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Scambio di Coppia

Maldives, l'isola del piacere (2)


di Membro VIP di Annunci69.it Fantasticstorm
08.11.2025    |    3.362    |    3 9.5
"Poi però voi ricambiate, d’accordo?” “Vai tu con Eva, poi io penso a te”, le rispondo..."
La notte trascorre tra un sonno ristoratore e sogni sereni. Appena sveglio, penso a quest’ultima giornata di mare e a quante cose sono successe in una settimana. Mi sembra di aver letto un romanzo di cui sono il protagonista e non di averle veramente vissute. Sono ancora a letto e mi metto su un fianco, guardo Eva: non è un sogno, ma una donna vera, sublime, ed è con lei che ho vissuto questa realtà ad occhi aperti. La guardo con amore, attendo che si svegli. Ha le labbra leggermente umide, le ciglia lunghe che si muovono impercettibilmente, anche mentre dorme è un incanto. La sento allungare le gambe e aprire gli occhi, i suoi bellissimi occhi color del mare d’inverno.
“Buongiorno amore bello. Oggi direi di fare una scorpacciata di sole e di mare, da domani si torna alla cruda realtà, e alle nostre abitudini.”
“Sì, nel modo più assoluto”, si stiracchia, si sporge verso di me e ci baciamo.
Dopo la dose mattutina di effusioni, ci prepariamo e si parte per la colazione. Arrivati al ristorante, ci prende il magone a vedere che il nostro tavolo da sei, che poi era diventato da sette, è stato smontato e adesso abbiamo un tavolo per due. Ci sediamo ed Eva mi fa:
“Guarda che là c’è Serena. Che dici, la chiamo?”
“Ma certo, facciamola venire qui da noi.”
Facciamo colazione tutti e tre insieme e poi giù al mare. La giornata passa veloce e abbiamo preso tutto il sole possibile. Anche di bagni ne abbiamo fatti un sacco da portare con noi, e raccogliendo le cose ci prepariamo ad andare in camera a sistemarci per la cena. Eva si avvicina a Serena e le dice:
“Vuoi cenare con noi? Quando hai l’aereo tu?”
E lei:
“Domani pomeriggio e voi?”
“Anche noi, magari è lo stesso!”. Poi Eva mi guarda, ci capiamo al volo, e rivolta di nuovo verso Serena aggiunge: “Dopo cena vuoi venire da noi?”
“Mi farebbe molto piacere, se non disturbo vengo molto volentieri, tanto le valige le preparo domani mattina.”
“Certo che non disturbi, piantala di dircelo in continuazione, siamo una squadra ormai! Anche noi prepareremo tutto domani mattina”, e mentre le parla le dà un buffetto sulla guancia, poi l’abbraccia.
Quando andiamo a cena, troviamo Serena già al tavolo da sola e chiediamo al cameriere di apparecchiare da lei anche per noi. Ceniamo e poi chiediamo a Serena se preferisce venire subito con noi o passare da camera sua.
“Se per voi non è un problema eviterei di attraversare il resort da sola. La sera è molto buio e di luci lungo la strada ce ne sono poche.”
“Ma certo che puoi venire.”
Poi lei aggiunge:
“Al massimo avrò da usare il bagno per sistemarmi un po’.”
Arriviamo in camera e dico alle ragazze:
“Stasera comandate voi che siete in maggioranza e quindi mi rimetto alle vostre scelte.”
Eva risponde:
“Bene, allora tu non devi muovere un muscolo, penseremo noi a tutto.”
Mi fido del mio tesoro di ragazza e mi abbandono alle loro fantasie.
Eva mi prende per le spalle e mi sistema in piedi al bordo del letto, rivolto verso la grande finestra. Poi parla con Serena senza farmi sentire cosa si dicono ed ecco che arrivano da me. Cominciano a spogliarmi e Serena mi sbottona la camicia lentamente, poi me la sfila insieme a Eva. Lancia la camicia sul comò e si mette in ginocchio davanti a me.
Mi sgancia prima la cintura e poi abbassa lentamente la zip. Allentati i pantaloni li prende per i fianchi e li tira verso il basso. Sotto le mutande il mio pene comincia già ad ingrossarsi. I pantaloni sono ai miei piedi e Serena li sfila sollevandomi un piede alla volta e togliendomi anche le scarpe.
