Prime Esperienze
IL BRUTTO ANATROCCOLO
16.06.2026 |
207 |
0
"Quando Annalisa si svegliò, rivide la stanza dove aveva goduto tanto, con i giocattoli che aveva trovato nell’armadio..."
Questo è un altro racconto di fantasia (dopo L’ATTRICE IMPROVVISATA e LA VERA STORIA DI CENERENTOLA). Anche questa volta, non mi sono soffermato molto, sul sesso esplicito (per quello ci sono i racconti sulla mia vita), ma piuttosto sui buoni sentimenti che vengono premiati, se non in questa, almeno in un’altra vita.Annalisa era veramente una brutta ragazza. Nulla delle sue forme ricordava quella di una donna, dato che l’avevano sempre condannata agli scherzi di tutti i suoi compagni di scuola, fin dalla più tenera età. «Pallina» la chiamavano. Ed in effetti era un soprannome più che azzeccato, perché il suo corpo ricordava vagamente una forma sferica. Ma i problemi non si fermavano qui: il seno, a dispetto della sua mole, era piccolo, simile a quello di un lottatore di sumo, aveva una folta peluria sulla faccia, cosicché «Pallina», dopo l’arrivo degli sconvolgimenti ormonali, tipici della pubertà, completò il suo soprannome con «la donna barbuta».
A dispetto del suo aspetto esteriore però, Annalisa era una persona stupenda, sempre pronta ad aiutare gli altri, cosa che, per sua fortuna, le aveva consentito di avere degli amici sui quali contare, ai tempi della scuola. Era brava a scuola ed era sempre pronta ad aiutare i suoi amici, quando le verifiche erano dei fallimenti e, pur di passare più tempo possibile con delle persone che la confortassero, era pronta a fare gli straordinari in delle specie di lezioni private. Lo stesso motivo per il quale era sempre pronta a riempire tutti i suoi spazi liberi in opere di volontariato. Lei pensava sempre: finché farò del bene, non sarà soltanto il mio corpo a descrivermi. Ed in effetti aveva sempre funzionato.
Poi c’erano loro… Giacomo e Maria, la coppia perfetta delle scuole superiori. Lui era il classico figo, quello che è tanto più desiderato dalle ragazze, tanto più era a loro inavvicinabile: alto un metro e novanta, biondo, occhi azzurri, fisico da modello ed ottimo giocatore di calcio, tanto da far parte della squadra giovanile di una nota società calcistica. Era il sogno segreto di Annalisa. Forse segreto però non era la parola adatta; era chiaro cosa provava lei per lui. Ad ogni parola che le rivolgeva, il suo viso si illuminava e, ad ogni contatto fisico, le sue sensazioni erano di puro piacere carnale. Sentiva le sue cosce bagnarsi e le mutandine aderire alle sue grandi labbra, fino ad entrarvi. Erano sensazioni fortissime e, tante volte, durante le lezioni private, che lei gli concedeva sempre con maggiore entusiasmo rispetto agli altri, quei contatti l’avevano completamente stordita. Una volta che lui era uscito di casa, era corsa in camera sua ad appagare il suo desiderio, sognando notti di fuoco con lui, sogni puntualmente infranti dalla visione del suo corpo. Come poteva sperare in cose del genere? Poi c’era lei. Avete presente la classica stronza dei film? Sembrava che avessero preso spunto da Maria. Corporatura minuta, seno non troppo grande ma pieno e che sembrava essere creato apposta per il suo fisico, due gambe da favola che terminavano con un sedere tondo e tonico. Il viso era minuto come per la sua corporatura, capelli neri come la pece e occhi scurissimi. Sul suo viso era sempre stampata quella classica espressione di colei che è bellissima, sa di esserlo e sa che ciò le consentirà di far carriera nella vita.
