Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Il Bosco della Trasgressione 2
tradimenti

Il Bosco della Trasgressione 2


di Membro VIP di Annunci69.it MatSig
16.05.2026    |    1.030    |    7 9.7
"Il mio bacino si sollevò da solo, assecondando quel doppio movimento, cercando un contatto ancora più profondo, più rude..."
True story: Seconda parte.
Il silenzio che seguì a quelle parole fu riempito solo dal suono del nostro respiro, improvvisamente più corto, più denso. Guardai lo schermo del telefono che mio marito stringeva ancora in mano: il nome di Fabio brillava nella penombra della stanza, un messaggero di un nuovo confine che si profilava all'orizzonte, ancora più profondo e vertiginoso del primo.
"Un suo amico..." ripetei a bassa voce, quasi per testare il sapore di quelle parole sulla lingua.
L'idea stessa provocò un brivido immediato che dalle spalle scese dritto lungo la schiena, andando a incendiare l'indolenzimento che ancora custodivo tra le cosce. Fabio da solo era stato un uragano; immaginarlo raddoppiato, affiancato da un altro corpo giovane, solido e affamato, mi fece sentire d'un tratto esposta, nuda e infinitamente desiderabile. Ma ciò che mi tolse il fiato fu guardare mio marito. I suoi occhi verdi erano dilatati, la sua mano sul mio ventre si era irrigidita, percorsa da quel tremito febbrile che conoscevo fin troppo bene. La prospettiva di vedermi non più tra le braccia di un solo uomo, ma spartita, dominata e adorata da due estranei contemporaneamente, lo stava portando in un territorio di eccitazione quasi insostenibile.
________________________________________
Il Rito della Preparazione
Nei giorni che seguirono, l'attesa divenne parte integrante del gioco. Il messaggio di Fabio non era solo una proposta, era un copione che andava studiato nei minimi dettagli. L'appuntamento questa volta non sarebbe stato nel bosco, all'aperto, ma in un appartamento discreto in città, un luogo chiuso dove i suoni non si sarebbero dispersi nel vento, ma sarebbero rimasti intrappolati tra le mura, amplificando ogni respiro.

Mio marito si occupò di ogni cosa con la cura maniacale di un regista.

• L'abito: Scegliemmo insieme un tubino di maglia nera, aderente come una seconda pelle, che accarezzava la linea del mio sedere senza lasciare spazio all'immaginazione. Sotto, solo un paio di calze velate retate, senza biancheria intima.

• Il profumo: Una fragranza intensa, muschiata, capace di restare impressa sulla pelle anche dopo ore di sudore e passione.

• I dialoghi: La sera, a letto, mi faceva ripetere i dettagli del messaggio di Fabio. "Si chiama Marco," mi sussurrava mio marito nell'oscurità, accarezzandomi con dita impazienti. "Fabio dice che Marco è persino più rude di lui. Vuole che tu sia pronta, Ella. Vuole che tu sia la loro preda."

