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Il nuovo giovane collega


di Ciclistabo
16.06.2025    |    15.446    |    11 9.8
"Parlavamo poco, gli unici discorsi erano sui bambini, eravamo sempre nervosi e non si faceva nulla nemmeno sessualmente..."
Da qualche mese lavorava nel nostro ufficio un nuovo ragazzo, che si era dovuto trasferire nella nostra città per lavoro. Appena arrivato il capo lo aveva affidato a me, così da insegnarli il lavoro e per darmi una mano, visto che il vecchio collega se ne era andato. Francesco il suo nome, un ragazzo di 29 anni molto timido e introverso, di certo non uno con cui fare grandi chiacchiere, non aveva una ragazza e viveva in un piccolo monolocale in affitto. Pian piano però con me si era iniziato a sciogliere, seppur manteneva sempre un certo mistero, mentre con gli altri colleghi non aveva un gran dialogo. Passavamo gran parte del tempo fuori ufficio, in giro per la città, pranzando spesso insieme. Per farlo integrare ulteriormente una sera me lo portai a giocare a calcetto, dopo tanta insistenza per convincerlo, così da fargli conoscere anche altre persone oltre agli altri colleghi del lavoro. A calcio non era granché, lo vidi sconsolato e mi dispiacque che gli altri lo prendevano in giro anche perché se era venuto era solo perché avevo tanto insistito. Finita la partita ci recammo negli spogliatoi per la doccia, eravamo soli, tutti andarono a farla a casa, facevo lo stesso anche io, ma per convincerlo gli avevo detto che dopo saremmo andati a mangiare una pizza. Mi spogliai, per me era una cosa abituale e naturale, vedevo lui invece molto intimorito, quasi si vergognasse a farsi vedere nudo da me. Come tutte le docce degli impianti sportivi anche queste non erano certo il massimo della comodità, non c'era dove appoggiare l'accappatoio così entravi e tornavi dove c'erano le panche, nudo. Fu proprio nel momento che uscii dalla doccia e lui entrò che notai la dotazione non indifferente di Francesco, nonostante lo avesse in fase di riposo si capiva che il ragazzo era veramente molto dotato, soprattutto in spessore. Quando uscì dalla doccia e tornò nudo nella panca glielo dissi, sotto forma di battuta.
“Ora capisco perché non hai ragazze. Le sfondi con quel coso”, gli dissi scherzando.
Lui rise, abbassò la testa imbarazzato. In quel momento pensai che magari non era solo timidezza e che magari non le piacevano le donne e aveva altri gusti, ma non volli dirgli nulla per non creargli ulteriore imbarazzo.
Cenammo in una pizzeria, tra una birra e un'altra finalmente un po' si sbilanciò e si aprì di più. Mi raccontò delle sue avventure passate, mi disse che a scuola aveva la fila di ragazze che ci provavano con lui, ma solo perché evidentemente si era sparsa la voce della sua dotazione e avevano voglia di provarlo. E tutto sommato a lui la cosa non dispiaceva affatto, anzi.
- “Ti avviso che se lo viene a sapere Giulia ti salta addosso”, gli dissi.
Giulia era una delle due colleghe che lavoravano in ufficio da noi, una bella biondina di 25 anni che a lavoro non sapeva fare nulla, ma il capo la teneva lì perché più volte si era resa disponibile con lui, offrendogli la sua bocca nel parcheggio sotterraneo dentro il suo SUV e mettendosi a 90 sulla sua scrivania.
- “Carina ma, ad essere sincero, mi fa impazzire di più Daniela”, rispose lui.
Daniela era la veterana e colei che portava avanti l'ufficio. 45enne, sposata, non era di certo brutta, rotondetta e con un bel seno prosperoso, aveva un certo caratterino deciso e non la mandava a dire a nessuno.
- “Daniela? Per carità, non è brutta però rispetto a Giulia non c'è paragone”.
- “Che ti devo dire. A me eccita più lei, con quelle gonne lunghe e stivaletti, con quegli occhialini…”.
- “Ho capito. Ti piacciono le milf”, risposi scherzando.
Ridemmo, finalmente si era aperto di più e la cosa mi faceva piacere. Qualche giorno dopo Francesco si era preso un permesso a lavoro e in ufficio ci trovammo a parlare di lui. Lo prendevano tutti in giro, compreso Giulia che lo apostrofava come uno sfigato.
