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Alessandro 4 - Martina stringe la rete
04.06.2026 |
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"Dopo una decina di minuti si spostò, si sdraiò accanto a lui e lo attirò a sé..."
Qualche sera dopo il massaggio, Alessandro ricevette un messaggio verso le 19.Martina: «Cucciolo, stasera niente cucina. Ho preso sushi e una bottiglia di bianco fresco. Da me alle 21? Ho voglia di un film sul divano… solo noi due.»
Quando arrivò al piano di sopra, Martina aprì la porta con un sorriso luminoso. Indossava lo stesso vestitino nero corto e aderente, la scollatura profonda che metteva in risalto il seno enorme.
Mangiarono il sushi sul divano, bevendo vino. Il film thriller scorreva sullo schermo con luci soffuse. Dopo una ventina di minuti Martina gli fece appoggiare la testa sul suo petto. Le sue mani grandi e forti gli accarezzavano i capelli, la nuca, la schiena.
Poi, all’improvviso, gli salì sopra a cavalcioni.
«Ale… non ce la faccio più a fare la brava» sussurrò prima di baciarlo con foga.
Il bacio fu profondo, possessivo. Alessandro sentì il cazzo già duro premere contro il suo basso ventre attraverso i vestiti. Lei scese lungo il suo corpo, gli abbassò pantaloni e boxer e prese il suo uccello in bocca con avidità. Succhiava con movimenti lenti e profondi, la lingua che girava intorno alla cappella, leccandogli le palle, ingoiandolo fino in gola. Alessandro gemeva, aggrappato ai cuscini.
Martina lo portò quasi al limite, poi si fermò stringendo la base del cazzo.
«Non ancora.»
Si alzò in piedi davanti a lui. Con un gesto fluido si tolse il vestitino rimanendo completamente nuda.
Fu in quel momento che Alessandro vide.
Martina aveva un cazzo. Grosso, spesso, venoso, completamente eretto che puntava verso l’alto, con la cappella lucida di pre-eiaculato. Sotto, niente fica. Solo il pene e le palle pesanti.
Alessandro sbiancò. Il cuore gli balzò in gola.
«Ma… che cazzo…?» balbettò.
Scattò in piedi, cercando di tirarsi su i pantaloni alla velocità della luce.
«Martina, io… io non lo sapevo… io non sono… cazzo, devo andare!»
Fece per dirigersi verso la porta, il viso paonazzo per la vergogna e lo shock. Martina fu più veloce. Lo afferrò per un braccio con forza sorprendente e lo spinse indietro contro il muro del soggiorno, bloccandolo con il suo corpo.
«Fermo» ordinò con voce bassa ma autoritaria. Il suo seno enorme premeva contro il petto di lui, il cazzo duro strusciava contro il suo addome.
«Martina, per favore… lasciami andare. Non me l’avevi detto… io non sono gay, io—»
«Shhh.» Gli mise due dita sulle labbra. I suoi occhi erano scuri, intensi, predatori. «Tu non vai da nessuna parte, cucciolo. Hai goduto come un porco mentre ti succhiavo il cazzo due minuti fa. Il tuo corpo ha già deciso.»
Alessandro cercò di divincolarsi, ma lei era più forte di quanto sembrasse. Lo spinse di nuovo sul divano, sedendosi a cavalcioni su di lui e bloccandogli i polsi sopra la testa con una mano sola.
«Rilassati. Non ti farò male… a meno che non me lo chiedi.»
Lo baciò di nuovo, più aggressiva. Mentre lo teneva fermo, con l’altra mano guidò il suo uccello ancora durissimo verso il suo ano già lubrificato (si era preparata prima). Si abbassò lentamente, prendendolo dentro di sé con un gemito rauco di piacere.
«Cazzo… sì… tutto dentro… bravo ragazzo.»
Iniziò a cavalcarlo con movimenti lenti e profondi, il seno che ondeggiava davanti al viso di Alessandro. Nonostante lo shock, il piacere era travolgente. Martina stringeva i muscoli intorno al suo cazzo, cavalcandolo con maestria.
Quando sentì che lui stava per venire, accelerò.
«Vieni dentro di me, Ale. Svuotati.»
Alessandro esplose con un grido strozzato, venendo copiosamente dentro di lei. Martina sorrise soddisfatta, continuando a muoversi lentamente mentre lui finiva di pulsare.
Martina non si fermò. Rimase seduta su di lui, il cazzo di Alessandro ancora dentro di lei, mentre lo guardava dall’alto con un sorriso feroce e amorevole allo stesso tempo.
«Bravissimo, cucciolo. Hai riempito la tua Martina… ma io non ho ancora finito.»
Si alzò lentamente, lasciando uscire il cazzo di lui con un suono bagnato. Il suo stesso pene era durissimo, spesso e venoso, con una goccia di liquido che colava dalla cappella. Lo prese in mano e se lo accarezzò lentamente davanti al viso di Alessandro, che era ancora stordito dall’orgasmo e dalla confusione.
