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IL COMPLEANNO Cap 3°


di Membro VIP di Annunci69.it lecap
20.10.2025    |    2.867    |    2 8.9
"Subito prima di abbandonarmi a un sonno rilassante, mi diedi dell'idiota scoprendo che mi stavo chiedendo cosa mai mi sarebbe potuto essere proposto una prossima volta..."
Trascorsero giorni senza che nessuno di noi due, tornassimo su quella erotica pazzia.
Non parlarne non significa non pensarci e sono sicura che anche Renzo, senza confessarlo, tornasse spesso con la mente a quella folle serata
Una sera, durante un amplesso, forse spinta dall'eccitazione del coito, gli mormorai mentre mi scopava:
"Ti piacerebbe rivedermi con le gambe spalancate come adesso in presenza di qualcun altro?"
Il suo cazzo si inturgidì ancora di più mentre con la voce affannata mi rispose:
"Amore tu non immagini quanto eri bella e dolce, davanti e accanto a degli estranei"
Terminato l'amplesso mentre eravamo stesi uno accanto all'altro, spensi la luce e al buio proseguii il discorso in modo che nessuno dei due fosse in imbarazzo davanti a eventuali espressioni del viso dell'altro.
"Cosa ti piacerebbe vedere questa volta?" domandai cercando di mantenere un tono di voce neutrale.
" Non lo so davvero. Quello che mi frena nel fantasticare altre situazioni, è la difficoltà prima di tutto, di trovare un altro escamotage per osservare senza essere fisicamente nelle vicinanze"
"Potrebbe essere pericoloso per me, se tu non sei pronto, eventualmente, a togliermi da spiacevoli situazioni" obiettai sinceramente, proseguendo:
"Non sempre può svolgersi tutto entro certi canoni accettabili come quella sera al sexy shop".
"Per questo c'era Andrea a controllare"
Non obiettai alle sue parole. Dunque era come avevo sempre supposto: quel Signor Andrea non si trovava laggiù per caso.
Decisi di non approfondire la questione e proseguii a parlare nel buio.
"Se ti fidi del signor Andrea, chiedi a lui qualche consiglio"
La sua risposta mi fece trasalire:
"Solo come mera curiosità, un giorno che lo avevo incontrato casualmente, approfittando che avevamo deciso di bere un caffè assieme, gli avevo chiesto cosa avrei potuto immaginare come nuova, ipotetica, fantasia"
"Immaginare o architettare?" Domandai un po' irritata dal fatto che si parlasse di me e soprattutto del mio corpo, mentre ero assente.
"Solo fantasia. Non ti metterei mai in alcuna situazione senza il tuo previo consenso"
Il giorno dopo ebbi la certezza che mio marito e Andrea avevano parlato del nostro discorso notturno.
Nella mia posta in ufficio, tra bollette, fatture e movimenti bancari, c'era una piccola busta priva del mittente. Conteneva uno scarno messaggio, assieme a un numero di cellulare
"Ciao Marina, invia un WhatsApp a questo numero se vuoi approfondire i discorsi notturni fatti con tuo marito"
Mille congetture mi balenarono in testa e tra queste, quella di distruggere la strana missiva.
Mi obbligati a prendermi un paio d'ore prima di decidere cosa farne.
Durante la pausa pranzo, decisi di inviare il whatsapp, volendo però mantenere io la guida del gioco.
"Chi sei?"
Dopo un paio di minuti, un suono leggero dall'IPhone, mi avvertì della risposta.
"Lo sai benissimo chi sono, dato che hai parlato di me con tuo marito".
"Perché usare messaggi scritti e non una chiamata vocale?"
"Col whatsapp, se si e' occupati si può rispondere con calma; con la chiamata vocale, no"
"Quindi sto interagendo col mentore di mio marito?
"No. Con un suo amico"
"Io in tutto questo che ruolo avrei? Quello della vacca da dare in pasto a chiunque?" Scrissi volutamente in modo volgare per scoprire la sua reazione.
