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True story : Una spirale inarrestabile...Marc


di Membro VIP di Annunci69.it MatSig
06.02.2026    |    1.057    |    10 9.8
"Sentire la differenza tra la maturità di mio marito e questa forza d'urto primordiale mi faceva sentire più femmina che mai..."
Il Gioco di Ella e Marc.
Il gioco tra me e mio marito è diventato una spirale inarrestabile, un meccanismo perfetto dove ogni amante è scelto con precisione per testare la mia resistenza e la sua capacità di godere del proprio tormento. Questa volta, però, mio marito ha superato ogni mia aspettativa. Non si tratta di un uomo maturo; ha selezionato per me Marc.

Marc è la giovinezza allo stato puro, quasi scandalosa per una donna della mia età. Ha poco più di vent’anni, la pelle d’avorio priva di imperfezioni e quella spavalderia di chi non ha ancora conosciuto il fallimento. Non è solo la sua età a turbare il mio equilibrio: mio marito lo ha scelto per un attributo che definire "dotazione" sarebbe riduttivo. Lo chiama il suo "purosangue" e l'idea che quel ragazzo potesse prendermi mi ha tenuta sveglia per notti intere, in un misto di terrore reverenziale e brama incontrollabile.

L'Urto della Giovinezza: l'Incontro con Marc
Quando Marc è entrato nel nostro salotto, l’aria è sembrata farsi improvvisamente rarefatta. Io indossavo un abito sottoveste di seta nera, senza nulla sotto, lasciando che il pizzo accarezzasse appena il mio seno e che lo spacco rivelasse la linea delle mie lunghe gambe. Mi sentivo come una preda sacrificale, ma una preda che aveva sete del suo predatore.

Lui mi ha guardata con una fame che non cercava di nascondere. Non c’era il rispetto dovuto a una signora ma solo la brama di un giovane maschio davanti a una donna che emana il profumo del sesso vissuto. Mio marito, nell'angolo buio della stanza, sorseggiava un whisky, con gli occhi fissi su di me, vibrante di quella gelosia che lo tiene in vita.

Il Peso della Carne
Il primo contatto è stato quasi brutale nella sua semplicità. Marc mi ha afferrata per i fianchi e le sue mani erano calde, forti, prepotenti. Quando mi ha baciata, non è stato un invito, ma una presa di possesso. La sua lingua ha forzato la mia bocca con un’arroganza che mi ha fatto tremare le ginocchia. Ho guardato mio marito e nei suoi occhi ho visto il riflesso della mia stessa vertigine: il suo orgoglio di "cornuto" stava toccando vette inesplorate davanti a quella meraviglia anatomica.

Il Preludio del Sacrificio: L'Altare della Giovinezza
Ci fu un momento di sospensione nel salotto, un silenzio interrotto solo dal suono del whisky che ghiacciava nel bicchiere di mio marito: Marc era in piedi al centro della stanza, un monumento alla virilità prepotente.

Mio marito fece un cenno quasi impercettibile con il capo. Sapevo cosa significava. Mi alzai lentamente dalla poltrona, sentendo il fruscio della seta nera contro la pelle nuda e mi inginocchiai davanti al ragazzo. I miei occhi erano all'altezza della sua vita. Con dita che tremavano appena, sciolsi il laccio dei suoi pantaloni. Quando l'elastico cedette, la visione mi tolse il respiro. Non era solo grande ma era una scultura di carne turgida, calda, soffusa di un rossore vitale che pulsava al ritmo del suo cuore giovane. Il glande, lucido e prepotente, sembrava sfidare la mia capacità di accoglierlo.

«Prendilo, Ella» mormorò la voce di mio marito dall'oscurità. «Voglio vedere quanto riesci a farti riempire da lui».

Schiusi le labbra, sentendo l'odore muschiato e mascolino che emanava da Marc. Avvicinai il viso lasciando che la punta calda sfiorasse il mio naso, poi la mia guancia. Era liscio come velluto ma duro come l'acciaio. Quando finalmente lo presi in bocca, il contrasto fu scioccante: la mia bocca, calda e umida, veniva letteralmente spalancata da quella massa di muscoli.

Affondando le dita nei miei capelli biondi per guidare il ritmo, Marc emise un gemito di approvazione. Non era un movimento gentile. Mi costringeva a scendere, centimetro dopo centimetro, finché la punta non colpì la base della mia gola. Sentivo le vene del suo membro premere contro il palato, una sensazione di pienezza così assoluta da farmi lacrimare gli occhi.

Guardai mio marito. Lo vidi sporgersi in avanti sulla poltrona completamente rapito dallo spettacolo della mia bocca che cercava disperatamente di contenere quell'eccesso di giovinezza. «Guarda come lo divora» sibilò Marc, aumentando la velocità. «La tua signora ha una gola profonda ma io sono troppo per lei, vero?»

Continuai a lavorare con la lingua, circondando la corona del glande, mentre la mia saliva colava lungo l'asta fino alla base. Marc non si risparmiava: i suoi affondi diventavano più profondi, più arroganti, finché non sentii il sapore dolciastro del pre-cum sulla lingua. Ero una schiava del piacere altrui, un tramite tra la brama di mio marito e la potenza di quel ragazzo. Solo quando Marc sentì di essere vicino al punto di rottura, mi afferrò con forza per le spalle e mi sollevò da terra, trascinandomi verso il tavolo. Il "pasto" era servito e la fame vera stava per essere soddisfatta.

La Carne e il Respiro: Il Tracollo di Ella
Mentre la bocca cercava di farsi spazio attorno a quella massa turgida, le sensazioni di Ella non erano più solo erotiche, ma quasi metafisiche. C'era un senso di annullamento totale. Ogni volta che Marc affondava nella sua gola, Ella sentiva il proprio ego sgretolarsi: non era più una donna sofisticata, la moglie di un uomo potente, ma puro recettore di piacere primordiale.

Il sapore di Marc — un misto di sale, calore e giovinezza — le inondava i sensi, mentre il riflesso faringeo veniva domato da una brama che superava l'istinto di sopravvivenza. Sentire la consistenza delle vene che pulsavano contro le sue guance le dava la misura della potenza che stava per invaderla. Era come tentare di arginare un fiume in piena con le mani; una sfida persa in partenza e proprio in quella sconfitta risiedeva il suo orgoglio. Ogni centimetro che riusciva a inghiottire era un tributo pagato all'altare del desiderio di suo marito, una prova di devozione scritta nella carne e nella saliva.

Il Labirinto dell'Anima: Il Tormento di Mio Marito
Dall'angolo buio della stanza mio marito osservava la scena con una partecipazione che rasentava l'agonia. Per lui, vedere Ella inginocchiata davanti a Marc non era solo una fantasia realizzata; era un esperimento di dissezione emotiva.

L'Orgoglio del Possesso: Una parte di lui godeva ferocemente nel sapere che quella donna così bella che Marc stava trattando con tanta arroganza, apparteneva a lui. Era lui il regista, lui l'architetto di quell'umiliazione sublime.

L'Abisso dell'Inadeguatezza: Guardando la "dotazione" di Marc, un purosangue nel fiore degli anni, mio marito provava una fitta di dolore sordo. Vedere la bocca di sua moglie spalancata al massimo, vederla lottare per contenere qualcosa che lui non avrebbe mai potuto offrirle, creava un corto circuito erotico: il dolore della propria "mancanza" diventava il carburante della sua eccitazione.

La Consacrazione: Non era gelosia comune ma era una forma di venerazione perversa. Vedere Ella "sporcarsi", vederla accogliere il seme e la forza di un estraneo, la rendeva ai suoi occhi ancora più preziosa, come un gioiello che acquista valore solo dopo essere stato forgiato nel fuoco più ardente.

Quando i suoi occhi incontravano quelli di Ella mentre lei era occupata con Marc, non c'era condanna, ma una domanda muta e disperata: "Dimmi che è troppo, dimmi che ti sta distruggendo, e poi chiedimi di restare a guardare ancora."

L'Invasione Totale
Mi ha distesa sul tavolo di cristallo, freddo contro la mia pelle bollente. Ha divaricato le mie gambe con una forza che non ammetteva repliche, esponendo il mio piccolo triangolo biondo alla luce cruda della lampada. Quando ha appoggiato la punta di quella verga smisurata contro la mia entrata, ho emesso un gemito involontario.

