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Il Bosco della Trasgressione


di Membro VIP di Annunci69.it MatSig
16.05.2026    |    3.246    |    6 9.2
"Era un gesto di sottomissione totale, la conferma del suo ruolo di cuckold : lui non reclamava il possesso, ma celebrava il fatto che io fossi stata fecondata da un altro..."
True story : Parte prima

Tutto è iniziato per colpa della complicità perversa tra me e mio marito. Anche se siamo sposati da oltre vent'anni, lui trae un piacere indicibile, quasi doloroso, nel vedermi esposta agli occhi e alle mani di altri uomini. Io ho superato i sessanta, ma il mio corpo non ha ancora smesso di reclamare attenzioni: sono bionda, le mie gambe sono ancora il mio punto di forza e il mio sedere, sodo e invitante, sembra non conoscere il tempo. I miei occhi verdi, invece, sanno esattamente come guardare un uomo per fargli capire cosa desidero.

Il sentiero si addentrava sempre più nel cuore del parco, dove la vegetazione fitta tagliava fuori i rumori della civiltà, lasciando solo il fruscio del vento tra le foglie e il suono dei nostri passi sul terreno battuto. Mio marito camminava al mio fianco, ma il suo passo era incerto, tradito da una tensione palpabile. Continuava a guardarsi attorno, con gli occhi spalancati che saettavano tra i fusti degli alberi, sospeso in quel limbo sottile tra il terrore puro di essere scoperti e l'eccitazione febbrile di veder realizzato il suo desiderio più nascosto.

Io, al contrario, sentivo una scarica di adrenalina pura. Stringevo la coperta di lana contro il petto, non per il freddo, ma per disciplinare il tremito di anticipazione che mi attraversava i muscoli. Qualche metro più indietro, la presenza di Fabio era un'ancora magnetica. Non era il profilo dell'osservatore discreto o dimesso che ci si potrebbe immaginare da un annuncio sul web; era un uomo di quarant'anni, solido, con una camminata elastica e sicura. Fin dal nostro primo incontro al parcheggio, il suo sguardo grigio e penetrante mi aveva misurata, spogliandomi della finzione prima ancora che dei vestiti.

Quando abbiamo raggiunto la radura, lo spazio si è aperto davanti a noi come un palcoscenico naturale. Il silenzio del bosco, interrotto solo dal richiamo lontano di qualche uccello, è diventato istantaneamente il nostro complice. Il terreno era coperto da un tappeto di foglie secche e muschio soffice.

Mio marito si è fermato al centro dello spiazzo. Le sue mani, di solito così ferme, cercavano nervosamente le tasche dei pantaloni. Mi ha guardata, l'ombra del dubbio stampata sul viso contratto.
"Sei sicura, Ella?" mi ha chiesto, e la sua voce era un filo sottile, incrinata da un'emozione che faticava a contenere. "Siamo ancora in tempo per tornare indietro."

"Certo che lo sono," ho risposto, fissandolo dritto negli occhi per trasmettergli tutta la mia determinazione. In quel momento, la mia stessa voce suonava più profonda, carica di un calore intimo che già cominciava a farsi sentire, liquido e pulsante, nel profondo del mio grembo.

Senza fretta, lasciando cadere la coperta a terra, ho portato le mani ai bottoni della mia camicetta di seta leggera. Uno dopo l'altro, li ho aperti, lasciando che il tessuto scivolasse lungo le braccia e cadesse sul terreno. Non indossavo il reggiseno, come avevamo minuziosamente stabilito durante i nostri discorsi notturni a letto. L'aria frizzante del bosco ha investito la mia pelle nuda, facendomi sussultare leggermente e irrigidendo i capezzoli, che spiccavano turgidi contro la penombra della radura.

A quel segnale, Fabio è uscito dall'ombra protettiva dei grandi faggi. Sotto la maglietta scura si indovinava la linea asciutta e muscolosa delle spalle e del torace. Non c'era esitazione nei suoi movimenti. Mio marito, colto da un riflesso quasi automatico, ha fatto tre passi indietro, uscendo dal centro della scena e rimpicciolendosi nel ruolo che aveva scelto per sé: quello dello spettatore silenzioso, immobile, con il respiro corto.

Fabio si è avvicinato lentamente, riducendo lo spazio tra noi. Il suo sguardo si è posato prima sul mio seno nudo, studiando ogni curva con un'intensità quasi tangibile, per poi risalire verso i miei occhi. La distanza si è annullata fino a quando ho potuto percepire il calore che emanava dal suo corpo, un predatore che aveva ormai preso possesso del suo territorio, mentre l'eccitazione di mio marito, nell'ombra, alimentava il fuoco di quel momento.