"Nessuno ha dei ruoli. A tuo marito piace osservarti di nascosto e ama vederti con altri. Se questo piace anche a te, puoi provare a vivere altre esperienze. L'importante...te lo dico una volta sola!...è che la cosa soddisfi anche te. Non devi sentirti obbligata a fare nulla per compiacere tuo marito. Non lo vorrebbe neanche lui."
"Ci mancherebbe. Di questo ne sono assolutamente consapevole"
L'altro cessò di scrivere e lo stesso feci anche io.
Neppure, rientrata a casa, misi al corrente Renzo dello scambio di messaggi con Andrea.
Qualche giorno dopo il cellulare posato sulla scrivania del mio ufficio, fece il classico bip.
"Ho notato che non hai messo al corrente Renzo di questo numero e della conversazione di qualche giorno fa"
"Perché farlo dato che lo avrebbe saputo da te?"
"Sei molto razionale e perspicace. Renzo ti ha detto che sapeva?"
"No. Evidentemente anche lui ha reputato superfluo dirci cose di cui siamo entrambi a conoscenza" risposi.
"Domenica potrebbe accadere qualcosa"
"Un altro cinema a luci rosse con molti uomini?"
"Niente cinema e niente...molti"
"Non e' una gran informazione" eccepii.
"Perché rovinare la sorpresa?"
Non risposi, ma formulai una domanda:
"Renzo sa?"
"A grandi linee. Lui preferisce non conoscere i particolari"
"Tu sarai presente?"
" Che tu mi veda oppure no, io sarò sempre a un passo come nel cinema. In più sarà sempre valida la parola -compleanno- per fare terminare tutto immediatamente."
"Sarò di nuovo spogliata?"
"Ti piacerebbe?"
"Non hai risposto alla domanda" insistetti.
"L'unica cosa certa che posso dirti è che succederà quello che permetterai succeda, come l'altra sera nel cinema".
Che stronzo! Pensai tra me e me, ma senza sapere perché, non glielo scrissi.
Anzi. Non scrissi più nulla e altrettanto fece il mio interlocutore a distanza.

Quella sera, a casa, mentre cenavo con Renzo, affrontai quell'assurda situazione.
"Non vuoi dirmi cosa hai architettato col tuo amico?"
"So solo che mi ha chiesto se avessi voluto vivere un'altra emozione trasgressiva. Di cosa si tratti non ne ho la minima idea. So solo che sarà fuori provincia".
"Tu sei d'accordo?"
"Solo se la cosa diverte o intriga anche te" fu la sua diplomatica risposta.
Era evidente, dalla luce dei suoi occhi, che moriva dalla voglia di rivivere le emozioni come quando mi aveva osservata assieme a quegli sconosciuti.
Non risposi e proseguii a consumare la cena.
Il giorno dopo, sabato, andai dal parrucchiere come programmato ogni due settimane e approfittai per farmi fare lo smalto delle unghie. Se dovevo dare di nuovo spettacolo, tanto valeva sentirmi in ordine.
Rientrata a casa, Renzo mi informò che avremmo dovuto viaggiare prendendo anche l'autostrada.
"In un locale?"
"Non ne ho idea"
Lo sguardo imbarazzato di Renzo mi impensierì meno, però delle successive parole.
"E' già stato deciso cosa indosserai e anche quello che non indosserai"
"E sarebbe?"
"Non lo so. Ci diranno dopo che saremo in viaggio. Hai paura?"
"Dovrei averne?" ribattei.
Lui non rispose.
Lo conoscevo benissimo e capivo che era inondato da un turbine di impazienza, angoscia, timore, aspettative e desiderio.
Mi vestii comunque elegante. Scarpe con tacco non troppo vistoso. Niente calze dato che eravamo ancora a settembre. Gonna a tubino appena sopra il ginocchio camicetta senza maniche e giacca corta del medesimo colore e tessuto della gonna. Ovviamente mutandine e reggiseno coordinati, completavano il look.
Salimmo in auto che era ancora tardo pomeriggio e facemmo sosta in un bar che conoscevamo per un apericena. Spessissimo, quando decidevamo di fare serata in qualche club, preferivamo tenerci leggeri.
Risaliti in auto, il lieve suono del mio cellulare mi apparì come un boato.
"E' Lui ?" domandò Renzo ansioso.