Ogni racconto esasperava la nostra fantasia, trasformando i giorni di attesa in una tortura deliziosa che culminava sempre in un'unione disperata tra noi due, dove io mi offrivo a lui portando già nella mente l'ombra dei due giovani uomini.
________________________________________
Il giorno stabilito, il viaggio in auto fu avvolto da un silenzio quasi religioso. Mio marito guidava stringendo il volante così forte che le nocche gli erano diventate bianche. Quando parcheggiammo davanti al palazzo di ringhiera, mi guardò.
"Sei bellissima, la mia regina," disse, e c'era una nota di autentico pianto nella sua voce, sopraffatto dalla grandezza del suo stesso sacrificio e della sua devozione. "Nessuno direbbe mai che hai sessant'anni. Sei un'opera d'arte."
Salimmo i gradini. La porta del secondo piano si aprì prima ancora che potessimo bussare. Fabio era lì, alto, con un sorriso sghembo e quegli occhi grigi che mi spogliarono in un istante. Ma dietro di lui, nell'ombra del corridoio, spiccava la figura di Marco. Era più alto di Fabio, spalle larghe da nuotatore, i capelli scuri rasati corti e uno sguardo torvo, privo di convenevoli. Se Fabio aveva l'aria del cacciatore sicuro, Marco aveva la presenza grezza e magnetica del predatore puro.
"Siete in orario," disse Fabio, facendosi da parte per farci entrare. "Vi stavamo aspettando."
Il salotto era essenziale: un grande divano di pelle scura al centro e un'illuminazione soffusa che creava ombre lunghe sulle pareti. Mio marito fece subito i tre passi indietro regolamentari, andando a sedersi su una sedia nell'angolo più buio della stanza, con le mani sulle ginocchia, pronto a sparire per diventare solo occhi e respiro.
________________________________________
Il Doppiaggio dei Sensi
L'aria nel salotto era densa, satura di un'elettricità palpabile che si era andata accumulando ora dopo ora, attraverso una serie di preamboli infinitamente delicati e, proprio per questo, spietatamente seducenti. Tutto era iniziato con una studiata leggerezza: sguardi trattenuti un secondo di troppo sopra l'orlo dei calici, risate cristalline che accorciavano le distanze e una complicità vibrante che riempiva la stanza.

Le bottiglie di prosecco si svuotavano una dopo l'altra, lasciando dietro di sé una scia di euforia e audacia. Ogni brindisi diventava una scusa per accorciare lo spazio vitale. C'erano stati abbracci calorosi, all'apparenza innocenti, per festeggiare la serata, ma i loro corpi si erano trattenuti contro il mio quel tanto che bastava per sentire il calore reciproco. Poi erano iniziati gli sfioramenti. Casualità calcolate: una mano che sfiorava la mia coscia mentre scoppiava l'ennesima risata, dita che accarezzavano il mio braccio nel passare un bicchiere, il calore del loro respiro sulla mia pelle nuda.
Col passare dei minuti, il gioco si era fatto più scoperto. I tocchi leggeri si erano trasformati in palpeggiamenti più decisi, carezze nate come scherzose che finivano per indugiare sui fianchi e sulla curva della mia schiena. C'erano stati baci audaci, rubati agli angoli della bocca o sul collo, assaggi impazienti che avevano acceso un fuoco liquido nelle mie vene, trasformando l'atmosfera in un preludio d'assoluta sottomissione ai sensi.

Fu allora, quando la tensione era ormai insostenibile, che l'azione divenne inevitabile.

Fabio si avvicinò e mi passò una mano dietro la nuca, ma prima che le sue labbra toccassero le mie, Marco fece un passo avanti. Le sue mani grandi afferrarono i miei fianchi da dietro, tirando il mio bacino contro il suo. Sentii immediatamente la durezza imponente del suo membro premere contro la stoffa del mio tubino, proprio all'altezza delle natiche. Un gemito mi sfuggì dalle labbra prima ancora che il bacio di Fabio iniziasse.
Ero incastrata tra due generazioni più giovani, tra due forze della natura. Il contrasto tra la mia maturità elegante e la loro giovinezza muscolosa era evidente, esposto sotto gli occhi adoranti di mio marito che, dall'angolo, emise un sospiro tremante.

"Spogliala," ordinò Fabio, senza interrompere il contatto visivo con me.
Con gesti rapidi e per nulla delicati, Marco sollevò l'orlo del mio tubino nero, facendolo scivolare fin sopra la vita. Le calze retate evidenziavano la linea delle mie gambe, il mio punto di forza, e il mio sedere rimase completamente nudo, esposto alla penombra e ai loro sguardi. Fabio si inginocchiò davanti a me, mentre Marco mi teneva ferma per le braccia, costringendomi a inarcare la schiena.

