Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Il “duro” prezzo del successo 4
tradimenti

Il “duro” prezzo del successo 4


di Membro VIP di Annunci69.it ToroRm2020
31.10.2025    |    3.732    |    8 9.9
"Affondai il cazzo dentro la fica fradicia, quasi con violenza, e venni con un’intensità che non provavo da anni, una fusione completa che mi lasciò stordito per parecchi secondi..."
Nei giorni successivi alla discussione i rapporti con Barbara divennero piuttosto tesi. Non chiedeva nulla, ma la direzione dei suoi pensieri era evidente.
Immaginavo che la imbarazzasse informarsi su quanti pompini avessi fatto al lavoro e che sapore avesse la sborra del capo, ma non avevo intenzione di facilitarle il compito.
Ero rimasto molto deluso dalla sua reazione, che mi era parsa più condizionata dalla paura che rifiutassi l’incarico, e i relativi benefit, che da tutto il resto.
Avrebbe accettato senza battere ciglio qualunque cosa fossi stato costretto a fare, purché evitassi di sbatterglielo in faccia e, se Calligari l’avesse voluto, ero certo che avrebbe spalancato le cosce senza pensarci un attimo.
Gli affari sono affari.
Per tutta la settimana successiva il capo mi lasciò in pace mentre prendevo confidenza con il nuovo ruolo. Scoprii con sorpresa che l’astio iniziale dei colleghi si era trasformato in una sorta di viscida piaggeria. Molte colleghe avevano cominciato a flirtare con me, senza eccessi ma in modo abbastanza plateale e, se non avessi saputo che era una mera questione di interesse, forse la cosa mi avrebbe anche fatto piacere.
L’unica che non aveva cambiato atteggiamento nei miei confronti era una delle segretarie dello staff del capo, Lara, una ragazza molto carina anche se non appariscente, che da una settimana ostentava un anello con brillante e un sorriso radioso dovuto alla proposta che il suo fidanzato storico che le aveva fatto durante una cena in un ristorante stellato.
Non l’avevo saputo da lei, non eravamo in confidenza, ma era stato impossibile non intercettare casualmente i commenti delle sue colleghe, improntati a un entusiasmo leggermente venato di invidia.
Quella mattina rimasi perplesso nel vederla con un vestitino estivo corto e attillato, corredato da un maquillage professionale, un look decisamente non in linea con il suo solito stile.
Il volto però appariva cupo e teso. Mi faceva pensare a una spiaggia tropicale sovrastata da uno strato piceo di cumulonembi un istante prima che si scateni l’inferno.
Sentii un brivido freddo lungo la schiena.
La sensazione si rivelò profetica, perché a metà mattinata il capo mi convocò nel suo ufficio invitandomi ad accomodarmi su una delle poltrone poste di fronte alla scrivania, entrambe più basse della sua.
«Rivelli, devo farle una confessione» esordì. «Quando ero un ragazzino amavo giocare con le bambole di mia sorella più grande, ma un giorno mio padre mi scoprì e me le diede di santa ragione, per cui fui costretto a rinunciare a quel piccolo piacere.»
Non lo ritenevo un invito alla conversazione, quindi mi limitai a ricambiare il suo sguardo in attesa che arrivasse al punto.
«Già allora i miei giochi erano un po’ particolari» riprese, infatti. «Mi divertivo a farle accoppiare così come avevo visto fare una volta ai miei genitori. Una trauma, sa? Crescendo l’interesse per le bambole è scemato, ma quello per i giochi no. Anzi. Si potrebbe quasi dire che tutto ciò che ho fatto da allora, la ditta, gli affari, il successo finanziario, ha avuto il solo scopo di permettermi di continuare a giocare.»
Essendo io una delle sue bambole, non facevo fatica a credergli.
«Ma, come ho già avuto occasione di dirle, é molto più che una semplice questione sessuale. É un fine piacere intellettuale, un gioco di potere, se preferisce, anche se la definizione è estremamente riduttiva, che non richiede necessariamente uno stimolo fisico per essere soddisfacente» spiegò, in un tono da professore di filosofia del liceo.
«Cosa vuole che faccia?» ebbi il coraggio di chiedere, mentre una serie di scenari uno più inquietante dell’altro mi scorrevano davanti.
«Cosa voglio che facciate» mi corresse, lasciandomi interdetto.
«Facciate?»
Premette un tasto sull’intercom e convocò la persona che c’era dall’altra parte, senza che riuscissi a capire di chi si trattasse. Una donna, comunque.
Ma avevo un presentimento in merito.
Non rimasi sorpreso nel vedere Lara entrare nell’ufficio con un’aria che non sarebbe stato eccessivo definire da funerale.
«Buongiorno dottore» lo salutò con un accenno di inchino. «Buongiorno dottor Rivelli.»
«Buongiorno Lara» rispose il capo cortesemente, mentre io mi limitai a un cenno della testa. «Ha avuto modo di pensare all’offerta che le ho fatto?»
«Sì, dottore, e ho deciso di accettare.»
«Tutte le condizioni?»