Risposi leggendo il messaggio a alta voce:
"Parcheggio area sosta del distributore Q8, dopo l'ingresso in autostrada. C'è un grosso SUV nella parte più lontana del parcheggio. Scendi da sola e sali nei posti dietro".
Dopo una ventina di chilometri, l'insegna luminosa del distributore Q8 apparve in lontananza.
Ci dirigemmo in fondo al piazzale dove le automobili in sosta sono più rade. Ci fermammo una ventina di metri dietro a una gigantesca BMW X7 nera.
"Vado?" domandai con un filo di voce.
"Solo se sei certa che io ti amo da impazzire" mi rispose Renzo.
Dopo esserci sfiorate le labbra con un bacio, aprii la portiera e scesi.
Raggiunta l'automobile e aperta la portiera posteriore prima di entrare osservai Renzo. Mi parve che mi sorridesse mentre faceva un breve cenno di assenso col capo.
Oltre all'uomo al volante non c'era nessun altro nell'auto. Appena l'auto si mosse, la sua voce mi informò con tono calmo, quasi mi dovesse dire un'ovvietà:
"Nella borsa accanto a te ci sono un paio di scarpe e un trench. Dovresti indossarli entrambi"
Poi, dopo una pausa e come se fosse un'informazione qualunque, proseguì:
"Dopo esserti prima spogliata completamente".
Ormai ero in ballo e di certo, dopo l'esperienza nel cinema a luci rosse, essere vista nuda da un altro uomo, non avrebbe fatto quella gran differenza.
Subito dopo che una forte luce illuminò quasi a giorno l'abitacolo, la voce dell'autista mi raggiunse nuovamente:
"In questo modo, tuo marito che ci sta seguendo, potrà osservare cosa stai facendo".
"Anche gli occupanti delle auto che ci sorpassano o che noi sorpassiamo" osservai polemicamente.
Il silenzio che seguì, mi dimostrò che la cosa non preoccupava minimamente il mio chauffeur.
Tolsi giacchina, camicetta e reggiseno. Mi sfilai le scarpe. Quindi anche la gonna e le mutandine. Sentivo il freddo del cuoio dei sedili dell'auto di lusso contro glutei, cosce e schiena.
Infilai le scarpe col tacco alto e quindi, con qualche contorsionismo, indossai il leggero soprabito che provvidi a tenere chiuso serrando le braccia davanti a me.
All'avvicinarsi di un altra area di sosta l'auto rallentò per accedervi. Mi voltai e vidi con sollievo che la nostra auto con Renzo al volante, stava facendo la medesima manovra.
Dopo aver parcheggiato e spento il motore, l'uomo alla guida scese e aperta la mia portiera, mi dette il muto ordine di scendere.
Abbottonato in fretta il trench, mi ritrovai a braccetto del misterioso uomo, diretti verso l'ingresso del bar autostradale.
Ero totalmente coperta dallo spolverino consegnatomi che mi copriva abbondantemente le gambe fino a metà polpaccio. Eppure mi sentivo completamente indifesa e in imbarazzo quasi che le persone che sostavano fuori o dentro il bar, sapessero che oltre il trench non indossavo altro.
Apertami cavallerescamente la porta lo sconosciuto autista, mi parlò come se fosse il mio uomo.
"Entra, cara. Adesso ci beviamo qualcosa di caldo. Caffè? Tè? Ginseng? Cappuccino? Oppure qualcosa di fresco?"
Tutto avevo voglia tranne di stare in quel luogo. Risposi scegliendo la prima cosa che vidi sui grandi tabelloni pubblicitari sopra il bancone:
"Una spremuta d'arancio"
Mentre il mio sconosciuto accompagnatore si dirigeva alla cassa per ordinare e pagare, non potei non notare che era comunque un bell'uomo. Corporatura atletica, viso con un naso leggermente aquilino ma che non stonava sul viso che iniziava a mostrare le rughe dei cinquant'anni, assieme ai capelli grigi che, dalle tempie, iniziavano a prendere d'assalto l'intera capigliatura castano scuro.
Era molto alto. Qualcosa più di Renzo. Forse era sugli uno e ottanta.
