tradimenti
Pompino alla sfilata
69max
28.01.2026 |
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"La loro risposta al buongiorno è stata:
“dopo vi racconteremo”
Fatti, luoghi e personaggi sono reali, Racconto tratto da un fatto realmente accaduto..."
SUSANNA LA RICCIA ED IL POMPINO ALLA SFILATAIl racconto è lungo, tratta di una storia realmente accaduta con una premessa che completa la storia stessa.
Da un po' di tempo mi interessava Susanna, la riccia. La riccia è un nome di fantasia per coprire il vero cognome, un po' imbarazzante in alcuni casi.
La riccia, alias La Vacca, è una donna favolosa. La riccia per i suoi innumerevoli lunghissimi ricci neri, li adoro. Non potete capire l’erotismo che procura in me una donna molto riccia, modello Afro, capello nero nero e carnagione marcata.
Susanna è così, una testa sparata di ricci, carnagione tendente allo scuro, labbra di un rosso marrone che mi lasciano presagire dei capezzoli dello stesso colore e geneticamente con areole larghe. La donna non ha molte tette, veste sempre molto elegante e seducente. E’ di altezza media, buon portamento derivante da anni di canottaggio e di nuoto sincronizzato. Movimenti molto graziati e coordinati. Susanna ha una camminata leggera e veloce, punta dritta la persona con cui interloquire fissandola negli occhi e non lasciando lo sguardo per nessun motivo quasi a mettere in imbarazzo. Tutti questi comportamenti mi incuriosiscono molto e soprattutto trasferiscono il mio pensiero su “Lei nuda su un Divano” “Ingigantita da un falso piano”
Una donna affascinante, misteriosa, difficile da afferrare, irruente, carnale, le donne con queste sembianze io le classifico carnali e calde.
Non mi sbagliavo; Ma andiamo con ordine.
Riunione di lavoro urgente inviata alle 17 di pomeriggio via mail. Io, Annachiara, un altro pezzo grosso, Enrica (di lei e la madre vi racconterò), la riccia e Clarissa. Necessitavamo di un posto veloce dove ricevere tutte le info per la sfilata del giorno seguente in azienda. Noi cinque eravamo l’avancorpo della situazione. La riccia doveva intervenire per prima, a seguire Enrica che presentava me, Clarissa e chiudeva Annachiara in rappresentanza dell’azienda stessa. La riccia non la conoscevo se non per sentito dire in campo lavorativo. Si distingue tra tutti, prima di lei arriva il suo casco o cespuglio di capelli. Susanna ha un viso minuto, un collo longilineo e leggermente lungo come tutti gli sportivi, questo mi ha fatto sempre pensare quanto potesse essere profonda la sua gola.
La riunione si è protratta più del previsto compromettendo a tutti la partenza per l’azienda. La riccia non era assolutamente pronta, e non aveva il tempo tecnico per arrivare in Hotel e prepararsi prima del evento , così mi sono offerto di ospitarla a casa mia poco distante dal luogo per potersi docciare e cambiare .
Susanna ha acetato.
Mentre tutto il gruppo partiva in direzione ovest, io e lei ci ritrovavamo soli nella mia casa. Non c’era tempo, non si poteva fare nulla, tranquilli. La riccia si è infilata in doccia come un siluro, io non ho pensato e non ho avuto il tempo di prepararle un asciugamano. Una doccia velocissima. Sento chiudere l’acqua, e subito un urlo.
“ Cazzooooooo”
“L’accappatoio”
Mi avvicino alla porta e chiedo
“ Problemi?”
Susanna è abbastanza spiccia nelle parole.
“ Figa non ho niente per asciugarmi “
“ Tranquilla, non ho un altro accappatoio ma posso darti questo asciugamano grande”
Susanna apre leggermente la porta con una mano sinistra mezza appoggiata al seno ed allunga il braccio destro per prendere l’asciugamano. Lo stringe male e l’asciugamano cade a terra, non richiude la porta., si china, attraverso lo specchio alle spalle posso vedere chiaramente le sue splendide chiappe da quarantenne sportiva, buco del culo perfetto, abbassando gli occhi verso lei china a raccogliere l’asciugamano, una coppia di tette a goccia rivolte all’ingiù.