Si avvicina di nuovo a me, proprio davanti al mio pene e afferra le mutande dai lati. Inizia ad abbassarle a poco a poco fino a quando il mio cazzo, trattenuto a stento dall’elastico, schizza fuori. Lei si ferma, gli dà un paio di baci e una leccata, poi continua a sfilare le mutande, ripetendo la stessa operazione che aveva fatto prima con i pantaloni.
Si alza e mi si avvicina fino a quando il suo viso teso verso l’alto è a pochi centimetri dal mio. C’è una discreta differenza di altezza anche se io sono scalzo e lei ha i tacchi alti. Mi mette le mani sulle spalle e mi spinge facendomi cadere sul letto di schiena.
Eva va verso l’armadio e torna con un sacchetto nero di stoffa chiuso da una cordicella. Allarga l’apertura e infila la mano. Mi guarda e dice:
“Guarda cos’ho.”
Estrae dal sacchetto il giochino a forma di picche che Elisabetta evidentemente le ha regalato.
“Ah, vedo che vi siete organizzate.”
E lei:
“Sì, i ragazzi hanno detto che quando ci rivediamo lo rivogliono indietro con gli interessi. Mi ha anche consigliato un sito dove comprarli, nel caso.”
Io le guardo e capisco già cosa mi aspetta. Eva infila di nuovo la mano nel sacchetto e tira fuori il barattolo del gel.
“Vedi, sono stati previdenti, ci tengono al fatto che non ti rovini il culo.”
E se la ride di gusto. Anche Serena sorride e poi mi fa:
“Vieni, bando alle ciance, torna sdraiato e allarga le gambe.”
Eva appoggia barattolo e il toy sul letto, poi si sposta di fianco a me.
Entrambe si spogliano e si preparano a farmi godere. Eva mi guarda e dice:
“Tira su le gambe bello, non mi far fare fatica.”
Eseguo gli ordini e lei me le agguanta portandole verso la testa. Serena intanto inizia a spalmare il gel nel mio culo infilando il dito dentro e facendolo roteare all’interno. Ormai ha imparato tutto e sa benissimo cosa fare. Mi dice:
“Su, rilassati, che te lo infilo.”
Conosco ormai quell’arnese e so cosa aspettarmi. Serena ha fatto un buon lavoro, sento che scivola dentro senza darmi grossi problemi.
Ecco che raggiunge la fine dello sfintere e rapidamente il giocattolino entra ancora più dentro. Serena si ferma, in attesa che mi sia rilassato, e poi completa l’inserimento dell’ultima parte. Infine lo accende e passa da una velocità all’altra in fretta.
Comincio a provare piacere e il mio cazzo è bello duro. Serena si passa la mano ancora sporca di gel sulla fica, infila due dita nella vagina. Poi mi fa distendere le gambe riportandole in basso fino a toccare il materasso. Mi sto eccitando molto e già pregusto l’idea che mi faccia infilare il cazzo nella sua calda e morbida fica.
Si mette a cavalcioni e lo prende in mano spingendolo dentro di sé. Comincio a muovermi per andare avanti e indietro ma lei mi ferma e dice:
“Fermo, tu non ti devi muovere, faccio io.”
Mi arresto e lei comincia ad andare su e giù con il corpo facendomi godere veramente tanto.
Inizio ad ansimare e sento che mi manca poco per raggiungere l’orgasmo. Serena lo percepisce e si ferma:
“Ti piacerebbe eh, ma non ti farò venire così.”
Si libera del mio cazzo e mi lascia lì per qualche minuto. Eva, nel frattempo, prende il barattolo del gel e unge in modo abbondante il culo di Serena, dentro e fuori. Ecco che lei si risistema sopra di me ma girata di schiena. Si abbassa ed è Eva che prende il cazzo in mano per infilarglielo nel culo. Serena inizia a muovere i fianchi, roteandoli. Il mio pene entra nel suo culetto senza incontrare ostacoli. La preparazione è stata perfetta, direi, e il suo culo ha in quei giorni avuto diverse penetrazioni che lo hanno reso meno teso e contratto.
