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Lisa e Alessio. Chi è la troia? P2


di Piterpan90
04.08.2026    |    1.034    |    5 9.8
"E noi la accontentiamo, vero Amauri? Sarà capace di accogliere tutto quel bel cazzone?» Amauri staccò per un istante i fianchi, lasciando uscire il cazzo enorme e grondante dalla bocca di..."
Passavano i giorni, ma la mia mente era continuamente occupata dall'idea di Alessio chinato a regalare piaceri a un altro uomo, proprio come faceva con me. E il suo profilo era pieno di complimenti!
Quell'immagine iniziava a incuriosirmi e mi accorsi più volte di essermi bagnata all'idea di immaginare Alessio mentre succhiava un cazzo. Era davvero così bravo? Forse anche più di me?
Era il momento di passare all'azione.
Decisi allora di creare un nuovo profilo su A69, utilizzando alcune foto di mio marito che avevo salvato nella galleria del telefono.
Giusto il tempo di mettere online l'annuncio e subito avevo fatto bingo! Mi scrisse Amauri, un ragazzo dominicano di 37 anni. Bastarono un paio di messaggi e decisi di chiamarlo per parlargli a voce.
Al telefono scoprì che non ero un uomo, ma sua moglie. Inizialmente credeva fosse uno scherzo e mi disse di volerne stare fuori. Riuscii però a convincerlo che avevo un progetto in mente e che gliene avrei parlato volentieri nel mio ufficio, lasciandolo poi libero di scegliere se accettare o meno.
Amauri si presentò puntualissimo in ufficio, e si portò pure un piccolo mazzo di fiori. Gesto apprezzatissimo. Certo, avrei scelto io il partner, ma non era me che doveva corteggiare.
Spiegai in breve ciò che era successo, parlai della nascita del desiderio di vedere Alessio trattato da troia e di voler assistere alla scena.
Lui mi disse che anche lui era bisex e capiva bene Alessio: quel tipo di omosessualità era puro desiderio di evadere, di trasgredire, senza per forza viverlo come un vero tradimento verso la moglie. Amauri stesso aveva una famiglia ed era innamorato di sua moglie, eppure non riusciva a rinunciare a quella sua segreta passione.
Ormai eravamo complici!
E devo ammettere che era proprio un bonazzo! Avevo davvero ottimi gusti e a mio marito stavo facendo un gran bel regalo. Che uomo fortunato!
Mi mostrò le foto del suo membro: con quel fisico caraibico era davvero notevolmente dotato!
Sì, mi ero bagnata solo a immaginare la scena!
Il profumo dei fiori che Amauri mi aveva portato in ufficio era ancora lì sul tavolino, ma la mia attenzione era tutta concentrata su di lui. Quando suonò il campanello di casa, aprii la porta con il cuore che batteva all'impazzata, pervasa da un misto di eccitazione sottile e da quel fascino caraibico che mi aveva conquistato fin dal primo istante. Era perfetto: elegante, sicuro di sé, con un'energia maschile che riempiva l'ingresso.
Ci scambiammo poche parole, giusto il tempo di farlo sistemare nella camera da letto principale, quella che solitamente dividevo con mio marito. Tutto era pronto nei minimi dettagli.
Presi il telefono e scrissi ad Alessio:
"Corri a casa amore, ti aspetta una sorpresa enorme. Non tardare."
Misi il telefono in borsa e aspettai, controllando l'orologio. Sapevo che ci avrebbe messo pochissimo a precipitarsi, spinto dalla curiosità e dalla fretta che quel tipo di messaggio sapeva sempre creare.
Pochi minuti dopo, sentii la serratura girare. Il rumore dei suoi passi nell'ingresso mi fece salire un brivido lungo la schiena. Corsi ad accoglierlo prima che potesse capire cosa stesse succedendo.
«Amore, sei arrivato» dissi con un sorriso che cercavo di mantenere il più naturale possibile, stampandogli un bacio sulle labbra. Lo sentii leggermente teso, sorpreso da tanta enfasi.
«Che succede? Di che sorpresa parli?» mi chiese, guardandomi confuso.
«Entra in camera, la sorpresa è tutta per te» risposi, spingendolo dolcemente per le spalle lungo il corridoio.
Alessio aprì la porta della stanza e si bloccò sulla soglia, il respiro improvvisamente interrotto.
Sul letto, completamente nudo, c'era Amauri. Aveva un fisico scolpito, la pelle ambrata illuminata dalla luce soffusa della lampada, e una calma disinvolta che stonava con lo shock dipinto sul volto di mio marito. Con una mano, Amauri stava lentamente massaggiando quel cazzo enorme, facendolo scorrere tra le dita con gesti esperti e ipnotici, mentre i suoi occhi scuri fissavano dritti negli occhi Alessio.