“ Maiale. Sei un maiale. Siete tutti maiali voi uomini, non hai mai visto due tette ?” Agitata dalla fretta, un po' incazzata, butta l’asciugamano sulle spalle mostrandomi frontalmente il meglio di sé.
Il culo era perfetto, lo avevo visto allo specchio, tette e figa erano quasi come la immaginavo, ma ancor meglio.
Uno spintone e mi ha buttato fuori dal bagno. “ Porco, sei un porco”. E giù parole ed insulti. Come dicevo Susy ha la lingua pesante. Fortunatamente la mia casa è isolata e nessuno sente nulla, ma Susanna nella sua foga di prepararsi, continuava ad insultarmi mentre io me la ridevo.
“ Porco, sei un maiale, mi vuoi vedere nuda, eccomi”
Ed in quello Susanna ha spalancato la porta del bagno uscendo nuda, incazzata, ma ridendo perché aveva dimenticato il cambio nella borsa e pure il Tampax.
“To guarda! Impara come me lo infilo”
La riccia era proprio fuori, ha divaricato le gambe e si è infilata il Tampax all’interno della Vagina.
“Ecco vedi, (sotto voce) così non cola più”. Susanna quando vuole dirti qualcosa di confidenziale, anche se da soli, abbassa la voce e si avvicina all’orecchio e così ha fatto sussurrandomi:
“Non cola più ( a bassa voce ) ma si bagna lo stesso, vorresti provare tu PORCO. “
Questo comportamento mi eccita molto, devo dire che il suo profumo, il suo modo di fare, il suo carattere, mi prende. Mi piacciono le donne di petto, con il pelo giusto.
La giornata era solo all’inizio, Susanna con il suo carattere la stava animando ferocemente.
La donna in un baleno si è vestita, assolutamente senza reggiseno, con una maglia scollata nel retro ed un paio di pantaloni.
“Andiamo porco, dobbiamo partire”
Di corsa alla macchina, lei si gira verso me ed esclama:
“Cazzo, non penserai di farmi guidare, mi devo truccare, muoviti monta sulla mia macchina”
La vettura in questione era un Range Evoque passo lungo con vetri totalmente oscurati.
“Io monto dietro e non pensare di fare stupidagini e di guardarmi le tette mentre guidi”
La donna è fuori, è fuori. Troppo forte.
La donna mi faceva morire, con la sua satira aveva creato un forte collegamento tra noi tale da distrarre la mia attenzione sul suo corpo, ma allo stesso tempo teneva accesa la fiamma della trasgressione con il suo “Porco “.
Partiti. Appena entrati in autostrada, la donna si spoglia mentre l’auto corre, si toglie la maglia ed estrae una camicia di seta color talco dalla borsa.
“Porco, guardami pure, tanto mia hai già fatto le radiografie e contato i peli della figa”
“Dai Susy, ti ho visto nuda, sei molto bella, ma sei sposata”
Non avessi mai pronunciato la parola “Sposata”
“Cazzo, quel cretino, non mi scopa nemmeno, ha uno spaghetto scotto, pensa solo alle macchine e al calcio”
Io, il marito di lei non l’ho mai visto, so che traffica in auto, spesso va in montagna, ma non so proprio nulla del tipo.
“Non è mica un porco come te quello è! Non sa neanche farsi una sega”
Questa del porco che continuava a dirmi, aveva preso un tono ed una forma elegante familiare, qualcosa non tornava.
“Chissà quante te ne fai, maiale. Non ti scoperesti anche una come me?”
Presa per il culo. Domanda. Provocazione, ci prova. E’ una collega, anzi una concorrente collega. Cosa vuole realmente la riccia Vacca da me?
Primeggiare, insultarmi, giocare o, o vuole veramente essere scopata. Questa sera e domani non abbiamo molto tempo, ma domani sera al termine della sfilata c’e il party, mi hanno detto che non tiene l’alcool e lei non guida.
Nel frattempo Susanna aveva indossato la camicia ed ora oltre alla scollatura e alle stupende tette brune, si vedevano anche i capezzoli.
Ancora in autostrada mentre stavo guidando mi sono ritrovato improvvisamente un piede affianco al braccio destro. “Tranquillo, sono dietro, ho solo tolto le scarpe, dopo devo tenerle per 6 ore”
“Non ti faccio un foodjob, tranquillo. Non ho le gambe così lunghe”
Susanna sempre in modo ironico calcava la mano, io preso dalla strada, dal tempo che stringeva non potevo distrarmi. Questo lei lo aveva capito giocando con me a fare la porca.
“Non ti faccio un food, ma se vuoi mi siedo a fianco a te e ti faccio un pompino mentre guidi, basta che non mi macchi la camicetta Maiale”
Gli ormoni all’interno del Range volavano, La riccia teneva alta la trasgressione, molto alta.
Arrivati a destinazione purtroppo molti avevano già parcheggiato vicino al hotel, così ci siamo fatti un lungo tratto di strada a piedi. Susanna indossavsa un tacco vertiginoso da vera diva, bisogna dirlo ha molto gusto e questo eccita molto.
Per poter reggersi in piedi e camminare velocemente, si era attaccata al mio braccio appoggiando le sue calde tette in liberta sulla mia pelle, poi ad un tratto:
“Cazzo mi tolgo queste scarpe”
“E come fai?”
“fanculo, scalza”
Susanna a piedi nudi sopra il marciapiede rovente. Non c’è cosa che più mi ecciti. Lei con le scarpe in mano, a piedi nudi in mezzo alla strada, vestita elegante si appoggiava a me per scaricare il peso sulle piante dei piedi per la presenza di sassolini che le pungevano.
“Ei. Maiale. Dopo mi lecchi e mi pulisci i piedi tu, così impari a parcheggiare vicino”
“Cazzo godo come un riccio. Anzi come una Vacca riccia”
Quattro minuti ci dividevano dalla macchia al cancello d’entrata, passando anche sotto l’ufficio del General Manager.
Mi sono pisciato addosso. Susanna di corsa senza scarpe ne diceva di tutti i colori.
Entriamo in sede e La Riccia infila velocemente le scarpe.
“Susanna, vado un attimo in bagno ed arrivo”
“Hai bisogno. Fai da solo? Ti devo spiegare?”
“Susanna, siamo in sede”
“Cazzo mee ne frega, tanto qua dentro sono tutti cornuti”
Fuggo in bagno velocemente.
La Vacca riccia, è così. Io non ne avevo appunto avuto molto a che fare, ma lei è diretta in tutto.
Inizia l’incontro e in bio avete un’immagine di quella riunione. La serata è stata molto lunga e stremante, tutti i piani per la sfilata del giorno successivo, tutte le prove di ingresso, ripeti, ripetiamo, modifichiamo.
All’una di notte finalmente ci salutiamo e ci diamo appuntamento al pomeriggio successivo.
Usciamo dall’azienda e piove.
Nessuno aveva l’ombrello. Ho prestato la mia giacca a Susanna perché si riparasse un po' ma con scarso risultato..
Arrivati in Hotel alla reception c’era un over.
Alla vista delle tette di Susanna stampate sulla camicia trasparente ha iniziato a fare un sacco di domande.
La riccia ha il vaffanculo spiccio, e in maniera educata ha fatto capire che era stanca e le stava scassando il cazzo.
Saliti in camera, la prima stanza incontrata era la mia.
Susanna continuava a parlare delle prove mentre raggiungevamo la porta.
Aperto la porta, con lei sulla soglia, non mi mollava più, continuava a parlare e dire cosa migliorerebbe.
Io al di qua della porta, lei al di là.
Di colpo uno spintone, La Riccia mi ha buttato dentro alla camera e chiuso la porta dietro di se.
Io ero esausto, mi sono tolto i pantaloni, la maglia, ho sollevato le lenzuola e mi sono infilato sotto. Susanna continuava a parlare seduta sul letto, fino a quando non ha detto:
“Cazzo, mi devo asciugare i capelli”
Io pensavo che se ne andasse, pronto ad addormentarmi. Invece no. E’ entrata nel bagno della mia stanza e, alle ormai due del mattino, ha acceso l’asciuga capelli per asciugare quella montagna di capelli. Io non ho resistito, nonostante il rumore mi sono addormentato.
Stupore è stato quando al mattino mi sono svegliato con lei affianco ricoperta da una foresta nera di capelli.
“ Ho scusa”
“Ero stanca e non avevo voglia di andare in camera mia. Ti ho disturbato?”
“NO”
In quello ho sentito il calore dei suoi seni appoggiati alla mia schiena e subito Susanna se ne è uscita con una sua.
“Alla mattina gli uomini hanno il cazzo duro. Devo contollare”
“Susanna. Insomma, hai la fissa”
“No, ho voglia, sono stanca di grattarmela”
Ed in quello Susanna oltre al calore delle tette, mi ha fatto sentire il calore del ventre, del monte di venere contro il mio corpo.
Una mano morta dal retro e partita leggera fino ad arrivare al mio cazzo regolarmente in tiro.
“Porco, lo sapevo. Tutti uguali. Pensate solo alla figa”
Che cazzo, non ho fatto nulla e anche questa mia cazzia.
Morta li.
Siamo scesi a fare colazione e Susanna guardava di traverso tutte le coppie commentando poi sottovoce in tono confidenziale come sa fare lei il suo pensiero su queste persone.
La giornata è trascorsa velocemente. A sera come da copione tutti in tiro, pronti per la splendida sfilata e il party.
Non ho mai visto una femmina così scatenata come La Vacca Riccia. Sulle note di Elvis, la donna i si è sciolta, si sfregava addosso a me premendo insistentemente il monte di venere contro la mia gamba.
Così è stato per un po', finche Susanna non mi ha detto:
“Adesso mi devi sborrare addosso. Qui. Sui divanetti difronte a tutti se sei un Porco”
Qui la trasgressione ha toccato il massimo livello. Lei con il decoltè totalmente scoperto, la sala gremita, la maggioranza donne ed io dovevo accontentarla. Non avevo mica scampo. Se non lo avessi fatto succedeva un casino.
Logicamente La Vacca aveva scelto la persona giusta, farmi fare un pompino in pubblico con qualche voyeur e qualche vogliosa rappresenta per me un gran piacere.
Il solo problema era la location, non proprio adeguata.
Così Susanna trascinandomi vero un divanetto al buio, si è seduta affianco a due donne, ha sbottonato ulteriormente la camicia guardano e sorridendo alle due.
“Molto caldo qui dentro” Effettivamente faceva caldo, e le due ragazze presenti prendendo spunto da Susy hanno slacciato anche loro il bottone.
Un solo particolare.
Una aveva una camicia in seta pure lei, l’amica indossava solo una giacca con le poppe al vento.
Susanna aveva trovato la coppia giusta con cui giocare.
Mi sono seduto nel divanetto e subito Susy si è buttata su di me. La donna ormai era carica a bomba. Susy è partita infilando le mani dentro i miei pantaloni e strofinando il viso contro la patta dei pantaloni. Le ragazze presenti la guardavano e talvolta alzavano lo sguardo su di me. In loro si capiva chiaramente la voglia. Forse erano nuove del giro, perciò un attimo impacciate. Non che io e Susy fossimo pratici, ma da più di dieci anni frequentiamo questo evento. Susy con molta destrezza ha compiuto la mossa azzardata che ha acceso la serata.
Ha sfilato dai pantaloni il mio cazzo in tiro piombandolo dentro la sua gola. Le due ragazze di fronte iniziavano ad agitarsi, sfiorarsi leggermente. La ragazza con la giacca, con un colpo di spalle ha scoperto i suoi bianchi seni, la vicina ha slacciato un ulteriore bottone infilando dentro la camicia la sua mano. Dalla mia avevo una chioma nera, riccia ed eccitante che lavorava sul mio cazzo affondando ritmicamente la gola. La ragazza con la giacca ha preso il comando della situazione spostandosi affianco a me. Inginocchiata con i seni scoperti osservava la riccia salire e scendere per il mio cazzo con molto interesse ed attenzione.
