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Sotto il sole di Campomarino 2 parte


di Sgruscio
28.07.2025    |    1.471    |    10 9.7
"» Mi cavalcò con forza, il viso arrossato, il seno che rimbalzava a ogni spinta..."

Il mattino dopo mi svegliai con la luce del sole che filtrava attraverso il telo della tenda. L’odore di salsedine era ancora più intenso, mescolato a quello della pelle, del vino secco della notte, del sesso. Clara dormiva al mio fianco, nuda, un lenzuolo sottile appena appoggiato sul ventre. Diego era già fuori, in silenzio, intento a preparare il caffè con un fornellino da campeggio.
Mi stirai, uscii dalla tenda e respirai a pieni polmoni. Il mare, lì davanti, calmo e scintillante, sembrava aspettarci.
Diego si voltò verso di me. «Oggi ti portiamo in un posto speciale.»
Clara uscì qualche minuto dopo, nuda e spettinata, splendida nella sua naturalezza. Si stiracchiò come una gatta, poi mi baciò sul collo, mentre con l’altra mano mi accarezzava sotto la cintura.
«Prendi il telo. E l’acqua. Il resto non serve.»
Camminammo una ventina di minuti lungo un sentiero stretto e scosceso, tra arbusti di rosmarino e fichi d’India, finché non raggiungemmo una cala nascosta, invisibile dall’alto. Rocce chiare, acqua cristallina e una lingua di sabbia fine tra due speroni di roccia.
Clara si spogliò subito, tuffandosi in acqua con un sorriso da bambina maliziosa. Io la seguii, mentre Diego rimaneva sulla riva, nudo, disteso sul telo, con un libro in mano. Ma leggeva poco, osservava molto.
Clara mi venne incontro a nuoto, mi saltò addosso, le gambe avvolte ai miei fianchi.
«Qui possiamo urlare, mordere, venire quanto vogliamo. Nessuno ci sente. Nessuno ci vede.»
Mi baciò con fame, e subito le sue mani cominciarono a esplorarmi. Era impaziente, più del giorno prima. Le sue unghie mi graffiavano il petto, la lingua si muoveva vorace tra le mie labbra.
«Stamattina voglio sentirtelo in gola» disse. «Poi mi scopi tra le rocce. E poi… se ti va… io e Diego ti facciamo qualcosa che non hai mai provato.»
Le sue parole mi fecero vibrare. Il desiderio era una corrente calda che saliva dalla base della schiena e mi spingeva verso di lei.
Clara si inginocchiò nell’acqua bassa, con le onde che le bagnavano il petto. Prese il mio sesso tra le labbra, lentamente, profondamente. Mi guardava dal basso, affamata. La sua bocca era morbida, calda, perfetta. Ogni movimento era una promessa.
«Fermati…» dissi all’improvviso. «Ora tocca a te.»
La sollevai, la spinsi contro la parete liscia dello scoglio. I suoi piedi si ancorarono alla roccia, mentre le mie mani le separavano le cosce.
La penetrai con forza, sentendo il suo corpo inarcarsi, la sua voce gemere nel silenzio assoluto della cala. I suoi seni schiacciati contro la pietra, il suo corpo incastrato tra le mie braccia.
«Diego… guardaci!» urlò Clara.
Mi voltai. Diego era seduto, toccandosi lentamente, con gli occhi fissi su di noi. Ma non diceva una parola. Era come se quel silenzio caricasse l’atmosfera ancora di più.
Clara si voltò verso di me. «Voglio che venga dentro. Poi ti vogliamo lì, sul telo. Io in mezzo. Tu e lui… ai lati. Sei pronto?»
«Per tutto», risposi.
Quando tornammo sulla sabbia, eravamo stanchi e accesi allo stesso tempo. Diego aveva steso due asciugamani grandi. Clara si mise al centro, le gambe divaricate, il corpo ancora bagnato e la pelle lucida.
«Sgruscio, voglio che mi prendi da davanti. Diego mi prende da dietro. Ma non lì… almeno non ancora.»
Mi inginocchiai tra le sue gambe, la guardai dritta negli occhi, poi affondai. Clara si piegò in avanti, gemendo il mio nome, mentre Diego la penetrava lentamente da dietro. I nostri corpi si muovevano in sincronia. Il suo piacere era liquido, totale.
«Ancora… ancora… sì… siete miei…» gemeva.
Le sue mani si aggrappavano alla sabbia, il suo corpo si muoveva tra noi, aperta, offerta, dominante anche quando veniva sottomessa.
Quando Diego venne, Clara lo spinse via, si voltò e mi saltò addosso. «Io non ho finito.»
Mi cavalcò con forza, il viso arrossato, il seno che rimbalzava a ogni spinta. Il mio piacere saliva a valanga. Le sue parole erano sporche, indecenti, bellissime.
«Voglio sentirti tremare sotto di me. Voglio svuotarti di nuovo. Dentro. Adesso.»
Venne poco prima di me. Si lasciò cadere sul mio petto, esausta, col corpo che ancora pulsava. Io l’abbracciai, mentre il respiro tornava a farsi calmo.
Il sole era alto. I nostri corpi, nudi, intrecciati sulla sabbia, sembravano parte del paesaggio. Nessuno parlava. Nessuno aveva bisogno di farlo.
Clara chiuse gli occhi e sorrise. «Domani… vi voglio tutti e due nella tenda. E poi… vi voglio bendati.»
Diego annuì. Io la guardai. E capii che non avrei mai dimenticato Campomarino.
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