Rimasi un passo indietro, nascosta nell'ombra della porta, pronta a godermi ogni singolo secondo di quello spettacolo.
Alessio rimase pietrificato sulla soglia, lo sguardo inchiodato sul corpo statuario di Amauri e, soprattutto, su quell'attributo imponente che il ragazzo stava massaggiando con tanta nonchalance. Vidi il respiro farsi corto, le sue spalle contrarsi in un misto di incredulità e terrore. Stava per balbettare qualcosa, per cercare una scusa, per negare l'inimmaginabile. Ma io non avevo alcuna intenzione di concedergli quella via di fuga.
Feci un passo avanti, superandolo leggermente, e tagliai corto con voce ferma, carica di un'autorità eccitata che non ammetteva repliche:
«So tutto. Non devi dire niente. Non voglio spiegazioni. Voglio solo che tu ora prenda quel cazzo enorme e mi mostri quanto sia troia mio marito. Fallo!»
Il silenzio che seguì fu denso, quasi elettrico. Alessio mi guardò, i suoi occhi spalancati cercarono nei miei un briciolo di pietà o di ripensamento, ma trovarono solo una fame vorace, lo stesso sguardo di chi guarda un film tanto atteso spegnere le luci in sala. Capì che non c'era scampo, che la sua doppia vita era stata smascherata e trasformata in un mio personale spettacolo privato.
Un fremito lo scosse. Senza pronunciare una sola parola, vinto da quell'ordine perentorio e dalla lussuria che ormai saturava l'aria della stanza, Alessio cedette.
Si fiondò sul letto come un animale braccato ma affamato, abbassandosi di scatto davanti ad Amauri. Il ragazzo caraibico non scompose il suo sorriso sicuro; anzi, aprì leggermente le gambe per accoglierlo meglio, offrendo il suo capolavoro.
Quel cazzo era semplicemente mastodontico: pesante, scuro, con vene grosse e pulsanti che correvano lungo tutta l'asta e un glande turgido, lucido di precum che colmava la punta. Alessio, con le mani che tremavano leggermente, lo afferrò alla base, lo soppesò per un istante come sopraffatto da quelle dimensioni sproporzionate, e poi aprì la bocca.
Lo inghiottì con una voracità improvvisa, spingendosi giù finché il palato non toccò la base, costringendo la sua gola ad adattarsi a quel volume eccezionale. Sentii il respiro strozzato di Alessio, un gemito soffocato mentre cercava di gestire l'affondo profondo. Amauri chiuse gli occhi per un secondo, rovesciando la testa all'indietro sul cuscino, lasciando escapar un sospiro di puro piacere mentre le mani forti afferravano i capelli castani di mio marito per imprimere il ritmo.
Alessio prese a succhiare con una dedizione quasi disperata, le labbra strette attorno all'enorme asta che entravano e uscivano con un rumore umido e sordo. La saliva gli bagnava il mento, colando lungo il collo di Amauri, mentre lui saliva e scendeva freneticamente, ubbidendo alla perfezione al ruolo che gli avevo cucito addosso. Era incredibile quanto fosse dedito a quel piacere, quanto quella bocca sapesse muoversi con maestria su un attrezzo così imponente.
Mi voltai lentamente verso il fondo della stanza, dove c'era il piccolo divanetto in velluto ai piedi del letto. Mi ci adagiai sopra con comodo, accavallando le gambe, lasciando che la stoffa della mia gonna si sollevasse appena.
Mi appoggiai allo schienale, inspirando a fondo il profumo di quel misto di sudore, sesso e adrenalina. Sentivo il basso ventre in fiamme, un calore denso e pulsante che mi bagnava gli slip. Aprii leggermente le cosce per godermi meglio la vista, portando una mano tra le mie gambe, mentre con gli occhi non perdevo un solo fotogramma di quello spettacolo osceno e meraviglioso: mio marito, ridotto a una troia obbediente, che si abbuffava del cazzo caraibico di un altro uomo per il mio esclusivo godimento.
Mentre ero lì adagiata sul divanetto, con gli occhi incollati alla scena, una consapevolezza surreale e potentissima mi travolse. Era incredibilmente strano, e allo stesso tempo di un'eccitazione devastante, osservare mio marito. Stava trattando quel membro imponente esattamente come trattava me nei nostri momenti più intimi: con la stessa dedizione, la stessa avidità, lo stesso identico modo in cui adorava farmi godere. Solo che stavolta il destinatario non ero io. Alessio era diventato lo strumento del piacere di un altro, la mia copia conforme in ginocchio.