L’amica ha rotto il ghiaccio iniziando a massaggiare la propria vulva seduta di fronte a noi.
La gente attorno a noi, ballava. La musica era ben ritmata. Con la mia mano sinistra comandavo il folto cespuglio nero sul mio cazzo.
Intanto la ragazza in giacca si è avvicinata al mio collo, ha estratto la sua calda lingua passandola dalla base del mio collo fino alle orecchie.
Io ho risposto cercando al buio la punta del suo capezzolo turgido e pizzicandolo. Subito un sussulto di fiato caldo pieno di ormoni impazziti mi è arrivato contro. La donna mi leccava il collo come a supplicare le continuassi a toccare il seno.
Allora ho iniziato a giocare con quelle fantastiche piccole punte dure, roteando la lingua attorno all’areola e mordicchiandole. L’amica di fronte presa dall’euforia con la camicia ormai aperta, ha iniziato a fistarsi di brutto. Susy, l’artefice lavorava il mio cazzo come non mai.
Il rischio era altissimo, la trasgressione pure, la voglia ancora di più.
Tutto lo stress di due giorni si stava liberando in un atto sessuale multiplo. Se fosse passato di là un vigilantes, o si godeva lo spettacolo o erano cazzi. Eravamo in una posizione molto pericolosa, l’unico salottino che dava al corridoio del General Manager e consorte.
Il tempo passava ed il rischio aumentava, ma non era proprio il caso di risolvere il tutto con una sveltina. L’unico a stabilire il tempo ero rimasto io. Tutte e tre le donne aspettavano la mia calda sborra. Ho fissato l’amica di fronte mentre godeva delle sue dita dentro di lei, non è servito parlare, ha capito che era giunta l’ora di assaporare il caldo nettare, così si è alzata e si è avvicinata a me a gambe divaricate.
Mancava solo un assaggio di figa per concludere la serata. Mentre Susy era impegnata con il mio cazzo, la ragazza in giacca godeva del massaggio ai capezzoli, l’amica ha sollevato la gonna porgendomi la sua figa calda e intrisa di sborra vaginale. La mia lingua si è infilata senza difficolta dentro il suo buchino. Un sapore fantastico, una figa aromatica.
Ormai ero pieno, pronto ad esplodere.
Mi sono alzato, le tre donne si sono sedute vicine toccandosi i seni a vicenda e estraendo la lingua dalla gola profonda.
Un’ondata di caldo sperma è fuoriuscito con cortesia a farcire i tre visi sotto di me.
La più giovane del gruppo mentre si masturbava ha lasciato partire una violenta spruzzata vaginale, io non ho saputo trattenere la violenta pisciata che mi scappava, inondando le tre donne che contendevano il mio cazzo diretto su di loro.
Esausti, stanchi, felici, soddisfatti, io e Susy ci siamo avviati verso l’hotel, scoprendo che assieme a noi, anche le due ragazze alloggiavano nello stesso Hotel.
Rientrati abbiamo nuovamente incontrato il portiere vintage ad attenderci.
Questa volta però non era solo Susy desnuda, ma tutte e tre.
Al portiere non è rimasto che farsi una sega nel augurarci buona continuazione.
Enrica, Clarissa ed Annachiara, le abbiamo incontrate la mattina successiva con una faccia al quanto provata dalla serata.
La loro risposta al buongiorno è stata:
“dopo vi racconteremo”
Fatti, luoghi e personaggi sono reali, Racconto tratto da un fatto realmente accaduto.
Il racconto è lungo, chiedo a voi un ultimo sforzo di lasciare un feedback ed un like.
Fa figo e non costa nulla. Serve a me per poter migliorare la narrazione.
Grazie e buona continuazione, se dovete goderci sopra, rileggetelo pure.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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