Per Annalisa lei era il demonio. Non c’era giorno in cui lei e le sue amiche non la umiliassero soltanto per il motivo di essere «uno scherzo della natura». Uno potrebbe pensare che fosse per gli inviti di Annalisa per le piccole ripetizioni che concedeva a Giacomo, ma la realtà dei fatti era peggiore. In fin dei conti queste erano in linea con il suo pensiero: sfrutta gli altri finché puoi, quindi lui faceva bene ad andare da lei. Lui era sempre a rischio bocciatura e lei non voleva certo sprecare il suo tempo con lui per farlo studiare. In fin dei conti lui era il suo trofeo. Però umiliare Annalisa, la divertiva e non passava mai molto tempo, tra ciò che il clan delle stronze architettava, per distruggere moralmente la povera ragazza: Puntine sulla sedia, gomme da masticare nei capelli, bruciature di sigaretta all’intervallo… Il tempo passava e le cose peggioravano. Un giorno il clan studiò l’umiliazione finale. Distribuire le sue fotografie negli spogliatoi della palestra in giro per la scuola. Lo scherzo fu architettato ad arte ed una mattina tutti gli angoli della scuola furono riempiti con le sue foto.
Ora provate ad immaginare come fu l’ingresso nella scuola per la povera Annalisa: un trauma! Talmente forte che corse fuori da scuola con la faccia nelle mani, come per non farsi riconoscere. Ciò le fu fatale: finì in strada ed un autobus la investì. Così morì «Pallina, la donna barbuta».
Ma ciò che fu la fine di quella brutta ragazza non fu la fine di Annalisa. Lei si risvegliò in un posto bianco, senza muri, pareti, cielo. Il bianco assoluto. Davanti a lei un uomo bellissimo. In realtà che fosse bellissimo era solo una sua impressione, in realtà l’uomo non era altro che una forma. Al che Annalisa chiese, come se stesse recitando un copione:
– “Sono morta?”, l’uomo le rispose:
– “In effetti Pallina è morta… Ma tu non ancora… Sono qui a proporti una seconda possibilità. Non credere che io non abbia visto con quale dedizione tu abbia sempre aiutato gli altri. Sai, credo che quando sei stata creata siano stati fatti degli errori. Se vuoi posso rimediare a ciò e rimandarti sulla terra. Potrai prenderti la tua rivincita… Sempre che tu voglia”,
– “ma chi sei? Pensavo che tu fossi Dio, ma la parola rivincita mi intimorisce. Non sei per caso Satana?”,
– “diciamo che sono un’opportunità. Tu puoi prenderti la rivincita che vuoi. Non è necessario che tu ti vendichi con il tuo passato dei torti subiti. Potrai gestire la tua vita come meglio credi e, se vuoi, realizzare i tuoi sogni. So di Giacomo…”, tale parola fece subito scattare una molla in Annalisa. Era sempre stata una ragazza assennata, ma quel nome le mandava in pappa il cervello.
– “E se volessi accettare?”,
– “ti rispedirò sulla terra dieci anni dopo la tua morte. Sarai una contessa di una non precisata provenienza che si è trasferita nella tua vecchia città. Abiterai nella villa sulla collina. Avrai tutto ciò che desidererai. Sarai come tu vorrai, mora… bionda… Pensa al tuo nuovo aspetto fisico e prenderai quella forma. Ti pare ragionevole?”,
– “e se accettassi quali sarebbe il prezzo da pagare?”,
– “in cambio voglio che tu sia felice”. Annalisa pensò che non dovesse essere il demonio. Troppo buono e non chiedeva spargimenti di sangue o altre cose macabre,
– “e sia”. All’istante Annalisa sparì da quel candido universo e sull’uomo apparve un’espressione molto compiaciuta.