Mentre attendavamo al bancone che ci servissero, una voce ci raggiunse. O meglio, raggiunse il mio accompagnatore.
"Mauro, che sorpresa. Non stare in piedi a bere, vieni al nostro tavolo" poi, fissandomi, l'uomo si presentò educatamente.
"Piacere signora. Mi chiamo Alberto e quello laggiù al tavolo è Sergio".
"Lei è Marina" disse il mio accompagnatore che presa la tazzina del suo caffè e il bicchiere della mia spremuta, senza chiedere il mio parere si avviò verso il tavolo dei due senza interessarsi del mio eventuale parere.
"Dove stavate andando?" domandò Mauro ai suoi due amici.
"L'idea era di andare in Liguria. Purtroppo la macchina ha fatto le bizze. E' appena partito il carro attrezzi che la porta in officina. Abbiamo deciso di mangiare qualcosa poi chiameremo un taxi e ci faremo portare in un albergo".
"Un taxi? Ci sono io che posso darvi un passaggio. Perché, anzi, non venite da me? Stavo portando Marina a vedere la mia nuova casetta prefabbricata".
"Non vorremmo rovinare la vostra serata romantica" osservò Alberto fissandomi.
"Semmai l'arricchirete. E poi Marina mi ha confessato che voleva farmi una sorpresa. Vero amore?" disse l'uomo della BMW con espressione divertita. Dopo qualche minuto ci ritrovammo accanto al suv.
Per fortuna i due insistettero a stare dietro lasciando stare me nel sedile davanti. Sarebbe stato imbarazzante ritrovarmi a fianco di uno sconosciuto col solo spolverino addosso.
Il viaggio proseguì ancora un quarto d'ora e poi, abbandonata l'autostrada, l' automobile si inerpicò su una strada ricca di tornanti. In fondo a uno spiazzo i fari dell'auto inquadrarono una casa abbastanza ampia anche se solo formata dal piano terra.
Arrivati nei pressi della villetta, Mauro estratto il cellulare, con soddisfazione, esclamò:
"Ecco il miracolo della domotica"
Di colpo le luci della casa si illuminarono. Era veramente bella. Panoramica soprattutto. Tutta l'intera parete era a vetro e si vedeva perfettamente l'ampissimo divano, il tavolo da pranzo e più scostato, l'ampio letto dalla parte opposta dell'angolo cucina.
Era praticamente un loft.
Anche il box doccia completamente trasparente era posizionato nella vasta area comune. A fianco una porta, dimostrava che almeno il resto dei servizi igienici, era nascosto.
Appena entrati i due amici si accomodarono sull'ampio divano.
Rimasi in piedi facendo finta di osservare il patio esterno, anche nella speranza di scorgere mio marito.
Dopo aver porto tre bicchieri a me e ai suoi amici, Mauro andò a riempire anche il suo e raggiunto il divano si sedette anch'egli accanto ai suoi amici. Premuto un comando sull'iPhone ordinò lo spegnimento delle luci esterne e un buio totale si impadronì del mondo attorno alla casa.
Dopo il brindisi portai il bicchiere alle labbra, accorgendomi che era del whisky.
Non sono mai stata amante dei liquori molto alcolici, ma la voce di Mauro mi consigliò di buttare giù un bel sorso.
"Ora vedrete la sorpresa che Marina mi ha promesso stasera. Vero amore?"
"Pensavo saremmo stati soli" azzardai a replicare.
"Volermi farmela al club privè, col rischio di incappare in qualche troglodita. Qui, almeno, siamo tutti tra persone per bene". Insistette quello stronzo con voce allegra.
Stavo per tirare il freno di sicurezza pronunciando ad alta voce la parola compleanno, quando mi parve di intravedere qualcuno nel buio oltre la vetrata.
Sicuramente era quel porco di mio marito che stava per godersi un'altra performance di me nuda a disposizione di occhi e mani sconosciute.
Trangugiai un altro sorso e subito dopo un altro. Mentre il liquore mi squassava i visceri, una vampata di caldo mi avvolse il corpo.
Stavo per iniziare a sbottonare il trench, ma le mie mani, inspiegabilmente si bloccarono.
