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Gay & Bisex

Le avventure di Mikis (1): La prima volta


di RmNord
26.07.2026    |    120    |    2 9.0
"Se ne tirò fuori, lo girò dolcemente verso di sé e gli sigillò la bocca con un bacio appassionato..."
Ecco un’altra storia in quattro diversi episodi, abbandonata anch’essa illeggibile in rete e scomparso il suo autore, che la scrisse 25 anni fa. Ho decrittato i misteriosi caratteri, ristabilito il testo greco e tradotto per come ho potuto. Buona lettura!
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Mikis era un ragazzo di 18 anni che viveva in un grande palazzo di famiglia in cima alla collina. Aggraziato, con fluenti capelli castani, dalla corporatura proporzionata e con una sua naturale gentilezza che attirava la simpatia di quanti lo conoscevano. Provava tuttavia sempre un senso di solitudine, una strana solitudine. Il suo sogno era di abbandonare il paese: lo affascinava la grande città che conosceva solo da foto e riviste. Nella sua mente giovanile la immaginava come una grande festa, con baccano, traffico, spettacoli...

La sua opportunità si stava infine presentando, ora che avrebbe proseguito i suoi studi all’università. I genitori gli avevano già affittato un appartamento: sarebbe partito la mattina dopo con un tassì: ben dieci ore di viaggio. Fremeva per l’impazienza di conoscere un nuovo mondo a lui ignoto. Trascorsa tutta la notte insonne, alle otto del mattino del giorno seguente il tassì lo aspettava di fronte alla torre. Mikis, pronto sin dall’alba, si avviò tenendo in mano una piccola valigia con il necessario per il viaggio: le sue cose erano infatti già state spedite e sistemate nella sua nuova casa.
Si infilò in fretta nel tassì lasciando la valigia al tassista che la sistemò nel portabagagli. L’avventura stava per avere inizio! Il tassì correva veloce sollevando un polverone al suo passaggio, ma presto si immisero sulla strada pubblica. Mikis guardava il paesaggio senza saziarsene: non era mai uscito dai confini della loro tenuta. L’eccessiva protezione della sua famiglia, che gli aveva tolto il respiro, lo aveva privato della possibilità di aprirsi un po’ all’esterno, di farsi degli amici, di divertirsi come fanno i giovani.

Entrarono sulla nazionale: interminabile, piena di curve, con molte automobili che gli si muovevano accanto. Mikis si sentì libero e provò una gioia indicibile. Il suo sguardo si fissò sullo specchietto retrovisore della macchina. Duo occhi nerissimi lo fissavano con insistenza. Prestò per la prima volta attenzione al tassista: non sembrava avere più di 40 anni, d’aspetto robusto e con un viso ruvido; aveva una guida stabile mentre macinava chilometri su chilometri. Era di carnagione scura, con un’avanzata calvizie sulla fronte, dei folti baffi neri piegati verso il basso e una barba di un paio di giorni: dava l’impressione di essere un buzzurro.
Guardava il ragazzo in modo indagatore, facendo al contempo attenzione alla strada davanti. Non si scambiarono neppure una parola sinché, passato mezzogiorno, non giunsero alla prima cittadina. Avrebbero fatto pranzo nell’unico albergo lì presente, dove si sarebbero sistemati per qualche ora per farsi una doccia e riposarsi un po’ prima di rimettersi in viaggio nel pomeriggio.

- Ragazzo, vado a mettermi d’accordo per le stanza – disse il tassista con una voce profonda – puoi aspettarmi al ristorante. Tu ordina e io tornerò tra poco.
- Preferisco venirci con te e intanto rinfrescarmi un po’ in stanza – gli disse con gentilezza Mikis.
Poco dopo il ragazzo si trovava in una stanza pulita a specchio. Si sfilò i vestiti e si affrettò verso il bagno. Dei colpi leggeri alla porta lo colsero mentre era tutto insaponato. Senza attendere una risposta, il tassista entrò portando anche la valigia. Dalla porta semiaperta del bagno vide il ragazzo nudo mentre si insaponava. Esitò, poi getto uno sguardo quasi da ebete con le labbra semiaperte.
- Scusa – farfugliò quasi afono. Il ragazzo arrossì e si coprì l’inguine con le mani. L’uomo chiuse la porta del bagno. Mikis si sciacquò con abbondante acqua calda e uscì per vestirsi avvolto in un accappatoio leggero. Si ritrovò di fronte al tassista che aspettava pazientemente.

- Ragazzo, purtroppo saremo in stanza assieme perché non ce n’era un’altra libera.
- Non importa – disse il piccolo chiaramente disturbato dalla presenza dell’estraneo. - Dove dormirai però? – chiese con imbarazzo, dopo aver constatato che vi era un solo letto matrimoniale nella stanza.
- Come vedi c’è solo un letto; non vorrai mica farmi dormire per terra! - disse ridacchiando il tassista.
Mikis non rispose. Qualcosa di indefinibile lo infastidiva, ma non se ne preoccupò più di tanto. Si girò di schiena, si sfilò l’accappatoio, aprì la valigia e scelse di indossare una maglia sportiva rossa. Mentre cercava di trovare anche uno slip, avvertì due enormi braccia avvolgerlo da dietro.
Fu colto all’improvviso. Un enorme pisello già si stava strusciando sulle sue natiche cercando il suo buco del culo. Il tassista arrapato lo aveva assalito in un impeto di libidine. Lo baciava e lo mordicchiava delicatamente sul collo ed ebbro di desiderio gli sussurrava un’oscenità dopo l’altra.

- Quanto mi ecciti! Ti scoperò fino a farti passare la fame. Ti sfonderò quel culetto con il mio cazzone.
- Ma che fai? No, ti prego! Non voglio. Noooo! – gridò disperatamente il giovane. La cappella dell’uomo si era già fatta un po’ largo nella fessura del sedere del ragazzo. Mikis si dimenava preso dal panico, protestando forte, accendendo così ulteriormente il desiderio dell’uomo ormai furioso, che imperterrito gli strappava la maglia e allo stesso tempo faceva in modo di liberarsi anch’egli dei suoi vestiti.
Entrambi nudi, lottavano ognuno per il suo scopo. Il tassista assatanato con il pisello proteso cercava di infilare la sua cappella rigonfia nel culo del giovane, mentre quest’ultimo combatteva per sfuggire al suo destino. L’uomo aveva arginato il giovane all’estremità del letto tirandolo con una mano, mentre con l’altra cercava di tappargli la bocca per soffocare ogni tipo di protesta. Allo stesso tempo lo baciava sul collo e sulle guance con profondi sospiri e alternando in maniera sconnessa sdolcinatezze frammiste a oscenità.

Immobilizzò facilmente con la sua massa enorme il corpo delicato del ragazzo e con una mossa selvaggia riuscì ad affondare con un sol colpo il pisello intostato fino alla radice nel culetto del giovane. La lungimiranza nel prendere tali precauzioni si dimostrò giusta. Il dolore era intenso. Mikis grugniva dal dolore. Si sentì aperto in due dal grosso calibro del bruto, che iniziò con grande brama un impietoso martellamento. Era da tempo che non scopava e ora aveva preso al volo l’occasione di farlo per bene. La troppa eccitazione lo avrebbe presto fatto venire, ma si trattenne: voleva godersi la scopata. Il culetto stretto del ragazzo lo faceva impazzire.

- Non reagire, vedrai che ce la passeremo per bene. Ti piacerà, goditela! – lo rassicurava il tassista.
Il piccolo sembrava continto e, impaurito dalla prospettiva di rimanere ferito nella lotta con quell’uomo forte, si rilassò. L’uomo, percependo ormai la supremazia dello stallone, si fece più dolce con il ragazzo. Se ne tirò fuori, lo girò dolcemente verso di sé e gli sigillò la bocca con un bacio appassionato. La sua lingua indagava con pathos ogni punto dentro alla bocca del ragazzo. La loro saliva si era ormai mischiata. Aprì con le sue mani forti le gambe del ragazzo e intrecciò le sue intorno ai suoi fianchi.
Rientrò d’un sol colpo nel suo dolce buchetto: il piccolo urlò dal dolore. Fu costretto a richiudergli la bocca con il suo grande palmo. Ansimando sputava fuori una serie di sdolcinatezze con parole rozze. Trattava il giovane come una donna. Entrava e usciva dal suo appetitoso culetto con furia, scopandolo selvaggiamente. Il giovane piangeva come una fontana: il dolore era insopportabile.

Dopo un po’ fermò ogni forma di protesta. Il muscoloso tassista, che si ergeva enorme su di lui, lo scopava indisturbato come un maschio purosangue. La sola cosa che gli interessava era il buco che stava colpendo. E che stava scopando, abile e insaziabile: il suo grosso cazzo stava facendo un buon lavoro. Dopo un po’ comunque il ragazzo prese a gemere di piacere. Si era eccitato anche lui. Il contatto carnale – era la sua prima volta – lo aveva eccitato. L’indicibile eccitazione che lo aveva preso lo portò a pregare tra i singhiozzi il suo amante di arrivare alla fine.
- Ti prego, finiscila. Sto per svenire. Aaah! Dio mio, ma cosa mi succede? Aaah, muoio!
- Ti piace, piccolo? – si compiaceva il tassista ansimante – Ne avevo proprio bisogno. Erano anni che non scopavo un culetto così! – continuò accelerando il ritmo. E con un grido soffocato eruttò un fiume di sperma caldo nel retto del piccolo, che a sua volta arrivò anch’egli a un orgasmo soffocato da un’indicibile libidine. Poco dopo i due giacevano sfiniti supini sul letto. Mikis si sentiva il culo bruciare per quella scopata selvaggia, mentre il tassista, visibilmente soddisfatto, si accendeva una sigaretta gustandosela.

- Dobbiamo partire, sussurrò il giovane.
- Lascia perdere, non abbiamo fretta – gli rispose con un gesto il tassista – Abbiamo tutta la notte per noi.
Allora Mikis capì che il bastardo aveva progettato tutto sin dall’inizio. Senza fare la minima obiezione, si girò da un lato e si addormentò. Fecero l’amore per tutta la notte. Il giovane imparava i suoi segreti e il suo stallone era davvero un maestro eccellente. Il giorno seguente proseguirono il loro viaggio come se nulla fosse accaduto.

Avevano mete e scopi diversi e ne erano entrambi ben consapevoli.
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