trans
Andrea, l'ospite atteso
04.01.2026 |
2.255 |
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"Gli cingo lo scroto con una mano e lo massaggio, con l’altra carezzo le sue chiappe..."
Il citofono suona e io stento a crederci. Chatto con Andrea da più di un anno, gli ho mandato decine di foto nuda, ho posato seguendo i suoi desideri, gli ho confessato le mie fantasie e condiviso le mie voglie. Mi conosce come fossi la sua amante eppure non c’è mai stato un incontro dal vivo. Ora finalmente è qui.I nostri orari sono incompatibili. La mia vita troppo irregolare per far davvero combaciare il nostro tempo libero. Ma Dio sa se ci ho provato. L’ho invitato a raggiungermi innumerevoli volte.
Oggi è uno di quei rarissimi week end in cui sono libera e lui è in giro in bici.
«Sarò tutto sudato. Vuoi davvero che passi?»
«Passa. Se puzzi troppo ti ficco in doccia.»
Mi sono vestita come mi ha chiesto lui: sandali, gonna corta, perizoma e toppino striminzito. Al telefono mi ha detto che vuole conoscermi dal vivo, che non si aspetta nulla, che non devo sentirmi obbligata a fare sesso al primo appuntamento. È proprio questa sua attenzione a eccitarmi così tanto. So che mi tratterà con delicatezza. Il citofono suona ancora e io mi rendo conto di essere rimasta imbambolata a fantasticare sul nostro incontro mentre lui è lì, a una sola rampa di scale da me.
Raggiungo lo specchio. Il rossetto è a posto, la matita non troppo sbavata. Chissà se gli piacerò anche dal vivo. Liscio la gonna, aggiusto il top e mi avvicino al citofono.
«Chi è?»
«Sono Andrea. Ho un problema.»
«Che problema?»
«La bici. Hai un posto dove lasciarla? Non ho nulla per legarla.»
Qualcosa dentro me crolla fragorosamente. Nel mio film sarebbe entrato, mi avrebbe abbracciata, mi avrebbe baciata, avrebbe posato le sue mani sulle natiche avrei sentito il suo cazzo premermi addosso attraverso i pantaloncini da ciclista. Adesso invece c’è di mezzo una bici. Sicuramente un modello costoso. Giustamente non la vuole lasciare slegata e incustodita. Prendo le chiavi.
«Scendo, la mettiamo in cantina.»
«Grazie!»
Mi piacerebbe scendere le scale come Wanda Osiris ma il contrattempo mi ha smontata. Ho il passo sciatto e pesante. Apro il portoncino e lui è lì. Indossa ancora il caschetto e ha un sorriso fanciullesco.
«Finalmente! Dopo un anno che ci scriviamo. Eccoti, sei vera!»
Io mi sento istupidita. Porgo la mano.
«Ciao, piacere, benvenuto.»
Apro anche l’altra anta del portoncino, in modo che possa entrare con la bici.
«Vieni le cantine sono di qui.»
Mentre cerco la chiave sento il suo sguardo rovistarmi le gambe e la schiena.
«Sei bellissima, sai.»
«Sei gentile.»
La porta è un po’ difettosa e ogni volta mi fa dannare. Finalmente cede. Entro nello stretto corridoio, raggiungo la porta della mia cantina la apro e poi mi faccio da parte, in maniera che possa passare con la bici. Avanza, si ferma sulla soglia e mi guarda negli occhi. L’ho visto in viso in molte foto e ora posso anche sentirne l’alito e il respiro. Metto la mano sotto il suo mento e gli sgancio il caschetto.
«Sì, scusa. Sono un po’ frastornato ed emozionato.»
Se lo sfila e lo appende al manubrio.
«Dai, mettila dentro.»
Spinge la bici lentamente dentro la cantina, senza perdere il contatto visivo con i miei occhi. La manovra diventa inspiegabilmente allusiva.
«La lascio qui?»
D’un colpo sono senza saliva e la voce è rimasta incagliata in gola. Annuisco.
Finalmente Andrea distoglie lo sguardo da me. Poggia con cura la bici alla parete interna, si assicura che sia stabile e poi, senza nemmeno guardarmi, mi afferra un polso e mi tira dentro. Io lo guardo, sorpresa. Mi addosso all’altra parete.
«Stai bene?»
Annuisco. Lui chiude la porta della cantina e mi si fa vicino.
«Quanto abbiamo fantasticato sul nostro incontro?»
Annuisco ancora e schiudo le labbra. Lui si avvicina ancora, le sua bocca sta per poggiarsi alla mia. Si ferma e sento il suo fiato in volto. Capisco che sta per accadere, a breve mi bacerà e io che sono una romantica cretina ne sarò rapita.
Devo impedire che tutto questo accada, non è questo il momento di innamorarsi di un tipo, per quanto dolce e gentile, che ho conosciuto su un sito di incontri. Gli poggio una mano sulle labbra e l’altra sul pacco. Non è ancora in completa tensione. Ma questo non è un problema. Mi abbasso e porto la mia bocca davanti ai suoi pantaloncini da ciclista. Sento il suo sudore, odore di urina e di cazzo. Arrotolo verso l’alto il tessuto che copre la coscia sinistra. Scosto gli slip ed eccolo. Il suo membro è perfettamente eretto.
Alzo lo sguardo. Lui annuisce e io glielo prendo in bocca.
Succhio lentamente, assaporando ogni rientranza e ogni vena sporgente, senza perdere il contatto con i suoi occhi. Lui poggia le mani alla parete e comincia a muoversi dentro di me.
Gli cingo lo scroto con una mano e lo massaggio, con l’altra carezzo le sue chiappe. Lo spingo più a fondo dentro me. Ancora pochi colpi e poi mi sento il palato e la lingua riempirsi del suo sperma. È dolcissimo.
Andrea ansima forte. Quando riapre gli occhi io ho ancora il suo uccello in bocca. Mi carezza una guancia e poi la nuca. E poi lo dice:
«Io ti amo.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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