marco
Sabato scorso erano mezzanotte e mezza quando dormivo già da un’oretta che entra in casa rumorosamente, sento che è in compagnia, entra in camera mia con due ragazze accendendo la luce e apre l’armadio. Provo a lamentarmi ma mi risponde insultandomi davanti alle ragazze. Si toglie la maglietta ed i calzini che getta sul letto dove dormivo e prende le mie cose per cambiarsi. “Senti, mi son rovesciato il rum addosso mica posso andare in disco così! Tanto ti riaddormenti subito.” Mentre la mia rabbi aumentava le ragazze sghignazzavano affascinate dal machismo di Marco. La mia reazione non poteva essere diversa dal patetico che urla e si lamenta dal letto, non avevo le mutande dato che dormo nudo quindi non potevo reagire se non volevo farmi vedere dalle troiette. Oltre tutto lo strip di Marco me lo aveva fatto venire mezzo duro. Mentre si toglieva la maglietta pensavo si cambiasse completamente, mi immaginavo di vederlo finalmente nudo e anche se poi non lo ha fatto ormai il mio cazzo era partito assieme all’immaginazione.
Come è entrato è uscito. Rumorosamente. La casa silenziosa amplificava la mia rabbia e la mia voglia di reazione, avevo raggiunto il limite, volevo fargliela pagare e soprattutto volevo appagare le mie curiosità. Non mi sono riaddormentato subito come aveva detto lui, ho pensato per ore a come potermi riscattare.
Ho deciso di sfruttare le sue abitudini, i suoi difetti sarebbero state le mie armi di vendetta. Dovevo cambiarlo, renderlo meno sicuro, meno arrogante, smontare il suo ego ed il suo narcisismo e dovevo appagare i miei desideri nascosti di vederlo e toccarlo. Il mio progetto era complesso ed avevo bisogno di fare dei test per valutarne la riuscita così cominciai subito il lunedì sera, feci in modo che in casa non ci fosse più acqua frizzante, ne birra, ne altro da bere ben conoscendo la sua abitudine di bere molto prima di andare a dormire e che l’acqua di rubinetto non piaceva al viziato. In genere la sera io vado a dormire prima di lui. Mi chiese perché non avessi fatto la spesa e gli dissi che non avevo avuto tempo che però avevo in borsa mezza gasata presa dall’ufficio. Così senza tanti complimenti e senza chiedere frugò nella mia tracolla e si scolò l’unica acqua rimasta in casa.
Il primo test poteva partire. Nella bottiglietta avevo aggiunto il sonnifero in gocce che mio padre mi dava quando non riuscivo a dormire per la tensione degli esami, con me funzionavano in una decina di minuti.
Faccio come dovessi fare i soliti preparativi per andare a dormire mentre invece lo osservavo per vederne le reazioni. I suoi occhi si fecero più pesanti, qualche rumoroso sbadiglio presagiva l’imminente catalessi fino a che in pochi minuti potevo vederlo completamente addormentato sul divano. Gli andai vicino e cominciai a chiamarlo, lo scuotevo tenendolo per le braccia per farlo riprendere e per capire l’intensità dell’appisolamento, non potevo rischiare che quando i giorni seguenti avrei agito si svegliasse all’improvviso. Per quella prima sera mi limitai a guardare la tv, testando di tanto in tanto il suo sonno. Per un’ora e mezza nessuna reazione dopodiché cominciò a reagire bofonchiando qualcosa in una sorta di dormiveglia. Andai a dormire, avevo ottenuto il dato che mi serviva: il tempo a mia disposizione era di un’ora e mezza.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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