Il respiro di Amauri si era fatto più rauco, spezzato dai colpi di gola profondi che mio marito continuava a infliggere con una bravura disarmante. I muscoli della schiena e delle spalle di Alessio si contraevano a ogni spinta, la saliva trasudava lucida attorno a quell'asta colossale che riempiva ogni centimetro della sua bocca.
Non resistetti oltre. Avevo bisogno di accentuare il mio dominio, di spingere la situazione oltre ogni limite.
Mi alzai in piedi di scatto, interruppe per un attimo il loro ritmo con la mia voce carica di un potere lussurioso:
«Guardati, sei una cagna che implora di essere scopata nel culo. Brami per questo. E noi la accontentiamo, vero Amauri? Sarà capace di accogliere tutto quel bel cazzone?»
Amauri staccò per un istante i fianchi, lasciando uscire il cazzo enorme e grondante dalla bocca di Alessio, che rimase a bocca aperta, ansimando pesantemente, con il filo di bava che gli collemva sul mento. Il ragazzo caraibico sorrise guardando me, poi abbassò lo sguardo su mio marito, che annuì quasi impercettibilmente, vinto da un'eccitazione incontrollabile e ormai completamente sottomesso alla nostra regia.
Mentre la tensione nella stanza toccava picchi insopportabili, persi ogni freno.
Con un movimento rapido, mi sfilai il vestito di dosso, lasciandolo cadere sul pavimento. Sotto non avevo nulla, neanche un filo di biancheria. Ero completamente nuda, esposta alla luce della lampada, con il corpo madido di un sudore caldo e febbrile. L'eccitazione era talmente troppa, densa e dolorosa nel basso ventre, che non riuscii ad aspettare: affondai immediatamente le dita tra le mie labbra bagnate, iniziando a massaggiarmi con forza, guardando dritta negli occhi Alessio mentre lui, con la bocca ancora lussuriosa e la gola distrutta, mi guardava sprofondare nel mio stesso piacere.
La tensione nella stanza era ormai arrivata a un punto di non ritorno. Sentivo il mio corpo pulsare, le dita che continuavano a scivolare rapide e bagnate tra le mie labbra mentre tenevo gli occhi fissi su di loro.
Amauri, con una mossa decisa, afferrò Alessio per i fianchi e lo fece girare a quattro zampe sul letto, offrendogli il culo con una precisione chirurgica. Alessio non oppose la minima resistenza; anzi, ansimava forte, con il viso affondato nel cuscino e un'espressione di totale abbandono sul volto.
Il ragazzo caraibico allineò quell'enorme massa scura e lucida contro l'entrata di mio marito. Con un colpo deciso ma fluido, iniziò a spingere. Con mia grande sorpresa – e con un brivido di pura lussuria lungo la schiena – Alessio accolse quel cazzone imponente senza troppa fatica, inglobandolo centimetro dopo centimetro, mentre la sua gola emetteva un gemito strozzato e profondo. I tessuti si aprirono docilmente, abituati a ricevere e a godere.
A quel punto, la dinamica cambiò. Amauri perse la calma olimpica che aveva mantenuto fino a quel momento e diventò improvvisamente animalesco. I suoi fianchi iniziarono a muoversi con un ritmo forsennato, brutale, affondando colpi pesanti e profondi che facevano tremare il materasso.
Alessio era in pieno, totale godimento. Le sue mani stringevano le lenzuola con forza disperata, la schiena inarcata e il viso contratto in una maschera di estasi pura. Bastarono pochi colpi violenti e ritmati da parte di Amauri perché il corpo di mio marito si irrigidisse di colpo. Vidi Alessio venire copiosamente, un getto denso e caldo che schizzò sulle lenzuola e sul suo stesso ventre, mentre un urlo strozzato gli moriva in gola per la troppa intensità.
Di fronte a quello spettacolo animalesco e sfacciato, persi ogni lucidità. Il mio stesso orgasmo premeva per uscire, ma volevo di più. Volevo sentire quel sapore, volevo riprendermi il mio spazio in quel vortice di sesso sfrenato.
«Fuori! Adesso esci dal suo culo, tocca a me!» gridai con voce roca e imperiosa, balzando in piedi dal divanetto.
Amauri si sfilò da Alessio con uno schiocco umido, il cazzo ancora turgido, grondante di fluidi e bollente. Non persi un secondo: mi fiondai sul letto, scavalcai il corpo ancora tremante e ansimante di mio marito, e mi precipitai su Amauri.
Aprii la bocca e inghiottii quell'enorme cazzo caraibico con una voracità animalesca, lasciando che il glande mi riempisse la gola, pronta a prendermi tutto il suo piacere.
