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Alessandro 2 - il piano di Martina


di Lodaho96
04.06.2026    |    274    |    0 9.4
"Alessandro le raccontò della ex che l’aveva lasciato sei mesi prima perché «non era abbastanza ambizioso»..."
Il mattino dopo Alessandro si svegliò con la schiena a pezzi e la testa leggermente pesante per le birre della sera prima. La casa era ancora un campo di battaglia: scatoloni mezzi aperti, vestiti buttati sul divano, e soprattutto la grossa libreria Billy e la scrivania per il PC ancora da montare.
«Cazzo, quanto odio l’Ikea» borbottò mentre cercava la chiave a brugola che ovviamente era sparita.
Erano le sei del pomeriggio quando suonarono alla porta. Aprì in pantaloncini da ginnastica e maglietta stropicciata, sudato.
Martina era lì, bellissima e profumata, con una teglia coperta da carta stagnola tra le mani.
«Sorpresa! Lasagne alla bolognese fatte in casa. Benvenuto ufficiale nel palazzo.»
Indossava una canotta bianca aderente che sottolineava il seno enorme e un paio di pantaloni della tuta grigi morbidi, bassi sui fianchi. I capelli erano legati in una coda alta, qualche ciocca le ricadeva sul viso.
«Martina… non dovevi disturbarti.»
«Disturbarmi? Tesoro, mi diverto a cucinare. E poi ieri sera mi hai fatto una buona impressione. Posso entrare?»
Alessandro la fece accomodare. Lei posò la teglia sul tavolo della cucina e si guardò intorno, sorridendo.
«Madonna, che disastro. Stai montando i mobili da solo?»
«Ci provo… ma manca la chiave inglese e sto impazzendo.»
Martina rise, quella sua risata bassa e calda. «Fammi vedere.»
In meno di cinque minuti si era già rimboccata le maniche e aveva preso in mano la situazione. Si muoveva con sicurezza, quasi maschile nella praticità, ma il corpo era tutto femminile: il seno che premeva contro la canotta quando si chinava, i fianchi larghi, il sedere alto e rotondo nei pantaloni della tuta.
Per quasi due ore lavorarono fianco a fianco. Lei teneva fermi i pannelli mentre lui avvitava, oppure era lei a stare sotto o dietro di lui per tenere stabile la struttura. Ogni volta che si muovevano nello spazio stretto del soggiorno i loro corpi si sfioravano. Alessandro sentiva il calore della sua pelle, il profumo dolce della sua crema corpo.
A un certo punto, mentre Martina era carponi per tenere ferma la base della libreria, la canotta le salì sulla schiena scoprendo un tratto di pelle liscia e abbronzata. Alessandro distolse subito lo sguardo, sentendosi quasi in colpa.
«Sei brava» disse per distrarsi. «Hai fatto il muratore nella vita precedente?»
Lei rise voltandosi. «Diciamo che ho imparato a fare tante cose da sola nella vita.»
Verso le otto e mezza la libreria era in piedi e la scrivania quasi finita. Entrambi erano sudati.
«Basta per stasera» decretò Martina. «Adesso si mangia. Scaldo le lasagne e ceniamo qui da me, va bene?»
Mentre lei era in cucina, Alessandro si sedette un attimo sul divano. Sentì Martina parlare a bassa voce al telefono. Lei aveva messo il vivavoce mentre controllava il forno. Aveva chiamato il suo gruppo “Le Sorelle Cattive” – tre amiche trans di lunga data con cui non aveva filtri.
«Ragazze, ce l’ho in casa» disse sottovoce ma eccitata. «Ventisette anni, corpo da nuotatore, educato, timido. Proprio come piace a me.»
«Quanto timido?» chiese Silvia.
«Molto. Ieri sera non ha capito niente. Oggi gli sto aiutando a montare i mobili e gli sto sbattendo le tette in faccia da due ore. Ancora niente. È perfetto.»
Valentina rise. «E tu che vuoi fare?»
Martina abbassò ancora di più la voce, un sorriso predatorio sulle labbra.
«Voglio dominarlo. Lentamente. Voglio portarlo al punto che mi prega di prenderlo. Voglio fargli scoprire cose che non ha mai nemmeno immaginato. Voglio essere la sua prima e la sua ultima.»
«Piano, Marti» disse Silvia. «Non spaventarlo subito. Fagli sentire che sei protettiva, materna… poi stringi la rete.»
«Esatto» rispose Martina. «Stasera lo ammorbidisco con le lasagne e il vino. Domani o dopodomani inizio a spingere di più. Voglio vederlo arrossire quando capirà cosa voglio davvero da lui.»
Chiuse la chiamata con un sorriso soddisfatto e tornò in soggiorno con due piatti fumanti.
Tornò da Alessandro con un’espressione dolce.
«Pronto? Ho portato anche una bottiglia di rosso buono.»
Mangiarono seduti sul divano (il tavolo era ancora ingombro). Le lasagne erano ottime. Il vino scorreva facile. Parlarono tanto.
Alessandro le raccontò della ex che l’aveva lasciato sei mesi prima perché «non era abbastanza ambizioso». Le disse di sentirsi un po’ spaesato a Milano, del lavoro da Project Manager che lo stressava.
Martina ascoltava con attenzione, ogni tanto gli posava una mano sul braccio o sulla spalla.
«Sei un bravo ragazzo, Ale. Troppo bravo forse. Hai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te, che ti tolga un po’ di peso dalle spalle.»
Lo disse con tono quasi materno, ma i suoi occhi erano più scuri, più intensi.
Verso le undici la bottiglia era finita. Martina si stiracchiò sul divano, il vestitino le era salito sulle cosce.
«Sei stanco?» gli chiese.
«Abbastanza… ma è stata una bella serata. Grazie davvero.»
Lei si alzò e lo abbracciò. Fu un abbraccio lungo. Molto lungo. Il seno enorme di Martina premeva contro il petto di lui. Una mano di lei gli accarezzò lentamente la schiena, scendendo fino alla base della colonna vertebrale.
«Se ti senti solo… o se hai bisogno di qualsiasi cosa, anche solo per parlare, o per dormire abbracciato a qualcuno… io sono al piano di sopra» gli sussurrò vicino all’orecchio.
Alessandro sentì un brivido, ma lo attribuì alla stanchezza e al vino. «Grazie, Martina. Sei… davvero gentile.»
Lei gli diede un bacio sulla guancia, molto vicino all’angolo della bocca, e se ne andò.
Quando chiuse la porta, Alessandro rimase qualche secondo fermo nel corridoio, con una sensazione strana addosso. Calore. Imbarazzo. Qualcosa che non riusciva ancora a definire.
Al piano di sopra, Martina si tolse la canotta e si guardò allo specchio con un sorriso feroce.
«Piano, cucciolo… presto sarai mio.»
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