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Prime Esperienze

Il motociclista (quasi) ingenuo


di Membro VIP di Annunci69.it Bassolazio35
17.06.2026    |    2.672    |    3 9.2
"La settimana dopo, sempre con la scusa del motoGP tento di invitarlo a vederlo insieme ma rifiuta garbatamente dicendomi che ha fatto tardi a Roma la sera prima ed è cotto..."

Conosco Matteo per motivi di lavoro nel 2024. E’ un bellissimo diciannovenne, ancora imberbe ma con tutte le carte in regola per diventare un latin lover entro pochi anni: è alto un metro e ottantacinque, magro ma corposo, ha bei lineamenti, capelli castani lunghetti ed è uno sportivo, corre in pista con le moto. È un ragazzo all’apparenza molto timido, di poche parole, molto educato e posato, ma con obiettivi chiari e è determinato nel perseguirli.
Inutile dire che mi ha colpito molto il nostro incontro, anche se per tutelare la mia professionalitàe visti i legami familiari e amicali che abbiamo, ho dovuto frenarmi nell’approccio. Gli ho comunque buttato qua e là dei complimenti inattesi, sul suo carattere, sulla sua determinazione e anche sul suo aspetto, senza scoprirmi troppo. Non vedendo alcun riscontro, ho lasciato correre, troppo rischioso. Abbiamo continuato a sentirci di tanto in tanto ed è sempre lui a cercarmi, anche se quasi sempre dopo un “Ciao come stai?” e parliamo di cose di lavoro o di sport per qualche minuto. Un mese fa, invece, la chattata improvvisamente si protrae a lungo e parliamo di tanti argomenti anche personali. Sembra non voler chiudere la conversazione e sento che c’è qualcosa di non detto. Ad un certo punto, se ne esce con questa frase: “A te con i massaggi come va?”. Mi si gela subito il sangue, perché lì per lì non capisco a cosa si riferisca e la storia dei massaggi (erotici) è un mio segreto. Poi mi ricordo che, quando ci siamo conosciuti, una delle esche che ho buttato parlando è che abbiamo un amico in comune, un fisioterapista e ho colto l’occasione per dirgli che anche io sono appassionato di massaggi specificando “non quelli professionali, di altro tipo, olistici, nudisti e cose simili”. Evidentemente il ragazzetto anche se giovane non è così ingenuo e incamera l’informazione, per poi riusarla un anno dopo.
“Meglio tardi che mai”, penso tra me e me e rispondo con molta cautela usando molti giri di parole: voglio prima capire cosa pensa e se davvero c’è della malizia nel suo interesse. Poco dopo mi toglie lui dall’ impasse, chiedendomi se quelli a cui faccio i massaggi si spogliano nudi o rimangono in intimo. A quel punto mi è chiaro che mi sta facendo capire che sa di che tipo di massaggi parliamo o, quantomeno, immagina che siano cose abbastanza intime. La conversazione, così, diventa più esplicita, anche se cerco di non scoprirmi troppo: le cose più specifiche le rimando ad un eventuale incontro vis a vis. Neanche faccio in tempo a pensare come invitarlo che lui si lancia: “Che ne dici un giorno di questi posso provare uno dei tuoi massaggi? Sono così curioso”.
E’ qui che capisco che si sta realizzando il sogno di una vita, perché di giovani etero alle prime armi ne ho avuti tanti, è vero, ma sempre trovati tramite siti, chat, annunci e app. Mai nella vita quotidiana ed è tutta un’altra cosa.
Ovviamente, da quel momento non ho pensato ad altro e, per tutto il weekend ho aspettato che ci fossero le condizioni giuste per invitarlo. Nel fine settimana, tuttavia, è stato impossibile dargli un appuntamento, così mi sono portato dietro questa voglia assurda fino a lunedì.

Appena staccato da lavoro, arrivo a casa e mi rendo conto che sto in discreta forma, così mi lancio in un invito, che viene colto immediatamente. “Sto tornando ora da un lungo giro in bici, se mi dai tempo di una doccia arrivo”. Al che, il porco che è in me si lascia scappare una frase un po’ spinta: “Se vieni sudato non è assolutamente un problema e comunque puoi fare la doccia da me”.
Dopo neanche mezzora, mentre ancora sto preparando il divano letto, le corde, l’olio e tutto quello che potrebbe servire, sento il rumore di una macchina sotto casa, mi affaccio ed è lui. Il battito cardiaco mi accelera improvvisamente, dovrei essere abituato a queste situazioni ma, in realtà, è molto diversa oggi. Solitamente, quando un ragazzo viene da me già abbiamo parlato di cosa gli piace, cosa fare e cosa assolutamente va evitato. Con lui ci ho provato ma è stato molto vago, dicendomi che si affiderà e che se qualcosa non dovesse piacergli, me lo dirà. “Magari non baciarmi, quella è l’unica cosa”. Quel ‘magari’ comunque mi fa capire che, in via generale, è uno che va ad istinto e si lascia condurre, quindi sta a me capire durante il massaggio cosa fare e cosa gli sta piacendo.
Ci siamo. Si apre la porta e mi trovo davanti Matteo, molto cresciuto in un solo anno, del resto è ancora in fase di sviluppo e lo trovo più maschile di quando l’ho conosciuto. È più alto, ha più massa, anche se i tratti sono sempre quelli puliti di un ragazzo giovane e imberbe. Lui è un po’ impacciato, come è normale che sia, io cerco in ogni modo di metterlo a suo agio. Parliamo del più e del meno per sciogliere il ghiaccio e, poco dopo, gli dico se vogliamo iniziare. Mi chiede dove può spogliarsi, gli indico il bagno e gli do un telo e delle infradito. L’idea che utilizzi le mie ciabatte mi eccita molto. “Tolgo tutto o lascio le mutande?”, fa lui dal bagno. Io gli rispondo che deve fare ciò che lo fa stare a suo agio, può anche tenerle. Quando esce dal bagno, noto che ha il telo attorno al bacino, quindi ha deciso di rimanere nudo.
Mi piace questo mix di timidezza e decisione, lo rende già ‘alpha’, nonostante la giovane età. Gli dico di distendersi sul divano-letto matrimoniale ma, prima, gli porgo una benda per gli occhi. Senza esitare la indossa, si stende a pancia sotto e si rilassa. Comincio dai piedi. Delle fette assurde, credo taglia 45, con delle piante liscissime e dita ben fatte. Comincio a massaggiarli con dell’olio, stando attento a non cospargere anche le dita dei piedi, perché la mia speranza è che poi io possa annusarle e assaggiarle. Cosa che avviene con naturalezza dopo poco e noto che lui mi lascia fare. Contrariamente a quanto gli ho suggerito, si è fatto la doccia, quindi non ha odori forti, anzi è neutro ma provo comunque piacere. Poi passo ai polpacci belli tosti, alle cosce poderose e piano piano sposto il telo che ha sul sedere, lasciando scoperte le natiche. Con le mani, ad ogni passata, amplio il raggio d’azione, così da sfiorare ripetutamente i glutei e anche l’interno, verso l’inguine. È in questo momento che capisco che sta provando piacere, perché con un movimento appena accennato, allarga un pochino le gambe, come a farmi spazio. Per non andare subito sul sodo, mi alzo, mi siedo sulla sua schiena con la faccia rivolta verso i suoi piedi, e comincio a massaggiare dorsali e fondo schiena. A quel punto il sedere è pronto, le gambe sono abbastanza divaricate da far intravedere due bei testicoli e comincio a passare le mani unte di olio sull’ano. Insisto molto sulla parte, andando sempre più a fondo ad ogni movimento, fino a che comincio a stimolargli l’ano e lui inizia a gemere. I suoi sospiri mi fanno eccitare molto, perché lo vedo totalmente perso nelle nuove sensazioni, così mi sento pronto per entrare con un dito, lasciandogli il tempo di allentare la morsa dello sfintere che, all’inizio, è davvero serrato. Una volta che si è ammorbidito, entro con il dito medio e raggiungo subito la piccola prostata, appena percettibile. Il lavoro di mani si alterna a quello con la lingua, per il quale cambio posizione, per averlo frontale e poter pomiciare meglio con il suo buchino.

Dopo un po’, per poter accedere anche al cazzo, lo sollevo dal bacino e lo faccio mettere sulle ginocchia, così mi ritrovo davanti al viso quel culo muscoloso e con pochi peli: una gioia per gli occhi. Il suo cazzo è già bello duro, quindi lo afferro da sotto e comincio a mungerlo mentre lecco avidamente il culo e le palle. Stiamo un bel po’ in quella posizione, ma di venire lui non ha alcuna intenzione, così mi fermo e gli chiedo di voltarsi pancia in su.
Restando sempre bendato, Matteo è di nuovo steso davanti a me, solo che questa volta ha il cazzo in bella vista. Anche intravedere i suoi lineamenti e la bocca sotto la benda rende tutto molto più eccitante. Noto che è arrossato in volto, segno che l’eccitazione lo sta travolgendo. Ricomincio il giro dai piedi, stavolta ammirando bene anche il dorso e le dita, li lecco e provo anche ad infilare tutte e cinque le dita in bocca. Poi passo a massaggiare le gambe e il petto. Noto che il cazzo ha diversi spasmi che lo fanno diventare a volte più duro, altre barzotto: ha una discreta dotazione, il che è la ciliegina sulla torta di un incontro già potente. Visto che ormai lui si è totalmente affidato, dopo averlo segato per un bel po’ con l’olio, decido di prenderlo in bocca e comincio a succhiare.