Annalisa si risvegliò di soprassalto, come da un incubo. Si era infatti sognata di morire travolta da un camion appena fuori da scuola. Un po’ le era rimasto l’amaro in bocca però. Sarebbe stato bello avere un altro corpo. Scese dal letto e fece per accendere la luce, ma non trovò il pulsante. Non capendo cosa stesse succedendo si alzò dal letto e fece per dirigersi verso la finestra, per alzare la tapparella nella speranza di aver un po’ di luce per capire cosa stesse succedendo. All’improvviso trovò un ostacolo sulla sua strada che prontamente urtò. Subito dopo sentì il classico rumore di un vaso che si frantuma a terra. Sconvolta e frastornata si sedette sul letto. Improvvisamente una porta si aprì, con grande shock per la ragazza, dato che in quel punto nella sua camera non c’era mai stata una porta. Una voce femminile:
– “State bene contessa?”, contessa? Ora Annalisa cominciava a capire cosa stesse succedendo. Evidentemente non si era trattato di un sogno, era davvero morta e risorta in un corpo nuovo?
– “Sì sì tutto bene, non preoccuparti”, inventò subito qualcosa per salvare la situazione, “mi puoi accendere la luce? Sembra che l’interruttore non voglia funzionare”,
– “Ai suoi ordini Contessa”. All’improvviso la luce invase la stanza.
Era ampia, in stile ‘800 con un piccolo armadio a tre metri dai piedi del letto, un tavolino dove sopra erano appoggiati un cesto di frutta fresca ed una brocca d’acqua con due bicchieri. Sembrava di stare in una di quelle suite che fanno vedere nei film. Trovò anche un grande specchio, dove si intravide: Per quel poco che vide, era bella ed era nuda. Immediatamente si diresse verso lo specchio per esplorarsi meglio. Infatti non era una sua abitudine guardare il proprio corpo dalla sua prospettiva, cosa che la disgustava. Arrivata davanti allo specchio lo spettacolo fu magnifico. Era bionda e riccia, con dei lunghi capelli che le arrivavano a metà schiena. Il viso sembrava quello di un angelo, occhi azzurri e bocca rossa carnosa, sebbene non a modello di canotto. Erano molto sensuali e vedendole, come di istinto, si passò la lingua su di esse. La prima cosa che le saltò all’occhio del suo corpo era che i peli erano completamente spariti. Non ne aveva da nessuna parte, cosa che la compiacque molto, dato che prima ne era piena. La sua pelle era vellutata come una pesca, cosa che la rendeva morbida ed eccitante al tatto.
Era alta intorno al metro e settantacinque, magra ma con tutte le forme al punto giusto. Le gambe erano stupende, lunghe ed affusolate, che culminavano con un bel sedere, certamente non magro ma sodo ed attraente, perfettamente in linea con le gambe. La vita era molto stretta. Insieme al suo sedere, ricordava molto le forme di quelle delle figurine delle pin up che andavano in voga negli anni 50. Il corpo poi si allargava in un torace abbastanza spazioso, come se fosse creato per dare un armonioso supporto al suo seno molto generoso, una quinta misura probabilmente. Il suo sguardo indugiò sul seno. Finalmente anche lei aveva le tette: e che tette, si poteva aggiungere. A dispetto della loro mole, erano perfette, sembravano quasi rifatte, tanto erano belle. Non resistette a prenderle in mano e stringerle. Erano vere, eccome! Le mani scivolarono verso i capezzoli, grossi e sporgenti. Il ricevere un brivido di piacere per tutto il suo corpo fu una cosa sola.
Sì, si stava eccitando... e tanto! Aprì l’armadio e trovò una scatola. La aprì e rimase sconvolta. All’interno vi erano due grossi vibratori e due mollettine strane. La prese e la portò sul letto come stregata. Prese in mano uno dei vibratori. «È troppo grosso», pensò, «non entrerà mai». Lo accese. La vibrazione era veramente potente. «Posso tenerlo fuori però». Appoggiò la punta sul clitoride ed il percepire una grande piacere, fu una cosa immediata. Subito prese confidenza con l’oggetto e lo fece scorrere sulle grandi labbra e poi ancora sul clitoride. Era una sensazione stupenda e subito fu presa dalla frenesia, tanto che l’enorme vibratore entrò nella sua passerina, che si adattò al corpo estraneo con un sussulto di un gran godimento che sconquassò Annalisa portandola all’orgasmo.