«Sì, dottore» disse in soffio. «Accetto tutte le condizioni.»
«Ne é assolutamente certa?»
«Sì, dottore. Sono pronta.»
«Ottimo. Rivelli, mostri a Lara il suo gioiello.»
«Scusi?» chiesi, confuso.
«Lara, ci pensi lei» tagliò corto il capo.
Con le labbra tese in una linea pallida e sottile Lara si inginocchiò davanti a me e cominciò a sbottonarmi i pantaloni con gesti un po’ impacciati. Feci per fermarla ma il capo intervenne immediatamente.
«La lasci fare» ordinò, secco. Obbedii. Le bambole non si ribellavano ai propri padroni.
Le ci volle un po’ perché le mani non erano fermissime, notai che aveva tolto l’anello, ma alla fine, con un gesto deciso che aveva poco di erotico, tirò giù pantaloni e boxer e scoprì il cazzo.
Anche in questa assurda situazione non mancò una piccola espressione di sorpresa da parte della mia riluttante partner.
«Oh!» ansimò.
«Le piace, Lara?» chiese il capo in un tono bonario in cui si percepiva senza troppo sforzo una venatura d’acciaio. «Ho scelto bene?»
«Sì, dottore, é molto bello.»
«Pensa sia grosso?»
«Non ne ho mai preso uno così» ammise lei, riuscendo a sembrare sincera.
«E allora non perda tempo.»
Lara lo prese nel pugno e cominciò a masturbarmi in modo lento e regolare, dandomi un’occhiata in tralice mentre lo faceva. Non pensavo di riuscire a eccitarmi in quel frangente surreale, ma il mio cazzo non la vedeva allo stesso modo. Quando, dopo un lunghissimo minuto di attesa, le labbra di Lara arrivarono a sfiorare la cappella ero già duro come il marmo. Nello sguardo che mi rivolse mentre lo prendeva in bocca lessi la stessa confusione che probabilmente lei vedeva nei miei.
Questo bastardo ci sta usando come oggetti, letteralmente, e allora perché quello che sto facendo mi piace? Perché non lo mando a fare in culo e me ne vado?
Il pompino di Lara era delicato e regolare, molto diverso da quello più aggressivo di Barbara e, grazie forse anche alla situazione particolare, incredibilmente stimolante.
Fin troppo stimolante.
Per una sorta di riflesso condizionato mi trovai a fermarla posandole una mano sulla testa perché non volevo venire subito.
«Scusami» mormorò, sfilando il cazzo dalla bocca, mentre la saliva le colava sul mento. «Ti sto facendo male? Non sono molto brava in queste cose.»
«É proprio il contrario» la contraddissi. «Stavo per…»
Mi fermai un attimo prima di completare la frase, improvvisamente consapevole dell’assurdità della cosa. Io e Lara non eravamo amanti, non stavamo scopando perché ne avessimo voglia, ma per soddisfare i desideri oscuri della versione moderna di un perverso signore feudale. Venire subito avrebbe messo fine velocemente a quella storia. Tuttavia, mi resi conto, non volevo più che finisse in fretta e, in modo del tutto inaspettato, quel gesto cambiò completamente le cose. Lo sguardo perplesso di pochi minuti prima fu sostituito da qualcos’altro, e Lara mi regalò un sorriso piccolo ma inequivocabile che salì fino a raggiungere gli occhi.
«Ti va di…» ritentai, e anche stavolta non riuscii a terminare. Ma non ce ne fu bisogno. Lara annuì piano, diede un un ultimo bacio alla cappella, mozzandomi il fiato, e si alzò in piedi. Con un movimento dei fianchi che mi fece desiderare di mangiarla a morsi tirò su la gonna, scoprì un minuscolo perizoma in pizzo nero e con le dita ne scostò il cavallo.
La poltrona non aveva braccioli, oziosamente mi chiesi se fosse una scelta deliberata, quindi per Lara fu semplice salire a cavalcioni come su una moto, scendendo piano fino a portare la fica a pochi centimetri dal mio cazzo. Posai la mano sinistra sul suo fianco destro, era tiepido al tocco, con una muscolatura elastica da ballerina, guidandola mentre con la destra impugnavo l’asta.
Il contatto della cappella con le grandi e le piccole labbra mi tolse il respiro per un attimo. Quel momento, durante ogni prima volta con una donna, rappresentava un momento magico che mi rimaneva indelebilmente scolpito nella memoria.
Non avevo idea di cosa avrei trovato, la situazione era tutt’altro che ideale, ma con sorpresa mi accorsi che era già bagnatissima.
Forse intuì i miei pensieri perché arrossì in modo delizioso. Le sorrisi, come a dirle che andava tutto bene.
Scivolai dentro di lei come se fossimo fatti l’uno per l’altra, ed entrambi trattenemmo il fiato. Poi, in modo del tutto naturale, ci trovammo con le bocche incollate, scambiandoci saliva e respiri, mentre la cavalcata di Lara, dapprima lenta e regolare, diventava sempre più rapida e sincopata.
