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L'anziano commercialista
03.01.2026 |
2.442 |
10
"«Ti piace se ti chiamo troia, vero?»
Mugolo per fargli capire di sì e lui finalmente poggia l’indice sul mio ano..."
È vero che sono attratta dagli uomini anziani ma così in alto non ci ero mai arrivata. A dispetto di ciò che dice, questo ne ha almeno settantacinque.È qui al mio tavolo da un’ora. Ha criticato il mio caffè, si è detto dispiaciuto dal fatto che mi sia rasata i capelli e non usi una parrucca, ha deplorato il fatto che lo abbia accolto in anfibi e non in tacchi. E poi mi ha vomitato addosso tutta la sua esperienza di uomo arrivato.
Viene da una famiglia ricca, ha studiato in una università privata, ha fatto il commercialista e il docente universitario, ha una grossa villa al mare e una più grossa in montagna.
Mi sforzo di mantenere l’attenzione ma sono annoiata. In chat mi aveva dato un’altra vibrazione. Continua a guardare le mie gambe inguainate nelle calze a rete ma sembra deluso più che eccitato. Anche lui si aspettava che fossi diversa.
Forse si aspettava una puttanella d’alto bordo e invece ha trovato me. Oggi sembro uscita dalla copertina di un disco punk. Le calze a rete un po’ stracciate, gli anfibi chiusi con crudeltà, gli shorts minimali e un corsetto severo. Manca solo che prenda il basso e cominci a suonare "London Calling".
Che fare? L’incontro non decolla, le sue chiacchiere mi annoiano e io forse lo disgusto. Non so come uscirne. Ho anche paura che questo maschio pieno di sé abbia una reazione violenta se lo mando in bianco e gli chiedo di andarsene. Adesso sta commentando la mia libreria. Mi vuole far capire che fine conoscitore letterario sia e quanto avrebbe letto in vita sua, se solo ne avesse avuto il tempo.
Il mio sguardo è catturato da un foulard verde sul divano. Mi viene in mente una scenda della "Fata carabina" di Pennac. Un’intuizione. Non ho niente da perdere. Prima che sorga qualsiasi ragionamento razionale, mi alzo afferro il foulard, mi piazzo alle spalle della sua sedia e comincio a lucidargli la pelata.
Lui dapprima si impietrisce e poi comincia a mugolare di piacere.
«Cosa fai, puttanella?»
Io evito di rispondere e strofino il foulard con calma e sensualità, facendogli assaporare ogni millimetro di tessuto.
Le sue mani vengono indietro, verso il mio corpo. Finalmente artigliano le mie natiche.
«Hai un culo da favola. Te lo voglio riempire, sai?»
Azzardo un mugolio di piacere. Sto fingendo ma non del tutto. La situazione è così assurda che comincia a eccitarmi davvero. Questo nonnetto gode a farsi lucidare il cranio e io con le sue mani sul culo mi sto inspiegabilmente bagnando.
Con il foulard scendo e comincio a coprirgli occhi, con gesti lenti e calibrati. Poi un’altra ispirazione: chiudo un nodo sulla sua nuca.
«Cosa vuoi fare sgualdrina, perché mi bendi?»
Non ho nessuna intenzione di rispondere. Muovo leggermente il bacino, per fargli intendere che voglio che continui a massaggiarmi il culo. Nel frattempo ho infilato una mano sotto la sua camicia, le mie dita viaggiano verso il suo capezzolo sinistro.
Mi chino su di lui, lo costringo a piegare il collo. Pollice e indice sfregano le sue tettine di vecchio.
«Sei proprio una sgualdrina, sai?»
Prendo una delle sue mani e la infilo dentro i miei shorts, sotto l’elastico del perizoma.
«Oh, so bene cosa vuoi, baldracca!»
Ora sto armeggiando con la patta dei suoi pantaloni.
«Lo vuoi tutto in culo, vero?»
Glielo ho liberato e fa appena capolino dall’elastico delle mutande. Un impertinente cazzo incartapecorito. Passo le dita sull’asta e lo scappello.
«Ti piace se ti chiamo troia, vero?»
Mugolo per fargli capire di sì e lui finalmente poggia l’indice sul mio ano. È un vecchio pieno di sé, un ricco senza sensibilità e preme male sul mio fiore, in maniera goffa e sconsiderata.
«Ti piace come ti tocco, vero? Sei proprio una troia.»
Ho posizionato le dita come i rami di un salice, le ho strette intorno alla sua cappella e lo masturbo con vigore.
«Fermati, troia, così mi fai venire.»
Strizzo con forza il suo capezzolo e aumento il ritmo. Lui grida, esasperato, il suo cazzo è scosso da violente convulsioni. Il respiro del vecchio è grosso. Un secondo dopo la mia mano è inondata da uno due tre quattro zampilli roventi. Il vecchio allarga le gambe e lascia il mio ano e il mio culo.
Io mi alzo e mi allontano, per farlo respirare. Mi pulisco la mano inzaccherata del suo seme sulla coscia.
«Come stai?»
Farfuglia qualcosa di incomprensibile. Passo in cucina, torno con un tovagliolo e glielo porgo. Lui non reagisce, è ancora bendato. Prende fiato e questa volta articola meglio.
«Erano anni che non sborravo così.»
Il mio sguardo torna al suo cazzetto, ora tornato morbido è lumacoso.
Il suo abbondante sperma giallo sta penetrando nelle fibre del suo abito da mille euro.
Il mio ano torturato dal suo dito rugoso pulsa e a me scappa un sorriso malvagio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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