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N., maestra di uncinetto [Capitolo 1]
04.01.2026 |
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"La morbidezza dei suoi seni mi carezza il collo e le spalle e la sua bocca sfiora il mio orecchio:
«Mi fa piacere, Ambra..."
N. ha sessant’anni e vive un piano sopra di me. Abito in questo condominio da due anni ed è l’unica con cui sono entrata un po’ in confidenza. Fin dal primo momento è sembrata piacevolmente stupita, quasi divertita, che una persona trans le vivesse accanto.Ha un volto cavallino, una struttura grossa, cosce possenti e una voce dolcissima. Ho subito desiderato che diventassimo amiche. Ieri l’ho invitata a prendere un caffè. Si è seduta e mi ha raccontato un po’ della sua vita, della sua sfortuna con gli uomini. Come è possibile che una donna così buona sensibile e intelligente sia incappata in persone così vuote egoiste e crudeli.
A un certo punto indica il davanzale della mia finestra.
«Ma fai l’uncinetto?»
«Ho cominciato l’anno scorso, mi piace tantissimo ma non sono molto brava.»
«Io l’adoro, nei periodi bui mi ha aiutata tantissimo. Che cosa stai facendo?»
«Vorrei fare un top estivo.»
Armeggio con il telefono e recupero il modello che sto seguendo. È un capo un po’ da ragazzina, molto succinto, forse non molto adatto a una quasi cinquantenne come me, ma io non vedo l’ora di indossarlo.
«Bellissimo. Ti starebbe bene.»
«Mi piacerebbe abbinarlo a una gonna corta.»
Cerco ancora sul telefono. Le mostro una gonna corta con una tessitura vedo-non-vedo.
«Ma non credo di essere capace.»
«Non è banale, ma nemmeno impossibile. Se vuoi ti aiuto io. Facciamo insieme.»
»Davvero ti va?»
«Certo, vieni domani pomeriggio su da me.»
Poco fa sono entrata in casa sua. Indosso dei leggins e una canotta sportiva ma forse ho sbagliato. Il mio appartamento è inondato dal sole, esposto a sud. Il suo è sul lato in ombra, fa decisamente freddo. Non so come faccia stare solo con una t shirt oversize che le fascia appena le enormi natiche.
«Scusa, ma oggi la menopausa non mi dà tregua. Ho delle vampate assurde.»
«Ah, mi spiace. Io invece ho un po’ freddino. Magari scendo a prendermi una maglia.»
«No, dai, ti do una cosa io. Nel frattempo accomodati.»
Sparisce in camera e faccio in tempo a notare che sotto la maglia lunga non solo non ha il reggiseno ma nemmeno le mutande. La voce giudiziosa dentro di me attacca a spiegarmi che stiamo diventando amiche, che comincia a esserci confidenza e non devo sovra-interpretare la sua seminudità. Significa solo che N si trova a suo agio con me. Però c’è quell’altra voce, quella che tace e proietta nella mia fantasia immagini oscene. Cerco di chiudere l’occhio della mente, ma è tutto inutile, perché mi giungono i mugolii di piacere che immagini N sia perfettamente in grado di strapparmi.
Sento le sue mani sulle spalle e ho un sussulto. No, non è la mia fantasia. Sono davvero le mani di N. che stano avvolgendo il mio corpo con uno scialle di cotone.
«L’ho fatto io all’uncinetto. Ti piace?»
«È davvero stupendo. Bei colori e bel punto.»
N. è ancora alle mie spalle, le sue mani sono ancora su di me, calde e morbide.
«Te lo regalo.»
Vorrei schermirmi, dirle che non è il caso, che non si deve disturbare ma la voce mi muore in gola. La morbidezza dei suoi seni mi carezza il collo e le spalle e la sua bocca sfiora il mio orecchio:
«Mi fa piacere, Ambra. Tienilo tu.»
Le sue mani sono già sui miei piccoli seni e io muoio di vergogna. Sta accadendo un fenomeno ormai rarissimo nella mia esistenza di persona in cura ormonale. Il mio clitoride sta vincendo la forza della farmaceutica e sospinto dal richiamo della chimica animale si sta inturgidendo. Serro le cosce. Non voglio che s ne accorga. Ma le sue dita si sono portate avanti e carezzano leggere i miei capezzoli.
«Deliziosi questi bottoncini.»
Non capisco se sono più sorpresa, imbarazzata, confusa o eccitata. Gemo e mi porto le mani sul clitoride, non so neanche io se per nasconderlo o carezzarlo.
N. aumenta la pressione sui capezzoli, quasi me li strizza. Mentre la voce lasciva mugola e proietta immagini sempre più oscene nella mia fantasia, la voce giudiziosa va perdendo il giudizio e mi suggerisce di arrendermi.
E io so che lo farò.
[continua]
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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