Anche frontale la situazione non cambia, io ho mani, schiena e bocca bloccati ma dell’orgasmo nessuna traccia. Lui forse lo capisce, così si prende il cazzo tra le mani e comincia a segarsi mentre io lecco e massaggio, tenendo un dito nel suo culone. “Forse è meglio se lo tiri fuori, non so”, fa lui e io eseguo, spiegandogli che spesso capita che la sborrata di blocchi se non si è abituati alla sensazione di oggetti nel di dietro. Continua per un po’ ma niente. A me questa cosa dispiace molto, non mi è mai capitato che qualcuno non arrivasse all’orgasmo ma, soprattutto, se non ha sborrato l’incontro potrebbe non rimanere un ricordo positivo. Lui si scusa cento volte, io lo rassicuro che l’orgasmo non è l’obiettivo, e che spero si sia goduto comunque il momento. Lui dice di sì e va a farsi la doccia. Vederlo attraverso i vetri della doccia mi dà un senso di intimità e complicità particolare, è comunque un etero di 20 anni che ho visto due sole volte, tanta roba.

Quando esce mi chiede gentilmente di passargli i vestiti e tira fuori dalla porta solo la mano per prenderli, come se non lo avessi visto nudo per un’ora poco prima. Evidentemente ora un po’ di pudore e imbarazzo lo sta frenando ma ci sta. Prima che vada via, facciamo due chiacchiere per stemperare l’imbarazzo, mi ringrazia almeno sei volte e se ne va. Rimaniamo che ci confrontiamo più tardi su whatsapp, così aspetto che faccia lui il primo passo. Vedendo che non mi scrive, lo faccio io: “Sei arrivato? tutto a posto a casa con i tuoi?”. Lui risponde subito:”Si si grazie, tutto bene, sono arrivato in tempo in tempo per la cena. Ci sentiamo dopo”.
Devo trattenere la mia curiosità e aspetto un’oretta, nel frattempo mangio qualcosa anche io. Più tardi mi scrive e ci confrontiamo sull’esperienza ma lo sento un po’ distaccato. Continua a ringraziarmi ma sento che c’è un ‘però’ che, infatti, poco dopo arriva. “Sai al di là che ti ringrazio per l’esperienza, credo di aver capito che con uno del mio stesso sesso non mi sento a mio agio a fare certe cose. Provavo a pensare a qualche ragazza mentre ero bendato però hai visto non sono venuto”. Io provo a tranquillizzarlo e a fargli capire che è già stato coraggioso così, che non è da tutti e che sborrare sarebbe stato uno dei possibili scenari finali, non l’unico. “Se ti sei trovato bene- aggiungo io- non rovinare tutto pensando al mancato orgasmo, c’è chi viene anche solo per il massaggio. Dimmi cosa ti è piaciuto di più”. Spingendolo a guardare i lati positivi spero che non metta in archivio questa esperienza come negativa, perché comincio a rendermi conto che è una persona che comunque conosco nella vita di tutti i giorni e che ha legami con la mia famiglia anche se indiretti. Non vorrei trovarmi in qualche guaio.
“Forse quando mi hai cominciato a toccare dietro- accenna timidamente lui- non lo avevo mai provato”. Vedendo che è frenato preferisco terminare la conversazione e anche lui, visto che mi liquida con un secco “Ti ringrazio ancora ma ora devo andare che ho alcune cose da fare per l’università”. Ci salutiamo e io rimango fino al giorno dopo con una sensazione di ansia e paura indecifrabili.

Per un mesetto lui non si fa più vivo e io lo lascio riflettere, fino a che decido di scrivergli con la scusa che in tv danno la MotoGP, per sondare i suoi umori. All’inizio è molto distaccato e parliamo come i primi periodi, di lavoro, studio e sport. La settimana dopo, sempre con la scusa del motoGP tento di invitarlo a vederlo insieme ma rifiuta garbatamente dicendomi che ha fatto tardi a Roma la sera prima ed è cotto. Mi sembra plausibile ma non mi toglie i dubbi su cosa pensi davvero di me e dell’incontro. A quel punto mi convinco che finirà così, ma almeno sta bene ed è sereno.

Se non che …. (continua)
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