Rimango immobile come mi aveva detto prima, mentre lei inizia di nuovo ad andare su e giù. Ricomincio a godere e sento che sto agli sgoccioli. Serena riesce a percepire il mio stato di eccitazione e sul più bello interrompe sfilandoselo nuovamente.
“Cavolo!”, dico io.
“Stasera avete voglia di farmi soffrire o godere?”
“Stai fermo, arriverà il momento, tranquillo.”
Serena si alza dal letto e prende un fazzoletto di carta, poi torna da me e mi pulisce dal gel superfluo. Completata l’operazione, si mette in ginocchio e mi fa un pompino. Io le dico:
“Guarda che quel coso che ho nel culo sta cominciando a darmi un po’ di fastidio, ti dispiace toglierlo?”
“Ok, fammelo levare.”
Lo estrae e la cosa mi provoca ulteriore fastidio. Lei dice:
“Si era surriscaldato, ecco perché non lo stavi sopportando più.” Eva lo prende e lo porta in bagno per lasciarlo a mollo nel lavandino.
Intanto Serena si rimette in ginocchio tra le mie gambe e riparte a farmi un lentissimo pompino. La mia respirazione si fa intensa, sto gemendo e penso che si fermerà per farmi ancora soffrire, invece questa volta prosegue. Le vengo in bocca con uno schizzo notevole. Lei stringe la bocca per fare in modo che non ne fuoriesca nemmeno una goccia.
Guardo Eva e le faccio segno con gli occhi di non perdersi quella scena. Non me lo aspettavo e forse nemmeno Eva. Serena è lì che ingoia completamente tutto il mio sperma, e non contenta continua a succhiarmelo per svuotarlo del tutto. Appena è sicura che non ce n’è più, lo molla e inizia a leccarmelo per pulire anche quel poco che c’è intorno alla cappella.
Resto di stucco, la guardo in viso e faccio:
“Wow, questo sì che è un super pompino. Direi che hai imparato bene.”
“A dire il vero mi ha spiegato Eva come ti piace, e come vedi ho imparato bene.”
“Cazzo se hai imparato bene.”
Poi mi giro verso Eva e le dico:
“Amore, hai un futuro come insegnante di pompini.”
Ci facciamo una risata e io mi tiro su.
“Adesso bimbe mie tocca a me. Mettetevi comode che vi sistemo io.”
Mi alzo dal letto e vado in bagno. Il giochino, nel frattempo, si è raffreddato e mi preoccupo di pulirlo con molta cura. Torno in camera e le trovo sul letto che si stanno baciando con passione e poi si succhiano a vicenda i capezzoli.
“Ferme, ferme, ci penso io a voi, chi vuole cominciare?”
Eva dice a Serena:
“Vai, inizia tu.”
Serena non se lo fa ripetere due volte, si mette al centro del letto e ancora prima che le dica cosa fare ha già sollevato le gambe e si è messa in posizione per farmelo infilare nel culo.
“Ah, ma allora non vedi l’ora di prenderlo lì, eh!”
E lei, con un sorriso malizioso:
“Sì, voglio godere anch’io e tanto.”
Preparo il giocattolino e poi passo a ungerle il culetto. Mi piace infilarci il dito dentro, e lo faccio molto in profondità. Mentre lo giro all’interno del suo sfintere, sento che lancia un gemito.
“Ehi, ne hai proprio voglia se ti basta un ditino per godere.”
Tolgo il dito e comincio ad infilare il toy. Sono stato bravo, lo sento scivolare dentro molto bene. Sono già dentro, un’ultima spinta per arrivare fino in fondo, poi lo accendo. Metto subito la velocità massima e Serena geme con intensità. Le prendo le gambe e gliele abbasso con dolcezza.
Le allargo e mi metto lì in mezzo. Nel frattempo, il mio cazzo è tornato a dimensioni importanti, forse non al massimo ma ci manca poco. Mi sistemo meglio tra le sue gambe e glielo metto dentro. La sua fica è molto bagnata, il piacere che stava provando ha fatto effetto anche lì.