Prima ancora che i vestiti scivolassero via completamente, Fabio Mi ha presa per la nuca e mi ha baciata con una passione travolgente, un bacio profondo, affamato, che mi ha tolto il respiro e ha dettato immediatamente il ritmo di quello che sarebbe successo. In quel momento ho capito che non c'era più spazio per i pensieri: il coinvolgimento fisico e mentale è stato istantaneo, un cortocircuito che mi ha scosso fin dentro le viscere.

Quando Fabio ha tirato fuori il suo cazzo, sono rimasta letteralmente senza fiato. Era enorme, duro e pulsante, un contrasto violento e magnifico con la mia figura matura, elegante e curata nei minimi dettagli. Mio marito ha iniziato a toccarmi, le sue dita cercavano di prepararmi e di calmarmi, ma i miei occhi erano ormai magnetizzati, fissi solo su Fabio.

Il coinvolgimento mentale era totale, quasi d'un'intensità insostenibile: sentirmi guardata da mio marito in quel modo, mentre un uomo di vent'anni più giovane di me prendeva il controllo del mio corpo e mi dominava, era la droga più potente e pulita che avessi mai provato. Ogni centimetro della mia pelle rispondeva a quell'eccitazione proibita.

Fabio mi ha presa per i fianchi con decisione. Le sue mani grandi e calde hanno afferrato il mio sedere nudo, affondando nella carne con una forza mascolina che mi ha fatto sussultare e inarcare la schiena.

"Vuoi questo, vero?" ha sussurrato, il suo fiato caldo sul mio collo.
Non ho risposto a lui; ho cercato lo sguardo di mio marito, che tremava visibilmente dall'eccitazione a pochi metri da noi, spettatore complice del mio desiderio. "Sì," ho ansimato, lo sguardo fisso nel suo, "prendimi."

Il possesso
Fabio mi ha messa a pecorina sulla coperta. Il suo cazzo enorme ha trovato la mia figa fradicia e vi è affondato senza pietà. Ho gridato, un urlo che ha squarciato il silenzio del bosco. Mi sentivo riempita, posseduta, quasi spaccata in due dalla sua irruenza. Fabio mi scopava con una foga animalesca, tipica di un quarantenne che sa cosa vuole, mentre mio marito guardava ogni dettaglio: la mia pelle matura che sbatteva contro quella giovane di Fabio, il seme che già immaginava dentro di me.

Il ritmo: Ogni colpo di Fabio era un terremoto che partiva dal bacino e mi arrivava al cervello. La visione: Vedevo mio marito che si accarezzava guardandoci, e questo mi spingeva a urlare ancora più forte, a inarcare la schiena per offrire a Fabio ogni centimetro del mio corpo.

Il sole filtrava a fatica tra le fronde fitte del bosco, disegnando lame di luce dorata sul tappeto di foglie secche e muschio dove mi trovavo. Non c’era spazio per la delicatezza in quel momento, solo per un’urgenza primordiale. Con una presa salda e decisa, dapprima mi ha girata, costringendomi a poggiare i palmi a terra, mentre l'odore di terra bagnata e resina mi riempiva i sensi. Poi senza lasciarmi il tempo di respirare, mi ha afferrato le gambe , rigirandomi verso il cielo per azzerare ogni distanza. In quella posizione, l'affondo è stato totale, ancora più profondo, un urto che mi ha tolto il fiato e ha fatto vibrare ogni singola fibra del mio essere.

Ero esausta. I miei sessant'anni si facevano sentire tutti: i muscoli delle braccia tremavano per lo sforzo, il respiro era un rantolo spezzato e la schiena protestava per quella tensione innaturale. Il mio corpo era visibilmente al limite, eppure la mente era completamente schiava di un piacere così violento, così totalizzante, da annullare qualsiasi fatica. Invece di chiedere tregua, la mia voce, ridotta a un sussurro roco, continuava a implorare di non fermarsi, a chiedere di più. Sono venuta tre, quattro volte di seguito, in un crescendo incontrollabile; ogni orgasmo era una scossa elettrica che mi squassava, costringendo i miei muscoli interni a contrarsi convulsamente, stringendosi in un morsa disperata intorno a quel membro gigantesco che sembrava pulsare di vita propria, rigido e instancabile, sordo a qualsiasi accenno di cedimento.

La fine
Dopo quella che è sembrata un'eternità di piacere puro, brutale e primitivo, il ritmo di Fabio è cambiato, facendosi più serrato e definitivo. Ha dato gli ultimi colpi, spinte deliberate e profonde che sembravano voler superare i confini fisici per toccarmi l'anima, finché un brivido finale non lo ha irrigidito. Ha riversato il suo seme dentro di me con una forza incredibile, un flusso caldo che ha sancito la fine di quel delirio.

