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Gay & Bisex

L'ODORE DEL PASSATO 3


di SERSEX
17.06.2025    |    1.378    |    2 9.3
"Ho fatto tutto questo per i nostri figli, per non far crollare la famiglia, ma non mi sono accorta che li stavo intrappolando in un dolore che nessuno può sopportare a lungo..."
Qualche giorno dopo quell’incontro al caffè con Roberto, Giò ricevette una telefonata che non si aspettava. Una voce giovane, decisa, ma velata di una stanchezza che non apparteneva alla sua età.
— Ciao, sono Marco. Il figlio di Roberto.
Il cuore di Giò sprofondò. Non aveva mai conosciuto i figli di Roberto, e ora uno di loro era al telefono, con un tono serio e senza fronzoli.
— Ti va di vederci? — continuò Marco —. Mia madre non sa nulla di questo, e credo sia arrivato il momento di parlare chiaramente.
Giò accettò, tremando. Quella stessa sera si incontrarono ai giardini Margherita, nei pressi del lato più isolato del laghetto.
Marco era alto, con gli occhi scuri come quelli del padre, ma il suo sguardo era quello di un ragazzo che ha visto troppo presto la fragilità degli adulti.
— Ciao — disse Marco, senza sorridere. — Sei puntuale.
Giò annuì, cercando di mantenere la calma.
— Lo sai perché ti ho voluto qui — continuò Marco, sedendosi accanto a lui. — Mia madre ti ha chiamato. Ha pianto, mi ha chiesto di parlare con te. Dice che non riesce a dormire da settimane.
Un nodo si formò in gola a Giò.
— Capisco — rispose con voce tremante.
— Ma non è lei la vera questione — disse Marco, voltandosi verso di lui con gli occhi scuri e intensi. — Il problema sono io, i miei fratelli, e mio padre.
Giò sentì un gelo percorrergli la schiena.
— Ti devo dire una cosa — continuò Marco, la voce bassa e tagliente —. Papà non è stato un uomo felice. Mai. Da quando ero piccolo, ho visto il suo sguardo perso, il dolore nascosto dietro quella barba sale e pepe, quel suo modo di cercare qualcosa che non trovava mai.
Giò si passò una mano sul viso, tentando di trattenere le lacrime.
— Io… non sapevo che fosse così.
— Nessuno lo sa davvero — replicò Marco, con un sorriso amaro —. Ma io sì. Per questo non ti giudico. E non ti voglio incolpare. Anzi, ti ringrazio. Perché papà, in qualche modo, ti ha scelto. E noi, i suoi figli, abbiamo imparato ad accettarlo.
Marco prese un respiro profondo, guardando lontano tra i viali alberati.
— Mia madre invece è rimasta intrappolata in quel passato. Non riesce a lasciarsi andare, a lasciar andare mio padre. Vive di rimpianti, di rabbia. È come se il suo cuore fosse bloccato in un’eterna notte senza alba.
Giò sentì la voce farsi un sussurro.
— E allora cosa vuoi da me? — chiese, con il cuore in mille pezzi.
Marco lo guardò dritto negli occhi, con una sincerità che bruciava.
— Voglio che tu dica a mia madre che deve smettere di vivere nel passato. Che deve smettere di pensare a un uomo che non l'ha ami amata veramente. Che papà ha bisogno di ricominciare, di ritrovare se stesso. E che se lei vuole, anche lei può farlo.
Un silenzio pesante calò tra loro. Il vento faceva stormire le foglie secche sotto i loro piedi.
— Ai nostri genitori non serve che noi soffriamo con loro — continuò Marco, con un filo di voce —. Ai figli serve la pace. Serve che ci liberiamo dalle catene invisibili che ci tengono prigionieri. Se mia madre non riesce a farlo, allora sarà nostra la responsabilità di farle capire che la vita non si ferma. Non può fermarsi!
Giò annuì, con il cuore che si spezzava e si ricomponeva allo stesso tempo.
— Ti prometto che parlerò con lei — disse, la voce rotta —. Che cercherò di farle capire.
Marco si alzò lentamente, posandogli una mano sulla spalla.
— Grazie, Giò. Per quello che sei stato e per quello che sarai.

Si voltarono entrambi verso il viale alberato, le foglie che cadevano come pioggia lenta attorno a loro, mentre il mondo continuava a girare, imperterrito, verso un futuro che nessuno poteva più ignorare.


Giò chiamò subito Elena con mani tremanti, cercando il coraggio dentro una voce che non voleva tradire il peso di ciò che aveva appena vissuto. Non poteva lasciar passare altro tempo senza parlare, senza provare a farle vedere quello che lui aveva visto ai Giardini Margherita, a pochi passi dalla sua villa di famiglia.
«Elena, possiamo vederci? Ho bisogno di parlarti… davvero, con calma.»
Lei accettò, e il giorno dopo si incontrarono in un piccolo caffè del centro di Bologna, lontano dal caos di casa e dalle vite che sembravano scorrere senza tregua. Si sedettero uno di fronte all’altra, con quel silenzio che pesava come un macigno.
Giò prese un respiro profondo.
«Ho incontrato tuo figlio Marco.» disse con la voce appena un filo più ferma di quella con cui aveva chiamato. «E nei suoi occhi ho visto tutto il dolore per ciò che noi adulti non siamo riusciti a sistemare. La sofferenza di un ragazzo che ha visto il padre diviso fra due mondi: che sente il peso di una vita che non è sua, ma che si porta dentro come una condanna.»
Elena abbassò lo sguardo, sentendo quel dolore come una lama che la trafisse.
«Lui mi ha detto cose che non volevo sentire,» continuò Giò. «Che per loro sarebbe stato meglio che tu fossi riuscita a lasciar andare. Di smettere di vivere in un passato che sta logorando tutti, soprattutto i tuoi figli.»
Lei si irrigidì, quasi come se quelle parole fossero uno schiaffo. Ma poi, senza nascondersi, la sua voce si fece più fragile.
«Forse… forse hai ragione. Ho tenuto Roberto per troppo tempo nel mio cuore, anche se non è mai stato veramente mio. Ho fatto tutto questo per i nostri figli, per non far crollare la famiglia, ma non mi sono accorta che li stavo intrappolando in un dolore che nessuno può sopportare a lungo.»
Gli occhi di Elena si riempirono di lacrime, non di rabbia o rimpianto, ma di una consapevolezza dolorosa.
«Devo imparare a lasciarli andare, a lasciar andare Roberto. Non per lui, ma per loro. Per i nostri figli. E per me.»
Giò la guardò, la mano che cercava la sua, un filo di speranza che si faceva strada in mezzo alla tempesta.
«L’amore di una madre è la forza più grande che c’è,» disse piano. «Non è egoismo. È coraggio. E adesso è il momento di avere coraggio, per te e per i tuoi figli.»
Elena annuì, come se finalmente avesse trovato la luce nel buio in cui era rimasta troppo a lungo.

Fu un incontro pieno di dolore, ma anche di promesse non dette, di un nuovo inizio che sembrava impossibile ma che, forse, poteva ancora arrivare.
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