Ogni tocco di Fabio era amplificato al millesimo; la mia pelle era diventata un unico, immenso ricettore sensoriale. Sentivo il ritmo del mio cuore rimbombarmi nelle orecchie, accelerando a ogni sfioramento, a ogni affondo leggero che testava la mia prontezza. Nel frattempo, Marco da dietro mi leccava l'ano, penetrandomi a fondo con la lingua; una volta ben inumidito, spinse due dita dentro di me analmente, iniziando a masturbarmi con un ritmo regolare e deciso.
«Sì, guardalo», ripeté Fabio, la voce profonda vicino al mio orecchio, mentre il suo pollice insisteva sul fulcro del mio piacere .

Il mio bacino si sollevò da solo, assecondando quel doppio movimento, cercando un contatto ancora più profondo, più rude. Ero completamente esposta. Gli occhi di mio marito fissi su di me erano il carburante definitivo: vedere l'eccitazione sul suo volto mentre un altro uomo mi portava al limite distrusse l'ultimo briciolo di inibizione.
Era lì, con la bocca dischiusa, le mani che si muovevano nervosamente sui pantaloni, lo sguardo fisso sulla mia carne matura che veniva manipolata da due uomini contemporaneamente. La vergogna e l'eccitazione si fusero in un cortocircuito devastante. Gridai il suo nome: «Sei eccitato? Ti stai toccando il tuo misero uccellino? Sei solo un cornuto e puoi farti solo delle seghe».
Fu in quel momento che Fabio liberò il suo cazzo enorme, seguito subito dopo da Marco, che si sbottonò i jeans rivelando un membro altrettanto formidabile, venato e turgido.

L'Assalto Finale
Il possesso fu un'orchestra di carne e respiri spezzati. Fabio mi prese sul divano, facendomi stendere sulla schiena, le gambe sollevate sulle sue spalle muscolose. Ogni suo affondo era profondo, spietato, una scossa che mi faceva vibrare fin nello stomaco. Ma non ero sola con lui. Marco si posizionò sopra di me, usandomi la bocca con una foga primordiale, riempiendo ogni mio spazio vuoto, annullando ogni mia capacità di pensare.

Poi, l'estasi raggiunse il suo culmine assoluto quando l'equilibrio dei corpi si modificò, stringendosi in un assedio totale: in quel momento, Fabio e Marco mi fecero crollare dal dolore e dal piacere in doppia penetrazione. Fu un impatto devastante, un sovraccarico sensoriale che mi tolse l'aria e mi stracciò l'anima; ogni barriera crollò, lasciandomi sospesa tra la sofferenza acuta della carne tesa al limite e l'abisso di una voluttà mai provata prima.
Ero totalmente sottomessa, usata, eppure mi sentivo onnipotente. Vedevo, attraverso le lacrime di piacere, mio marito che si accarezzava furiosamente nell'ombra, nutrendosi delle mie urla, del rumore dei loro corpi che sbattevano contro il mio, del profumo di sesso che ormai saturava la stanza.

"È tua moglie, vero?" gridò Marco a mio marito, fermandosi per un secondo dal penetrarmi analmente, mentre Fabio continuava a colpirmi da sotto con un ritmo forsennato. "Guarda come prende tutto in culo!"
Mio marito non rispose a parole; emise solo un gemito soffocato, annuendo convulsamente con la testa, gli occhi lucidi di una gratitudine perversa e assoluta. Io ero il suo ponte verso l'infinito, la sposa sessantenne che offriva il proprio corpo come un altare sacrificale per il suo piacere visivo. Mi sentivo completamente aperta , la mia figa e il mio ano grondavano letteralmente bagnando le aste dei miei amanti.

