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Essere schiava
ToroRm2020
01.11.2025 |
1.929 |
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"Quando ormai Ginevra era allo stremo venne a sua volta, affogandola con un’immensa sborrata che le arrivò in gola in innumerevoli fiotti densi e bollenti..."
«Quello al centro con la giacca blu» le ordinò Max, serissimo. Ginevra si voltò a guardare e sentì stringersi lo stomaco.
«Non lui, ti prego.»
Era un bel ragazzo, il più carino di quelli appoggiati al banco del bar, ma il solo guardarlo la terrorizzava. C’era qualcosa di inquietante in lui: forse il sorriso gelido da predatore, forse i movimenti tanto controllati da sembrare meccanici, forse gli occhi così chiari da ricordare la tundra siberiana spazzata dallo juzhak...
Non avrebbe saputo dire esattamente perché la spaventasse così, sta di fatto che avrebbe preferito di gran lunga l’uomo grasso e sudato arrivato ormai alla terza birra.
«Voglio che sia lui» insistette Max. «Vai lì, presentati e offriti. Specifica che potrà fare di te quello che vorrà.»
«Ti prego» cercò di opporsi lei, sentendo la paura crescerle nello stomaco come un cancro. «Non è meglio il grassone ubriaco?»
«No. Fai quello che ti ho ordinato.»
«Non me la sento, amore, non posso proprio.»
Max la guardò senza espressione, ma Ginevra percepì ugualmente la sua rabbia, dissimulata con grande abilità ma non tanto da ingannarla. Sembrava rilassato e tranquillo, ma era furioso. Lo conosceva troppo bene per non saperlo.
«Ultima possibilità. Non ce ne saranno altre.»
Ginevra abbassò lo sguardo sul tavolino con i resti della colazione, caffè nero per Max e ginseng per lei, e non rispose.
«Vai in macchina e aspettami lì» disse, calmissimo.
«Sì, amore. Vuoi… vuoi che metta il plug mentre aspetto?»
«No. Aspettami e basta. A casa faremo i conti.»
Il grosso righello di legno calò con forza sulle natiche di Ginevra, che strinse i denti per non urlare. Aveva meritato la punizione e sapeva di non avere diritto di lamentarsi per nessun motivo e, a dirla tutta, il dolore le piaceva.
Max le infilò un dito nella vagina e, sentendola bagnata, strinse con forza la pesante stecca di legno e completò di slancio la serie di quindici scudisciate.
«Non hai emesso un lamento» commentò, osservando i glutei attraversati da strisce rosso fuoco.
«Ho pienamente meritato la punizione» disse piano Ginevra. «Ho disobbedito a un tuo ordine.»
Max sorrise, anche se non con gli occhi, che rimasero freddi.
«Pensi che questa sia la punizione per ciò che hai fatto al bar?» le chiese in tono neutro.
«Io…» mormorò lei, confusa, dapprima senza riuscire a completare il pensiero. «Quello che ho fatto è troppo grave» riprese poi. «Non credo sia sufficiente.»
«È già qualcosa che tu ne sia consapevole» approvò lui. «Domattina vai al Silk Body e fatti fare un trattamento intensivo: scrub corpo, depilazione, il pacchetto completo, senza badare a spese. Poi passa al sexy shop e prendi un vestito nuovo. Sai come mi piacciono. Ti voglio al massimo della forma.»
«Sì, amore. Tutto quello che vuoi» mormorò Ginevra, cercando di non far trapelare l’inquietudine. Aveva disobbedito a Max e lui le regalava un’intera mattinata dall’estetista e un vestito nuovo. Non poteva che essere il preludio a una punizione spettacolare, qualcosa che avrebbe ricordato per molto, molto tempo.
«Metti questa» le ordinò Max, tendendole un benda di seta del colore del sangue arterioso.
Con movimenti dettati da una lunga pratica Ginevra la indossò coprendo metà del volto.
Il vestito che aveva preso, semitrasparente e molto vaporoso, non nascondeva niente del suo fisico, che lei curava in modo maniacale.
I nipples che le serravano i capezzoli, uniti da una catenella cui era assicurato un piccolo peso in argento, perfettamente visibili attraverso la stoffa, stringevano al punto da farle male, cosa che del resto meritava.
Al collo aveva un collare di cuoio. Max l’aveva preso in un negozio di animali, non in un sexy shop, perché voleva che Ginevra si sentisse una cagna.
Tirando il guinzaglio la guidò verso la porta di casa. Avrebbe potuto bendarla una volta in macchina, ma gli piaceva che lei fosse del tutto dipendente. Ginevra lo amava anche per quello.