"Sei diventata timida?" Mi schernì Mauro divertito.
"Forse non si aspettava ci fossero altre persone" cercò di consolarmi Sergio che, tra i tre, sembrava il più affabile.
"Forse, invece, vuole solo un incoraggiamento e un aiuto" osservò nuovamente il mio finto fidanzato che, rivolgendosi a entrambi i suoi amici, li invitò a raggiungermi.
Rimasi ferma mentre le mani di uno posto di fronte a me, sbottonavano e immediatamente dopo, quelle dell'altro alle mie spalle, sfilava l'indumento, lasciandomi in piedi vestita solo dalle scarpe col tacco.
Commenti di ammirazione mi raggiungevano le orecchie, mentre i tre mi giravano intorno per osservare ogni mio centimetro di pelle nuda.
"A cosa pensi Marina?" mi sfidò sarcasticamente Alberto, dimostrando di essere al corrente del gioco organizzato per il piacere di mio marito.
"Pensi che nel buio davanti a vetro ci sia il tuo amato? Sbagli. Qui dentro ci sono una ventina di telecamere e poco distante da qui, lui sta osservando e ascoltando da quando siamo entrati"
Quindi, Mauro il padrone di casa, avvicinatosi mi mostrò il display del cellulare. Una telecamera a infrarossi posizionata fuori, rivelava che di fronte al vetro, c'era comunque qualcuno come supponevo. Una dozzina di corpi umani colorati dal rosso del visore notturno, mi dimostrava che ero alla mercé degli sguardi di ben più di tre estranei.
Ora non sapevo come comportarmi. Ribellarmi? Gridare -compleanno- e fare cessare tutto? Lasciarmi toccare e baciare in ogni dove come nella sala proiezioni del sexy shop?
Mentre pensavo a questo, quasi non fossi stata io, mi ritrovai in ginocchio a schiudere le labbra per accogliere in bocca uno dei cazzi dei tre uomini che si erano denudati anch'essi. Stavo facendo una pompa osservata da un lato da due estranei seduti sul divano e dall'altra da chissà quanti uomini, nascosti dall'oscurità, dietro alla vetrata che era a meno di trenta centimetri dal mio volto.
Qualche minuto dopo, probabilmente per non godere subito, Mauro si scostò invitandomi a rialzarmi. Gli altri due si avvicinarono e dolcemente, ma decisamente, mi sospinsero verso il letto poco distante.
Mi trovai in ginocchio col cazzo di Alberto davanti al viso. Stavo per dischiudere le labbra fare un pompino anche a lui quando, porgendomi un preservativo arrotolato, mi invitò senza parlare a infilarlo sul suo pene turgido.
Volevo davvero lasciarmi scopare? Così in pubblico poi? E se qualcuno dall'esterno avesse filmato? Possibile che il mio Renzo non pensasse ai rischi di ritrovarmi in rete? E se mi lascio penetrare da Alberto, poi gli altri pretenderanno altrettanto?
Mi sembrava che tali domande si prolungassero in un tempo che non esisteva perché non solo Alberto, ma anche gli altri due entrarono più volte nella mia bocca e nella mia fica.
Ascoltavo i miei gemiti di piacere, diventare grida mentre i tre godevano di me e del mio corpo. Spesso chi mi stava scopando usciva per lasciare posto a un altro, mentre anche nella mia bocca i tre cazzi si alternavano nel ricevere piacere dalle mie labbra e dalla mia lingua.
Tra un orgasmo e l'altro, iniziai a immaginare il grande vetro sporcato dagli spruzzi delle masturbazioni degli spettatori nel buio.
Alla fine, placati i sensi e le erezioni dei tre, considerai che stavolta mi ero concessa carnalmente.
Avevo fatto qualcosa in più della mia prima trasgressione.
Vero che erano in meno, però un conto è essere penetrata da dita, ben diverso è accogliere tre cazzi praticamente quasi contemporaneamente.
Subito prima di abbandonarmi a un sonno rilassante, mi diedi dell'idiota scoprendo che mi stavo chiedendo cosa mai mi sarebbe potuto essere proposto una prossima volta.
(Continua ?)
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