Il culmine arrivò come una tempesta perfetta. Fabio accelerò le spinte, stringendomi le cosce fino a lasciarmi i segni delle dita sulla pelle. Marco velocemente si sfilò dal mio ano e si posizionò sopra il mio viso. Vennero quasi insieme: Fabio riversò un torrente caldo e profondo dentro di me, facendomi contrarre in un orgasmo violento che mi strappò un urlo roco, mentre Marco con il suo seme copioso e denso esplose in parte nella mia bocca e in parte sul collo e sul seno un marchio visibile del loro doppio possesso.
________________________________________
Il Ritorno del Custode
Il momento che seguì fu segnato da una graduale e quasi solenne transizione, un ritorno alla realtà che si consumò in un silenzio denso. Il distacco, sia fisico che mentale, non fu un taglio netto, ma un lento rifluire delle energie, come la marea che si ritira lasciando la spiaggia immobile.
Il distacco fisico
I due giovani rimasero per qualche istante sospesi in quella spossatezza tipica del post-orgasmo, dove i muscoli, prima tesi all'inverosimile, iniziarono a rilasciarsi. Il respiro, inizialmente affannato e pesante, andò progressivamente regolarizzandosi, scandendo il ritmo di un progressivo allontanamento dai corpi. I movimenti per scostarsi e rivestirsi furono calmi, privi di fretta, quasi rituali. Ogni gesto – il riassestare gli abiti, il ripulirsi, il ritrovare la propria postura – funse da barriera invisibile che veniva lentamente rialzata, restituendo a ciascuno la propria individualità e il proprio spazio personale.

Il distacco mentale
A livello psicologico, la nebbia dell'eccitazione pura e totalizzante cominciò a diradarsi, lasciando il posto a una lucida e fredda consapevolezza. La mente, che fino a pochi istanti prima era focalizzata esclusivamente sul piacere e sul possesso, riacquistò il controllo della razionalità. Quell'assorbimento totale nel corpo della donna svanì, sostituito da un senso di appagamento e di svuotamento che riportò i due ragazzi coi piedi per terra.

Quando i due giovani si ricomposero del tutto, i loro sguardi si incrociarono. Fu un'occhiata di intesa maschile, rapida ma carica di significato: un riconoscimento mutuo di complicità, privo di sensi di colpa o di imbarazzo. Nei loro occhi si leggeva la soddisfazione primordiale di chi ha preso ciò che voleva. C'era l'orgoglio della giovinezza che aveva dominato e consumato, e il compiacimento per quel tributo che la carne matura della "regina" – una donna evidentemente vissuta, consapevole, forse superiore per status o esperienza – aveva dovuto offrire alla loro esuberanza. Un patto silenzioso sigillò quell'istante, trasformando l'atto fisico in una tacita vittoria condivisa.

Ero sfinita, il corpo teso, cosparsa del seme di due uomini diversi, il mio tubino nero ridotto a un cencio intorno alla vita.
Fu allora che mio marito si alzò dalla sedia. Il suo momento era arrivato. Si avvicinò al divano non come un uomo ferito, ma come il custode del tempio che torna a prendersi cura della sua divinità dopo la festa. Si inginocchiò sul pavimento, lo sguardo fisso sul mio petto sporco e sulle mie gambe ancora tremanti.
Con una devozione che rasentava la follia, iniziò a baciarmi laddove Marco mi aveva segnato il petto, raccogliendo con la lingua ogni traccia del giovane uomo. Poi si spostò più in basso, tra le mie gambe, dove il flusso caldo di Fabio continuava lentamente a scivolare fuori. Il suo volto si immerse nella mia intimità, ripulendomi con baci lenti, metodici, assaporando l'essenza combinata dei due rivali come se fosse il segreto della giovinezza eterna.
"Sei divina, Ella," mormorò contro la mia pelle, con la bocca ancora umida del loro sesso. "Sei la mia troia regina. Più ti prendono, più sei mia."
In quel momento, mentre le sue mani familiari mi accarezzavano la schiena dolorante e la sua bocca celebrava il mio doppio tradimento, capii che la nostra storia non sarebbe finita lì. Il telefono di mio marito, sul tavolino, vibrò di nuovo. Un nuovo messaggio. Ma questa volta, non avemmo nemmeno bisogno di guardarlo per sapere cosa c'era scritto. La nostra seconda giovinezza era appena diventata immortale.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il Bosco della Trasgressione 2:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni