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Scambio di Coppia

Nuovi Confini: Fili Rossi


di Membro VIP di Annunci69.it bolleblu
04.06.2026    |    150    |    0 6.0
"Hanno tempo di incastrare Marta — la "Vedova di Pietra", la donna che custodisce l'archivio FENICE — ma lei e la sua compagna Elena li hanno ridotti in fin di vita..."
L’acqua calda della doccia batteva con insistenza sulle spalle di Laura, ma non bastava a lavare via la tensioni che le stringevano lo stomaco da settimane. Il vapore saturava il bagno, trasformando lo specchio in una lastra opaca, esattamente come la nebbia che avvolgeva i suoi ricordi di quella notte di mesi prima. Una notte che era iniziata come una scommessa innocente tra amici e che si era trasformata nell’inizio di una catastrofe silenziosa.

Laura appoggiò una mano contro le piastrelle umide, lasciando che la testa cadesse in avanti. Sentiva i capezzoli duri, turgidi sotto il getto violento dell’acqua, irritati da un desiderio che non riusciva a sfogare con Paolo. Paolo era terrorizzato, sempre sul chi vive, spento. Lei, invece, era mossa da una fame nervosa, torbida, alimentata dalla paura.

Scivolò con la mano destra tra le cosce. La sua figa era già aperta, fradicia di un umore denso che l'acqua non riusciva a diluire. Infilò il dito medio nel calore stretto, gemendo contro il rumore della doccia. Il pollice trovò subito il clitoride, gonfio, pulsante. Iniziò a sgrillettarsi con dita veloci, rabbiose, mentre la mente viaggiava all’indietro, a quella sera in cui tutto era cambiato.

Ricordò Luca. Il suo amico d'infanzia, l’uomo che aveva visto spogliarsi su quel pavimento, il cazzo lungo e curvo che le penetrava le viscere mentre Giulia le violentava il culo con le dita. Ricordò il sapore dello sperma di Paolo sul proprio viso, le risate, i fluidi che colavano. Un idillio di pura lussuria casalinga.

Fino a quel maledetto campanello.

Laura aumentò il ritmo del ditalino, infilando anche l’indice dentro di sé, cercandosi a fondo, bagnata dal getto della doccia e dai suoi stessi succhi. Ricordò di aver aperto la porta, nuda e lorda di sesso, trovandosi davanti Patrizia ed Eva. Rimase immobile sulla soglia, la bocca spalancata dallo stupore. Ma fu solo un attimo, perché quello che successe un secondo dopo che la porta si fu richiusa cancellò per sempre ogni traccia di quella spensieratezza.

Pat ed Eva non erano entrate come semplici ospiti. L’aria si era fatta subito gelida, nonostante l’odore acre di sesso che riempiva l’appartamento. Patrizia, la sua amica veneziana di vecchia data, la donna con cui anni prima Laura aveva esplorato i primi confini del piacere saffico nei club privati del Veneto, aveva uno sguardo che Laura non le aveva mai visto. Freddo, militare. Eva, la sua compagna olandese, si era mossa per la casa con la grazia silenziosa di un predatore, gli occhi fissi su una cicatrice che le attraversava il ventre eretto.

Non c’erano state spiegazioni, solo un’immediata, brutale escalation erotica che sapeva di sottomissione. Pat ed Eva avevano preso il controllo della stanza. Patrizia aveva spinto Laura contro il tavolo, ordinandole di aprire le gambe. Le aveva divorato la figa con una ferocia spietata, mentre Eva estraeva dalla borsa uno strap-on nero, lucido, enorme.

E lì, Laura aveva visto la verità.

Eva non aveva scelto Paolo o Giulia. Si era avventata su Luca. Lo aveva sbattuto a pecorina sul divano, mentre Patrizia abbandonava la figa di Laura per afferrare Luca per i capelli, tirandogli indietro la testa con una forza che non aveva nulla di amichevole. Eva aveva lubrificato il fallo di gomma con la saliva e lo aveva spinto dentro il culo di Luca con un colpo secco, violento. Luca urlò, un suono gutturale, un misto di agonia e piacere perverso, mentre le pareti del suo ano si contraevano disperatamente intorno alla plastica.

