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La finestra…


di Membro VIP di Annunci69.it OSaracino
07.05.2025    |    5.638    |    1 9.8
"E allora le mani scivolarono insieme lungo i suoi fianchi, abbassando lentamente il sottile velo di pizzo che era l’ultimo ostacolo frapposto alla sua nudità, fino a che il tessuto passò oltre..."
Era cominciato per caso. Camilla era nel pieno del puerperio, il corpo ancora gonfio di vita data, le tette piene di latte, l’anima svuotata, si sentiva invisibile, trascurata, dimenticata in un angolo come una vestaglia sporca.
Poi, una sera d'estate, uno sguardo, dall'appartamento di fronte, dietro una finestra appena socchiusa, una sagoma la guardava ogni sera. All’inizio fu una scintilla, poi un fuoco lento, Il riflesso nel vetro le restituiva un corpo che pensava perduto, allora cominciò a spogliarsi per gioco, luci basse, movimenti calcolati, brividi che non venivano solo dalla brezza.
Una sera si spinse oltre, era Nuda davanti alla finestra, il seno scoperto, il pizzo delle mutandine che cadeva piano, era un’offerta muta, il piacere nell’essere vista, desiderata.
Quel pomeriggio il bambino era dai nonni, suo marito lontano per lavoro, il suo corpo ancora vibrante di eccitazione e un senso di solitudine troppo pesante da ignorare, prese una decisione, così com’era, un vestito leggero, indossato senza reggiseno, ballerine ai piedi, una bottiglia di vino aperta e il cuore in tumulto, bussò alla porta dell'appartamento di fronte.
Dall'interno, risate , una voce maschile, La porta si aprì:
“Signora Camilla! Che sorpresa”
Lei sorrise, appena impacciata: “Mi sentivo sola, ti ho sentito ridere e... ho portato del vino”
Rimasi incredulo.: “Wow, che gentile! Entri, si accomodi”
La porta si chiuse dietro di lei: “Tutto bene?”chiesi con un sorrisetto allusivo sulle labbra.
“Sì, forse... ho solo bevuto un po' troppo per me, non sono abituata…” fece un mezzo sorriso, mentre una spallina già scivolava lungo il braccio.
Gli sguardi l divennero più attenti, Il silenzio carico, e allora mi avvicinai appena “Sa che la guardi sempre, dal mio appartamento la vedo quando si spoglia in camera” sussurrai maliziosamente.
“Davvero? Ma allora mi hai vista nuda! Non posso crederci O santo cielo!”
Mentiva, ma il rossore che le imporporò le guance era autentico.
“Sa, ho avuto l’impressione che non fosse casuale”
“Ma cosa dici!” Camilla iniziò a sudare mentre i seni si muovevano al respiro sempre più affannato sotto la stoffa leggera.
“Camilla... tuo marito sa che sei qui?” Le chiese perfidamente
Lei esitò: “Non credo... cioè... no”
Sentì gli sguardi indugiare sul suo corpo mentre si sedeva su divano, un sorso di vino, un brivido, un gioco in cui si era lasciata intrappolare, per sua scelta.
Le rimasi accanto, lei mi guardava languida e arrendevole, sollevò lentamente le braccia sopra la testa, il tessuto del vestito si tese appena sui suoi seni.
Le mie mani trovarono il bordo leggero della stoffa, lo tirai su piano, scoprendo la sua pelle, un centimetro alla volta ed Camilla passò la lingua sulle labbra, un gesto involontario, mentre il calore dei nostri sguardi ci facevano avvampare.
Sentiva il cuore martellarle nel petto, l’alcool le rendeva i pensieri più sfumati, più audaci, aveva desiderato quel momento? Certo che sì! Eppure ora, davanti a me mentre si faceva spogliare, sentiva il gelo della titubanza.
Il vestito scivolò oltre il suo busto, le ascelle umide di calore si aprì al mio sguardo — offerta silenziosa — le gocce di sudore che le imperlavano la pelle sembravano piccoli diamanti sotto la luce soffusa, le sue mammelle gonfie, arroganti nella loro pienezza, una mano le prese la caviglia con naturalezza, sfilandole le scarpe, le dita che indugiavano sulla pelle con studiata delicatezza: “Starai più comoda così...”
Un brivido la percorse, il calore tra le cosce si fece insostenibile, si stava realizzando esattamente ciò che voleva.
Era il momento in cui tutto si dissolveva: la solitudine, il dubbio, la distanza rimaneva solo un desiderio carnale. Mi abbassai lentamente, le mani che percorrevano le sue cosce, accarezzandola con una dolcezza che contrastava con il fuoco che ardeva tra loro.
Si fermò all’elastico delle mutandine,indugiando, aspettando un segnale: “Posso?” le sussurrai, la voce roca.
“Si “ la sua voce, un soffio.
E allora le mani scivolarono insieme lungo i suoi fianchi, abbassando lentamente il sottile velo di pizzo che era l’ultimo ostacolo frapposto alla sua nudità, fino a che il tessuto passò oltre le ginocchia, fino a cadere ai suoi piedi e le posai un bacio osceno fra le cosce, la sentivo persa nella goduria, la mia lingua percorreva ogni cm della sua figa, la sentivo bagnarsi, i suoi occhi chiusi nel piacere.
Lei si dimostrava docile arrendevole, mi sbottonai i jeans e le tirai la testa verso il mio cazzo, Camilla non si oppose apri la bocca lo prese dentro, caldo, duro cercai il contatto fra le appetitose labbra di Camilla con il mio pene tesissimo, in preda a una voglia incontrollabile: “Sei una troia. Succhiamelo”
Le mie mani impazienti arrivarono sui suoi turgidi seni: qualche goccia di latte sgorgò dai capezzoli. “Incredibile, com’è dolce, assaggia” le succhiai così forte il seno da farla strillare
“Sei cattivo, mi fai male”
Tornai sulle sue cosce e ripresi a leccarla, era un gemito di profumo dolce, era bagnata al massimo, ormai era pronta
Alzai la testa da quel banchetto di delizie, allargai le cosce di Camilla che rivedendo le mie dimensioni generose del cazzo si emozionò.
Camilla si sentiva persa in un vortice di sensazioni con una intensa voglia di carne fresca, la esploravo, la accarezzavo con sicurezza: un invito a sottomettersi.
Camilla sentiva il proprio corpo rispondere in modi che non aveva mai provato prima. C’era qualcosa di incredibilmente eccitante nell’essere guidata, nell’essere portata oltre i propri limiti da qualcuno che sembrava sapere esattamente cosa fare, travolta da quel sesso, potente ed entusiasmante. Mi facevo sentire in ogni movimento, in ogni sguardo che incrociava il suo, mentre lei si arrendeva completamente nel succedersi degli orgasmi. Il mondo esterno si dissolse: non c’erano più la stanza, il tempo, i pensieri, i rimorsi solo il battito sordo del cuore nelle orecchie, il calore della pelle che cercava altra pelle, il brivido del contatto, delle mani che esploravano con dolcezza e avidità insieme, il piacere della resa, dell’abbandono.
Lei: “Fammi male. Riempimi di te, del tuo calore vischioso e caldo” la sua voce sembrava emergere da un sogno.
“Sei sicura?”
“Fottitene. Si vienimi dentro”
entrò tutto, lei si muoveva lentamente, su e giù, poi iniziò a godere, ahh che bello, come mi piace, poi aumentò il ritmo ahhh sto venendo e iniziò a godere, la sentivo colare sulle mie palle il suo piacere
Rimanemmo così un momento, sudati, uniti, nudi, poi Camilla si alzò, tremava, si rivestì senza dire una parola.
La guardavo confuso, passandole un dito lungo il contorno delle labbra socchiuse, ci abbracciamo intensamente, i nostri corpi avvolti dalle nostre braccia, ci baciammo ci salutammo, lei rientrò il desiderio si era placato, le domande restavano sospese, senza risposte, come onde che si infrangono sulla riva e poi si ritirano, lasciandola lì, sola mendicante di un senso.
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