- “Fossi in te starei attenta ad avvicinarmi a lui. Ha un'arma nascosta”.
- “Se vabbè. Ma che deve avere, e poi chi lo calcola”, rispose lei.
- “Io ti ho avvisata. L'ho visto l'altro giorno nello spogliatoio, altro che Rocco…lo supera alla grande”, dissi rincarando la dose.
Per un attimo la vidi cambiare espressione, sapevo che la cosa poteva interessarle, anche se poi tra le battute generali disse che non gliene importava nulla. In realtà nei giorni a seguire la vedemmo che gli si avvicinava di più, che lo stuzzicava e noi che sapevamo ridevamo della situazione. Durante una pausa pranzo Francesco mi confessò l'interessamento della ragazza.
- “Senti, ti devo confessare una cosa. C'è la Giulia che mi sta tormentando. Ieri sera quasi mi chiudeva nello sgabuzzino”.
- “Ah sì? E che è successo?”, risposi sorpreso ma nemmeno tanto.
- “Prima mi ha chiesto di prendere una cosa, poi è entrata pure lei, mi è passata accanto, con la scusa che era stretto, strusciandosi col culo sul mio cazzo. Poi di nuovo è tornata indietro e mi ha sfiorato, insomma, per dire sfiorato, con la mano di nuovo sul cazzo”.
- “Eccola. Avrà sentito qualcosa che le interessava”.
- “Sicuramente. Non è che gli hai detto qualcosa tu?”.
- “Io? Ma figurati”, risposi negando. “Beh, glielo potevi dare però”.
- “Ma non ci trovo gusto con lei. Troppo troia”.
- “Ah già. A te piacciono mature e illibate”.
- “No, a me piacciono quelle finte perbeniste. Sono quelle che quando si danno ti dimostrano quanto sono vogliose e ti fanno impazzire”.
Da quel modo di parlare mi fece capire che il ragazzo sapeva il fatto suo. Infatti quella sera stessa Giulia tornò alla carica, gli chiese un passaggio a casa, lo portò in una zona industriale facendolo fermare e in un attimo abbassò la testa sul cazzo del ragazzo che però la fece rialzare e la rifiutò. Da quella sera Giulia non gli rivolse più la parola, tornando ad insultarlo quando lui non c'era, anche se tutti sapevamo il perché di tanto astio.
Passarono altre settimane, come tutte le mattine stavo prendendo i miei fogli che mi servivano prima di uscire mentre Francesco prendeva un caffè con Daniela. Quando fui pronto uscimmo e in macchina si lasciò andare.
- “Hai visto Daniela stamattina con quella canotta?”, mi disse.
- “Oh, sei proprio fissato con lei”.
- “Che ti devo dire. A me fa impazzire, io un paio di colpi glieli darei, chissà com'è mentre lo prende”.
- “Puoi solo immaginarlo. Meglio che cambi obiettivo”.
- “Non ci penso proprio. Io me la voglio fare”.
- “Guarda. Se ci riesci ti offro una cena. Missione impossible con lei, fidati”.
- “Dici. Vedremo”, rispose pensieroso.
Qualche giorno dopo, mentre prendevamo un caffè al bar di primo mattino, Francesco mi rivelò la sua personale vittoria.
- “Ieri sera mi sono fatto la Daniela”, mi disse a bruciapelo mentre sorseggiavo il caffè.
- “Che cazzo dici?”, risposi tossendo per il caffè che mi era andato di traverso.
- “Vero. In ufficio, sulla sua scrivania”, continuò.
- “Dai, non ci credo. Impossibile”.
- “Aspetta”, rispose prendendo il cellulare.
Lo vidi cercare qualcosa sul cellulare, poi mi fece vedere una foto. Si vedeva una donna, piegata a 90 sulla scrivania con la gonna alzata sopra la schiena mentre si faceva scopare. Il viso non si vedeva, era sicuramente una foto rubata, una prova da esibire. Poteva essere qualcun'altra ma i vestiti erano proprio quelli che Daniela indossava il giorno prima, stessa gonna, stesso colore, stessi capelli. Era proprio Daniela. La conferma nella foto successiva, la testa china sul cazzo del ragazzo che era seduto sulla poltrona.
- “Ma come cazzo hai fatto?”, chiesi.
