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tradimenti

Champagne..


di Sensualchic
06.03.2026    |    1.007    |    1 9.5
"Simone corre verso la scala borbottando: «Aspetta, aspetta, arrivo!» Daniela sta cercando il foulard azzurro mentre ride talmente forte che fatica a parlare..."
Leo prende il foulard azzurro e lo fa scivolare tra le dita come fosse seta liquida. Poi si avvicina a Daniela.

Lei resta ferma al centro della stanza, illuminata dalle luci calde che cadono dall’alto e fanno brillare i riflessi dei tappeti persiani stesi sul pavimento.

Simone si appoggia a uno scaffale pieno di scatole antiche, le braccia incrociate, lo sguardo attento.

Io sono rimasto vicino alla scala, quasi spettatore di qualcosa che sta prendendo forma senza che nessuno lo abbia davvero deciso.

Leo solleva lentamente i capelli di Daniela per far passare il foulard dietro il collo. Le sue dita sfiorano appena la pelle. Un gesto lento, quasi studiato.

Daniela non si muove.

Ma io vedo il suo petto sollevarsi leggermente nel respiro.

«Ti sta benissimo» dice Leo piano.

Simone si avvicina di qualche passo.

«Firenze ti dona» aggiunge con un sorriso.

Daniela gira appena la testa verso di me. I suoi occhi hanno quella luce che conosco bene: la stessa che compare quando vuole provocarmi.

Quando vuole vedere fino a dove sono disposto a spingermi.

«Che dici?» mi chiede.
«Sto esagerando con questi accessori?»

La sua voce è innocente, ma lo sguardo no.

Io sorrido appena.

«Direi che stai attirando parecchia attenzione.»

Leo ride piano.

«Difficile non farlo.»

Il foulard ormai è annodato. Ma lui non si allontana subito. Rimane vicino, troppo vicino perché sia solo una prova.

Simone, invece, prende una scatola da uno scaffale e la apre sul tavolo basso accanto a un grande tappeto color sabbia.

Dentro ci sono bracciali in argento lavorato.

«Prova anche questi» dice.

Daniela si avvicina.

Lui le prende il polso con delicatezza e le fa scivolare un bracciale. Le dita restano un attimo più del necessario sulla sua mano.

Nella stanza cala un silenzio particolare.

Non è imbarazzo.

È quella tensione sottile che nasce quando tutti sanno esattamente cosa sta succedendo… ma nessuno lo dice.

Io sento lo stomaco stringersi.

Una parte di me vorrebbe interrompere quel gioco.

Un’altra, invece, è incapace di distogliere lo sguardo.

Daniela cammina lentamente sul tappeto più grande della stanza, osservando il bracciale alla luce.

Poi si siede sul bordo di un vecchio lettino in ferro battuto che probabilmente serviva come esposizione per coperte e tessuti.

Accavalla le gambe.

Gli stivali sfiorano il tappeto chiaro che sembra arrivare davvero da qualche deserto lontano.

Leo e Simone si scambiano uno sguardo rapido.

Io lo vedo.

Daniela lo vede.

E sorride.

«Sapete qual è il problema?» dice.

«Quale?» chiede Simone.

Lei inclina la testa verso di me.

«Mio marito pensa sempre di sapere cosa mi passa per la testa.»

Poi aggiunge piano:

«Ma non è sempre così.»

Il silenzio torna nella stanza.

Io incrocio il suo sguardo e capisco che mi sta sfidando.

Non con loro.

Con me.

Leo prende due piccoli bicchieri da una mensola e una bottiglia scura.

«Forse ci serve davvero quel caffè…» dice versando un liquore ambrato.

Ne porge uno a Daniela.

Uno a me.

Uno a Simone.

Il quarto lo tiene lui.

Brindiamo senza dire nulla.

Fuori, da qualche parte sopra di noi, Firenze continua la sua domenica tranquilla.

Ma in quella stanza, tra tappeti, luce calda e sguardi che non si abbassano più…
l’aria è diventata improvvisamente molto più densa.

E ho la sensazione che il pomeriggio sia appena cominciato.

Daniela è seduta sul bordo del lettino di ferro battuto.

Il foulard azzurro le cade morbido sulle spalle, e la luce calda della stanza fa risaltare il rosso del cappottino appoggiato poco più in là, su una sedia.

Simone le si avvicina lentamente.

Non dice nulla.

Le prende una mano, come se stesse semplicemente aiutandola ad alzarsi, ma Daniela resta seduta. Lo guarda con quell’espressione che conosco bene: metà sfida, metà curiosità.

Leo rimane qualche passo più indietro, appoggiato a una colonna di scatole.

Io sono fermo vicino al tappeto color sabbia, quello grande, con i disegni geometrici che sembrano arrivare davvero dal deserto.

Per qualche secondo nessuno parla.

Poi Daniela si lascia andare all’indietro sul lettino, ridendo piano.

Non è una risata imbarazzata.

È la risata di chi sa perfettamente che sta succedendo qualcosa di proibito… e vuole vedere fin dove arriverà.

Simone si piega verso di lei.

Le loro voci diventano più basse, quasi sussurrate. Non capisco le parole, ma vedo i loro volti vicini, i movimenti lenti, naturali, come se tra loro ci fosse già una complicità improvvisa.

Sento il cuore battere forte.

Una parte di me vorrebbe interrompere tutto.

Un’altra, invece, è paralizzata dall’eccitazione.

Daniela gira il viso verso di me per un attimo. I suoi occhi mi cercano.

Non c’è paura.

Solo quella scintilla che conosco da vent’anni.

La stessa con cui, a volte, mi ha trascinato in avventure impreviste.

Simone ora è tra le sue gambe, il corpo inclinato sopra di lei. Il lettino scricchiola leggermente sotto il loro peso.

Leo si avvicina un poco di più, osservando la scena in silenzio.

Io resto immobile.

Il respiro mi si accorcia.

Non riesco a distogliere lo sguardo.

È tutto troppo veloce e troppo intenso allo stesso tempo: la stanza, i tappeti, il profumo del legno e dei tessuti, il suono del metallo del lettino che vibra piano.

Mi sento spettatore di qualcosa che non avevo davvero previsto… e che pure, in qualche modo oscuro, avevo desiderato.

Il mio corpo reagisce prima ancora della mente.

Devo appoggiarmi con una mano a una mensola per restare fermo.

Daniela afferra le spalle di Simone, attirandolo più vicino a sé. I loro movimenti diventano più decisi, più istintivi.

Io sento un’ondata improvvisa attraversarmi.

Un misto di gelosia, eccitazione e incredulità.

Chiudo gli occhi per un istante, ma non serve.

Quando li riapro la scena è ancora lì, davanti a me.

E il mio corpo cede di colpo a quella tensione accumulata per tutto il pomeriggio, mentre resto immobile sul grande tappeto chiaro, con il cuore che martella nel petto.

Per un attimo nella stanza si sente solo il respiro affannoso di tutti noi.

Fuori, sopra le nostre teste, Firenze continua la sua domenica come se nulla stesse accadendo.

Il lettino di ferro battuto vibra leggermente contro il muro di pietra.

Daniela stringe le spalle di Simone, i capelli sparsi sul cuscino improvvisato fatto di tessuti piegati. Il foulard azzurro ormai è scivolato via, caduto su uno dei tappeti.

Leo è poco distante. Non interviene, ma non distoglie lo sguardo neanche per un secondo.

Nella stanza il silenzio è rotto solo dai respiri.

Io resto fermo sul tappeto color sabbia. Sento il sangue pulsare nelle tempie, il corpo rigido, la mente che fatica a stare dietro a ciò che sta succedendo davanti ai miei occhi.

Daniela volta appena il viso verso di me.

È un attimo.

Ma è abbastanza per farmi capire che sa perfettamente che sto guardando.

Che sta succedendo anche per me.

Quella consapevolezza mi attraversa come una scossa improvvisa.

La tensione accumulata per tutta la giornata — il viaggio, Firenze, il negozio, i loro sguardi su di lei, le sue provocazioni — esplode tutta insieme. Non riesco più a controllarmi.

Resto immobile, quasi incredulo di me stesso, mentre il mio corpo cede di colpo a quell’ondata.

Chiudo gli occhi un secondo, respirando profondamente.

Quando li riapro, Simone si è fermato un istante sopra Daniela, con il fiato corto. Lei gli accarezza il viso con una mano, sorridendo come se quel momento sospeso fosse esattamente quello che aveva voluto fin dall’inizio.

Leo fa un passo avanti.

Lo sguardo passa da Daniela a Simone… poi a me.

C’è un lampo nei suoi occhi, una miscela di desiderio e impazienza.

«Direi che questo pomeriggio fiorentino si sta rivelando più interessante del previsto» mormora.

Daniela scoppia a ridere piano, ancora distesa sul lettino.

«E tu?» gli chiede con tono provocatorio.

Leo inclina la testa.

«Non mi piace restare a guardare troppo a lungo.»

Per un attimo nessuno si muove.

Poi Daniela si solleva appena sui gomiti, guardandoci uno per uno.

E in quel momento capisco che, qualunque cosa succeda dopo, quel pomeriggio a Firenze non sarà più soltanto una fuga romantica tra marito e moglie.

È diventato qualcos’altro.

Qualcosa da cui nessuno di noi sembra avere davvero voglia di tirarsi indietro.

Leo si avvicina con un sorriso che Daniela definirebbe senza mezzi termini da vero porco.
Si passa una mano tra i capelli, poi guarda Simone come per dire: adesso tocca a me.

Daniela scoppia a ridere, ancora sdraiata sul lettino di ferro battuto.

«Non vi stancate mai, voi due?» dice con tono provocatorio.

Leo non risponde. Si limita ad avvicinarsi e a prenderle le mani, tirandola leggermente verso di sé. L’aria nella stanza è ancora calda, carica di quella tensione che ormai nessuno prova più a nascondere.

Io sono ancora sul tappeto chiaro, quello arrivato chissà da quale mercato del deserto, e sto cercando di rimettere insieme un minimo di lucidità.

Leo si china su Daniela con entusiasmo evidente, mentre Simone si appoggia al muro con le braccia incrociate, divertito.

«Finalmente il mio turno» mormora Leo.

Daniela ride di nuovo.

Il lettino cigola leggermente mentre si muovono, e per qualche minuto nella stanza sembra che il pomeriggio stia semplicemente continuando nella stessa direzione imprevedibile.

Poi, all’improvviso—

DRIIIIIN.

Un suono squillante riempie la stanza.

La suoneria è inconfondibile:
“Champagne… per brindare a un incontro…”

Tutti si fermano.

Leo resta immobile, con un’espressione confusa.

Il telefono vibra sul tavolino accanto ai tappeti.

Simone scoppia a ridere per primo.

«Ma che cavolo di suoneria è?»

Leo prende il telefono.

Guarda lo schermo.

Il sorriso gli si spegne di colpo.

«Ragazzi…»

Alza gli occhi lentamente.

«È mia moglie.»

Silenzio.

Poi dalla porta al piano di sopra si sente bussare forte.

«LEO?!»

Una voce femminile.

«Leo, ma sei dentro? Ho visto la luce! Perché la porta è chiusa?»

Simone impallidisce.

«Oh merda…»

Daniela si mette seduta di scatto.

«La porta è chiusa perché…»

Simone alza la mano.

«…perché l’ho chiusa io.»

Un altro colpo sulla porta.

«Leo! Sto gelando fuori!»

A quel punto nella stanza scoppia il caos.

Leo cerca i pantaloni tra i tappeti.

Simone corre verso la scala borbottando: «Aspetta, aspetta, arrivo!»

Daniela sta cercando il foulard azzurro mentre ride talmente forte che fatica a parlare.

Io provo a rimettermi in ordine mentre guardo la scena incredulo.

Leo infila una manica della camicia al contrario.

«Ma perché ho messo Champagne come suoneria proprio oggi?!»

Daniela riesce finalmente a parlare tra le risate.

«Perché è perfetta per questo pomeriggio!»

Un altro colpo sulla porta.

«LEO!»

Simone grida dal piano di sopra:

«Un attimo! Stavo… sistemando il magazzino!»

Leo si gira verso di noi con lo sguardo disperato.

«Ragazzi, vi giuro che questa non me la perdonerà mai.»

Daniela si infila gli stivali in fretta, si sistema i capelli allo specchio e poi mi guarda con quel sorriso che conosco troppo bene.

«Beh…»

Mi prende il braccio.

«Direi che la nostra fuga romantica a Firenze è stata… memorabile.»

Dall’alto si sente finalmente il rumore della serratura che gira.

E mentre Simone apre la porta cercando di sembrare assolutamente normale, noi quattro ci scambiamo uno sguardo complice.

Come studenti sorpresi dal professore.

Il tappeto del deserto, il lettino di ferro battuto e il foulard azzurro restano lì, silenziosi testimoni del pomeriggio più assurdo della nostra vita.

E sopra di noi, la voce della moglie di Leo che entra nel negozio proprio mentre lui cerca disperatamente di sembrare… impeccabile.
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