non era gonfio solo il pisello, ma anche le palle, il cui profilo era bene evidente: sembravano enormi. Akis era meno gonfio, ma anche lui parimenti muscoloso. La sua carnagione era scura e tesa. Sul boxer si distingueva facilmente il suo pisello, perché arrivava assai più in basso delle palle. Alla vista di questi due pezzi di ragazzo il mio pisello cominciò a eccitarsi nel palmo della mano.
«Hai capito sì o no?», gridò Vassilis attirando la mia attenzione.
«Eh, sì. – feci io – Scusatemi. Posso andarmene ora?», dissi girandomi per prendere i miei pantaloncini, mostrandogli in questo modo il culo. Non so come abbia trovato il coraggio di farlo, ma lo feci. Del resto volevo anche qualcosa per nascondere la mia eccitazione. Dopo averli presi, mi chinai per infilare la gamba dentro al pantaloncino. Sapendo di aver attirato la loro attenzione, mi chinai ancora un po’ di più facendo ulteriormente aprire il mio buco del culo davanti ai loro occhi. Dopo averli infilati, feci per andarmene, quando Vassilis stese il braccio e mi afferrò per il gomito.
«Non credi che dovresti pagare per questa tua infrazione?»
«Pagare come? Ho chiesto scusa, che altro devo fare?»
«Beh, qualcosa puoi fare...», disse Akis.
(continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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