Inizio a muoverlo avanti e indietro, spingo fino a sentire anch’io le vibrazioni sulla cappella. La distanza tra l’interno del culo di una donna e la sua vagina è molto sottile e le vibrazioni si trasmettono. Insisto sempre di più e Serena dopo un gemito più lungo caccia un urletto e dice:
“Sto venendooooo.”
Eva, che non perde occasione per fare una battuta, dice:
“Ma va’, e chi lo avrebbe mai immaginato.”
Serena, rimane per un po’ in silenzio per riprendersi, poi si fa una risata roca, dicendo:
“L’ho detto perché non volevo che magari non ve ne accorgeste.”
E parte una seconda risata.
“Bimbe, siamo qui a fare sesso o siamo a Zelig?”
A quel punto ci mettiamo tutti e tre a ridere di cuore. Spengo il vibratore e lo sfilo dal culo di Serena. Mi alzo dal letto e mentre vado verso il bagno dico ad Eva:
“Amore, adesso tocca a te, preparati.”
Pulisco il dildo con molta attenzione, e torno in camera.
Eva si è sdraiata sul letto e mi aspetta. Mi avvicino e lei, che con l’aiuto di Serena sta già tirando su le gambe. La fermo e dico:
“Mica faccio la stessa cosa, girati pancia sotto, amore.”
Eva mi guarda cercando di capire cosa mi passa per la testa e si gira. Prendo uno dei cuscini e glielo sistemo sotto la pancia facendola inarcare, poi le dico:
“Adesso allarga bene le gambe e piegale verso l’esterno.”
Eva sembra una ranocchietta in quella posizione e io, preso un po’ di gel, glielo passo prima dentro la fica con due dita poi nel culo, abbondando. Penso che Eva a quel punto abbia capito cosa voglia fare e si mette bene in posizione, allargando più possibile l’inguine. Infilo con dolcezza il toy nella fica. Le entra in modo rapido e senza intoppi. Lo accendo e mi preparo per la seconda introduzione.
Appoggio il pene sul suo culo e comincio a spingere. Eva si muove e mi aiuta a farlo entrare. Spingo sempre di più e sento che è ormai proprio tutto dentro. Rispetto alle prime volte, è stato più facile arrivare fino in fondo. Inizio a muovermi avanti e indietro. Sento che sta provando piacere e insisto. Più accelero il movimento e più lei geme. Aumento ancora l’intensità ed Eva, chiaramente, sta per venire.
Ancora un paio di minuti di intenso movimento ed eccola che ha un orgasmo pieno e completo. Ma io sono a poca distanza dal venire a mia volta e le dico:
“Resisti un altro minuto, amore.”
Eva si inarca e agevola il mio movimento fino a quando esplodo in un lamento intenso. Sto venendo e so che la cosa la rende felice. Le piace sentir scorrere dentro il suo culo il mio sperma caldo.
Mi svuoto completamente e lo sfilo piano piano. Vedo uscire il mio seme e lei ci mette la mano sopra, quindi schizza in punta di piedi verso il bagno. Mentre aspetto che torni in camera, Serena mi spinge e mi fa distendere sul letto a pancia in giù.
Si sistema tra le mie gambe e me le allarga come avevo fatto io con Eva. Mi sistema anche lei il cuscino sotto la pancia e mi dice:
“Rilassati e lasciami fare.”
Serena inizia a passare la lingua sulle mie palle. Poi sale e mi lecca in quella zona che sta fra le palle e il buco del culo. Risale ancora e sento che mi sta leccando proprio l’ano. La sua lingua ci gira intorno e sento che la sta spingendo dentro con dei colpetti in punta di lingua.
“Mhm Serena, e questa dove l’hai imparata?”
Lei si ferma un attimo e dice:
“Ma pensavate che fossi proprio una pivellina? Molte delle cose che ho fatto in questi giorni con voi non le avevo mai fatte ma questa è una mia passione. Ti piace?”
“Cazzo se mi piace, è proprio un godimento. Molto meglio di un dito.”
Eva torna e vede la scena. Si avvicina e fa:
“Ehi, dopo lo fai anche a me quel lavorino, vero?”
E lei:
“Certo che te lo faccio. Poi però voi ricambiate, d’accordo?”
