tradimenti
Il resort di lusso
17.07.2026 |
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"Lei accelerava, i muscoli delle cosce tesi, il sudore che ci univa in una pellicola salata..."
Sono Francesco, trentotto anni, single per scelta consapevole. Lavoro per una multinazionale, quella vita che ti succhia l'anima tra aerei e conference call.Ogni tanto, per non impazzire, ho bisogno di staccare la spina in modo radicale. Svuotare la testa, resettare i sensi. A maggio la mia valvola di sfogo è stata Sharm el-Sheikh: un resort cinque stelle sul Mar Rosso, scelto appositamente perché il lusso lì è discreto, silenzioso, lontano dal turismo di massa. Quando sono atterrato, l'aria calda della sera mi ha avvolto come un lenzuolo bagnato, dandomi l'immediata percezione di essere finalmente altrove. Arrivo al resort, dopo il check-in, doccia fredda, costume, e subito verso la piscina principale, quella a sfioro che sembra fondersi con l'orizzonte. Ordino un gin tonic e mi sistemo su un lettino, gli occhi ancora abbagliati dal viaggio.
È allora che la vedo.
Una donna che il sole bacia con invidia. Suoi quarantacinque, forse cinquanta anni, quel tipo di bellezza che non ha bisogno di filtri: capelli castani raccolti in un chignon disfatto, occhi nocciola grandi, labbra carnose, un corpo che il bikini nero modellava con crudeltà, quella carne che sa di donna, non di ragazzina. Accanto a lei, un uomo sulla sessantina, pancia prominente, orologio da diecimila euro o più al polso, un tipo che urlava "ho soldi ma non ho più l'età" da ogni poro.
Parlavano spagnolo, quella varietà madrilena che riconosco immediatamente. Lui alzava la voce, gesticolava verso una ragazza in costume rosso fluo che passava. Lei si alzò di scatto, afferrò la borsa di paglia e si incamminò verso l'ingresso. Nel passare accanto al mio lettino, la borsa mi colpì il ginocchio.
Perdón, perdón! (Scusa, scusa!) esclamò, voltandosi.
No te preocupes, señora. Con una disculpa tan elegante, podría perdonar cualquier cosa (Non ti preoccupare, signora. Con una scusa così elegante, potrei perdonare qualsiasi cosa) risposi, sorridendo, abbandonando l'italiano per la lingua che avevo imparato tra i vicoli di Granada, durante l'Erasmus che mi aveva cambiato la vita.
Si fermò. Gli occhi si accesero di curiosità, un mezzo sorriso sulle labbra.
Si fermò. Gli occhi si accesero di curiosità, un mezzo sorriso sulle labbra.
Hablas español? (Parli spagnolo?)
Lo suficiente para decirte que el sol está celoso de tu belleza (Abbastanza per dirti che il sole è geloso della tua bellezza) aggiunsi, con un tono che voleva essere scherzoso ma uscì carico di intenzione.
Rise. Un suono rotondo, caldo, poi si voltò e scomparve tra le palme.
La sera non la vidi. Né lei, né il marito. Cenai, guardando il mare nero sotto la luna, con quell'immagine che mi bruciava le palpebre.
Quella notte non chiusi occhio.
Il giorno dopo mi svegliai all'alba. Colazione leggera, poi mi piazzai strategicamente al bordo piscina, stesso punto di ieri. Avevo un libro che non leggevo, e gli occhi che scandivano ogni arrivo.
Dopo un'ora, eccoli. Si sistemarono sul lato opposto, proprio di fronte a me. Lui con il suo tablet, lei con un pareo color corallo che lasciava intravedere le gambe tondeggianti. Gli sguardi si incrociarono due volte. La prima fu casuale. La seconda, deliberata una carica elettrica che attraversò i dieci metri di acqua azzurra.
Vidi il marito alzarsi, prendere il borsello, allontanarsi verso la hall. Non ci pensai. Mi alzai, feci un tuffo e nuotai verso di lei con bracciate decise.
Buenos días, Isabel (Buongiorno, Isabel) dissi, appoggiandomi al bordo della piscina.
Mi guardò dall'alto, sorpresa ma non troppo.
Cómo sabes mi nombre? (Come fai a sapere il mio nome?)
Lo he oído ayer da tuo esposto.. Estás bien? Parecías molesta (L'ho sentito ieri da tuo marito. Stai bene? Sembravi arrabbiata).
Sospirò. Si tolse gli occhiali da sole, rivelando occhi stanchi ma bellissimi.
Mi marido es un idiota. Ayer por la tarde estaba coqueteando con una chica en el bar. La pillé (Mio marito è un idiota. Ieri mattina stava flirtando con una ragazza al bar. Li ho beccati).
