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La femmina Ruggisce
22.03.2026 |
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"Senza nessun attrito, il glande forza la mucosa; i muscoli della vagina si stringono sulle vene gonfie del suo fantastico attrezzo..."
Ciao! Sono Lidia. Vi ricordate quella del trekking con Mario e i suoi amici? Quella donna che ha trovato un modo per cambiare il suo rapporto con il sesso asfittico della propria coppia? Bene, sono passati alcuni mesi da quella folle giornata con Mario e i suoi amici.
Ho cercato me stessa e ancora non mi sono trovata completamente. Anche con il mio compagno Giovanni le cose sono rimaste sospese. Ci siamo raccontati le sensazioni di quella giornata; è stato liberatorio parlare di sesso duro e puro, ma non siamo ancora arrivati ad adeguare il nostro rapporto a questi cambiamenti così radicali. Abbiamo fatto sesso solo noi due, ed è stato appagante, ma entrambi sentiamo ancora un freno quando siamo insieme.
Non so cosa ci succederà; le nostre vite, per il momento, scorrono parallele. Un misto di determinazione e coraggio ci lega ancora a una convivenza tenuta in piedi da una caparbia tenacia. Entrambi abbiamo affrontato il vuoto, la solitudine e il rancore. Il nostro rapporto di coppia si è avvitato su se stesso; ci resta il letto che ancora condividiamo, i baci ancora dolci e le carezze sentite.
I racconti che seguono sono la descrizione della nostra personale odissea. Buona lettura e grazie per averci seguito.
È una domenica, pomeriggio inoltrato; sto mettendo l'asciugamano e il costume bagnato nella borsa del nuoto.
Due gambe con un paio di boxer deformati sull'inguine si materializzano al mio fianco. La voce di un giovane adulto mi apostrofa: 'Lo sai che sei troppo disinibita? Non ci si cambia il costume in piscina!' Alzo gli occhi e vedo il bagnino, poi torno giù con lo sguardo sulla sua erezione. Mi dà l'impressione di un giovane maturo, ma un po’ viziato. Sarà per il tono idiota che ha usato, sarà perché le mie mani erano occupate entrambe nella borsa. Fatto sta che i miei denti, con un sonoro clack, mordono l'aria vicino al rigonfiamento dei suoi pantaloncini.
La mia risposta, spontanea ma commisurata all’idiozia della situazione, ottiene un primo risultato: un salto indietro dei due sandali, delle gambe e tutto il resto. Ovviamente la schermaglia tra noi è solo all’inizio: lui mi afferra i capelli, mi tira indietro la testa e lo tira fuori dai boxer. Non so cosa mi è preso, ma questa volta ho cominciato a baciarlo, interessata. La piscina è ormai vuota; ci siamo rimasti io, il bagnino e la mia amica Silvia, che sta chiacchierando con l’amico del proprietario dei sandali.
Silvia, non so se troppo presto o troppo tardi, mi chiama: 'Lidia, vieni?'. Il bagnino, con una reazione quasi adolescenziale, lo rimette dentro e, con un retaggio di un'educazione severa, mi aiuta a rialzarmi con un gesto spontaneamente galante.
Potete immaginare il mio imbarazzo quando Silvia mi dice di aver invitato i due giovani a prendere una birra a casa. Con il senno del poi, ancora non so se è stato un errore non avere una scusa pronta per far cadere nel vuoto l’invito. Così, mentre guardo la mia amica flirtare camminando al fianco del suo 'ometto', non ho avuto la forza di fermare la mano che, sollevato l'orlo dei miei pantaloncini, mi ha infilato due dita dentro le grandi labbra.