“Vai tu con Eva, poi io penso a te”, le rispondo.
Eva si sdraia e si mette nell’esatta posizione che avevo io. Si sistema il cuscino sotto la pancia e allarga le gambe al massimo. Questa novità deve averla proprio intrigata vista la prontezza con cui si è preparata. Serena inizia a farle roteare la lingua intorno al buco del culo. Piano e con estrema delicatezza, poi inizia a darle piccoli colpetti con la punta della lingua proprio nel buchetto, come aveva fatto con me. Eva stringe il cuscino tra le mani e gode. Serena continua il lavoro e la lingua comincia a penetrare sempre più a fondo nel culo di Eva.
Il giochino dura ancora qualche minuto, poi Serena si tira su e dice:
“Sono contenta di avervi insegnato anch’io qualcosa. Fino ad ora ho imparato e basta, ma adesso sento di aver dato il mio contributo.”
Mi avvicino e le dico:
“Dai, adesso preparati che ti faccio vedere se ho imparato bene.”
Serena si accomoda sopra il cuscino e allarga al massimo le gambe. Mi accingo a farle provare il massimo del piacere e comincio a leccarle il buco del culo, con passione e saliva abbondante. Sento che anche lei ne gode e continuo. Passo poi ad infilarle la punta della lingua nel culetto e sento che ci sto riuscendo alla grande.
Lei gode con gemiti intensi e affondo la lingua sempre di più. Serena lancia dei lamenti che non lasciano dubbi sul fatto che è vicina a un nuovo orgasmo, geme sempre più forte. Insisto e continuo per diversi minuti in quel nuovo gioco erotico poi mi alzo e decido di metterglielo dentro. Mi ero nuovamente eccitato e ce l’avevo bello grosso. Glielo appoggio sull’ano e spingo con decisione questa volta. Serena ha un sussulto, poi mi afferra per un fianco e me lo spinge dentro con ancora più forza. Lo faccio andare avanti e indietro con energia e Serena viene. Lascio per qualche istante che si rilassi e poi lo tiro fuori senza proseguire. Sono già venuto due volte e mi bastano. Non volevo insistere, ci avrei messo troppo e magari lei non lo avrebbe sopportato.
Ci rimettiamo tutti e tre a sedere sul letto e ci rilassiamo ancora per qualche minuto. Poi riprendiamo i nostri indumenti e ci rivestiamo. Dico ad Eva:
“Accompagno Serena al suo bungalow, è tardi, non vorrei facesse brutti incontri a quest’ora.”
“Bravo amore, io intanto mi preparo per la notte.”
Usciamo e ci incamminiamo verso la sua camera. Lungo la strada Serena fa i complimenti a me ed Eva per come eravamo stati gentili e ospitali nei suoi confronti. Arriviamo al bungalow e lei mi abbraccia e mi bacia sulla bocca. Un solo bacio a stampo, poi però non mi molla il collo e me ne dà un secondo un po’ più lungo. Rimango immobile ma lei parte con un terzo bacio profondo e con tanta lingua dentro la mia bocca.
Mi sento in imbarazzo ma partecipo, anche perché mi sembra brutto allontanarla. Ci baciamo per qualche secondo, poi la stacco da me e le dico:
“Aspetta Serena, non vorrei che ci fosse un fraintendimento tra me e te. Sei una bellissima ragazza ma io amo Eva.”
Serena mi guarda sorridendo e mi fa:
“No Antonio, stai pure tranquillo. Mi piaci, è vero, ed anche molto e in un’altra circostanza ti avrei fatto una corte spietata, ma ho troppo rispetto per quella splendida ragazza che ti aspetta in camera. Vai tranquillo e fai conto che non sia successo nulla. Mi sono lasciata trasportare delle emozioni e mi rendo conto di aver un po’ esagerato.”
“Stai pur tranquilla anche tu Serena, non è successo nulla di irreparabile. Se non avessi conosciuto Eva e ci fossimo incontrati da singoli, chissà come sarebbe andata. Sei una bella ragazza, Serena, e sono certo che ci saranno molti uomini a cui interesserai.”