Il distacco è stato immediato, quasi surreale. Si è alzato, si è ricomposto con gesti rapidi e freddi, senza dire una parola. Poi, così com'era apparso, si è voltato ed è sparito tra gli alberi, inghiottito dalla vegetazione fitta del bosco. Il silenzio della natura è tornato a farsi pesante, lasciandomi sola, immobile e ancora tremante, a fare i conti con il ritorno alla realtà e con la presenza silenziosa di mio marito.

Sono rimasta lì, distesa sulla coperta, con le gambe ancora tremanti e la sensazione di Fabio ancora dentro di me. Mio marito si è avvicinato, guardando la mia figa ancora spalancata e sporca. "È stato...divino," sono riuscite a dire le mie labbra. Sentivo il calore dell'amante ancora dentro di me, un peso liquido che premeva per uscire.

Mio marito, che era rimasto immobile a pochi passi, come ipnotizzato si avvicinò lentamente. Non c’era gelosia nei suoi occhi, solo un’adorazione febbrile, quasi religiosa. Si inginocchiò tra le mie gambe, che erano ancora spalancate e tremanti.

L'Atto di Devozione
Fissò con venerazione la mia figa, ancora arrossata e dilatata dalla mole di Fabio. Quando vide la prima goccia bianca e densa dello sperma dell'amante fare capolino e scivolare lentamente tra le mie natiche, i suoi occhi brillarono.
Non usò un fazzoletto. Non cercò di nascondere quello che era successo. Con una lentezza cerimoniale, portò le mani alle mie cosce, accarezzandole con una tenerezza che contrastava con la violenza di pochi minuti prima. Poi, chinò il capo.
Il Contatto: Con la punta della lingua, iniziò a raccogliere con estrema cura ogni traccia del piacere di Fabio che colava da me. Era un gesto di sottomissione totale, la conferma del suo ruolo di cuckold : lui non reclamava il possesso, ma celebrava il fatto che io fossi stata fecondata da un altro.
La Pulizia: Risalì con la bocca verso il centro del mio piacere, ripulendo le mie grandi labbra umide con baci leggeri e avidi allo stesso tempo. Assaporava il mix del mio umore e del seme dell'amante come se fosse un nettare sacro.
La Devozione: Mi guardava negli occhi mentre lo faceva, cercando la conferma della mia superiorità. Voleva sentire il sapore dell'uomo che mi aveva appena posseduta, quasi per connettersi a quel momento di estasi che lui aveva potuto solo guardare.
Un Legame Indissolubile
Mentre mi ripuliva con devozione, sentivo un brivido mentale ed emotivo incredibile. Essere "curata" da mio marito dopo essere stata "usata" da Fabio creava un equilibrio perfetto. Lui mi adorava proprio perché ero stata di un altro; mi amava ancora di più perché portavo i segni di un uomo più giovane e potente.
Quando ebbe finito, mi baciò delicatamente l'interno coscia e mi sussurrò, con la voce che ancora tremava per l'eccitazione: "Grazie, Ella. Sei stata magnifica...sei la mia regina."
Mi aiutò a rialzarmi, rivestendomi con cura, come se fossi una statua preziosa che era stata appena consacrata.
Il viaggio di ritorno in auto è stato un prolungamento di quell'estasi. Io sedevo sul sedile del passeggero, con le gambe ancora leggermente indolenzite e una sensazione di pienezza che non mi abbandonava. Mio marito guidava in silenzio, ma la sua mano destra non riusciva a stare ferma: continuava a cercare la mia coscia, accarezzando la pelle sotto l'orlo dei pantaloncini con una sorta di tremito reverenziale.
Il ritorno in auto
Ogni volta che incrociavo il suo sguardo , leggevo una gratitudine immensa. "Sento ancora il suo odore su di te," ha sussurrato a metà strada, e quella frase, detta con un misto di devozione e lussuria, mi ha fatto contrarre di nuovo il basso ventre. Il fatto che lui avesse ripulito i resti di Fabio con la bocca aveva creato un legame invisibile e potente: lui ora portava dentro di sé il sapore del mio tradimento consenziente.
Il coinvolgimento mentale era al culmine. Non ero solo una moglie sessantenne che era stata con un giovane amante; ero una divinità che lui aveva scortato verso il piacere.
A casa: Il rito finale
Appena varcata la soglia di casa, l'atmosfera è cambiata. Non c'era più la fretta del bosco, ma una fame nuova, più profonda. Mio marito mi ha guidata verso la camera da letto, ma non mi ha chiesto di spogliarmi subito. Voleva che restassi così, con i vestiti ancora impregnati dell'odore dell'erba e del sesso all'aperto.
L'esplorazione: Mi ha fatta sedere sul bordo del letto e si è inginocchiato di nuovo davanti a me. Ha ricominciato a baciarmi lì dove mi aveva ripulita, come se volesse ritrovare l'ultima traccia di Fabio.

