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Gay & Bisex

Visto da lui, visto da dietro


di BratPeed
02.12.2025    |    3.318    |    7 9.9
"Ha perso l’erezione potente di prima, ma mi fa capire che quel contatto gli piace, dimenando il bacino mentre la mia mano scende ad accarezzare le palle..."
Ho ritrovato su un vecchio disco esterno questo. È un racconto su di me, scritto da un amico oramai diversi anni fa. Il nostro primo incontro, dopo decenni in cui non mi era capitato di fare sesso con altri uomini.
Anche a lui piaceva scrivere, ed era un modo per sostituire il sesso quando non potevamo incontrarci. Oramai ci siamo persi di vista, ho cambiato nomi e alcuni luoghi per confondere le acque, credo valga la pena pubblicarlo qui. Mi ha eccitato rileggerlo.

* * *

Ho dato appuntamento ad A. di fronte al pub sotto casa, quello all’uscita della metro, così è più facile. Da quello che ci siamo scritti ho immaginato come si deve sentire. Mi ha detto che vive in provincia, a *** e viene a Milano solo di tanto in tanto, quindi non deve conoscere bene la città. E poi ha avuto esperienze con maschi solo da ragazzino, ora ha quarant’anni, vuole riprovare, ma è assalito da dubbi e timori. Nella foto che mi ha mandato ne dimostra di meno, e ora che lo vedo, qui davanti a me, in effetti sembra più giovane. Gran bell’uomo però, maschile, ma con qualcosa di impercettibilmente androgino che me l’ha fatto venire duro subito, appena ci siamo salutati.
È longilineo e appena più alto di me, senza barba o baffi, capelli piuttosto lunghi. Io indosso jeans e dolcevita neri. Mi riconosce subito appena esce dal sottopassaggio.
– Giovanni? – mi chiede.
– Ciao, piacere–, rispondo. Ci stringiamo la mano e gli propongo una birra al pub.
Ne capisce un po’ anche lui, quindi ci accomodiamo su due sgabelli al banco e beviamo un'Ipa artigianale, chiacchierando delle solite cose. Si è trasferito a *** da sei anni per amore, ma l’amore sta finendo e non è certo che resterà a vivere qui o tornerà a ***, la città di mare da dove viene.
– Non ti piace Milano? – chiedo.
– Mi manca il mare, ma non mi dispiace vivere in una metropoli, dove puoi girare anche per giorni senza incontrare qualcuno che conosci, o fare conoscenza con perfetti sconosciuti.
Sembra molto timido, ma quando parla in questo modo sembra alludere al vero motivo del nostro incontro. È molto discreto, ha capito che il barman mi conosce e non mi metterà di certo in imbarazzo. Ma noto che mi sta discretamente studiando con lo sguardo, dalla montatura degli occhiali, indugia poi sul pizzo e i baffi pepesale, poi sui pettorali, e discretamente, con imbarazzo, lancia occhiate alla mia mano appoggiata casualmente sul pacco, perché tengo infilato il pollice della mano destra nella tasca dei jeans, mentre l’altro braccio è appoggiato al bancone per reggere la birra.
Svuoto il mio boccale e propongo di andare.
Lui mi guarda dritto negli occhi, un po’ inquieto. Gli strizzo l’occhio come a dirgli di non preoccuparsi. Allora svuota anche il suo boccale mentre pago, e usciamo.
Quando entriamo nel mio appartamento la prima cosa che vede è il divano e di fronte il grande schermo del televisore su cui sta scorrendo un porno, rigorosamente etero.
– Ah, bene!, esclama sorridendo e arrossendo.
– Mettiti comodo, gli dico. E inizio subito a sfilarmi scarpe e pantaloni.
Mi siedo in fondo al divano mentre lui fa lo stesso. Poi si siede un po’ discosto da me, osservando la mia mano che già indugia sulla mia erezione oltre il tessuto delle mutande.
Sembra ipnotizzato, o indeciso su cosa fare. Inizia ad accarezzarsi anche lui.
Appena alza lo sguardo gli sorrido, indico con gli occhi le mie parti basse ed estraggo il mio membro, ora già bello duro. Mi sfilo le mutande e resto in maglietta.
Mi guarda ancora come se mi chiedesse il permesso, faccio un cenno affermativo, e lui allunga la mano per afferrarmelo. Ha una mano calda e morbida, relativamente piccola considerando la sua altezza, affusolata, quasi femminile.
Lo tocco anch’io, oltre i boxer che non ha ancora tolto. Ma lui all’improvviso, fissandomi negli occhi come se avesse preso una decisione irrevocabile, si sfila e si inginocchia di fronte a me e, continuando a fissarmi, lo prende in bocca senza indugio.
A. ha labbra carnose e usa molto bene la lingua. Si vede che non aspettava che questo momento, alterna occhiate dritte nei miei occhi tenendo la mia cappella tra le labbra e facendo roteare la lingua, a lunghe succhiate voraci in cui a occhi chiusi pompa con regolarità e impegno. Poi si ferma per leccare tutta l'asta di lato. Mi guarda di nuovo segandomi con maestria, poi riprende a pompare.
Penso che se continua così rischio di venire prestissimo. Allora mi allungo, raggiungo l’elastico posteriore dei suoi boxer mentre lui continua a succhiare. Glieli abbasso, e lui mi agevola fino a scoprire il culo, che vedo riflesso nella vetrinetta fumé del mobile di fronte: sembra davvero un bel culetto, sodo, rotondo. E in quel momento capisco di volerlo.
Questo è strano, ma non straordinario.
Sono bisex, con una forte preferenza per le donne. In linea di massimo non mi eccita l’idea di penetrare i maschi, ed escludo mi piaccia essere penetrato. Per questo nelle app dichiaro di non essere interessato alla penetrazione, e so che lui mi ha cercato proprio per questo.
So però anche che dichiarare questo disinteresse a volte mette in moto una curiosa dinamica controintuitiva. Ed è quello che credo stia succedendo con lui.
Gli dico di fermarsi, perché rischia di farmi venire, e lo conduco in camera da letto. Qui mi stendo e gli dico di mettersi sopra di me per un 69. Lo vedo dubbioso, ma fa quello che gli ho chiesto – scoprirò poi che gli piace essere remissivo e ubbidiente –, e quindi riprende a succhiarmi. Finalmente anch’io assaggio il suo cazzo, che non è niente male, piuttosto largo, circonciso e pulsante di vene. Ragazzo pulitissimo, mi chiedo come abbia fatto a lavarsi là sotto dal momento che mi ha detto di essere in giro per Milano da stamattina.
Dopo qualche minuto passato a succhiarcelo a vicenda, afferro un cuscino e me lo infilo sotto la nuca. Mi ritrovo così il suo buchetto a portata di bocca. È stretto, con pochissimi peli, anche qui odora di sapone. Inizio a leccarlo piano, con delicatezza, restando in ascolto delle sue sensazioni. Ho l’impressione che si dilati, lo vedo abbassare il baricentro, in modo da portare il culo ancora più vicino alla mia bocca. Allora afferro con le mani le sue chiappe, le allargo per bene e inizio a leccare via via con più decisione. Adesso lo sento ansimare e pompare il mio cazzo più velocemente.
A quel punto mi fermo un attimo.
– Ti piace che ti lecco il culo?, gli chiedo.
La sua voce arriva strascicata e flebile.
– Da morire.
Riprendiamo ognuno il suo lavoro, ma lui inizia anche un movimento oscillatorio col bacino, che fa sì che il suo cazzo si sfreghi sul mio petto. Lo sento duro e pulsante, mentre noto che io ora non ho più timore di venire troppo presto, mi godo tutte queste sensazioni, e so che lui si sta sorprendendo per la situazione.
Andiamo avanti per lunghi minuti, finché ci fermiamo entrambi per riprendere fiato.
Propongo di tornare sul divano per dividere una birra. Lui accetta con entusiasmo.
Quando siamo sul divano il porno sta ancora andando avanti sullo schermo. E guarda caso siamo all’inizio di una scena di penetrazione anale.
Ridiamo entrambi sorseggiando la birra, e a quel punto mi avvicino e lo bacio sulla bocca.
Da principio A. si ritrae. Poi come ripensandoci si avvicina e ci troviamo a limonare come ragazzini. Gli metto una mano sul pacco. Ha perso l’erezione potente di prima, ma mi fa capire che quel contatto gli piace, dimenando il bacino mentre la mia mano scende ad accarezzare le palle. Allora allungo un dito e lo appoggio con delicatezza sul suo ano. Lui non si ritrae, e continuiamo a baciarci. Sento che si dilata, il buchetto ancora umidissimo e pieno della mia saliva.
– Tutto bene?, gli chiedo.
Mi fa cenno di sì.
– Sì, sono molto rilassato, la situazione è piacevole.
Lo guardo malizioso, dal momento che ormai il mio dito medio sta scorrendo nel suo culo.
– Ma vuoi che ti scopo?, gli chiedo senza preamboli.
Lui sembra rendersi conto solo ora di quel che sta succedendo. Mi guarda sorpreso, ma sorridente.
– Ma non avevi detto…?
– Certo, ma si può anche cambiare idea –, rispondo, – ma se non vuoi non è un problema, anzi. A me va benissimo così.
Sembra pensarci.
– Hai preservativi? – mi chiede.
– Certo!
A quel punto abbassa lo sguardo, come se si vergognasse, ma sorridendo.
– Proviamo allora.

Ho immaginato come si deve sentire.
E per questo gli ho suggerito, dopo che me l’ha succhiato per bene e mi ha infilato il preservativo, di infilarselo da sé nel culo. Io sono seduto sul divano, lui sta in piedi, dandomi le spalle. Si è abbassato e poco alla volta lo ha fatto entrare, poi uscire, poi lo infilato di nuovo, ogni volta più a fondo, tra piccoli gemiti di dolore e sospiri di piacere. E così per lunghi minuti in cui io non ho mai perso l’erezione perché solo la vista di quel culo fantastico e l’idea di aprire quel buchetto così stretto ma accogliente, a mia disposizione, ha rischiato di farmi venire.
Guardandolo ho capito però che lui quella situazione l’aveva immaginata chissà quante volte, che doveva aver provato diversi sex toy, che l’idea di mettere a disposizione del piacere di un altro uomo il proprio corpo lo esaltava.
Dopo lunghi minuti passati a cavalcarmi, si è girato, mi ha baciato, si è messo in ginocchio sul divano, a pecorina, la testa oltre lo schienale su cui ha appoggiato il petto, e con entrambe le mani ha spalancato il culo, ora finalmente dilatato e pulsante.
Mi sono messo in piedi dietro di lui, e ho iniziato a montarlo, prima piano, poco alla volta, poi con sempre maggiore forza, a lungo, mentre gemeva. Stavo per venire, indeciso se restare dentro di lui e farlo nel preservativo, o tentando di sfilarmi per venirgli addosso. Gliel’ho detto.
– Sto per sborrare!
E in quel momento l’ho sentito lanciare un gemito di piacere profondo e dolce. Sono esploso nel suo culo, nello stesso istante in cui lui, senza nemmeno toccarsi, eiaculava.

– Non ho mai nemmeno immaginato che mi potesse succedere –, mi ha detto poi.
E questo è stato il nostro primo incontro, da cui nessuno dei due si aspettava granché.
«Basso profilo», ci eravamo scritti.
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