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Primo aperitivo, prima notte


di Sgruscio
21.07.2025    |    3.805    |    1 9.7
"Lara lo guardava mentre la prendevo, e sorrideva: voleva fargli vedere quanto godeva con me..."
Era un venerdì sera come tanti, eppure c’era qualcosa di diverso nell’aria. Forse l’umidità che faceva brillare le luci del bar sul marciapiede, o forse lo sguardo di lei, seduta al tavolo all’esterno, gambe accavallate, calice di vino bianco tra le dita e un sorriso da donna che sa esattamente cosa vuole.
Io ero andato lì solo per un aperitivo, un momento tranquillo dopo la corsa, ancora in maglietta e jeans, con il sudore che si era appena asciugato sulla pelle. Ma quando i nostri occhi si sono incrociati, il suo sguardo mi ha trafitto. Si è alzata con una calma sicura, ha detto qualcosa al tipo accanto a lei — capelli brizzolati, occhiali da sole al tramonto — e si è diretta verso di me.
«Tu sei Sgruscio, vero?», ha chiesto con un sorriso tagliente.
«Dipende da chi me lo chiede», ho risposto, cercando di reggere lo sguardo.
Lei ha riso. «Io sono Lara. E quello è mio marito. Stiamo cercando… qualcosa di nuovo stasera.»
Non c’è stato bisogno di ulteriori spiegazioni. Il suo tono, il modo in cui mi scrutava, quel gioco silenzioso tra le sue labbra e i miei occhi — era tutto chiarissimo. Ho bevuto il mio gin tonic come se fosse l’ultimo e li ho seguiti, senza fare domande.
L’appartamento era a pochi isolati, moderno, luci soffuse, profumo di vaniglia e pelle. Lara si è sfilata le scarpe all’ingresso, poi ha lasciato cadere la giacca, rivelando un top nero aderente che lasciava poco all’immaginazione. Il marito, Roberto, ci ha versato da bere senza dire molto. Era spettatore, per ora.
Io ero seduto sul divano, con il bicchiere in mano, ma il mio sguardo era già annegato tra le sue gambe mentre si avvicinava. Lara mi si è seduta sopra, a cavalcioni, sfiorando appena il mio inguine. Il suo profumo era un misto di shampoo, desiderio e veleno.
«Ti piace guardare, vero?», ha detto rivolgendosi a suo marito, senza distogliere gli occhi da me. Lui ha annuito in silenzio.
Poi mi ha baciato. Non un bacio dolce, ma un morso di labbra, una presa di possesso. Le sue mani si sono infilate sotto la mia maglietta, le unghie mi hanno graffiato il petto. Ho lasciato cadere il bicchiere, vuoto. La serata era appena cominciata.
Mi ha spinto sul divano con forza e si è inginocchiata davanti a me, sfilandomi i pantaloni come se stesse scartando un regalo che desiderava da tempo. Il marito guardava da una poltrona, gambe aperte, un bicchiere in mano, completamente rilassato.
Lara mi ha preso tra le labbra con un’intensità che mi ha tolto il respiro. Non era solo sesso, era dominio, controllo. Lo faceva per sé, per eccitarsi, per mostrarsi al marito, ma soprattutto per farmi capire che io, in quel momento, appartenevo a lei.
Quando si è alzata, si è girata e ha abbassato il top. Non portava il reggiseno. Il seno pieno, sodo, si è liberato come un invito. Mi ha guardato sopra la spalla:
«Seguimi.»
Mi ha condotto in camera. Lì, le luci erano ancora più basse, con solo una lampada rossa accesa nell’angolo. Si è spogliata lentamente, ma non per me: per lui. Gli mostrava ogni angolo del suo corpo, sapendo che io stavo dietro di lei, trattenendo a stento la voglia di saltarle addosso.
Poi si è voltata, nuda, splendida e aggressiva. Mi ha preso per i fianchi e mi ha baciato di nuovo, spingendomi contro il muro. La sua pelle era calda, il seno contro il mio petto, il suo respiro corto.
Mi ha sussurrato all’orecchio:
«Adesso mi prendi. Ma io comando.»
Mi ha spinto sul letto, mi è salita sopra. Era una dea selvaggia, cavalcava come se fosse il suo ultimo orgasmo, come se tutto il suo corpo avesse fame di piacere. Ogni movimento era preciso, ogni gemito controllato. Non cercava solo l’orgasmo, cercava la supremazia.
Roberto si è avvicinato, finalmente, e le ha accarezzato la schiena, poi le natiche, mentre lei continuava a muoversi sopra di me. Era la loro danza, perfettamente sincronizzata. Io ero solo l’ospite nel loro gioco perverso.
A un certo punto, Lara si è girata, mi ha baciato, e poi ha ordinato a suo marito:
«Adesso siediti. Guarda come mi sbrana.»
E io l’ho fatto. L’ho presa con forza, l’ho girata, e l’ho penetrata da dietro, le mani strette sui suoi fianchi. Il suo corpo tremava, gemeva il mio nome, le sue unghie graffiavano il lenzuolo. Ogni spinta era più profonda, più animalesca.
Il marito non diceva nulla, ma i suoi occhi ardevano. Lara lo guardava mentre la prendevo, e sorrideva: voleva fargli vedere quanto godeva con me.
Quando è venuto anche il suo momento, si è lasciata andare. Un urlo sordo, la schiena inarcata, e un orgasmo che ha fatto tremare tutto il letto.
Io sono esploso subito dopo, dentro di lei, sentendo ogni muscolo contrarsi, ogni fibra accendersi. Era pura estasi.
Restammo lì, nudi, sudati, senza parole. Lara si accese una sigaretta e sorrise.
«Niente male per essere la tua prima volta con una coppia.»
Io risi, ancora col cuore che batteva forte.
«E per voi?»
Roberto parlò per la prima volta: «Direi che ti inviteremo ancora.»
E Lara, con un sorriso malizioso e le gambe ancora aperte, aggiunse:
«Ma la prossima volta… ti vogliamo più cattivo.»
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