L'ingresso è stato una conquista lenta e implacabile. Mi sentivo dilatare, stirare, riempire oltre ogni limite immaginabile. Marc non aveva fretta; voleva che sentissi ogni millimetro di lui che si faceva strada dentro di me, distruggendo ogni mia difesa. Ero "aperta", letteralmente spaccata in due da quella potenza giovane.

«Guarda... guarda come la tua splendida moglie accoglie tutto il mio cazzo,» ha sibilato Marc, rivolto a mio marito, mentre i suoi colpi diventavano più ritmati, lunghi, profondi, andando a colpire il fondo della mia vagina con un impatto che mi faceva vibrare il petto. Ero in estasi. Sentire la differenza tra la maturità di mio marito e questa forza d'urto primordiale mi faceva sentire più femmina che mai. Ero il contenitore di una forza della natura e godevo nel sapere che mio marito stava guardando ogni centimetro di quella penetrazione estrema.

Il Sigillo: La Creampie
Il ritmo è cresciuto fino a diventare parossistico. Marc mi teneva le gambe ripiegate contro il petto, affondando con una ferocia che mi faceva gridare il suo nome. Sentivo che stava arrivando al limite. I suoi muscoli si sono tesi come corde di violino, il suo respiro è diventato un rantolo. Non si è sfilato, non ha cercato il mio viso o il mio seno, è rimasto piantato dentro di me al massimo della profondità e con un ultimo violento affondo ha scaricato tutto se stesso. Ho sentito un’ondata di calore immenso, un fiotto denso e abbondante che invadeva la mia vagina, risalendo verso l’utero. È stata una sensazione di pienezza assoluta, un’invasione liquida che mi ha lasciata senza fiato.

Il Verdetto
Quando Marc si è finalmente sfilato, il seme ha iniziato a colare lentamente lungo le mie cosce, un ruscello bianco che testimoniava il mio "tradimento" consumato. Ero sfinita con lo sguardo perso nel vuoto. Mio marito si è avvicinato. Si è inginocchiato tra le mie gambe, osservando con una devozione quasi religiosa quella pozza di sperma giovane che mi bagnava, ha allungato un dito, raccogliendo una goccia e portandosela alle labbra, negli occhi aveva una furia erotica che mi ha fatto capire che la serata non era affatto finita.

«Sei stata bravissima, Ella. guarda come ti ha conciata questo ragazzino... sei piena di lui. Sei la mia splendida troia.» In quel momento, mentre sentivo il seme di Marc ancora caldo dentro di me e le parole di mio marito che mi umiliavano e mi elevavano allo stesso tempo, ho capito che non c’è ritorno da questo abisso.

L'Ossessione del Dettaglio: L'Interrogatorio
Nei giorni che seguirono l'incontro con Marc, l'aria in casa era diventata irrespirabile, satura di un'elettricità che solo noi due potevamo percepire. Mio marito non riusciva a darsi pace; era come se il seme di quel ragazzo avesse fecondato non la mia carne, ma la sua immaginazione.

Una sera, mentre sorseggiavamo un bicchiere di vino rosso davanti al camino, il silenzio venne rotto dalla sua voce, bassa e carica di una tensione vibrante. «Parlami ancora di lui, Ella. Parlami del suo peso.» Mi voltai a guardarlo. I miei occhi verdi brillarono sotto la luce soffusa. Sapevo cosa voleva: voleva che le parole ricostruissero l'invasione, centimetro dopo centimetro. «Era... innaturale,» iniziai, sentendo un brivido risvegliarmi i sensi. «Quando è entrato, non è stato come con gli altri. Ho sentito la mia pelle tendersi fino al limite estremo. Era un calore pesante, un blocco di muscoli e vene che premeva contro le mie pareti. Sentivo il suo battito cardiaco proprio lì, come se fossimo diventati un unico organismo.»

Mio marito posò il bicchiere, le nocche bianche per la stretta. «Ti faceva male?» «Un dolore delizioso, un’espansione che mi faceva mancare il respiro. Mi sentivo... piccola. Piccola e posseduta da qualcuno immensamente più giovane e forte di te. Ma sapere che tu eri lì, a guardare la tua "signora" venire sfondata da quella verga, era l'unica cosa che mi permetteva di non svenire per il piacere.»
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