Nella mia mente rivedo me e Silvia che, per buona parte del pomeriggio e con la piscina semi deserta, abbiamo giocato ad allargare le gambe, toccarci lievemente, mettere in mostra parti del corpo davanti a quei due giovani che non staccavano gli occhi da due donne che potevano essere le loro madri. Il gioco tra innocenza e perversione ha colpito nel segno. Il bagnino, che una targhetta sulla canottiera indica come Antonio, anche se troppo preso nel suo ruolo, ci ha lanciato delle occhiate furtive. Il suo amico, molto più spudorato e senza nessun posto di lavoro da conservare, non ha staccato gli occhi dai nostri giochi, mostrando spesso una ragguardevole erezione. Non li abbiamo di certo considerati così esperti o così pronti da approfittare della situazione; pensavamo di avere a che fare con due giovani inesperti e di rimanere sempre in controllo. Ora, invece, percorrendo il breve tratto di strada che separa la piscina dalla casa di Silvia, sono già bagnata e costretta ad ammettere che il gesto ostentato con cui il bagnino si è succhiato le dita davanti al portoncino era più eccitante che volgare. Ora… ora mi ritrovo a gemere con le mani appoggiate sul muro, con i pantaloncini alle caviglie, mentre lui dà dei colpi potenti sui miei fianchi, facendomi tremare. Nella mia mente torna prepotente il pomeriggio a casa di Mario e come lì ho concesso il mio corpo alla lussuria più sfrenata.
Lui si comporta come se riprendesse i suoi gesti dai film porno, ma con una tale irruenza da avere comunque un notevole effetto sulla mia eccitazione. Ero quasi arrivata al culmine quando il cellulare nei pantaloncini del bagnino comincia una melodia inopportuna. Ancora meno opportuno è che il mio sconosciuto risponde e una voce femminile, leggermente irritata, lo fa afflosciare del tutto. 'Dove siete? La cena è pronta e stiamo tutti aspettando voi due!'Il suo 'Arrivo, mamma!' fa tamponare definitivamente i miei orgasmi e li affastella nei miei fianchi.
Antonio si ricompone senza una parola; solo un lieve rossore sale sulle sue guance mentre richiama il fratello, perso con il viso nelle natiche di Silvia. 'Andiamo, Filippo, mamma ha chiamato.'Se io e Silvia non ce la fossimo cercata, la delusione si sarebbe trasformata in rabbia; invece, quasi sorridendo, mi infilo sotto la doccia, invidiando Silvia che ha davanti ancora una settimana di piscina e… ozio.
Lunedì si ricomincia il solito tran tran. Uscita dalla doccia, in cinque minuti sono pronta per uscire. La valigia mi segue sulle sue rotelle fino alla macchina. Intraprendo il viaggio che, in un'ora, mi riporterà alle mie solite e sempre più soffocanti abitudini.
Così, sei giorni dopo, la telefonata di Silvia ci mette un attimo a scardinarmi dalla preparazione della cena e a farmi indossare il mio tubino nero preferito. Quando esco con i sandali in una mano e la borsa nell’altra, l’unico a rimanere sorpreso è il mio compagno, che mi lancia dietro un “Torni domani?”.
Ora, mentre spingo sull’acceleratore, ripenso al mio “Non so, ti faccio sapere”, che non ha nemmeno lo spessore di una scusa. Pesa sulla bocca dello stomaco l’assenza di quella complicità, come Giovanni, il mio compagno, mi ha già rinfacciato rientrati dal memorabile pomeriggio a casa da Mario. Mentre guido, cancello l'espressione delusa dal mio viso e la sostituisco con quella ancora accennata di una donna che ha trovato il coraggio di riconquistare la sua sessualità fra errori ed eccessi. Una femmina orgogliosa che ora si culla su quel “ vieni! Antonio e Filippo ci hanno invitato ad una festa” urlatomi da Silvia al telefono. Una nuova attenzione alla postura e agli atteggiamenti che credevo dimenticati, spinge il mio corpo verso una nuova vita che ora ruggisce impaziente di essere vissuta.
Il telefonino mi distrae dai miei pensieri: 'La tua destinazione si trova sulla destra.' Parcheggio impaziente, seguo una fitta siepe fino a un cancelletto dove è incastrato Filippo. Mi sorride mentre mi assapora dai tacchi al rossetto: 'CATTURATA! Non voglio più tornare indietro.' Compio i primi passi in un enorme e curatissimo giardino, guardando i miei sandali e percependo lo sguardo che mi brucia sulla schiena.
Una musica ad alto volume filtra e subito si zittisce quando Vincenzo richiude alle sue spalle l’imponente portone della villa. Sul vialetto circondato da un prato inglese, il miopasso si fa più sicuro; il “Benvenuta” di Vincenzo è ora accompagnato da un bacio famelico che mi disseta, mentre le mani del fratello mi esplorano, eccitate. Come le nostre bocche si separano per prendere fiato, un sorriso accompagna le sue mani che scendono sulle mie spalle per poi cominciare ad arrotolare il vestito. Le luci soffuse ora illuminano la pelle del mio petto, mentre le mani di Filippo scorrono sulle mie gambe in senso contrario.
Dei passi affrettati annunciano l'arrivo di Silvia; i rossi sulle sue guance, i capelli scomposti e la biancheria di pizzo nero mi illustrano un aperitivo già in parte consumato. Un bacio affannato e frettoloso scende lungo il mio corpo, fermandosi solamente quando le ginocchia della mia amica del cuore toccano il parquet.
Con la voce fattasi tremolante, il fratello piccolo mi sussurra, mentre delicatamente mi benda: “Ti dobbiamo preparare per la festa in tuo onore. Sei diventata famosa e alcuni amici sono ansiosi di conoscerti.”
Una buona dose di carezze e baci sul corpo mi sfilano le mutandine che restano sul pavimento, mentre la bocca di Silvia scatena delle scosse che raggiungono dritte il mio cervello. Prima che le mie gambe cedano, vengo sollevata da terra in mezzo alla mia nuova famiglia acquisita, e quattro mani si occupano di sostenermi mentre cingo con le braccia i due colli.
Il mio ingresso nel salone soffoca il brusio, forse per il tubino che sembra una ciambella di salvataggio sui miei fianchi. Sento il calore delle mani di Silvia che mi cosparge il corpo interamente di olio profumato; sono viscida, sento la mia pelle lucida, i seni turgidi, l’eccitazione a mille.
“Come hai immaginato, oggi sei l'ospite d’onore della festa. Adesso che ti abbiamo preparato, ti presenteremo agli altri ospiti,” mi conferma Vincenzo. “Anche Silvia, forse, non la conoscevi sotto questa nuova veste di amante raffinata. Per questo te l'abbiamo presentata per prima.” Sì!! La mia amica del cuore, così “espansiva,” non è quello che mi aspettavo. Questi ragazzi mi sanno leggere; la loro fantasia aderisce alla mia, la spinge, la plasma, la amplifica. Il tempo di un respiro in quella posizione completamente esposta, bendata e perversa, una penetrazione improvvisa mi sorprende e mi stordisce. “Lui e Mirko,” ascolto con le orecchie; lui si muove dentro di me con decisione e strappa un gemito alla mia gola. Mirko mi afferra per i fianchi; cinque, sei colpi forti e decisi, poi esce e già mi manca.
Sono un po' frastornata, forse per le dita di Vincenzo che non smettono di esplorarmi, o per la musica assordante, o… perché io di solito non faccio queste cose, “accidenti!”.
Nel buio artificiale che mi circonda, la voce di Filippo stimola ancora le mie attese. “Lui è Luca; durante la serata riconoscerai le sue dimensioni e le ricorderai a lungo.” Dopo poco ,togliendomi il fiato, una cappella enorme mi apre il culo. Per fortuna non affonda, mentre due mani enormi strizzano i miei seni. “Dio mio, mi uccideranno oggi.” Un grugnito feroce accompagna il palo che entra ancora. Faccio in tempo ad abituarmi che l’intruso, con un pop, esce e una corrente fredda passa facilmente dentro il mio corpo che non vuole chiudersi. “Dannazione!! Queste presentazioni sono troppo veloci.”
Mentre la femmina ruggente scalpita e si agita irrequieta, dei baci dolci asciugano le mie lacrime che filtrano dalla benda. Una lingua inaspettata comincia a leccarmi con tanta dolcezza che mi sciolgo. Mani decise avvicinano i miei fianchi a quella fantastica bocca. Non posso evitare di togliermi la benda, e due occhi azzurri, immersi nella mia peluria curata, mi guardano ora con un'intensità avvolgente. Abbandono il mio orgasmo al suo destino; vorrei che non si fermasse più.
Infatti, non si ferma, anzi accelera e mi avvolge.
Delle dita penetrano morbide in entrambi i miei buchi. Mi lascio andare finalmente a un orgasmo travolgente e sfacciato; inzuppo il viso efebico che continua, dolce, a tenermi appesa al massimo del piacere. Si stacca infine dal fiero pasto e mi bacia, togliendomi il respiro. Poi si avvicina al mio orecchio: “Ciao, io sono Andrea; ti lascio alle cure di Filippo e Antonio.
”Sìì! Voglio perdermi nell'abbraccio dei miei accompagnatori; riconosco una sensazione diversa, sconosciuta, un misto di affetto e desiderio che ora mi travolge. Appoggio una gamba a terra, ma non voglio sciogliermi dall'abbraccio. Li voglio dentro, li voglio di più; voglio essere coccolata, stretta tra i due fratelli. Il loro tocco non è più ruvido; mi accarezzano con una tale decisa delicatezza che quasi perdo i sensi. Mi arrampico sul corpo di Vincenzo e, quando i miei seni sono all'altezza del suo viso, mi fermo, godendomi le sue labbra .
Poi lentamente comincio a scendere e lascio cadere il mio corpo sulla sua erezione. Senza nessun attrito, il glande forza la mucosa; i muscoli della vagina si stringono sulle vene gonfie del suo fantastico attrezzo. Che dolce pienezza! Reclino la testa all'indietro e cerco la bocca di Filippo; la trovo finalmente e la mia lingua si scioglie nella sua bocca, il suo corpo aderisce al mio.
Allargo anche le mie natiche e lo invito a entrare. Finalmente è dentro; che attimi, che pienezza! Inizio a muovermi. Eccomi trasformata in un hot dog di carne viva con salsa di passione. Forse il mio orgasmo era cominciato ancora prima che entrassero dentro di me, tanta era la voglia e il desiderio. Il mondo intorno è scomparso da tempo, persino la musica non esiste più. Resta il rumore delle loro spinte che sciacquano nei miei umori. Dopo diversi minuti di questa ginnastica, come un solo essere a tre teste, ci avviciniamo e ci appoggiamo su un lato del divano.
Gli occhi azzurri e i capelli biondi di Andrea entrano di nuovo nel mio orizzonte visivo. Questa occasione non posso perderla e mi lascio andare mentre Filippo guida la mia testa sul sesso di Andrea, lo prendo tutto in bocca, turgido e ricoperto di succhi.Sento un inconfondibile sapore di femmina e sapendo, che non ce ne sono molte altre in giro , il mio sguardo corre curioso all'altro angolo del divano dove Silvia se la spassa con Mirko e Luca .
"fate piano più piano mi state sfondando" geme Silvia mentre muove i fianchi per favorire la penetrazione di Luca. Mirco non è ancora tutto dentro il culo. Silvia urla ancora ad ogni spinta di Luca che le sta aprendo la fica (per sua fortuna non è il contrario). Devo averla contagiata con le mie storie, perché geme, ma non li ferma.
Sono immagini flash che non riesco ad elaborare mentre uno alla volta i miei partner si svuotano dentro di me. Resto abbracciata a Vincenzo mentre il mio corpo è ancora scosso dagli ultimi spasmi dell'orgasmo celestiale. Vincenzo mi tiene ancora stretta tenero e possessivo Filippo si sfila e si allontana . Andrea mi viene in bocca e sul viso non controllando la sua genuina eiaculazione. Resto senza fiato.
Ora il mio sguardo può tornare a Silvia (un pensiero eccitante e geloso mi attraversa "con chi si è data da fare in questa settimana?". Mi avvicino carponi al trio che finalmente pompa a tutta godendo come veri porcelli. Arrivo al viso di Silvia prima di Filippo e posso rinsaldare la nostra complicità con un intenso bacio. Ora anche il loro orgasmo giunge al culmine Mirko arriva prima e viene sbalzato dalla fine dell’orgasmo di Luca, un vero toro al meglio delle sue capacità. La mia povera amica viene sballottata come un fuscello dagli ultimi colpi prima che la virilità esca, insieme allo sperma, dal terribile strumento di Luca.