E per eliminare quel velo di imbarazzo che si era diffuso nell’aria, aggiungo:
“Adesso, poi, con tutto quello che hai imparato, gli uomini li farai impazzire.”
Ci facciamo una risata sincera e me ne torno in camera.
Mentre cammino verso il bungalow comincio a pensare se sia giusto raccontare quel particolare a Eva oppure no. Avrebbe anche potuto non venirne a conoscenza mai, ma se per qualche motivo lo avesse saputo da altre fonti, penso che non le sarebbe piaciuto. La reputo una ragazza molto intelligente e se le avessi raccontato tutto sono sicuro che avrebbe capito la situazione.
E così, appena arrivo in camera le dico:
“Eva, quando ho lasciato Serena è successa una cosa.”
E lei mi risponde:
“Ti ha baciato, vero?”
Io sgrano gli occhi e le dico:
“E come fai a saperlo?”
“Non è che lo so, ma me lo immaginavo. Noi ragazze abbiamo una certa sensibilità per queste cose, e ho già visto un paio di volte come ti guarda, sono certa che le piaci molto.”
Riprendo la parola e le dico:
“Sappi che ne ho parlato con lei e le ho detto in sostanza che non c’è trippa per gatti.”
Eva si fa una risata e mi dice:
“Sì, lo so, ormai sei mio e non ti mollo… sono sicura che ha avuto un momento di debolezza. Ma se ne dovrà fare una ragione. Comunque, apprezzo molto che tu me lo abbia voluto dire. Questo, Antonio, è un grande segno di rispetto e meriti tutto il mio amore.”
Eva mi si avvicina e ci baciamo intensamente.
La mattina successiva ci svegliamo e ci alziamo senza fretta. Dopo la solita colazione torniamo in camera per preparare i bagagli. Poche parole, siamo entrambi malinconici perché sappiamo che la vacanza è finita e rimane solo una manciata di ore per stare ancora insieme. Al rientro a Milano avremmo preso due strade diverse e questo ci rende molto tristi.
Abbiamo quasi finito e, prima di andare al punto di ritrovo, prendo Eva e la trascino verso il letto. Mi siedo sul bordo e me la metto davanti, in piedi, poi attacco:
“Ascolta amore, questi sei giorni insieme per me hanno significato molto e sono stato talmente bene che non riesco a ricordare momenti migliori nella mia vita. Sei una donna stupenda in tutti i sensi, potrei stare qui per ore a dirti cosa mi piace di te. Ho riflettuto molto su quello che sto per dirti ed è arrivato il momento di farlo.”
Lascio passare un paio di secondi, prendo un sospiro e dico:
“Se ritieni che sia il caso di provare una convivenza, io sono strafelice di ospitarti da me. Per i primi tempi non ti devi preoccupare, ho uno stipendio buono e possiamo viverci tranquillamente in due. A Firenze, di possibilità di lavoro per te, penso ce ne siano, forse anche di più che a Bologna, e ho delle conoscenze che ti potrebbero aiutare. E poi, in questo modo, potresti liberarti definitivamente del tuo ex e dei suoi appostamenti. Che ne pensi?”
Eva, invece di rispondermi, scoppia in un pianto fragoroso e mi abbraccia. Prova a dire qualcosa ma le parole si troncano tra i singhiozzi e non riesco a sentire cosa stia dicendo. Capisce che non riesce a farsi intendere e si ferma, mentre io la accarezzo dappertutto. Giusto il tempo perché quello stato di agitazione ed emozione si plachi e ci riprova:
“Antonio, sono già almeno due o tre giorni che ci sto pensando, ma non avevo il coraggio di parlartene, speravo solo che prima di arrivare in Italia fossi tu a chiedermelo. Lo voglio Antonio, lo voglio con tutta me stessa, ti starò vicina e sono più che sicura che staremo bene insieme. Mi servirà poco tempo per lasciare Bologna e non avrò certo rimpianti. Laggiù di me non c’è nulla, se non paura di incontrare ancora quel mostro e le poche persone che conosco le lascio senza rimorsi, non ho legami stretti con nessuno.”
Ci incamminiamo verso la barca per lasciare quell’isola meravigliosa. La nostra vacanza è giunta al termine, ma la nostra vita insieme comincia da questo momento.
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