Avvolsi le labbra attorno a quel monumento di carne, il cazzo più grande e pesante che avessi mai visto in tutta la mia vita. Iniziai a succhiarlo con una passione famelica, muovendo la testa su e giù con ritmo deciso, facendolo scivolare in fondo alla gola mentre le mie papille gustative esploravano ogni singola vena turgida e pulsante.
Mentre ero completamente assorta in quel lavoro di bocca, sentii la mano calda e pesante di Amauri scivolare tra le mie cosce. Con dita esperte e rapidi movimenti rotatori, iniziò a sgrillettarmi il clitoride, stuzzicando i miei punti più sensibili. Un brivido violentissimo mi percorse la schiena; persi il conto dei battiti cardiaci mentre il piacere mi saliva alla testa, facendomi gemere contro quell'asta bollente.
Non volevo godermi tutto questo da sola. Avevo bisogno di chiudere il cerchio di questa follia.
Con un cenno della mano e lo sguardo annebbiato dal desiderio, chiamai in causa Alessio, che era ancora lì sul letto, ansimante e frastornato dall'orgasmo precedente.
«Vieni qui, forza... adesso ce lo godiamo insieme» dissi con voce roca, spostandomi appena per fargli spazio.
Alessio non se lo fece ripetere due volte. Si avvicinò carponi, con gli occhi lucidi di eccitazione repressa, e aprì la bocca. Iniziammo a condividere lo stesso cazzo, alternandoci e muovendoci in sincrono: le nostre labbra si sfioravano, le nostre lingue si intrecciavano bagnate di saliva, mentre intraprendevamo una gara lussuriosa per accaparrarci quell'enorme massa caraibica. Io lo prendevo fin quasi a soffocarmi, mentre lui lo accarezzava con la devozione di una vera troia sottomessa.
Il respiro di Amauri si fece improvvisamente corto, spezzato, rauco. Capii che ci siamo: stava per venire.
Smettemi di succhiare di colpo, mi tirai indietro di qualche centimetro e sollevai il busto, offrendogli il mio petto.
«Vieni qua, sborrami addosso! Fammi tua!» gli gridai, premendo i seni l'uno contro l'altro per creare una coppa perfetta.
Amauri non resistette. Afferrò la base di quel cazzo monumentale e, con un ruggito strozzato, iniziò a venire con una potenza inaudita. Un getto denso, caldo e copioso partì a intermittenza: mi inondò completamente il seno sinistro, mi schizzò sul collo e arrivò persino a imbrattarmi il viso e le labbra. Restai immobile, con gli occhi chiusi, a godermi quel calore appiccicoso e il trionfo di quella scena oscena.
Crollai stesa sul letto, completamente distrutta, con i muscoli indolenziti e il corpo pervaso da un orgasmo lungo e devastante che aveva svuotato ogni mia energia.
Girai lentamente la testa verso mio marito. Era lì accanto a me, sudato, con la bocca ancora sporca dei liquidi di Amauri e il petto che sobbalzava. Lo guardai dritta negli occhi, con un sorriso diabolico e trionfante stampato sulle labbra.
«Adesso puliscimi dalla sborra» gli dissi con voce bassa e perentoria, indicandogli il mio petto e il mio viso imbrattati. «Leccami, troia! Dopotutto, hai visto più cazzi tu di me che sono tua moglie»
Alessio non fiatò. L'ultima briciola di orgoglio maschile era svanita, spazzata via dalla tempesta di sesso e sottomissione che avevamo appena scatenato. Si chinò docilmente sul mio corpo, con la lingua tremante e obbediente, e iniziò a leccare via ogni singola goccia di quella densa sborra calda che mi imbrattava il petto, il collo e persino il mento.
Raccolse ogni residuo con una dedizione quasi animalesca, ingoiando avidamente i fluidi di Amauri sotto lo sguardo vigile, divertito e dominante del ragazzo caraibico, che si era rilassato sul cuscino, ancora con il membro parzialmente turgido e trionfante.
Quando Alessio ebbe finito, pulendomi perfettamente con la lingua, lo guardai con un sorriso diabolico, accarezzando intanto i pettorali scolpiti e olivastri di Amauri che avevo vicini.
«Amore mio, ora vai pure a lavarti e ricomporti» gli dissi con una calma spietata, mentre le mie dita continuavano a tracciare i muscoli caldi del ragazzo caraibico. «Devo capire con Amauri se davvero sei più bravo di me a succhiarlo e prenderlo. Ma fai veloce, non vorrai mica perderti lo spettacolino!?»
Alessio si sollevò di scatto, con gli occhi sgranati tra l'incredulità e l'eccitazione incontrollabile, e sparì in fretta verso il bagno, mentre io mi voltai verso l'uomo che avevo portato in casa.
«Che dici, ti va Amauri?» gli chiesi, mordendomi il labbro, pronta a ripartire per un altro round.

Continua...?
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