Dios da pan a quien no tiene dientes (Dio dà il pane a chi non ha i denti) mormorai, guardandola dritta negli occhi.
Cómo? (Come?)
Es un dicho italiano. Significa... que a veces la vida regala tesoros a quien no los merece, y niega bellezas a chi dovrebbe custodirlas (È un detto italiano. Significa... che a volte la vita regala tesori a chi non li merita, e nega bellezze a chi dovrebbe custodirle).
Capì. Il suo sguardo si ammorbidì, poi si fece audace.
Tienes razón. Él tiene una mujer así y la descuida (Hai ragione. Lui ha una moglie così e la trascura).
Puede venir a buscarme cuando quiera (Puoi venire a trovarmi quando vuoi) dissi, quasi scherzando, indicando la mia camera con un cenno del capo. Bloque 7, suite 314. (Blocco 7, suite 314).
Rise. Una risata che mi fece irrigidire il costume.
Quizás lo haga. Solo para ver si es verdad lo que dicen de los italianos (Forse lo farò. Solo per vedere se è vero quello che dicono degli italiani).
Il pranzo fu un'agonia. Mangiai pesce al ristorante sulla spiaggia, ma il mio stomaco era un nodo. Tornai in camera verso le quattordici, sotto un sole che picchiava implacabile.
Mi spogliai sotto la doccia fredda, poi mi stesi sul letto, nudo, con l'aria condizionata che mi accarezzava la pelle e mi indureva i capezzoli. Cercai di dormire, ma l'immagine di Isabel i suoi seni, il suo profumo immaginario, il modo in cui si muoveva mi teneva in uno stato di eccitazione perenne.
Stavo per cedere al sonno quando sentii bussare.
Tre colpi secchi. Pausa. Altri tre.
Mi alzai di scatto, il cuore che mi martellava le tempie. Mi avvolsi un asciugamano in vita, aprii.
Isabel. In un vestito leggero di lino bianco, trasparente contro la luce del corridoio. Niente reggiseno, i capezzoli scuri che puntavano contro il tessuto.
Mi marido duerme como un tronco. Y yo me aburría (Mio marito dorme come un tronco. E io mi annoiavo da sola) disse, entrando senza essere invitata.
La porta si chiuse. Io restai lì, immobile, con l'asciugamano che non nascondeva nulla ero già duro, turgido, visibile.
Lei lo notò. I suoi occhi scesero al mio inguine, si spalancarono.
Dios mío (Dio mio) sussurrò.
Scusa, vado a mettermi qualcosa...
No, mi fermò, posando una mano sul mio petto. Quiero verlo. Dicen que los italianos... tienen pollas grandes (Voglio vederlo. Dicono che gli italiani... hanno cazzi grossi).
Non finì la frase. Mi avvicinai, tremante. Lei si tolse il vestito in un movimento fluido, rivelando un corpo che il tempo aveva reso perfetto, una figa rasata con cura, già umida.
Mi afferrò l’asciugamano e lo tirò giù. Il mio cazzo balzò fuori, dritto verso l'alto, grosso, venato, la cappella gonfia e lucida. Lei fece un vero wow sonoro.
Mucho más grande que el de mi marido. Y más hermoso (Molto più grande di quello di mio marito. E più bello) mormorò, cadendo in ginocchia sul tappeto.
Prese il mio membro con entrambe le mani, lo guardò con adorazione, poi lo prese in bocca. Non un pompino frettoloso, una liturgia. Leccò la cappella con la punta della lingua, ne raccolse il gusto, poi scese lungo l'asta, bagnando ogni centimetro. Mi prese i testicoli in una mano, li massaggiò con cura, mentre con l'altra accarezzava la base del mio cazzo.
Poi iniziò a succhiare. Non forte, con una pressione variabile, capace, che mi faceva vedere le stelle. Scendeva fino in fondo, trattenendo il respiro, sentivo la sua gola che si apriva per me, poi risaliva lentamente, creando vuoto, guardandomi negli occhi con quella sfida iberica.
Isabel... sto per venire... ansimai dopo pochi minuti di quella tortura divina.
Mi lasciò uscire dalla bocca con un pop sonoro, sorridendo.
Todavía no. Quiero sentirte dentro (Ancora no. Voglio sentirti dentro).
Si alzò, mi prese per mano, mi condusse al letto. Si mise a pecora, offrendomi la vista del suo culo e della figa che gocciolava, aperta, invitante. Era rosa all'interno, bagnata, le grandi labbra esterne gonfie di desiderio.
Fóllame, italiano, fóllame (Scopami, italiano, scopami).
Mi posizionai dietro di lei, afferrai i suoi fianchi, e lentamente, molto lentamente, penetrai quella figa bollente. Era stretta, calda, umidissima, le pareti che mi stringevano come una mano ben chiusa. Lei gemette, affondando il viso nel cuscino.
Más... más fuerte... (Più... più forte...).
Iniziai a muovermi. Prima con ritmo regolare, poi sempre più forte, spingendo fino in fondo, sentendo le mie palle che sbatterono contro il suo clitoride. Lei urlava in spagnolo, pregando, chiedendo ancora.
Coño... sí... así... me encanta tu polla... más duro... cabrón... (Cazzo... sì... così... mi piace il tuo cazzo... più duro... stronzo...).
La presi per i capelli, tirando indietro la testa, costringendola ad arcare la schiena. La penetravo ora con violenza controllata, ogni spinta che faceva ondeggiare il suo culo. La figa faceva suoni obsceni, schiocchi di umidità, il mio cazzo che entrava e usciva lucido del suo nettare. Potevo vedere il mio membro scomparire dentro di lei, riapparire lucido, per poi affondare di nuovo fino alle palle.
Cambiamo… ansimò, sfilandosi. — Quiero sentirte más profundo (Voglio sentirti più in fondo).
Mi spinse sul letto, mi fece sdraiare. Poi salì sopra di me, guidando il mio membro dentro di sé con una mano, e iniziò a cavalcarmi. Dio, quel modo di muoversi, non su e giù meccanico, ma onde, cerchi con i fianchi, contrazioni interne che mi massaggiavano il cazzo mentre lei saliva e scendeva. I suoi seni ballavano davanti al mio viso. Li presi, li massaggiai, le succhiai i capezzoli sentendola gemere più forte.
Tócame... ahí... sí... (Toccami... lì... sì...).
Portai una mano tra le sue gambe, trovai il clitoride gonfio, lo sfregai con il pollice mentre lei continuava a muoversi su di me. Lei accelerava, i muscoli delle cosce tesi, il sudore che ci univa in una pellicola salata.
Voy a correrme... ansimò, le dita che affondavano nelle mie spalle. Dios... voy a correrme en tu polla... hazme tuya... (Sto per venire... Dio... sto per venire sul tuo cazzo... fammi tua...).
La sentii contrarsi, spasmi violenti che la scuotevano, un orgasmo lungo che la fece gridare abbassando la testa, i capelli che mi coprivano il viso. La sua figa mi stringeva a intervalli regolari, succhiandomi il cazzo, massaggiandolo involontariamente.
Isabel... vengo... devo uscire... ansimai, al limite.
No, mi fermò, guardandomi negli occhi, ferma sopra di me, il mio cazzo ancora dentro di lei. Dentro. Quiero sentirte explotar dentro de mí. Lléname. Lléname de tu leche, cariño. Quiero tu semen caliente (Dentro. Voglio sentirti esplodere dentro di me. Riempimi. Riempimi della tua sborra, tesoro. Voglio il tuo seme caldo).
Quelle parole mi fecero perdere il controllo. Afferrai i suoi fianchi, la tirai su e giù con forza selvaggia, e poi esplosi. Un orgasmo che partiva dalle palle, saliva lungo la schiena, usciva a getti caldi e densi dentro di lei, riempiendola, inondandola. Lei sentì ogni colpo, ogni pulsazione, e gemeva come se venisse di nuovo.
Sí... sí... toda... toda dentro... dame tu semen... dame todo... (Sì... sì... tutta... tutta dentro... dammi il tuo seme... dammi tutto...).
Collassò su di me, il mio cazzo ancora duro dentro la sua figa che mi stringeva a intervalli, spremendo ogni ultima goccia. Restammo così, uniti, sudati, il profumo del sesso che impregnava la stanza. Potevo sentire il mio sperma che le colmava, che le usciva lungo le pareti interne.
Dopo eterni minuti, si alzò. Il mio sperma le colava lungo la coscia, lucido, bianco, abbondante. Lo raccolse con un dito, lo assaggiò, sorridendo.
Delicioso (Delizioso) mormorò.
Andò in bagno, si fece una doccia veloce, si rivestì. Io restai sul letto, nudo, stordito, ancora mezzo duro.
Alla porta si voltò.
Mi marido duerme siempre a la misma hora, nos vemos mañana? (Mio marito dorme sempre alla stessa ora, ci vediamo domani?) sorrise, maliziosa.
Vieni quando vuoi. Io non mi muovo da questa camera.
Cinco días (Cinque giorni) ripeté, alzando cinque dita. Cinco días para follar. Te voy a dejar seco (Cinque giorni per scopare. Ti lascerò secco).
La porta si chiuse. Io restai a guardare il soffitto, il cuore ancora che batteva all'impazzata, il sapore di lei sulle labbra, la consapevolezza che Sharm mi avrebbe regalato la settimana più pornografica della mia vita.
E che non vedevo l'ora che fosse domani.
Che dite continuo questa avventura?
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