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Piacere interrotto: epilogo?
bolleblu
20.03.2026 |
746 |
3
"Erano lacrime calde, salate, un miscuglio di gioia suprema per aver scoperto di poter ancora amare e di angoscia raggelante per il destino che stava per strapparle tutto..."
Mentre il respiro di Elena si faceva regolare contro il suo collo, Marta rimase a fissare le pale del ventilatore che giravano pigramente sul soffitto del bungalow. Il silenzio di Cap d'Agde era interrotto solo dal fruscio lontano del mare.Guardò il profilo addormentato di Elena, così pura e vulnerabile dopo l'uragano di sesso e violenza appena vissuto, e sentì una morsa al cuore.
Sapeva cosa stava per arrivare, sapeva che pace e serenità non erano parole della sua vita.
Con estrema cautela, Marta fece scivolare la mano destra sotto il lenzuolo bagnato. Aveva bisogno di sentire il proprio corpo, di ancorarsi a quell'ultima scampolo di realtà prima che la sua tormentata vita se la riprendesse. Le sue dita, ancora profumate dell'odore acre di Elena, trovarono il clitoride gonfio e sensibilissimo. Iniziò a sfiorarlo con movimenti circolari, lenti, quasi timorosi, mentre nella mente le immagini del loro futuro insieme esplodevano come fuochi d’artificio neri.
Si immaginò con Elena in una villa sperduta sulle scogliere della Normandia, lontano da ogni codice e coordinata. Immaginò di possederla ogni mattina sotto la doccia, di sentire la sua pelle vellutata sotto le dita mentre la penetrava da dietro, guardando il mare grigio fuori dalla finestra. Fantasticò di un amore senza armi, dove l'unica violenza ammessa fosse quella dei loro morsi durante l'orgasmo.
Il ritmo della mano aumentò. Marta chiuse gli occhi e infilò il medio e l'anulare della mano sinistra nel proprio ano, ancora dilatato e pulsante per i giochi con Pat. La doppia stimolazione le mozzò il fiato. Sentiva le dita scivolare dentro di lei con una facilità carnale, massaggiando la parete che la divideva dalla sua stessa eccitazione. Era un parossismo di sensazioni che non ricordava di aver mai provato: il piacere fisico era così intenso da diventare dolore, un dolore che si mescolava all'amore disperato per la donna che le dormiva accanto.
Spinse le dita più a fondo, muovendole con un ritmo ossessivo, mentre il pollice schiacciava il clitoride con una forza quasi punitiva. Voleva punirsi per aver trascinato Elena in quell'inferno, e allo stesso tempo voleva onorare ogni brivido che quella ragazza le aveva regalato.
Le fantasie si fecero più torbide: vide Elena legata a un letto di seta, che implorava il suo tocco mentre lei la copriva di baci e di sborra di cazzi di uomini senza nome e volto, in un ciclo infinito di piacere puro, senza missioni, senza contratti, senza sangue.
L'orgasmo arrivò come una scossa elettrica che le attraversò la spina dorsale. Marta si inarcò sul letto, soffocando un grido nel cuscino per non svegliare le altre. Il suo ventre sussultò in una serie di contrazioni violente, mentre le lacrime iniziavano a rigarle il volto. Erano lacrime calde, salate, un miscuglio di gioia suprema per aver scoperto di poter ancora amare e di angoscia raggelante per il destino che stava per strapparle tutto.
Rimase lì, immobile, con le dita ancora infilate dentro di sé, sentendo il calore dell'orgasmo che svaniva lentamente. Le lacrime le bagnavano le labbra, mescolandosi al sapore del sesso che ancora aleggiava nell'aria. Guardò Elena un'ultima volta, con una devozione che rasentava la follia.
Un riflesso azzurro illuminò improvvisamente il comodino. Il telefono di Marta, abbandonato accanto a una bottiglia di champagne vuota, aveva ricevuto una notifica. Marta, con la cautela di un fantasma, si sciolse dall'abbraccio di Elena e si avvicinò.
Sullo schermo non c’era un nome, solo una stringa di coordinate geografiche che puntavano dritto verso le montagne bulgare, seguite da un’unica parola in codice che Marta non leggeva da dieci anni: "FENICE".
Non era un invito. Era l'attivazione. L'archivio non era solo una lista di nomi; era la mappa di un complotto che arrivava ai piani alti del governo, e l'uomo che lo aveva creato — l'unico che Marta avesse mai temuto — non era morto a Belgrado come tutti credevano.
Marta guardò Pat ed Eva addormentate, poi Elena, l'unica che non sapeva ancora cosa significasse davvero "andare fino in fondo". Si asciugò l'ultima lacrima e strinse il pugno.
La caccia a Marta era finita. Ora era lei che stava per diventare la cacciatrice, con una squadra di donne letali al suo fianco. E avrebbe fatto di tutto, anche trasformarsi nel mostro che aveva cercato di dimenticare, pur di proteggere la donna che l'aveva fatta piangere di piacere.
«Si ricomincia,» sussurrò al buio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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