Ora lo posso vedere da vicino anche da floscio e di una misura impressionante, un vero pezzo da collezione. Nella mia testa risuona la mia voce ”solo sesso duro e crudo” "Da dove spunta questa voglia? Avrò tempo e modo di analizzare tutto questo, di capire dove sto andando; ora è tempo di risvegliare il gigante. Le mie labbra si mettono all'opera e una piccola folla si riunisce a guardare la sfida, attirata dalla disinvoltura sfacciata del mio corpo." Il mio vero obbiettivo si palesa mentre, dopo essermi masturbata a dovere, due dita fradice cominciano ad allargare l’ano; tre dita …… la scena risveglia il gigante che comincia a crescere nella mia bocca.
Succhio con tutte le mie forze, il glande comincia a spingere in fondo alla gola accompagnato nella sua corsa da incontrollati conati di vomito.
Prendo fiato, la saliva cola abbondante dalla mia bocca, non c’è tregua; le mani di Silvia mi spingono verso il basso… soffoco e vengo liberata… e ancora giù. Silvia scende da cavallo ma continua ad afferrarmi per i capelli. Devo ammettere che me la sono cercata, mi giro su me stessa per ricominciare a respirare.
Mi giro e con le spalle adagiate su l'enorme cazzo mi spingo con i piedi accorgendomi solo allora della platea che mi osserva. C'è chi mi tocca le cosce chi mi incita chi mi sfotte, le mani di Luca sotto le ascelle mi tirano su e quella maiala della mia amica mi piega le gambe fino a che le ginocchia non schiacciano i seni.
Sotto gli sguardi affamati di tutti l’enorme arnese punta il suo bersaglio, non voglio lasciargli l'iniziativa, afferro le natiche con le mani e allargo l’entrata. La mia voce si unisce incredula al coro “inculala” ma si limita a un più educato “forza sfondami”. il mio povero culetto dal canto suo prepara l’urlo e le lacrime reputando le mie motivazioni una bravata ingiustificata.
Un attimo di inutile tentennamento e il branco ha il suo sacrificio. L’enorme cappella scompare nel culo guidata da Silvia, l'unica in grado di comprendere cosa significhi accogliere quel mostro e forse proprio per questo spinge afferrandolo con entrambe le mani.
Sono sopraffatta, ”solo sesso duro e crudo” che idiozia, eppure la femmina ruggisce ancora. Lo sguardo tenero e preoccupato dei miei due amanti preferiti mi scuote, inarco la schiena stringo i denti e rovescio la testa all'indietro la lingua di Silvia lenisce e rinforza il mio orgasmo leccandomi la fica .
Il dolore è un ricordo confuso, l’orgasmo squassante si impadronisce di tutto il mio corpo. Dopo interminabili 10 minuti l'ultima cavalcata è poderosa, travolgente e lunga, terribilmente e piacevolmente lunga. Filippo e Antonio mi tengono le mani mentre i loro bastoni stanno per scoppiare. Avrò due cuori caldi dove rifugiarmi quando tutto sarà finito. Un lungo grugnito accompagna il fiotto caldo che mi riempie; poi, i miei occhi diventano bianchi e vuoti, i muscoli tremano incontrollati come l’urlo che sancisce la potenza del più squassante orgasmo della mia vita.
Quattro braccia amorevoli mi sollevano tremo ancora quando mi rannicchio su entrambi i miei nuovi amori e su questo sentimento strano che fa volare le farfalle stupite di trovarsi di nuovo nel mio stomaco.
Non mi muovo più finché la porta non si richiude sugli ultimi ringraziamenti per la splendida serata e complimenti vari. Finalmente Soli!!!? Non voglio tornare a casa e non sarà necessario , Vincenzo mi prende in braccio e Filippo apre la porta di un morbido letto, non c'è tempo di pensare a domani ora c’è solo un dolce buio caldo e coccoloso.- Continua -
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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