- “Beh, diciamo che è stata lei. Ieri sera mi ha chiesto se gli davo una mano ad inserire delle fatture. Mi sono seduto accanto a lei e tutto normale, qualche chiacchiera. Ad un certo punto, quando anche Marco è andato via e siamo rimasti soli, ho buttato lì qualche battutina senza esagerare ed ho visto che rispondeva a tono. E parla e riparla, ad un certo punto mi ha messo una mano sulla gamba, qui a metà coscia, e io come puoi immaginare già stavo mezzo eccitato, con lei accanto. Fatto sta che ha spostato la mano poco più su ed ha trovato subito qualcosa. Ha fatto un'espressione, non se l'aspettava di trovarlo già là. E tipo mi ha detto, ma cos'è, sai, tipo sorpresa. Io ho messo la mano sul pantalone e gli ho fatto vedere la forma, e lei è rimasta a bocca aperta, però non ha spostato la mano. E allora gliel'ho tirata su io, a farglielo prendere in mano e lei non si è tirata indietro. Appena ho visto che non si ritraeva ho abbassato il pantalone e gliel'ho fatto vedere e lei ancora di più a bocca aperta. E allora le ho messo la mano sulla nuca a farla abbassare”.
- “E gli hai riempito la bocca aperta, immagino”.
- “Eheheh, esatto. Dovevi vedere come succhiava, non lo mollava. Una bravura però, con quella lingua sulla cappella, ha provato pure a prenderlo tutto in gola ma non ce l'ha fatta. Cazzo, solo a ripensarci ce l'ho di nuovo duro”.
- “E come l'hai convinta a farsi scopare?”.
- “E beh, le ho messo una mano tra le tette mentre era giù, poi sul culo, poi sono entrato con la mano sotto la gonna e sotto le mutande, era bagnata. Mentre gliela toccavo, lei succhiava e si muoveva col bacino e poi gliel'ho detto che volevo tanto scoparla e non se lo è fatto ripetere due volte. Si è tirata su, si è alzata la gonna, ha tolto le mutande e si è seduta sopra il mio cazzo. Con le braccia appoggiate sulla scrivania e si muoveva col culo su e giù”.
- “Wow, che bella scena. E brava Daniela, non riesco a immaginarla così”.
- “Non ci credevo nemmeno io, davvero. L'ho sempre desiderato ma non pensavo stava succedendo davvero. Comunque l'ho lasciata fare un po', poi l'ho spinta in avanti sopra la scrivania e mi sono dato da fare io. La gonna su, non puoi capire com'era eccitante, quel culo tondo e morbido, dovevi sentire come sbatteva il cazzo su di lei. Poi col silenzio che c'era là”.
- “Godeva in silenzio?”
- “All'inizio si, ma poi quando l'ha sentito tutto dentro ha iniziato a urlare, e più urlava e più gli davo dentro. Mi ha detto basta un paio di volte ma ormai volevo venire, poverina forse ho esagerato però cazzo, come facevo a smettere”.
- “E ci credo. L'avrai sfondata”.
- “Ma in realtà nemmeno lei voleva che finissi. Perché poi ha iniziato a dirmi che ne voleva ancora, di continuare. E quando mi sono staccato per venire, subito si è girata, si è inginocchiata e me l'ha succhiato fino all'ultima goccia”.
- “Ah però. Hai capito quella che si scandalizzava e criticava la ragazzina”.
- “E vabbè. Te l'ho detto, queste sono le migliori, quando partono ti succhiano pure l'anima.
Il racconto di Francesco mi lasciò sorpreso, mai avrei immaginato la cara collega di una vita comportarsi così, ma soprattutto lasciarsi andare e farsi scopare da un ragazzo, lei che tanto si era scandalizzata quando aveva saputo che la collega si era fatta scopare dal capo, che aveva 30 anni in più. La notizia della grossa dotazione del ragazzo evidentemente aveva creato interesse anche in lei.
- “Mi devi una cena quindi”, mi ricordò lui.
Aveva ragione, glielo avevo detto e quindi mi toccava pagare la scommessa persa. Feci passare qualche giorno per degli impegni, poi gli proposi di pagare la cena invitandolo a casa e lui accettò.