Il rapporto di sottomissione che si era sviluppato tra loro si componeva in parti uguali di paura, amore, lussuria e fiducia quasi incondizionata. Era quel piccolo residuo di dubbio, quel “quasi” subdolo e irrazionale, che le aveva impedito di obbedire all’ordine di Max, il giorno prima.
A livello conscio sapeva che lui non l’avrebbe mai sottoposta a qualcosa che non fosse in grado di sopportare, ma le era mancato l’abbandono necessario a fidarsi ciecamente.
Era stata quella mancanza di fiducia a renderlo furioso e ora Ginevra ne avrebbe pagato il prezzo.
Nell’ano aveva un plug a batteria che Max era in grado di attivare con un telecomando, e la cui vibrazione, a livello massimo, poteva diventare dolorosa.
Max l’aveva usato fino al livello tre ed era stata un’esperienza intensa e non priva di sofferenza.
In macchina, nascosta dai vetri fumé, Ginevra cercò di immaginare cosa la aspettasse. Non fece domande, perché sapeva che in quel caso Max si sarebbe arrabbiato molto, ma cominciava a sentirsi umida in mezzo alle gambe, eccitata come non mai dalla prospettiva della severa punizione che avrebbe subito.
Il viaggio durò una ventina di minuti e quando scese dalla macchina le mutandine di pizzo erano già fradice.
Strattonandola per il collare, la precedette in un ambiente che l’eco dei passi le fece intuire essere ampio e quasi vuoto, poi le prese il braccio per aiutarla a salire tre gradini di legno coperti da qualcosa simile a linoleum, che risuonarono a vuoto sotto le sue stiletto tacco 12.
Un qualche tipo di palco, immaginò. Max le fece percorrere alcuni metri, poi le ordinò di fermarsi e di voltarsi. Un brusio eccitato le fece capire che non erano soli nel locale.
«Buonasera a tutti» disse Max, rivolto a una platea che Ginevra non poteva vedere. «Grazie per essere qui oggi.»
Ginevra sentì salire l’inquietudine e allo stesso tempo l’eccitazione. Non riusciva a immaginare le intenzioni di Max, ma era consapevole di essere sotto gli occhi di parecchie persone, con molta probabilità tutti uomini.
Cosa le avrebbero fatto?
Era completamente bagnata, adesso.
«Le regole del gioco sono semplici. Metterò all’asta ogni parte di questa cagna separatamente, fino all’ultimo lotto, il cui contenuto sarà rivelato solo alla fine. Il primo di questi contiene il telecomando del plug che ha nel culo. Cinque posizioni, la più alta delle quali glielo devasterà. La base è 50 euro. Chi offre di più?»
Ginevra seguì l’asta con il fiato sospeso, un rialzo dopo l’altro da parte di molte voci differenti, finché una di queste, roca e sgradevole, da fumatore incallito e appartenente probabilmente a una persona anziana, non offrì 300 euro, mettendo fine alla contrattazione.
Un brusio eccitato seguì la chiusura dell’asta poi, dopo qualche instante di pausa, il plug si attivò bruscamente strappandole un grido.
«Può fare quello che vuole» disse Max al compratore. «Finché il plug rimarrà in sede potrà disporre del culo della cagna come meglio crede.»
Ginevra sentiva pulsazioni di puro piacere arrivare a ondate dal dildo vibrante. Le sembrava di sciogliersi e aveva l’impressione che il liquido caldo le colasse giù lungo le cosce. Le strinse quasi inconsciamente, immaginando tutti gli uomini eccitati che la vedevano contorcersi.
Poi il vincitore dell’asta passò al 2º livello e Ginevra arrivò a un passo dall’orgasmo anale. Max sembrò leggerle la mente, o più probabilmente interpretò correttamente il linguaggio di quel corpo che conosceva meglio di lei stessa, perché con un violento strattone al guinzaglio le fece perdere la concentrazione, facendo sfumare il piacere che stava arrivando.
«Non osare» sibilò lui, a voce bassa per non farsi udire dalla platea. «Godrai se e quando deciderò io.»
«Sì, amore» rispose Ginevra in un sussurro, cercando di tenere il proprio corpo sotto controllo. Ma era difficile, data la situazione follemente eccitante.
«Secondo lotto» annunciò Max subito dopo, con voce stentorea. «La bocca della cagna. Base d’asta 90 euro.»