Il contrasto: Vedere le sue mani, che conosco da una vita, toccare il mio corpo ancora segnato dall'energia di un estraneo mi dava un brivido elettrico. "Dimmi cosa ti ha fatto," mormorava contro la mia pelle, "dimmi quanto era grande, quanto ti ha fatto male godere così."
La sottomissione: Mi sono persa nei suoi occhi verdi mentre gli raccontavo ogni dettaglio, esasperando la descrizione del cazzo di Fabio e della sua forza animalesca. Più parlavo, più lui sembrava nutrirsi delle mie parole.
L'unione ritrovata
Quella sera, fare l'amore con mio marito è stato diverso dal solito. Non era il sesso atletico e brutale di Fabio, ma un'unione carica di significato. Lui mi possedeva con una dolcezza disperata, cercando di reclamare il suo posto dopo lo straniero, mentre io lo accoglievo sentendomi, per la prima volta in sessant'anni, una donna assolutamente irresistibile.
Mio marito ha goduto guardandomi negli occhi, chiamandomi "la sua piccola troia regina", un paradosso che solo noi potevamo capire. Abbiamo dormito abbracciati, con la consapevolezza che il nostro matrimonio non era mai stato così solido come dopo essere stato messo alla prova da quel giovane sconosciuto nel bosco.
Il mattino seguente, la luce dorata del sole filtrava attraverso le persiane, illuminando la stanza di una pace irreale. Mi sono svegliata con una strana sensatezza di leggerezza, ma anche con il corpo che mi ricordava ogni singolo istante del giorno precedente. Sentivo i muscoli delle cosce ancora tesi e un leggero, delizioso indolenzimento tra le gambe: il marchio invisibile lasciato da Fabio.
Mi sono girata su un fianco e ho guardato mio marito. Dormiva ancora, con un’espressione di assoluta serenità sul volto, quasi fosse stato lui a essere posseduto e svuotato di ogni tensione.
La riflessione di Ella
Guardandolo, ho provato un’ondata di affetto misto a una nuova, consapevole complicità. Un altro uomo si sarebbe sentito ferito, sminuito; lui invece si era elevato attraverso la mia trasgressione.
Il ricordo di Fabio: Ho chiuso gli occhi per un secondo, e ho rivisto il corpo giovane di Fabio, i suoi quarant'anni che si scontravano con la mia maturità, la potenza di quel cazzo enorme che mi aveva fatta sentire così desiderata e, allo stesso tempo, così vulnerabile. Il pensiero di lui che mi usava brutalmente mentre mio marito guardava era come una fiamma che non voleva spegnersi.
La devozione del marito: Ma il ricordo più dolce, paradossalmente, è stato quello di mio marito inginocchiato nel bosco, quel gesto di ripulirmi con la bocca, prendendo su di sé l'essenza dell'altro uomo per onorarmi. Era stato l'atto di sottomissione più virile che avessi mai visto.
Un nuovo inizio
Mentre ero immersa in questi pensieri, mio marito ha iniziato a svegliarsi. Ha aperto gli occhi, ha visto il mio sorriso e la prima cosa che ha fatto è stata allungare una mano per accarezzarmi il ventre, scivolando poi lentamente più in basso.
"A cosa pensi?" ha sussurrato con la voce ancora impastata dal sonno. "A quanto è stato bello," ho risposto sinceramente. "E a quanto mi sono sentita tua mentre lui era dentro di me."
Lui ha sorriso, un sorriso complice e furbo. Si è tirato su, appoggiandosi a un gomito, e mi ha guardata con quell'intensità che ora conoscevo bene.
"Sai, Ella...Fabio mi ha scritto stamattina presto," ha detto, mostrandomi il telefono sul comodino. "Ha detto che non riesce a dimenticare le tue gambe e il modo in cui gridavi il suo nome. Vuole rivederci. Ma questa volta, dice che vuole portare un suo amico. Un altro giovane, forte come lui."
Il cuore mi è balzato in gola. Ho guardato mio marito, vedendo la sua eccitazione rinascere istantaneamente. La sessantenne bionda dagli occhi verdi aveva appena iniziato la sua vera seconda giovinezza.
"E tu cosa gli hai risposto?" ho chiesto, sapendo già la risposta.
"Gli ho detto che la mia regina è pronta per essere adorata di nuovo." continua
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