Venne a casa un mercoledì sera, lo feci accomodare in sala nell'attesa che mia moglie finisse di prepararsi, visto che aveva cucinato tutto il pomeriggio. Giocò un po' con i bimbi, poi quando lei arrivò si bloccò nel vederla. Indossava un vestito intero semplice con delle scarpe basse con un tacco non troppo alto, non si era nemmeno truccata, in fondo era una semplice cena con un collega, ma d'altronde a lui piacevano molto le donne “semplici”. Vidi la sua espressione, sapevo cosa stava pensando, ormai lo conoscevo bene, però non dissi nulla, in fondo Lisa con i suoi 40 anni era sempre una bella donna e quindi ero abituato a quegli sguardi. Ci sedemmo a tavola e cenammo, la serata fu piacevole, nonostante la timidezza si lasciò andare, si sentì come in famiglia. Dopo un paio d'ore di chiacchiere Lisa mise i bimbi a letto, noi nel frattempo continuammo a chiacchierare a tavola, aspettando che tornasse. Tornò col dolce, altre due chiacchiere, un calice di prosecco, fino a quando non iniziammo a sparecchiare la tavola. In quel momento decisi di lasciarli soli, con la scusa di dover andare in bagno. Una volta dentro accesi la telecamera che c'era in sala che dava anche sulla zona cucina, visto che sala e cucina erano in un unico ambiente. Purtroppo era una camera vecchia e l'audio non si sentiva, però almeno riuscivo a vederli. Stavano sparecchiando, parlavano, ridevano, lo vedevo dai loro volti. Ad un tratto lei, appoggiata col sedere sulla cucina, la vidi in una posa che poteva fare capire altro, calice in mano e sorseggiava il prosecco mentre parlavano e sorridevano. Lui di spalle, si passò una mano sui capelli, tipico movimento di chi è in imbarazzo. “Chissà cosa gli stava dicendo per farlo imbarazzare così”, pensai, Lisa in fondo sapeva usare benissimo il suo corpo per sedurre, con le sue pose sensuali, i suoi modi di fare, i suoi gesti, quando voleva qualcosa sapeva bene come fare per ottenerla. Stessa tecnica che usava con me, nonostante fossimo sposati da 10 anni. Finì di bere e si girò, aprì la lavastoviglie e iniziò a sciacquare i piatti e metterli dentro, vidi lui che si avvicinò e gli diede una mano. Lei sciacquava e lui metteva dentro, erano vicini, molto. Chissà cosa stava pensando, l'aveva lì di spalle accanto a lui, con quel vestito che le lasciava le gambe scoperte per metà e le spalle nude. Aveva spostato i capelli da un lato, aveva metà collo scoperto, fossi stato in lui mi ci sarei buttato addosso, glielo avrei mordicchiato, leccato, baciato, avrei fatto scivolare le mani sul suo corpo, dalla schiena alle cosce, l'avrei tirata a me per i fianchi e fatto sentire la mia presenza, la mia eccitazione. Le avrei palpato i seni, mentre avrei continuato a baciarle il collo e la schiena, mi sarei mosso col bacino verso di lei, assecondando i suoi movimenti. E poi le avrei tirato su il vestito, fino alla vita e l'avrei presa così, da dietro, lì stesso, spingendola verso la cucina. Questo se fossi stato io, ma lui non poteva, magari voleva ma gli toccava limitarsi, non azzardare. Era pur sempre la moglie del suo amico nonché collega, colui che gli aveva dato una mano in quei mesi solitari. Non poteva di certo farmi questo. E infatti non lo fece, nemmeno quando lei per chiudere lo sportello della lavastoviglie si chinò quasi a 90, davanti a lui.
Tornai in sala e ci spostammo sui divani, Lisa portò due bottiglie di amaro e dei bicchierini.
Li versammo e continuammo a parlare, io e lui seduti sullo stesso divano mentre lei andò un attimo in bagno e quando tornò si mise sulla poltrona di lato. Continuammo a parlare, io stavo in centro, mi accorsi che più di una volta lui rallentò nel parlare come se c'era qualcosa che lo distraeva. Capì poco più tardi che la distrazione erano le cosce di Lisa, lei che accavallava le gambe e ne cambiava il senso abbastanza spesso.
- “E come mai non hai trovato una ragazza ancora?”, chiese lei mentre eravamo nel discorso.
- “Non lo so. Non ho ancora trovato l'amore, quella giusta”.
- “Le fa scappare”, risposi io sorridendo.
- “Dai, e perché dovrebbero scappare? Che avrà di male?”, chiese lei.
Domanda alla quale lui non rispose ma si limitò a sorridere imbarazzato. Lisa sapeva tutto di lui, il bello del nostro rapporto era che ci raccontavamo tutto. Dopo la nascita del secondo figlio il nostro rapporto aveva avuto un brusco calo, su tutti gli aspetti. Parlavamo poco, gli unici discorsi erano sui bambini, eravamo sempre nervosi e non si faceva nulla nemmeno sessualmente. Stavamo arrivando al punto di essere due estranei che vivevano sotto lo stesso tetto. Una sera però cambiò tutto, approfittando dei nonni in visita ci prendemmo una sera tutta per noi, uscendo da soli. Quella sera cenammo in un ristorante sui colli bolognesi, ci aprimmo, iniziammo a parlare confidandoci tutto. Ci sentimmo sollevati e leggeri, uscimmo da quel ristorante che sembravano due persone diverse, tornammo ad essere i due ragazzi che si erano appena conosciuti. Tanto ci sentimmo bene che una volta saliti in macchina non riuscimmo a resistere, baciandoci a lungo e toccandoci lì stesso. Ma eravamo in un parcheggio di un ristorante, non potevamo di certo farlo lì, così ci spostammo in un parcheggio lì in zona, posto che poi scoprimmo essere luogo d'incontri tra coppie e singoli. Quando arrivammo c'era una macchina parcheggiata ma col buio non ci accorgemmo che non era vuota. Il nostro pensiero era altrove, avevamo voglia di prenderci, di scopare. E lo facemmo lì stesso, in macchina, senza accorgerci che nel frattempo un uomo era sceso dalla sua macchina e ci stava guardando, menandosi il cazzo. Me ne accorsi io nel bel mezzo della nostra scopata, mentre lei continuava a muoversi sopra di me, cavalcandomi a seno nudo.
- “Ci stanno guardando”, le sussurrai.
Lei si voltò, lo vide, lo fissò per qualche istante ma senza fermarsi, poi si girò verso di me.
- “Fa nulla. Si guarda sto film senza pagare”.
Le sorrisi, per rendere la cosa più eccitante abbassai il finestrino.
- “Così vede meglio”, le sussurrai.
E continuammo a farlo senza fermarci, lei ogni tanto si voltava per guardarlo, la cosa la eccitava di più. E godeva senza neanche tanto trattenersi, continuò a cavalcarmi senza rallentare il ritmo persino quando vide che si stava pian piano avvicinando. Arrivò proprio vicino al finestrino, continuando a menarsi il cazzo. Gli bastava allungare una mano per toccarla, ma per fortuna rimase al suo posto, aspettando un cenno che però da parte nostra non arrivò. Ci bastava così, solo farci vedere, era un nostro momento e non volevamo intrusioni. Ci ripensammo solo più tardi mentre tornavamo a casa.
- “Chissà quanto ha sperato che gli dicessimo di partecipare, quello là”, le dissi.
- “Era così vicino, ho pensato, ora questo allunga le mani. Poi quando mi giravo a guardarlo ogni volta mi mostrava il cazzo, togliendo la mano”, disse lei.
- “Poverino. Forse voleva un aiuto”.
- “Se certo. Però ripensandoci, aveva un bel cazzo, in effetti ne potevo approfittare”, rispose maliziosa lei prima di avvicinarsi e darmi un bacio.
Quella notte fu su certi aspetti indimenticabile, da quel momento il nostro rapporto si rialzò, confidandoci ogni cosa senza problemi, senza gelosie, amandoci sempre di più.

La serata stava per concludersi, c'era quell'atmosfera particolare nell'aria, tutto per colpa di Lisa che continuava a lanciare piccoli segnali per provocarlo. Non sapevo fin dove volesse arrivare, era evidente che stava giocando, un gioco che poteva rivelarsi pericoloso. Una cosa era certa, conoscendo il mio collega non si sarebbe mai fatto avanti con me davanti, così decisi di farmi da parte di nuovo e rimetterlo alla prova.
- “Scusate, ma devo andare di nuovo in bagno. Mi sa che qualcosa mi ha fatto male stasera”.
- “Apposto siamo”, esclamò lei. “Ci vediamo tra mezz'ora”, continuò sapendo quanto tempo impiegavo in bagno ogni volta.
Tornai in bagno e riaccesi la telecamera. I due rimasero seduti, poi lei scavallò le gambe lasciandole un po' aperte, poi prese i bicchierini e si alzò. Lui la seguì prendendo le bottiglie in mano, stavolta però non rimase distante come prima. La seguì fino al lavandino, dove lei appoggiò i bicchierini e facendo un passo indietro sentì il suo contatto. Si voltò di scatto, si guardarono, lui aveva le braccia aperte tenendo una bottiglia per mano, un modo per difendersi, il suo alibi per giustificarsi e dire di non essere stato colui che ha fatto il primo passo. Lei abbassò lo sguardo e poi lo rialzò, la vidi che diceva qualcosa, gli parlava ma non lo allontanava. Sembravano fermi, in realtà mi accorsi poco dopo che il braccio di Lisa si muoveva, avendo lui di spalle non potevo vedere cosa stava succedendo ma evidentemente qualcosa stava succedendo. E si capì meglio quando vidi la cintura del collega che era stata slacciata e sbucava di lato e il movimento che faceva col bacino, seppur minimo. Lisa qualcosa quindi stava facendo, con le sue mani, ormai era chiaro, altra prova schiacciante il suo sguardo che si abbassava continuamente. I dubbi furono tolti quando si abbassò totalmente e la sua testa si muoveva avanti e indietro. Lui tenne le braccia larghe con quelle bottiglie sempre in mano, si stava godendo quel momento, quella bocca sul grosso cazzo, la moglie del suo amico che glielo stava succhiando. Ebbi un attacco di invidia e gelosia verso di lui, prima Daniela e ora anche mia moglie. Quel collega tanto timido e introverso che non si stava di certo facendo problemi a farselo succhiare dalla moglie del suo collega. Rimasi a guardare la scena senza però intervenire, d'altronde come potevo dargli torto, anche io avrei fatto la stessa cosa. Come poter rifiutare una bocca così tanto esperta e vogliosa, che si dava da fare sul suo membro senza curarsi del posto dove si trovava e di tutta la situazione. Dopo alcuni minuti lei si rialzò, gli disse qualcosa, seria, un'espressione di rimprovero. A quel punto lui mollò le bottiglie, la girò di scatto, le alzò il vestito sulla vita e come fece qualche giorno prima con la collega, la piegò a 90 facendola appoggiare sul piano della cucina e la penetrò. Tra l'altro non dovette perdere tempo nemmeno a toglierle le mutandine, visto che lei gli aveva facilitato la cosa togliendole poco prima che si accomodasse sulla poltrona.

Mano destra sulla bocca, la sinistra sul fianco, colpi secchi e ritmo veloce, Francesco si stava scopando Lisa che a fatica tratteneva i gemiti per quel cazzo che in figa, si faceva sentire e come per il suo spessore. Vuoi per la situazione particolare e per la paura di essere scoperti, Francesco venne quasi subito, così come venni io dentro al bagno guardando la scena, solo che io mi lasciai andare sul lavandino, lui approfittò della bocca di Lisa. Li lasciai riprendere fiato, poi tornai in sala.
- “Scusate l'attesa”, dissi al mio rientro.
- “Tranquillo. Io ora vi lascio però, sono stanca. Buonanotte”, disse lei dandomi un bacio in bocca dal sapore dolciastro prima di andare.
- “Beh, forse è meglio se vado anche io”, disse pure lui dopo qualche minuto sentendosi un po' a disagio.
- “In effetti si è fatta notte. Domani si lavora”, risposi mentre ci alzammo, spostandoci verso la porta.
Salutai il caro collega che era totalmente in imbarazzo, anche se provava a non darlo a vedere. Volevo chiedergli qualcosa ma non lo feci, chiusi la porta a chiave, spensi le luci della sala, raggiunsi la camera dove Lisa era già sdraiata di lato che provava a dormire, con addosso la sua bella vestaglia corta, mezza nuda, era sempre così bella. La guardai mentre mi spogliavo, non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso, col pensiero alla scena vista in camera, a lei piegata in avanti che si faceva prendere con forza dal giovane collega o mentre gli stava davanti, piegata sulle ginocchia, che succhiava il grosso membro. Mi ci sdraiai accanto, le diedi un bacio sulla spalla, nella mia testa tanti pensieri e alcune domande da farle. Mi anticipò lei.
- “Buonanotte amore”, mi disse. “Ah, mi devi una cena”, continuò ricordandomi la scommessa persa.
Ancora una volta il giovane collega mi aveva fatto perdere un'altra scommessa. Dovevo aver più fiducia in lui.
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