Stavolta i rilanci arrivarono a oltre 400 euro, e Ginevra si chiese chi fosse disposto a pagare tanto per farsi succhiare l’uccello. Poi realizzò che probabilmente non si trattava del pompino in sé, che sulla Salaria sarebbe costato 8 volte meno, ma della situazione particolare, del gusto di vincere l’asta e di poter godere di lei di fronte a Max e a tutti gli altri.
Dovette sforzarsi moltissimo per non venire istantaneamente. Una serie di passi pesanti che si fermarono a mezzo metro da lei le fece capire che il compratore del secondo lotto era pronto a godersi il suo acquisto. Ginevra avvertì distintamente un acre odore di sudore che invece di disgustarla aumentò la sua voglia.
«In ginocchio» le intimò una voce maschile in chiave di basso.
Obbedì senza fiatare.
Sotto le ginocchia, un ruvido tavolato di legno aggiunse un dolore delizioso a quello che già provava ai capezzoli e alle natiche ancora infiammate.
«Apri la bocca, troia» le fu ordinato, proprio mentre il plug saliva al livello tre.
Prima che potesse prendere fiato un grosso bastone di carne le arrivò in gola, costringendola a respirare lentamente con il naso, tecnica che aveva perfezionato nel tempo fino a rasentare la perfezione. Era molto largo e dovette spalancare la bocca per non fargli sentire i denti. L’asta superò il faringe prima che la folta peluria pubica arrivasse a contatto con le sue labbra, ma Ginevra era una gola profonda e non fece una piega.
«Mmm, sì, tutto in gola» gemette l’uomo, mentre cominciava a pompare.
Lei lo lasciò fare: sapeva di non dover usare le mani. La sua bocca era solo un buco caldo, morbido e umido nel quale il maschio doveva svuotarsi i coglioni.
Una mano enorme le si posò sulla testa per tenerla ferma, mentre il grosso cazzo andava avanti e indietro, incitato dal pubblico in platea.
«Sfonda la gola di quella troia» gridò qualcuno, forse il vecchio che aveva comprato il telecomando. La vibrazione del plug salì a livello 4, divenendo parecchio dolorosa.
Il ritmo della scopata in bocca divenne costante e controllato. Il tipo non voleva venire troppo in fretta: intendeva far fruttare bene i suoi soldi. Ginevra fece del suo meglio per facilitagli il compito, fino a provare un dolore sordo alla mandibola, che si unì alla sinfonia di sofferenza, alimentata da una lieve ipossia, che la stava portando a perdere quasi coscienza di se stessa.
Era vicina all’estasi da dolore fisico, una sensazione che pochissimi avrebbero saputo apprezzare come meritava.
L’uomo cominciò a sbatterla con violenza, eccitato oltre misura dalla sua sottomissione. Il pube le urtava con violenza sul volto a ogni affondo, facendole male e soffocandola. Si sforzò di resistere anche se cominciava ad avere la vista offuscata. Sentiva la saliva colarle sul mento e sulle tette, un fiume di liquido che non poteva in nessun modo controllare e che lubrificava il pistone che le stava devastando la gola.
Il plug fu portato al livello massimo, dandole l’impressione che un trapano industriale le sfondasse il culo.
A quel punto non potè in nessun modo impedirsi di arrivare a un orgasmo di intensità terrificante, mai raggiunta prima d’ora.
L’urlo che emise, soffocato dal cazzo che le riempiva la bocca, non sfuggì all’uomo, cui diede il colpo di grazia. Quando ormai Ginevra era allo stremo venne a sua volta, affogandola con un’immensa sborrata che le arrivò in gola in innumerevoli fiotti densi e bollenti.
«Ingoia tutto, troiona» urlò lui mentre godeva, tenendole ferma la testa per costringerla a tenere il cazzo in gola finché non avesse espulso l’ultima goccia.
Quando alla fine sfilò la mazza, molto dello sperma che Ginevra non era riuscita a ingoiare fuoriuscì in una boccata viscida che finì sul vestito già bagnato di saliva.
Prese aria in rapide boccate smozzicate, mentre il porco puliva la cappella sulla parte scoperta della faccia e sui suoi capelli.
Il plug fu riportato al livello più basso e poi spento.
Non poteva vederla, ma sapeva che tra sue le cosce, sull’impiantito di legno, doveva esserci una macchia formata dalle sue secrezioni vaginali mescolate all’urina che non era riuscita a trattenere.
«Siamo pronti al prossimo lotto» gridò Max in quel momento, accompagnato dalle urla di gioia dei molti uomini presenti.
Ginevra cominciò a bagnarsi di nuovo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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