tradimenti
L’attesa
07.02.2026 |
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"E quella consapevolezza la rendeva ancora più lucida, più padrona delle proprie scelte..."
Capitolo VI – L’attesa
Daniela non stava facendo nulla, eppure stava facendo moltissimo.
Il caffè non aveva ancora una data, un’ora, un luogo preciso. Ma esisteva già. Esisteva nella sua testa come esistono solo le cose inevitabili. Non come un appuntamento, ma come una direzione.
Gianni era in Sicilia per lavoro. Meeting importanti, le aveva scritto.
Importanti come lui stava lentamente diventando per lei.
La giornata scorreva con una lentezza diversa dal solito. Daniela si accorgeva dei vuoti più che dei pieni. Dei momenti in cui il telefono restava fermo. Di quanto quei messaggi — così misurati, così mai invadenti — avessero già preso spazio dentro di lei.
Non era ansia.
Era mancanza composta.
Sapeva che Gianni non stava giocando. Era questo a renderlo credibile. Non scriveva per riempire il tempo, ma quando poteva esserci davvero. E proprio per questo, l’assenza temporanea non la faceva arretrare: la faceva attendere.
Daniela iniziò a prepararsi senza rendersene conto.
Non davanti allo specchio.
Dentro.
Si osservava mentre pensava a lui. A come avrebbe parlato davanti a un caffè. A come avrebbe sostenuto il suo sguardo. A cosa avrebbe lasciato intendere, e cosa invece avrebbe tenuto per sé. Non c’era agitazione. C’era centratura.
Capì che non stava cercando di piacergli.
Stava cercando di essere allineata.
Pensò a Edoardo.
Non come a qualcuno da cui nascondersi, ma come a una presenza silenziosa che rendeva tutto più vero. Sapeva che lui sentiva. Sempre. E quella consapevolezza la rendeva ancora più lucida, più padrona delle proprie scelte.
Il pomeriggio avanzava.
Il telefono restava quieto.
Daniela non lo controllava compulsivamente. Lo sentiva.
Sapeva che quando Gianni sarebbe tornato verso Roma, quando il lavoro avrebbe lasciato spazio al tempo sospeso degli aeroporti, lui avrebbe scritto.
Non per dovere.
Per continuità.
E infatti, quando accadde, non fu una sorpresa.
Fu una conferma.
Un messaggio semplice.
Un saluto che non chiedeva nulla, ma diceva tutto: il viaggio stava finendo. La giornata anche. E lei era rimasta lì, presente, nonostante la distanza.
Daniela sorrise.
Non perché fosse felice nel senso ingenuo del termine.
Ma perché sentiva che il filo non si era spezzato.
Ora l’attesa aveva un altro sapore.
Non più sospensione, ma preparazione consapevole.
Il caffè non era ancora stato pronunciato.
Ma Daniela sapeva che sarebbe arrivato.
E quando sarebbe successo, non sarebbe stata una donna che va a incontrare un uomo.
Sarebbe stata una donna che sa esattamente chi è,
e perché sta andando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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