Era fantastico e la voglia di usare gli altri giochi fu tanta. Prese le pinze e le mise sui capezzoli. Una sensazione di beatitudine pervase la ragazza. Non facevano male, anzi, sembrava che fossero entità coscienti che sapessero perfettamente come stringere per ottenere il massimo piacere. Prese poi il secondo vibratore e, dopo averlo acceso, l’appoggiò sul buchetto posteriore. Nella vita precedente, sapeva che esisteva il sesso anale, ma non aveva mai provato a toccarsi anche là dietro e subito scoprì che, per anni si era persa una cosa stupenda. Provò a spingere un momento ed il suo culetto si aprì a seguito della pressione così come aveva fatto la sua passerina. Era un corpo fatto per godere! E si sentiva veramente una gran porcella con tutti i buchi riempiti. Come se fosse drogata non riusciva a staccarsi dai nuovi giochi e continuò a masturbarsi, tanto che perse la cognizione del tempo, fino a che le forze l’abbandonarono e, spenti i suoi giochi, si addormentò esausta.
Quando Annalisa si svegliò, rivide la stanza dove aveva goduto tanto, con i giocattoli che aveva trovato nell’armadio. Improvvisamente le vennero in mente i ricordi della nuova vita che le era stata donata. Era un’amica d’infanzia di Giacomo che, in questa vita, era un ragazzo tranquillo almeno in apparenza. Si conoscevano da bambini tanto che per loro era normale dormire insieme senza doppi fini. Un giorno però, in piena adolescenza, Annalisa chiese a Giacomo di poter vedere il suo cazzo, Giacomo acconsentì. Lo toccò e di colpo, il ragazzo ebbe un’erezione e se ne vergognò.
Le cose tra loro procedevano regolarmente ma, al compleanno di Annalisa dei 17 anni, la ragazza chiese a Giacomo: «tra un anno meno un giorno apri questa lettera e leggerai cosa voglio come regalo per i miei 18 anni». Giacomo mise via la lettera e per 8-9 mesi nemmeno ci pensava. In vicinanza del compleanno di Annalisa, si ricordò della lettera e la prese. C’era scritto: «domani vorrei imparare a fare i pompini. Mi puoi aiutare tu?». Rimase sbalordito e nei giorni successivi rimase distaccato da Annalisa, così che, lei continuava a mandargli bigliettini del tipo: «È una settimana che mi eviti», esordì la ragazza: «ti ho fatto qualcosa?», Giacomo non rispondeva. «è successo qualcosa?», ripeteva con insistenza: «dimmi dimmi». Giacomo muto. A furia di insistere, Giacomo le rispose:
– “e basta… ho letto la tua lettera e non so che fare. Non so se pensare che mi prendi in giro o se seria. Ho paura di rovinare la nostra amicizia sia che ti dico sì o no”, Annalisa con fare ironico:
– “tutto qui, comunque sono seria, non mi va di avere le mie prime volte con un ragazzo qualsiasi che non mi rispetta. Meglio con un amico fidato, pensaci su, sai dove trovarmi”.
Durante tutta la sera, i suoi pensieri erano confusi. E poi che esperienza aveva lui? Per ora si era fatto solo delle gran seghe guardando i porno. Nulla di più. Nei giorni successivi Annalisa si fermò a dormire a casa di Giacomo perché i suoi genitori era via. Una volta a letto, lei si appoggiò come sempre sulla spalla di lui e con una mano sul petto. Non disse nulla, ma semplicemente spinse la sua mano verso il basso. Aveva già abbassato il pigiama ed i boxer e l’impatto fu inevitabile. Annalisa era felice e iniziò lentamente a segarlo e dopo alcuni minuti Giacomo accarezzò la testa della ragazza per poi invogliarla a scendere in basso. Non si oppose e scese per prenderlo in bocca. Tutto fu spontaneo finché il cazzo di Giacomo inizió a vibrare.
– “Che succede?”, chiese lei impaurita,
– “Sto per venire”, rispose prontamente il ragazzo: “prendilo in bocca e non far uscire nulla o sporchiamo le lenzuola e sarà un casino”. Lei obbedì e 5-6 schizzi le riempirono la bocca, non sapendo che fare, deglutì e attese che i getti si fermassero. Dopo poco risalì e disse:
– “credo di meritare un 6 e mezzo sulla fiducia essendo la prima volta”,
– “ma tutto ciò che è uscito?”, disse lui perplesso: “dove è finita?”,
– “non ci stava in bocca e ho dovuto mandare giù, ho sbagliato qualcosa”, disse mortificata,
– “hai fatto bene anche se non devi farlo sempre o un ragazzo può prenderlo come vizio e pretenderlo ogni volta”, rispose Giacomo sorridente, poi riprese: “ma di cosa sa?”,
– “Sembra una gelatina amara e aspra”, rispose: “ma non credo che morirò per questo”. Entrambi si misero a ridere e poi si addormentarono.
Passarono i mesi ed arrivò il compleanno, mentre nel frattempo era capitato altre 3-4 volte che i ragazzi giocassero insieme. Quel giorno Giacomo, oltre ad una maglietta ridicola, mise un biglietto con scritto: «vorrei restituire il favore». La festa si concluse regolarmente e quella sera, Giacomo ospitò Annalisa che esordì:
– “che intendi, con restituire il favore?”,
– “Bhe! Sai, tu mi fai godere da mesi e io mi sento in debito. Vorrei far godere anche te”, rispose il ragazzo: “credo sia uno scambio equo”,
– “Cosa hai pensato?”, disse Annalisa “magari è fattibile”,
– “semplicemente ti bacio il seno e poi scendo e Lecco sia il davanti che il buchetto dietro e magari entro con un dito”, rispose timidamente.
– “va bene ma vorrei restare vergine”, disse Annalisa: “ma non ti fa senso entrare nel sedere?”,
– “se vuoi proviamo, non l’ho mai fatto”, rispose il ragazzo.
In breve tempo, lei si spogliò e si mise immobile, come un corpo sul lettino dell’obitorio, che doveva essere sezionato. Era la prima volta che un ragazzo la vedeva nuda. Giacomo iniziò ad esplorarla, come aveva visto nei migliori film porno. Ripeteva in modo meccanico le mosse senza saper esattamente a che reazioni potevano portare. Piano piano, Annalisa si rilassò e aprì le gambe. Lui la toccava nell’intimo finché trovò l’ingresso della figa.
– “non lì, sei davanti”, lo informò la ragazza. Spostò il dito verso il buchetto dietro e lo forzò per entrare. Annalisa si irrigidì immediatamente e Giacomo si bloccò:
– “ti ho fatto male?”, fece un no con la testa e aggiunse:
– “provo a girarmi, magari sei più comodo” e si girò.
Giacomo esplorava quel buco come per cercare un tesoro nascosto, prima un dito, poi due e quasi tentava col terzo ma non entrava. Annalisa resisteva ed un pochino le piaceva. Una volta appagato dall’esplorazione, si avvicinò alla bocca di lei, col cazzo e lei lo ingoiò senza dire nulla. Tre colpetti ed Annalisa si trovò ad avere nuovamente la bocca piena ed ingoiò nuovamente. «Wow eri eccitato, nemmeno il tempo di scaldarmi», disse ridendo. Dormiamo così e rivestiamoci domani mattina. E così fecero.
Finirono le scuole ed i destini, in apparenza si separarono. Giacomo in facoltà trovò una ragazza e stessa cosa accadde ad Annalisa. Entrambi studiavano fuori sede e si raccontavano delle rispettive relazioni. Tutto andò regolare fino alle vacanze di Natale quando i ragazzi si incontrarono a casa di Giacomo per gli auguri. Saliti in camera tutto sembrava essere tornato agli anni precedenti ed in breve tempo furono nudi e nella splendida posizione del 69. Il sedere di Annalisa ricevette due dita in pochi secondi che quasi le fecero stringere i denti sul cazzo di Giacomo.
– “Posso metterle anche davanti?”, chiese sfiorando l’ingresso di Annalisa: “non sarà ancora vergine”,
– “secondo te?”, rispose lei, “certo, avevo detto anni fa che aspettavo il giusto momento, se la vuoi è tua, così finalmente a capodanno potrò darla al mio ragazzo, come gli ho promesso. La prossima volta che la vedrai, sarà un usato garantito”.
In pochi attimi la girò e avvicinò la cappella al buchetto vergine e delicatamente entrò, rubando ciò che ha di più caro, una donna. Pochi colpi e poi il piacere li avvolse. L’orgasmo era dietro l’angolo ed in pochi momenti, entrambi erano sul punto di non ritorno. Prima venne Annalisa e poi Giacomo le chiese il solito rito del finale in bocca e lei obbedì.
Nei giorni successivi lo facevano due tre volte al giorno ma poi arrivò capodanno e le strade si divisero nuovamente. Passarono i mesi e Giacomo non rientrò per Pasqua e l’estate sembrava non far coincidere i tempi per incontrarsi. Si videro al compleanno di Annalisa, ma il ragazzo le stava sempre appiccicato come la colla a un francobollo. Neanche un minuto soli. Ripresero i corsi e fra loro ci furono solo lunghe chiacchiere al telefono. Qualche fantasia raccontata e l’invidia dei partner rispettivi che potevano godere del corpo altrui. Arrivò il Natale e tutto si ripetette come l’anno precedente. Due perfetti amanti, ma le esplorazioni di Giacomo, nel sedere di Annalisa, erano sempre più insistenti, ma lei lo vedeva come un gioco.
Gli anni si susseguirono e, ad ogni occasione, i due amanti facevano sesso nei posti dove capitava di incontrarsi. Finita l’università e le numerose avventure tra i banchi di scuola, entrambi rientrarono al paese, ancora single. Che fosse giunto il momento per avere il loro amore?
– “Sei tornato anche tu”, disse Annalisa: “e ora che faremo?”,
– “non potevo stare lontano da te”, rispose Giacomo: “se entrambi ci stabiliremo in zona, questa volta le cose andranno di diversamente”.
Tra una risata e l’altra si misero comodi per l’ennesima scopata. Finito il piacere, decisero di mettersi insieme, come era ovvio al mondo intero, tranne che a loro o semplicemente non volevano ammetterlo. Passarono i mesi e dopo festeggiarono il primo anno e poi i due anni. Così un bel giorno, Giacomo si decise a inginocchiarsi per darle l’anello: «mi vuoi sposare?». Annalisa accettò immediatamente gridando un bel «SI». Andarono a casa di Giacomo dove tutto era iniziato e quella sera Annalisa gli disse:
– “L’ho conservato per una persona speciale, questa sera puoi avere il mio culetto, ora è per sempre sarà tuo”,
– “Grazie Amore”, rispose Giacomo e piano piano se la inculò per la prima volta ma non ultima volta.
Dopo anni di allenamento con le dita, era bello elastico ed ora nemmeno le dava più fastidio prenderlo.
ERANO ENTRAMBI FELICI.
Quella dove si trovava, era la casa dove avrebbe vissuto felice fine alla fine dei suoi giorni. Era questo il premio nella sua nuova vita?
trasformazione seconda vita contessa masturbazione vibratori sesso orale insegnante privato amici infanzia
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per IL BRUTTO ANATROCCOLO:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
