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Prime Esperienze

Piroette di sabbia


di Membro VIP di Annunci69.it bolleblu
15.09.2025    |    337    |    4 8.7
"“Come se non fossero nati nello stesso mondo nostro, vero?" disse, ritornando al presente e guardando Giovanna..."
La luce arancione del tramonto filtrava dalle finestre del salotto di Marina, disegnando lunghe ombre sui mobili in mogano che la madre le aveva lasciato. Marina si guardò allo specchio, passandosi una mano tra i capelli castani, corti e un po' spettinati. Non era abituata a vestirsi così. Indossava una giacca di pelle nera, presa in prestito da suo figlio, e un paio di jeans a zampa d'elefante che aveva tirato fuori dall'armadio. Si sentiva ridicola e, allo stesso tempo, stranamente elettrica.

"Sei sicura che non siamo troppo vecchie per questa roba?" chiese, girandosi verso Giovanna.
Giovanna, seduta su una poltrona con una tazza di tè in mano, rise. Aveva i capelli raccolti in uno chignon severo, e un'espressione divertita sul viso, un'espressione che Marina conosceva fin dal liceo.
"Certo che siamo troppo vecchie," rispose Giovanna con un tono affettuoso. "Ma è proprio questo il bello, no? Fare qualcosa che non dovremmo fare."
"Ma un concerto?" Marina si avvicinò e si sedette sul bracciolo della poltrona. "Mi sento una quindicenne in fuga. E poi, ti sei vista? Con quel vestito sembri uscita da una riunione del club del ricamo."

Giovanna si guardò il vestito, un semplice abito di cotone blu scuro. "Be', qualcuno deve mantenere un po' di decoro, almeno apparente, ti confido un segreto,sotto l’abito non indosso nulla!”
E poi, mi ci hai trascinata tu. 'Devi venire, Giovanna, è il concerto della vita”. Fece il verso con un tono di scherno.
“Nuda? Tu sei pazza! E se si vedesse che non porti niente sotto? Cosa penserebbero gli altri!”
“Dipende”, disse Giovanna, “le donne che sono una poco di buono, gli uomini che vorrebbero tanto appoggiarci la lingua”.
“Insisto, sei pazza! Ma ti voglio bene anche per questo tuo lato porcellino”, disse Marina.

"Il mio amico del corso di pittura dice che la terza canzone del disco è una poesia in musica. E poi, volevo solo uscire. Da quando Lorenzo mi ha lasciato per quella stronza venticinquenne, queste mura mi stanno soffocando."
Le parole di Marina fecero calare un breve, ma palpabile, silenzio tra loro. Giovanna posò la tazza sul tavolino.
"Lo so, Marina," disse dolcemente. "E hai ragione. Usciamo. Facciamo un po' di rumore. E poi, se non ci divertiamo, ce ne andiamo e torniamo a bere il tè e a parlare di fiori e di nipotini."
Marina le sorrise, un sorriso che non le arrivava agli occhi da troppo tempo. "Promesso."
Giovanna si alzò, si sistemò il vestito e la guardò. "Allora, andiamo. La Milano che non dorme ci aspetta."

L'aria all'interno del locale era un mix denso di fumo di sigaretta, cannabis e bidi, sudore e un'elettricità palpabile. Il buio era rotto solo da luci fioche.
Le due amiche si fecero strada, trovando finalmente un angolo un po' più tranquillo vicino al bancone. Un ragazzo dai capelli lunghi e vestito di velluto si avvicinò e offrì loro una bevanda.
"Vi offro un punt e mes. Siete la valida alternativa a queste sciacquette!”. La sua voce era roca, ma aveva un sorriso che le mise a loro agio.”A proposito, mi chiamo Franz” disse allontanandosi.

Marina accettò e Giovanna, dopo un attimo di esitazione, seguì il suo esempio. "Non sono abituata a bere in pubblico, sai cosa mi succede dopo vero Marina?” ammise Giovanna.
Marina si appoggiò al bancone, il bicchiere in mano. Il suo sguardo vagava tra la gente, i vestiti, i volti che ridevano e parlavano con passione e la memoria tornò a tanti anni prima, in collegio, a quella notte di alcol e di una scena che non avrebbe più dimenticato: Giovanna sbronza che si toccava nuda a letto biasciando il suo nome, Marina. E ripensò a quella pelle liscia, a quelle tette acerbe ma due chiodi dritti e duri, a quel pelo folto che circondava la fica di Giovanna.

“Come se non fossero nati nello stesso mondo nostro, vero?" disse, ritornando al presente e guardando Giovanna.
"Il nostro mondo è fatto di bollette da pagare e di pranzi della domenica," rispose Giovanna, fissando le luci che si muovevano a ritmo di una musica sconosciuta. "Non è brutto, ma... è così piccolo."
Marina sentì una fitta al cuore per quelle parole. Si avvicinò di più a Giovanna e le posò una mano sul braccio. "Non è piccolo se siamo insieme."

In quell'istante le luci si spensero. L'attenzione di tutti si spostò sul piccolo palco dove un uomo magro e pallido e il pianoforte erano in attesa. Una voce sensuale e melodica ruppe il silenzio.
Le prime note, dolci e solenni, riempirono il locale. La folla, prima chiassosa, si acquietò, come se la magia avesse preso il sopravvento. Marina guardò Giovanna. La luce sul palco le illuminò il viso, era così bella.
E poi lui iniziò: “piroette di sabbia”.
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