«Guardalo bene» disse con voce bassa e calda. «Questo è quello che ti farà impazzire d’ora in poi.»
Si alzò dal divano, lo prese per mano (o meglio, lo tirò) e lo portò in camera da letto. La stanza era in penombra, con luci rosse soffuse. Lo spinse sul letto a pancia in su.
«Adesso comando io. E tu obbedisci.»
Si mise sopra di lui a cavalcioni sul petto, il cazzo grosso che oscillava a pochi centimetri dal suo viso.
«Apri la bocca.»
Alessandro esitò, gli occhi spalancati. Martina gli afferrò la mascella con una mano, stringendo appena.
«Ho detto apri la bocca, cucciolo. Non farmelo ripetere.»
Quando lui aprì leggermente le labbra, lei avvicinò la cappella e la strofinò contro la sua lingua.
«Lecca. Piano. Impara.»
Alessandro, ancora frastornato, obbedì. La lingua toccò la cappella calda e liscia. Martina gemette piano, spingendo avanti i fianchi.
«Bravissimo… lingua piatta… così… ora succhia solo la punta.»
Lo guidò per diversi minuti, insegnandogli come usare la lingua, come respirare, come prenderlo più in profondità. Non lo forzò troppo all’inizio, ma era chiara la sua intenzione di addestrarlo.
Dopo una decina di minuti si spostò, si sdraiò accanto a lui e lo attirò a sé.
«Sdraiati sulla pancia.»
Alessandro obbedì, tremante. Martina prese una bottiglia di lubrificante dal comodino, ne versò una generosa quantità tra le natiche di lui e iniziò a massaggiare con le dita.
«Rilassati… respira.»
Inserì prima un dito, poi due, aprendolo con movimenti esperti e pazienti. Alessandro gemeva nel cuscino, un misto di imbarazzo, paura e piacere proibito.
Quando lo sentì pronto, Martina si posizionò dietro di lui. Il suo corpo caldo coprì quello di Alessandro. Il seno enorme premeva contro la sua schiena mentre la cappella del suo cazzo grosso premeva contro l’entrata.
«Sei mio adesso» gli sussurrò all’orecchio, mordendogli il lobo. «Respira e spingi fuori mentre entro.»
Spinse lentamente. Alessandro emise un gemito lungo quando la cappella entrò. Martina si fermò, accarezzandogli i fianchi, baciandogli la nuca.
«Bravissimo… stai prendendo il mio cazzo come un bravo ragazzo…»
Continuò a spingere centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente dentro di lui. Rimase ferma qualche secondo, godendo della stretta calda.
Poi iniziò a muoversi.
Prima piano, lunghi affondi profondi. Poi sempre più decisa. Il suono della pelle che sbatteva riempiva la stanza insieme ai gemiti di Alessandro e ai grugniti bassi di Martina.
Gli afferrò i capelli con una mano, tirandogli indietro la testa mentre lo scopava.
«Dimmi a chi appartiene questo culo.»
«A… a te…» balbettò Alessandro.
«Più forte.»
«Appartiene a te, Martina!»
Lei accelerò, scopandolo con forza. Il suo cazzo grosso colpiva la prostata a ogni affondo, facendo gemere Alessandro in modo sempre più acuto.
A un certo punto lo girò sulla schiena, gli alzò le gambe sulle sue spalle e lo penetrò di nuovo, guardandolo negli occhi.
«Voglio vederti in faccia mentre ti scopo.»
Lo martellava con colpi profondi e potenti. Il seno di Martina ondeggiava a ogni spinta. Con una mano gli stringeva il collo (non troppo forte, ma abbastanza da farlo sentire dominato), con l’altra gli masturbava il cazzo, ormai di nuovo duro.
«Vieni un’altra volta per me» ordinò.
Alessandro venne per la seconda volta, schizzando sul suo stesso stomaco. Martina non si fermò. Continuò a scoparlo attraverso l’orgasmo, prolungando il piacere fino al limite del sopportabile.
Solo dopo diversi minuti, quando Alessandro era ridotto a un cumulo di gemiti e tremori, Martina accelerò e venne dentro di lui con un lungo gemito rauco, riempiendolo completamente.
Rimase sopra di lui, ancora dentro, baciandogli il viso, il collo, il petto.
«Questo è solo l’inizio, cucciolo» mormorò mentre gli accarezzava i capelli sudati. «Da domani dormirai da me. Ti addestrerò ogni sera. Imparerai a prendermi in bocca come si deve, a offrirmi il culo quando voglio, a chiamarmi “Padrone” quando te lo ordino.»
Alessandro, esausto e ancora scosso, riuscì solo ad annuire debolmente.
Martina sorrise, soddisfatta, e lo strinse forte a sé.
«Bravo il mio ragazzo. Benvenuto nella tua nuova vita.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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