Mentre guardava Luca venire brutalizzato e posseduto dalle due donne, Laura si era accorta del dettaglio che le avrebbe rovinato la vita. Sul braccio teso di Luca, viscido di sudore e dei fluidi dell'orgia precedente, era comparso un tatuaggio che prima non aveva notato: un serpente attorcigliato intorno a una rosa nera. Patrizia, mentre gli premeva la faccia contro il cuscino, gli aveva sussurrato all'orecchio, con una voce che sembrava una condanna: «Pensavi davvero che non ti avremmo riconosciuto, cagnolino dei Tessitori? Belgrado è piccola per noi».

Luca non era l’amico d’infanzia che credeva. Era un infiltrato. E quella sottomissione sessuale era stata il primo, vero interrogatorio. Dopo averlo fatto sborrare di puro dolore e piacere sul pavimento, Pat ed Eva erano sparite nella notte, portandosi dietro un Luca tremante e ridotto all'impotenza.

Sotto la doccia, il ricordo di quella violenza sotterranea portò Laura al limite. La pressione delle dita sul clitoride divenne insostenibile. Inarcò la schiena contro le piastrelle fredde, la bocca spalancata in un urlo silenzioso mentre la figa prendeva a contrarsi violentemente. Un geyser di liquido caldo, uno squirt potente, partì dalle sue labbra, mescolandosi all'acqua della doccia prima di scivolare nello scarico. Le gambe le tremavano, svuotate di ogni energia.

Uscì dalla doccia avvolgendosi in un asciugamano, ancora ansimante. Il bagno era una trappola di vapore. Camminò fino alla camera da letto, dove il silenzio della casa sembrava quasi minaccioso.

Sul comodino, lo schermo del suo iPhone si illuminò con un riflesso azzurro. C'era una notifica. Una mail proveniente da un server criptato, impossibile da tracciare.

Laura lo sbloccò con le dita ancora umide. Il mittente era un indirizzo fittizio, ma le prime parole le fecero saltare il cuore in petto. Era Patrizia.

«Laura, se stai leggendo questa mail, significa che siamo riuscite a bucare la rete dei Tessitori per l'ultima volta prima di cambiare frequenza. Mi dispiace averti trascinata in questo inferno, ma la nostra amicizia prima o poi ti avrebbe resa un bersaglio.

Quella sera a casa tua, il tuo amico Luca non era lì per fare giochi di coppia. È un cacciatore dell'organizzazione. Sapeva che io ed Eva eravamo collegate a te dopo lo smantellamento dell'Agenzia. Lo abbiamo usato e spezzato quella notte, ma non è bastato. È fuggito. Lo abbiamo rintracciato settimane dopo in una spa in Italia insieme a un altro stallone di nome Marco. Hanno tempo di incastrare Marta — la "Vedova di Pietra", la donna che custodisce l'archivio FENICE — ma lei e la sua compagna Elena li hanno ridotti in fin di vita.

Ora siamo tutte insieme. Io, Eva, Marta ed Elena. Siamo a Cap d'Agde, nel sud della Francia, ma la nostra copertura è saltata di nuovo. Abbiamo ricevuto un'attivazione che punta alle montagne bulgare. Dietro FENICE c'è un complotto che arriva ai vertici dei governi europei, e l'uomo che gestisce i Tessitori è ancora vivo.

Ascoltami bene, Laura: prendi Paolo e sparite. I Tessitori sanno dove abiti. Se non riescono a prendere noi, verranno a cercare te per usarci come esca. Sanno cosa ti piace, sanno come usarti. Non farti trovare nuda sulla porta una seconda volta. Questa volta non saremo noi a suonare.»*

Laura lasciò cadere il telefono sul letto, il corpo improvvisamente gelato nonostante il calore della doccia. La sua mente mise insieme i pezzi con una chiarezza取terrante. Italia, Belgrado, la spa, Cap d'Agde, la Bulgaria. I fili rossi di un'unica, immensa ragnatela di sesso, sangue e segreti si erano appena tesi intorno al suo collo.
Guardò fuori dalla finestra della camera, verso la strada buia. Una macchina scura era parcheggiata sul lato opposto, con i fari spenti. All'interno, la sagoma di un uomo di spalle rimase immobile.
La caccia era cominciata, e lei era la prossima della lista.

Nota dell'autore: Per chi ha seguito e amato la saga di Marta in "Piacere Interrotto": sì, è tutto collegato. I due mondi si sono appena fusi. Benvenuti nel mio universo narrativo.

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