«Lara» mormorai, «ci sono quasi. Devo uscire…»
«Non pensarci nemmeno» mi soffiò nell’orecchio. «Prendo la pillola, e ci sono anch’io…»
Venire insieme suona benissimo nei racconti, ma nella vita reale capita di rado, soprattutto le prime volte, quando non ci si conosce ancora bene.
Ma ogni regola ha la sua eccezione. Fu un orgasmo di intensità folle, catartico e assolutamente perfetto.
Rallentammo fino a fermarci senza smettere un attimo di baciarci, e alla fine Lara appoggiò la testa sulla mia spalla. Sentivo l’inguine fradicio degli umori di lei mescolati al mio sperma, una sensazione di intimità incredibile.
«Oh mio Dio…» disse, pianissimo. «Oh. Mio. Dio.»
La vedevo esattamente allo stesso modo.
La strinsi forte, dandole un bacio leggero sui capelli, e solo in quel momento mi ricordai del capo: l’avevo del tutto rimosso dai miei pensieri.
Lo guardai con la coda dell’occhio, accarezzando piano i capelli di Lara, corti e morbidi come raso del colore della mezzanotte.
I suoi occhi brillavano in modo inumano, e aveva un sorriso che avrebbe terrorizzato uno squalo.
«Non avrei potuto chiedere di meglio» commentò con inquietante allegria. «Siete stati eccezionali.»
La consapevolezza di essere stati usati avrebbe dovuto rendermi furioso, invece non me ne fregava niente. Era stato stupendo e, per come mi sentivo in quel momento, avrei potuto ringraziarlo senza la minima traccia di falsità.
«Potete andare a rinfrescarvi in bagno, se ne sentite la necessità» ci invitò.
La sentivo, e anche Lara.
«Vai prima tu» le dissi, ma lei mi sorprese prendendomi la mano affinché la seguissi.
«Mi dispiace per quello che è successo» mi scusai appena fummo soli, consapevole di mentire.
«Davvero?» L’espressione cupa di quella mattina era sparita senza lasciare traccia. Dopo il sesso, sudata e scarmigliata, era bellissima.
«No, cazzo, non è vero. Anche se ci ha costretto per me é stato meraviglioso.»
«Fino a mezz’ora fa mi sentivo morire» confessò, «ma adesso non riesco a credere a quello che ho provato. È stato… Wow…»
Stavo per chiederle cosa le avesse promesso il capo, ma mi resi conto che avrei rovinato il momento e che comunque non aveva importanza. Soldi, benefit, il posto da segretaria particolare… Le solite perline da spacciare ai nativi.
La stimavo meno per questo?
No, realizzai, la volevo ancora di più.
La abbracciai e ricominciai a baciarla, in un gioco di lingue che riaccese il desiderio in un attimo. Sentii il cazzo tornare duro ma evitai di premerglielo contro per non sporcarle il vestito.
Con le mani glielo sollevai di nuovo sui fianchi, poi la aiutai a sedersi sul marmo del lavandino. Era leggerissima.
Lei spalancò le cosce per accogliermi e la riempii tutta di nuovo, strappandole un gemito.
Stava colando come una fontana. Era eccitatissima.
«Ce l’hai enorme» mi sussurrò all’orecchio.
Stavolta me la presi calma, un andirivieni lento e costante, uscendo quasi del tutto per poi affondare fino alle palle, ogni colpo accompagnato da un gridolino di piacere di Lara.
Il ritmo dei suoi sospiri divenne più rapido, sentii i muscoli della sua schiena irrigidirsi sotto le mie dita, e aumentai il ritmo perché sentivo di essere vicino anch’io.
«Ci sono quasi» mi incitò. «Non fermarti, ti prego.»
Il suo secondo orgasmo fu se possibile ancora più intenso del primo, lunghissimo, e prima che l’onda del suo piacere si esaurisse mi unii a lei, sentendola più vicina di qualunque altra donna avessi mai avuto in precedenza.
Folle. Totalmente folle.
Affondai il cazzo dentro la fica fradicia, quasi con violenza, e venni con un’intensità che non provavo da anni, una fusione completa che mi lasciò stordito per parecchi secondi.
Ci ricomponemmo in fretta, senza riuscire a smettere di toccarci e scambiarci sguardi e sorrisi appena accennati.
Era appena accaduto qualcosa di raro e ne eravamo entrambi acutamente consapevoli.
«Ti va se prendiamo un caffè dopo il lavoro?» proposi.
«Anche due» rispose senza un attimo di esitazione, sistemandosi i capelli con le dita e guardandomi attraverso lo specchio.
Forse tra qualche ora il senso di colpa avrebbe fatto capolino, ma in quel momento c’eravamo solo noi due.
Quando uscimmo dal bagno il capo era ancora seduto in poltrona, con lo stesso terrificante sorriso di prima.
«Molto oltre le mie più rosee aspettative» disse, serafico, mentre lasciavamo l’ufficio.
«La lussuria, il mio peccato preferito.»
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il “duro” prezzo del successo 4:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni